Wolfe Quotes

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Samantha Young
“Not able to stop it, I felt a small smile tilt up the corners of my mouth. "Noted. Althought I must protest that you keep forcing unwanted kisses on me."
"It's the only way to get one. Unwanted indeed." He raised a knowing eyebrow at me. Arrogant Knave. I shook my head, feeling sad and happy all at the same time. "Why do you persist, Wolfe?"
His grin was slow and wicked as he stood back from me, allowing my body and mind to breathe again. "Strategy."
"Strategy?"
He cocked his eyebrow. "At first I thought imposed isolation would make you miss me-"
"Why you arro-"
"-But then I realised that it's being near me you can't resist. And there are only so many kisses you'll take before you give in to me completely, Rogan.”
Samantha Young, Slumber

Bridie Clark
“I'd known since girlhood that I wanted to be a book editor. By high school, I'd pore over the acknowledgments section of novels I loved, daydreaming that someday a brilliant talent might see me as the person who 'made her book possible' or 'enhanced every page with editorial wisdom and insight.' Could I be the Maxwell Perkins to some future Hemingway, Fitzgerald, Wolfe?”
Bridie Clark, Because She Can

Edward M. Wolfe
“It's called the Infinity Effect.”
Edward M. Wolfe, In the End

Edward M. Wolfe
“Is the music broke, Mommy?”
Edward M. Wolfe, Hell on Ice

“Beauty is in the eye of the beholder.”
Margaret Wolfe

Tom Wolfe
“Le parole sono una forma elementare di mnemonica: una sequenza di suoni (l’alfabeto) usati per ricordare qualsiasi cosa, dalla più piccola alla più grande. Il linguaggio è, in sostanza, il ricorso a queste particolari mnemotecniche – le parole – per creare significato. E il parlare altro non è che un sistema ... mnemonico: un sistema che ha permesso all’Homo sapiens di assumere il controllo dell’intero mondo. È il linguaggio, e il linguaggio soltanto, con la sua mnemonica, che crea la memoria nel momento in cui l’Homo sapiens ne fa esperienza. Persino le scimmie più intelligenti non hanno pensieri, al massimo reazioni condizionate a certe pressioni primordiali, primi fra tutti il bisogno di cibo e il timore di fronte a minacce fisiche. Si badi bene, però, che la mnemonica non è semplicemente al servizio del linguaggio: la mnemonica è il linguaggio. Per tutta la storia del parlare umano – ed è irrilevante azzardare le solite congetture paleontologiche riguardo la sua datazione – l’uomo ha convertito oggetti, azioni, pensieri, concetti ed emozioni in codici chiamati convenzionalmente parole. Oggi nessuno sa – e non c’è ragione di ritenere che qualcuno avrà mai buone probabilità di saperlo – quando sia accaduto all’Homo sapiens di usare le parole come mnemonica, ma attualmente vi sono in tutto il mondo sei-settemila sistemi mnemonici diversi, meglio noti come lingue. Questi, e questi soli, sono il linguaggio. Semplici e chiari. Potrà anche essere divertente starsene a guardare individui, peraltro di comprovata intelligenza, spaccarsi il cranio contro lo stesso firewall: intere mandrie, intere generazioni, ere, età, un intero, luminoso firmamento di individui... Ma fino a quando?”
Tom Wolfe, Il regno della parola

“Here's to the kids who are different,

The kids who don't always get A's,

The kids who have ears twice the size of their peers,

And noses that go on for days...


Here's to the kids who are different,

The kids they call crazy or dumb,

The kids who don't fit, with the guts and the grit,

Who dance to a different drum...


Here's to the kids who are different,

The kids with the mischievous streak,

For when they have grown, as history's shown,

It's their difference that makes them unique!”
Digby Wolfe