Preghiera Quotes

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Irène Némirovsky
“«Dio mio, aiutami!», mormorò. Mai, dalla sua infanzia, aveva pregato. Fulminea lo attraversò l'idea di fermarsi nell'androne di una chiesa che aveva scorto sulla strada. Sì, tornare indietro, inginocchiarsi sui gradini di quella chiesa, implorare Dio!... Ma no, era impossibile, bisognava fare in fretta, fare in fretta!”
Irène Némirovsky, Due

Don DeLillo
“La preghiera è una strategia pratica, la conquista di un vantaggio temporale nei mercati capitali del Peccato e della Remissione.”
Don DeLillo, Underworld

Sylvie Germain
“Guarda ragazza, tu che vaghi per fuggire al tuo dolore, guarda bene la pazienza degli alberi. È così grande, è fatta di umiltà. Accettano tutto. Accettano l’immobilità che è imposta loro e la solitudine cui sono condannati. I loro rami hanno un bel tendersi, non raggiungeranno niente, né l’orizzonte che li circonda, né il cielo che passa per tutte le tonalità del colore, né gli altri alberi che crescono al loro fianco. Qualche volta riescono a sfiorarsi appena, con la cima delle loro fronde. Ma la felicità dell’abbraccio, l’oblio di sé contro il corpo dell’altro, sono loro per sempre negati. Si nutrono di luce, di pioggia e di rugiada e non hanno altra voce per i loro lamenti, i loro desideri e i loro sogni, che quella che il vento vuole di tanto in tanto prestare loro, quando ne scuote le foglie.

Tutto arriva loro dall’esterno, da un altrove dove non possono avventurarsi. Non possiedono nient’altro che la loro pazienza. E non conservano quello che succede loro. Non trattengono niente; loro che sono trattenuti dalla terra senza speranza di liberazione. Lasciano che i loro fiori si schiudano e sboccino contro il cielo, e che appassiscano; e che maturino i loro frutti che gli uccelli di passaggio beccheranno. Distribuiscono al vento, alle api e a tutte le bestiole, la manna vegetale che hanno lungamente stillato. E offrono riparo a tutte le creature che cercano rifugio. Donano perfino la loro ombra. La loro ombra larga e blu che tremula sulla terra di cui sono prigionieri. Non serbano rancore, né amarezza. Esaltano le loro pene in aromi delicati e leggeri bisbigli. Portano i bambini dai sogni intrepidi fino alla cima delle loro fantasie vegetali, li cullano tra le loro braccia, insegnano loro a guardare la terra con occhi nuovi, con un cuore più dolce. E insegnano loro a guardare il cielo con occhi immensi, con anima cristallina.

Contempla ragazza, la pazienza degli alberi che aspettano lì dritti che tutto venga loro donato, con i loro rami tesi come braccia di mendicanti. Aspettano come i poveri, per poi colmare le altre creature di ciò che hanno ricevuto. Solleva, ragazza, i tuoi occhi dalle palpebre dolenti di lacrime, impara a vedere in modo nuovo, contempla la pazienza degli alberi, che vegliano senza fine, dall’alba alla notte e dalla notte al giorno, con i rami elevati come braccia di uomini in preghiera. Ricevi quella pazienza, perché perfino di quella fanno dono. Accogli quella pazienza, che è umiltà, dolcezza e generosità. Che è amore puro, dalle radici nodose e distorte per la sofferenza. È come una preghiera.”
Sylvie Germain, Immensités

Fyodor Dostoevsky
“Uomo, non ti vantare di superiorità nei confronti degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, insozzi la terra con la tua comparsa su di essa e lasci la tua orma putrida dietro di te”
Dostoevsky Fedor

Irmgard Keun
“«Padre nostro che sei nei cieli, concedimi una buona istruzione, fa’ questo miracolo, al resto ci penso da sola con un po’ di rimmel».”
Irmgard Keun, The Artificial Silk Girl

“Non so dopo quanto accadde, ma a un certo punto sentii una sensazione fisica di immensa pace. Era come se qualcuno mi avesse preso in braccio, e io, abbandonata in quell'abbraccio, capii, seppi, senza ombra di dubbio, che ce l'avrei fatta, che la mia vita sarebbe stata sicuramente diversa, ma io e i bambini saremmo andati avanti, perchè non ero sola.
Mi tremano le dita mentre lo scrivo, ma sono certa che su quel divano, nel momento più basso della mia vita, nella solitudine e nella disperazione, ho incontrato Dio.
Forse si può pensare che questa sia la suggestione di una donna di fede, ma allora la mia fede era qualcosa di profondamente diverso da ciò che sarebbe diventata poi. Ero credente non per scelta ma perchè, per educazione, non avevo mai avuto alternative. Per tradizione, abitudine, per fare contenti i miei genitori. Qualche volta, confesso, mi costava anche fatica. Invece su quel divano è successo qualcosa che ha radicalmente cambiato tutto: Dio ha abbracciato me, e io lui.
Non ho memoria di quanto durò, ma ogni cellula del mio corpo ricorda quella pace che ho ricercato, trovandola, ogni volta che la tempesta è tornata a scuotere la mia esistenza. Quando mi sono sentita di nuovo sola e smarrita, mi sono ricordata che Dio era venuto da me, e anche se non l'avesse fatto ancora, quello che importava è che l'aveva fatto quella volta. (...)
Non ci conoscevamo personalmente, ma sapevano che vivevamo lì, avevano capito subito chi fosse quell'uomo. "Mia madre" disse la donna "ha urlato: vieni dobbiamo dire una preghiera per loro".
Così avevano fatto. Sono convinta che quel giorno Dio sia venuto da me sul divano anche grazie a quella preghiera.”
Gemma Calabresi Milite