Thomas Hardy Quotes

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Thomas Hardy
“Meanwhile, the trees were just as green as before; the birds sang and the sun shone as clearly now as ever. The familiar surroundings had not darkened because of her grief, nor sickened because of her pain.

She might have seen that what had bowed her head so profoundly -the thought of the world's concern at her situation- was found on an illusion. She was not an existence, an experience, a passion, a structure of sensations, to anybody but herself.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Let truth be told - women do as a rule live through such humiliations, and regain their spirits, and again look about them with an interested eye. While there's life there's hope is a connviction not so entirely unknown to the "betrayed" as some amiable theorists would have us believe.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“He Looked and smelt like Autumn's very brother, his face being sunburnt to wheat-colour, his eyes blue as corn-flowers, his sleeves and leggings dyed with fruit-stains, his hands clammy with the sweet juice of apples, his hat sprinkled with pips, and everywhere about him the sweet atmosphere of cider which at its first return each season has such an indescribable fascination for those who have been born and bred among the orchards.”
Thomas Hardy, The Woodlanders

Thomas Hardy
“Men thin away to insignificance and oblivion quite as often by not making the most of good spirits when they have them as by lacking good spirits when they are indispensable.”
Thomas Hardy, Far From the Madding Crowd

Thomas Hardy
“Done because we are too many.”
Thomas Hardy

Thomas Hardy
“You know, mistress, that I love you, and shall love you always”
Thomas Hardy, Far From the Madding Crowd

Thomas Hardy
“Human beings, in their generous endeavour to construct a hypothesis that shall not degrade a First Cause, have always hesitated to conceive a dominant power of lower moral quality than their own; and, even while they sit down and weep by the waters of Babylon, invent excuses for the oppression which prompts their tears.”
Thomas Hardy, Return of the Native Volume I

Thomas Hardy
“When farmer Oak smiled, the corners of his mouth spread, till they were within an unimportant distance of his ears, his eyes were reduced to mere chinks, and diverging wrinkles appeared round them, extending upon his countenance like the rays in a rudimentary sketch of the rising sun.”
Thomas Hardy, Far From the Madding Crowd

Thomas Hardy
“The Scotchman seemed hardly the same Farfrae who had danced with her, and walked with her, in a delicate poise between love and friendship - that period in the history of a love when alone it can be said to be unalloyed with pain.”
Thomas Hardy, The Mayor of Casterbridge

Thomas Hardy
“Yet her experience had consisted less in a series of pure disappointments than in a series of substitutions. Continually it had happened that what she had desired had not been granted her, and that what had been granted her she had not desired. So she viewed with an approach to equanimity the now cancelled days when Donald had been her undeclared lover, and wondered what unwished-for thing Heaven might send her in place of him.”
Thomas Hardy, The Mayor of Casterbridge

Cecil Day-Lewis
“Is it birthday weather for you, dear soul?
Is it fine your way,
With tall moon-daisies alight, and the mole
Busy, and elegant hares at play
By meadow paths where once you would stroll
In the flush of day?”
Cecil Day-Lewis, The Complete Poems of C. Day Lewis

Thomas Hardy
“If she had not been imprudence incarnate, she would not have acted as she did when she met Henchard by accident a day or two later.”
Thomas Hardy, The Mayor of Casterbridge

Thomas Hardy
“Her suspense was terrible.”
Thomas Hardy, The Mayor of Casterbridge

“The visible structure of Jane Austen's stories may be flimsy enough; but their foundations drive deep down into the basic principles of human conduct. On her bit of ivory she has engraved a criticism of life as serious and as considers as Hardy's.”
David Cecil

Thomas Hardy
“I have no fear of men, as such, nor of their books”
Thomas Hardy, Jude the Obscure

Thomas Hardy
“In ogni innamorato c’è sempre una forza enorme che non ha finché è un uomo libero; ma nell’uomo libero c’è un’ampiezza di vedute che cercheremmo invano in un innamorato. Dove c’è molta parzialità ci sarà sempre anche una certa ristrettezza mentale, e l’amore, sebbene comporti maggiori emozioni, comporta anche minore perspicacia.

(Via dalla pazza folla)”
Thomas Hardy

Thomas Hardy
“There was not a human soul near. Sad October and her saddest self seemed the only two existences haunting that lane.”
Thomas Hardy , Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Ma qualcuno potrebbe chiedermi: dove si trovava l'angelo custode di Tess? Esisteva una provvidenza che tutelasse la sua ingenua fiducia? Forse, come quell'altra divinità di cui parlava l'ironico Tisbita, stava chiacchierando, o era inseguito, o era in viaggio o forse, stava dormendo e non si era svegliato.
Perché su questo bel tessuto femminile, sensibile come una sottile ragnatela e sino ad allora immacolato come la neve veniva tracciato un disegno così rozzo come quello che era destinato a ricevere? Perché così di sovente ciò che è rozzo s'impossessa di ciò che è più delicato: l'uomo sbagliato, di una donna, la donna sbagliata, di un uomo? Migliaia d'anni di filosofia analitica non sono riusciti a spiegarlo al nostro concetto di ordine. Si potrebbe infatti ammettere la possibilità di una vendetta nascosta nella attuale catastrofe; senza dubbio qualche antenato di Tess d'Urberville, in cotta di maglia, tornando a casa eccitato da una rissa aveva usato lo stesso metro, ancor più spietato forse, verso le contadine del suo tempo. Ma, se far ricadere i peccati dei padri sui figli possa essere una morale abbastanza valida per i teologi, questa viene rifiutata dalla comune natura umana; e quindi non servirebbe a migliorare la situazione.
La gente come Tess, in quei luoghi sperduti, non si stanca mai di ripetere col tono fatalistico che le è proprio: Doveva accadere.”
Thomas Hardy, Tess of the d'Urbervilles

Thomas Hardy
“L'unico esercizio fisico che Tess si concedeva a quell'epoca aveva luogo dopo il tramonto; solo allora, fuori nei boschi, le sembrava d'essere meno sola, sapeva come cogliere con precisione quell'attimo della sera, quando la luce e l'oscurità si compensano così equamente che le certezze del giorno e i dubbi della notte si neutralizzano, lasciando un'assoluta libertà mentale. È allora che il difficile impegno d'essere vivi si riduce al minimo. Non temeva le ombre, il suo unico pensiero sembrava quello di evitare l'umanità, o meglio, quella fredda sostanza in aumento chiamata mondo, che, così terribile nella massa, è così meschina, anzi penosa, nelle sue unità. Il suo incedere silenzioso su queste colline e valli solitarie si accordava perfettamente con l'elemento in mezzo a cui si muoveva. La sua figurina flessuosa e furtiva diveniva parte insostituibile della scena. A volte una stravagante fantasia la portava a rendere più intensi i processi della natura intorno a lei, fino a che sembravano partecipare alla sua stessa storia, anzi erano una parte della sua storia, perché il mondo è soltanto un fenomeno psicologico e tutto quello che sembra, in realtà esiste. Il vento improvviso e la brezza di mezzanotte, gemendo tra i germogli strettamente avviluppati e attraverso la corteccia dei ramoscelli invernali, erano forme di un amaro rimprovero. Un giorno piovoso era espressione di inconsolabile dolore per la sua debolezza da parte di un vago essere etico che lei non riusciva a classificare con precisione né come il Dio della sua fanciullezza, né come alcun altro essere.
Ma questo essere circondata da elementi caratterizzati, basati su frammenti di convenzione, popolati da fantasmi e da voci avverse, era una triste ed errata creazione della fantasia di Tess: una nube di folletti maligni che la terrorizzava senza ragione. Erano loro, non lei, ad essere esclusi dall'armonia del mondo reale. Camminando tra gli uccelli addormentati nelle siepi, osservando i conigli saltare leggeri nelle conigliere illuminate dalla luna, o fermandosi sotto a un ramo carico di fagiani, Tess si sentiva come un'immagine della Colpa introdottasi nel rifugio dell'Innocenza.
Voleva fare una distinzione dove non esisteva nessuna differenza. Si sentiva in antagonismo quando invece c'era un accordo perfetto. Aveva violato una legge sociale universalmente accettata, una legge sconosciuta al mondo che la circondava e dove supponeva di rappresentare una così grande anomalia.”
Thomas Hardy, Tess of the d'Urbervilles

Thomas Hardy
“A volte mi pare di non aver desiderio di apprendere nulla di più di quel che già so.[...]
A che mi serve sapere che sono solo un componente di una lunga schiera, trovar scritto in qualche vecchio libro di qualche creatura proprio simile a me e conoscere che reciterò la sua stessa parte, a rendermi infelice, ecco, solo a quello. La cosa migliore è dimenticare che la nostra natura e il nostro passato sono in tutto identici a quelli di migliaia e migliaia d'altri, e che il nostro futuro, le nostre azioni, saranno ancora uguali ad altre migliaia e migliaia. Mi piacerebbe sapere perché... perché il sole splende sul giusto e sull'ingiusto, allo stesso modo [...]Ma questo i libri non me lo sanno spiegare di certo.”
Thomas Hardy

Thomas Hardy
“Quando il dolore cessa di riflettere il sonno approfitta della buona occasione.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“L'amava moltissimo, anche se forse il suo sentimento era più ideale e fantastico di quello di Tess, profondo e appassionato. Angel non supponeva, quando fu condannato, così credette, ad una vita bucolica anziché intellettuale, di trovare dietro le quinte un fascino come quello osservato in quest'idillica creatura. Si parla spesso di naturalezza; ma lui non sapeva in che modo questa veramente colpisse, sino a che non era venuto lì.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“L'affetto per lui era il respiro e la vita per l'anima di Tess, l'avviluppava come una fotosfera, la illuminava facendole dimenticare le pene passate, tenendole lontani gli oscuri spettri che tentavano
insistentemente di turbarla: il dubbio, il timore, il malumore, l'affanno, la vergogna. Sapeva che la
stavano aspettando come lupi rapaci, fuori da quel cerchio di luce, tuttavia disponeva di poteri
magici per tenerli là, in affamata sottomissione. L'oblio dello spirito coesisteva con la memoria
della mente. Camminava nella luce, ma sapeva che sullo sfondo quelle sagome buie stavano sempre in agguato; potevano retrocedere o avvicinarsi, un po' l'una un po' l'altra cosa, ogni giorno.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Vi era ben poco di terreno nel suo amore per Clare. In quella sublime realtà vedeva in lui tutta la bontà esistente, lui sapeva tutto quello che una guida, un filosofo, un amico doveva sapere: ogni linea che tratteggiava il suo viso e la sua figura era simbolo di perfezione e di mascolina bellezza; la sua anima era quella di un santo, la sua intelligenza quella di un profeta. La serietà dell'amore che provava per lui aumentava la sua dignità dandole la sensazione di portare un diadema. La superiorità del suo amore per lui, così lo vedeva, le faceva battere il cuore di devozione. Qualche volta lui coglieva i suoi grandi bellissimi insondabili occhi che lo guardavano dalle loro profondità, quasi contemplassero qualcosa d'immortale.
Dimenticò il passato, lo calpestò e lo spense come si fa con un tizzone che cova sotto la cenere, pericoloso. Non aveva mai saputo che gli uomini potessero essere così disinteressati, cavalieri, protettivi nel proprio amore verso una donna, com'era lui. Angel Clare invece era ben lontano dall'essere come lei lo pensava, assolutamente lontano; tuttavia era più spirito che carne, aveva molto autocontrollo ed era alieno da volgarità. Non era un passionale, era più brillante che ardente, più vicino a uno Shelley che a un Byron, poteva amare disperatamente, ma di un amore fantasioso, spirituale, una complicata emozione che poteva gelosamente proteggere l'amata dal suo vero io.
Tutto ciò sgomentava e incantava Tess, le cui fragili esperienze erano state sino a quel momento così sfortunate; e reagendo all'indignazione contro il sesso maschile si abbandonò ad una stima eccessiva di Clare.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Tuttavia era in quella valle che il suo dolore aveva preso forma e Tess non l'amava più come in passato; la bellezza per lei, come per tutti quelli che hanno esperienza, non stava nelle cose, ma in ciò che le cose simboleggiavano.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Si era detto cose ciniche sul conto di lei, ma nessun uomo può essere sempre cinico e nello stesso tempo vivere, e così le ritrattò.
L'errore che aveva commesso nell'esprimerle era sorto dal fatto che si era lasciato influenzare da principi generali trascurando il caso particolare.
Ma ragionare in questo modo diventa qualche volta un esercizio stantio; innamorati e mariti ne hanno fatto esperienza anche prima d'oggi. Clare era stato duro verso di lei, senza dubbio. Gli uomini sono troppo spesso duri con le donne che amano o che hanno amato, e le donne con gli uomini. E tuttavia queste crudeltà sono la quintessenza della tenerezza se le paragoniamo alla crudeltà universale da cui nascono; la crudeltà della posizione in rapporto al temperamento; dei mezzi in rapporto al fine, dell'oggi rispetto a ieri e del futuro rispetto all'oggi.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Attraverso l'esperienza" dice Roger Ascham "troviamo una via breve, dopo un lungo errare".
Non di rado questo lungo errare ci rende incapaci di sostenere un ulteriore viaggio; e allora, di che utilità è la nostra esperienza? L'esperienza di Tess Durbeyfield portava a questo genere di inadattabilità: finalmente aveva appreso la lezione, ma chi ora, avrebbe accettato le sue azioni? Se prima di recarsi dai d'Urberville, si fosse sempre mossa sotto l'energia dei molti testi e pensieri gnomici che erano noti a lei e al mondo in generale, senza dubbio non si sarebbe mal lasciata ingannare. Ma Tess non era capace, nessuno è capace, di sentire l'intera verità di quei dorati assiomi in tempo per trarre vantaggio. Come molti altri, avrebbe potuto dire ironicamente a Dio, come Sant'Agostino: 'Tu mi hai consigliato una via migliore di quella che poi mi hai consentito di percorrere.”
thomas hardy, Tess of the d'Urbervilles

Thomas Hardy
“Ma tale è la volpina astuzia della Natura che, fino a quel momento, l'amore per Angel le aveva bendato gli occhi, facendole dimenticare che da questo potevano risultare altre vite, condannate a quella sfortuna che aveva pianto solo per se stessa.
Cosi non poté più opporsi ai suoi argomenti. Ma per la tendenza a combattere se stessi propria degli ipersensibili, una risposta si affacciò alla mente dello stesso Clare, che ne ebbe quasi paura. Si fondava sulla eccezionale natura di Tess, che avrebbe potuto usare come promettente argomento.
Avrebbe per di più potuto aggiungere: "Su un altopiano dell'Australia, o in una pianura del Texas, chi vuoi che sappia o si interessi delle mie sventure? Chi vuoi che rimproveri me o te?" Ma lei, come la maggior parte delle donne, accettava quella momentanea dichiarazione come se fosse inevitabile. Forse aveva ragione. L'intuitivo cuore della donna conosce non soltanto la sua amarezza, ma anche quella del marito, ed anche se questi presunti rimproveri non fossero indirizzati
a lui o ai suoi da estranei, avrebbero potuto raggiungere le sue orecchie partendo dalla sua stessa mente ipersensibile.
Era il terzo giorno del loro distacco. Qualcuno potrebbe arrischiare lo strano paradosso che se fosse stato più sensuale, sarebbe stato il più nobile degli uomini. Non diciamo questo, ma l'amore di Clare era senza dubbio etereo all'eccesso, fantasioso sino all'inattuabilità. Per simili nature la presenza corporea è qualcosa di meno attraente dell'assenza corporea; quest'ultima crea una presenza ideale che convenientemente omette i difetti della reale. Tess si rese conto che la propria persona non perorava la sua causa con l'energia che s'era aspettata. Quella frase metaforica era vera: era un'altra donna, diversa da quella che aveva suscitato la sua passione.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“Si sdraiò sul suo giaciglio nel soggiorno e spense la luce. La notte entrò e vi prese il suo posto, noncurante e indifferente; quella stessa notte che si era già ingoiata la sua felicità e che ora stava distrattamente digerendosela; ed era pronta a ingoiare la felicità di migliaia d'altre persone, con la stessa noncuranza e impassibilità.”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

Thomas Hardy
“«Credevo, Angel, che tu mi amassi... amassi me, per quello che sono. Se sono io che tu ami, come puoi guardarmi e parlare così? Tutto ciò mi fa paura! Ho cominciato ad amarti e ti amo, ti amerò per sempre... qualsiasi disgrazia dovesse accadere, qualsiasi cambiamento, perché tu sei proprio tu; non chiedo altro. E allora tu, che sei mio marito, come puoi cessare d'amarmi?»”
Thomas Hardy, Tess of the D'Urbervilles

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