Roberta

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Viaggio in Portog...
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Amélie Nothomb
“Ma io persisto a credere che la ragione migliore per suicidarsi è la paura della morte.”
Amélie Nothomb, Métaphysique des tubes

Italo Calvino
“Forse, in fondo, il primo libro è il solo che onta, forse bisognerebbe scrivere quello e basta, il grande strappo lo dai solo in quel momento, l'occasione di esprimerti si presente solo una volta, il nodo che porti dentro o lo sciogli quella volta o mai più. Forse la poesia è possibile solo in momento della vita che per i più coincide con l'estrema giovinezza.Passato quel momento, che tu ti sia espresso o no (e non lo saprai se non dopo cento, centocinquant'anni; i contemporanei non possono essere buoni giudici), di lì in poi i giochi sono fatti, non tornerai che a fare il verso agli altri o a te stesso, non riuscirai più a dire una parola vera, insostituibile..
[Presentazione a Il sentiero dei nidi di ragno]”
Italo Calvino, The Path to the Spiders' Nests

Amélie Nothomb
“Quando un popolo rifiuta un progresso facile da raggiungere, quando un veicolo, spinto da dieci uomini, rimane inchiodato sul posto, quando un bambino si abbruttisce davanti al televisore per ore e ore, quando un'idea si cui è stata dimostrata l'inutilità continua a nuocere, allora si scopre, con stupore, lo spaventoso potere dell'immobile.”
Amélie Nothomb, Métaphysique des tubes

Daniel Pennac
“È la pororoca, Benjamin, l'incontro del Rio delle Amazzoni e dell'oceano Atlantico, la collisione dei sentimenti...un maremoto spaventoso, un baccano incredibile!"
Mi aggrappavo disperatamente ai suoi rami.
"Vuoi che ti racconti la mia depressione più carina?"
Mi sono addormentato una seconda volta, durante il racconto della sua pororoca personale. "Era il giorno dopo il nostro incontro, Benjamin. Non ti ho rivisto per settimane, ti ricordi? Settimane di pororoca... la mia libertà si impuntava contro la mia felicità. Ho pianto molto, scopato molto, spaccato molto..”
Daniel Pennac, Monsieur Malaussène

Italo Calvino
“A volte il fare uno scherzo cattivo lascia un gusto amaro, e Pin si trova solo a girare nei vicoli, con tutti che gli gridano improperii e lo cacciano via. Si avrebbe voglia d’andare con una banda di compagni, allora, compagni cui spiegare il posto dove fanno il nido i ragni, o con cui fare battaglie con le canne, nel fossato. Ma i ragazzi non vogliono bene a Pin: è l’amico dei grandi, Pin, sa dire ai grandi cose che li fanno ridere e arrabbiare, non come loro che non capiscono nulla quando i grandi parlano. Pin alle volte vorrebbe mettersi coi ragazzi della sua età, chiedere che lo lascino giocare a testa e pila, e che gli spieghino la via per un sotterraneo che arriva fino in piazza Mercato.
Ma i ragazzi lo lasciano a parte, e a un certo punto si mettono a picchiarlo; perché Pin ha due braccine smilze smilze ed è il più debole di tutti. Da Pin vanno alle volte a chiedere spiegazioni su cose che succedono tra le donne e gli uomini; ma Pin comincia a canzonarli gridando per il carrugio e le madri richiamano i ragazzi: – Costanzo! Giacomino! Quante volte te l’ho detto che non devi andare con quel ragazzo cosi maleducato! Le madri hanno ragione: Pin non sa che raccontare storie d’uomini e donne nei letti e di uomini ammazzati o messi in prigione, storie insegnategli dai grandi, specie di fiabe che i grandi si raccontano tra loro e che pure sarebbe bello stare a sentire se Pin non le intercalasse di canzonature e di cose che non si capiscono da indovinare. E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi, ma che sono più facili da prendere in giro, con quella voglia delle donne e quella paura dei carabinieri, finché non si stancano e cominciano a scapaccionarlo. Ora Pin entrerà nell’osteria fumosa e viola, e dirà cose oscene, improperi mai uditi a quegli uomini fino a farli imbestialire e a farsi battere, e canterà canzoni commoventi, struggendosi fino a piangere e a farli piangere, e inventerà scherzi e smorfie cosi nuove da ubriacarsi di risate, tutto per smaltire la nebbia di solitudine che gli si condensa nel petto le sere come quella".”
Italo Calvino, The Path to the Spiders' Nests

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da Bohumil Hrabal a David Foster Wallace e poi Donald Antrim, Thomas Pynchon, Don DeLillo, Elfriede Jelinek, A.M. Homes, Salman Rushdie, Donald Barth ...more
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