Infanzia Quotes

Quotes tagged as "infanzia" (showing 1-14 of 14)
Zerocalcare
“Ricorda: Nessuno guarisce dalla propria infanzia.”
Zerocalcare

Gipi
“Ogni pomeriggio ci trovavamo alle panchine.
Era bello avere un posto fisso.
Sapere che gli amici sarebbero arrivati era uno dei pochi punti fermi che avevamo.”
Gipi

Fabio Stassi
“A me, il mare ha invaso l’infanzia come invade le spiagge della riviera francese, nelle notti di luna. Sono venuto su con questo spettacolo negli occhi. Allaga ancora adesso ogni ricordo e lo riduce a una finestra spalancata. Lo spazio deserto, il limite che non si può misurare. Il mare ti insegna a fissare il vuoto.”
Fabio Stassi, La lettrice scomparsa

Bianca Pitzorno
“Prisca faceva il morto nell'acqua limpida come cristallo e strizzava gli occhi per guardare il cielo, diviso esattamente a metà dalla striscia bianca di un aeroplano.”
Bianca Pitzorno, Ascolta il mio cuore

Cesare Pavese
“Della mia infanzia non mi restava altro che l’estate. Le vie strette che sbucavano nei campi da ogni parte, di giorno e di sera, erano i cancelli della vita e del mondo.”
Cesare Pavese, La bella estate

Irène Némirovsky
“Giunge un'età, infatti, in cui la pietà che avevamo per i bambini prende un'altra forma, un'età in cui contempliamo i volti rugosi dei "vecchi" e intuiamo che un giorno saremo come loro... È allora che finisce la prima infanzia.”
Irène Némirovsky, The Wine of Solitude

“- Dove vorresti vivere, Maxence?
- Nel paese senza adulti.
- Non ce ne saranno?
- No. O meglio, solo quelli che hanno ancora l'anima da bambini.
- Ma come si fa a riconoscerli?
- È facile, sono quelli che sanno ancora sognare. Sogni per aiutare chi soffre.”
Ondine Khayat, Il paese senza adulti

Mauro Corona
“Adesso la sua voce era tornata a restituirle ciò che aveva perduto, dimenticato. Ricordi dell'infanzia che non sempre era stata bella, ma che ricordava con nostalgia.”
Mauro Corona, La voce degli uomini freddi

Maria Bellonci
“Ad undici anni, sia pure precoci, si sogna vasto e confuso, senza riferimento alle cose reali, inventando il futuro, e sentendo solo il terrore la baldanza e l'inafferrabile acerbità della vita.”
Maria Bellonci, Lucrezia Borgia

Jack Kerouac
“Non è forse vero che si comincia la vita come un dolce fanciullo che crede in tutto ciò che sta sotto il tetto paterno ? Poi viene il giorno dei Laodicei, quando si sa che si è distrutti e miserabili e poveri e ciechi e nudi, e con l'aspetto di uno spettro repellente e oppresso ci si incammina tremando attraverso una vita piena d'incubi.”
Jack Kerouac, On the Road

Charles Dickens
“Aspetta un momento, oh, albero che stai scomparendo, perché i rami più bassi sono ancora scuri per me, per cui lasciami guardare ancora una volta! So che ci sono spazi vuoti tra i tuoi rami, sui quali gli occhi che ho amato hanno brillato e hanno sorriso; e da cui si sono accomiatati. Molto in alto, però, vedo colui che parla della figlia morta, e del figlio della vedova; e della bontà di Dio!
Se il tempo dev' essere nascosto ai miei occhi, possa almeno io, ormai con la testa grigia, volgere ancora una volta verso quell'immagine il cuore di un fanciullo e la fiducia e la sicurezza di un bambino!”
Charles Dickens, Le ultime parole dell'anno vecchio

Andrea Camilleri
“Ora il commissario aveva perso di vista il picciliddro, ma la direzione che aveva pigliato non lo poteva portare che in un solo posto e quel posto era un loco chiuso, una specie di vicolo cieco tra la parete posteriore del vecchio silos e il muro di recinzione del porto, che non permetteva altre strate di fuitina. Oltretutto lo spazio era ingombro di taniche e buttiglie vacanti, di centinara di cassette rotte di pisci, di almeno dù o tri motori scassati di pescherecci. Difficile cataminarsi in quel cafarnao di giorno, figurarsi alla splapita luce di un lampione! Sicuro che il picciliddro lo stava taliando, se la pigliò fintamente commoda, caminò con lintizza, un pedi leva e l’altro metti, s’addrumò persino una sigaretta. Arrivato all’imbocco di quel vudeddru si fermò e disse a voce vascia e quieta: “Veni ccà, picciliddru, nenti ti fazzu”.
Nisciuna risposta. Ma, attisando le grecchie, al di là della rumorata che arrivava dalla banchina, come una risaccata fatta di vociate, chianti, lamenti, biastemie, colpi di clacson, sirene, sgommate, nitidamente percepì l’ansimo sottile, l’affanno del picciliddro che doviva trovarsi ammucciato a pochi metri.
“Avanti, veni fora, nenti ti fazzu”.
Sentì un fruscio. Veniva da una cascia di ligno proprio davanti a lui. Il picciliddro certamente vi si era raggomitolato darrè. Avrebbe potuto fare un salto e agguantarlo, ma preferì restarsene immobile. Poi vitti lentamente apparire le mano, le vrazza, la testa, il petto. Il resto del corpo restava cummigliato dalla cascia. Il picciliddro stava con le mano in alto, in”segno di resa, l’occhi sbarracati dal terrore, ma si sforzava di non chiangiri, di non dimostrare debolezza.
Ma da quale angolo di ‘nfernu viniva si spiò improvvisamente sconvolto Montalbano se già alla so età aveva imparato quel terribile gesto delle mano isate che certamente non aviva visto fare nè al cinema nè alla televisione?
Ebbe una pronta risposta, pirchì tutto ‘nzemmula nella so testa ci fu come un lampo, un vero e proprio flash. E dintra a quel lampo, nella so durata, scomparsero la cascia, il vicolo, il porto, Vigàta stessa, tutto scomparse e doppo arricomparse ricomposto nella grannizza e nel bianco e nero di una vecchia fotografia, vista tanti anni prima ma scattata ancora prima, in guerra, avanti che lui nascesse, e che mostrava un picciliddro ebreo, o polacco, con le mano in alto, l’istessi precisi occhi sbarracati, l’istissa pricisa volontà di non mittirisi a chiangiri, mentri un sordato gli puntava contro un fucile.
Il commissario sentì una violenta fitta al petto, un duluri che gli fece ammancari il sciato, scantato serrò le palpebre, li raprì nuovamente. E finalmente ogni cosa tornò alle proporzioni normali, alla luce reale, e il picciliddro non era più ebreo o polacco ma nuovamente un picciliddro nìvuro. Montalbano avanzò di un passo, gli pigliò le mano agghiazzate, le tenne stritte tra le sue. E arristò accussì, aspittanno che tanticchia del suo calore si trasmettesse a quelle dita niche niche. Solo quanno lo sentì principiare a rilassarsi, tenendolo per una mano, fece il primo passo. Il picciliddro lo seguì, affidandosi docilmente a lui. E a tradimento a Montalbano tornò a mente François, il piccolo tunisino che sarebbe potuto diventare suo figlio, come voleva Livia. Arriniscì a tempo a bloccare la commozione a costo di muzzicarsi quasi a sangue il labbro di sutta. Lo sbarco continuava.”
Andrea Camilleri, Rounding the Mark

Luigina Sgarro
“Pensavo che l'infanzia andasse via sfumando dolcemente, oppure che si perdesse con uno strappo, nel momento in cui si squarcia il velo e vedi un'altra realtà.
Invece non è né l'una né l'altra cosa. L'infanzia va via a brandelli, a scossoni, come un mosaico che si sfalda sotto i tuoi occhi. Sotto, a pezzi, appare l'essere adulto nella sua parte più cupa, dalla quale ti proteggi, come un bambino che si mette la coperta fino sul viso, per paura dell'uomo nero, lì ci sono le cose che non vuoi vedere fino a quando non puoi più negarle.
E forse di questa negazione fa parte il voler credere a una vita dopo la morte, l'ultimo brandello d'infanzia che qualcuno di noi custodisce, per poter pensare che ogni addio, in fondo, sia un arrivederci.”
Luigina Sgarro

Ivan Illich
“Crescere nella condizione di bambino significa essere condannati ad un conflitto disumano tra la propria coscienza di sé e il ruolo imposto da una società che sta attraversando la propria età scolare.”
Ivan Illich, Deschooling Society