Monica Gabellini > Monica's Quotes

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  • #1
    Viviana Giorgi
    “La mia novella di Natale, Un Cuore nella Bufera, inizia così...

    Mi sveglio di soprassalto, gli occhi spalancati nel buio, la notte rischiarata dal bagliore della neve che fuori continua a cadere. Trattengo il respiro, quasi in preda al panico. Non oso muovermi.
    Qualcosa non va.
    Mi faccio coraggio e giro appena il viso.
    Qualcosa decisamente non va.
    C’è un uomo incollato alla mia schiena. Il suo braccio destro mi stringe la vita, la sua mano avvolge il mio seno e che io sia dannata se quello che sento premere contro la mia schiena non è il suo…
    Oh.Mio.Dio!
    Mi alzo di scatto, accendo la luce del comodino e sbalordita fisso l’intruso. Mugugnando, quello si volta dall’altra parte, innocente come un serafino. Il suo cane-orso, ai piedi del letto, apre un occhio, poi riappoggia il grosso muso sulle zampe e riprende a russare. Il mio sguardo passa da uno all’altro senza posa, mentre invano cerco di respirare. Finalmente un refolo d’aria s’infila lungo i bronchi e cede ai polmoni l’ossigeno necessario affinché io possa elaborare una domanda sensata.
    Che cavolo ci fa Kyle Hartson nel mio letto?”
    Viviana Giorgi, Un cuore nella bufera

  • #2
    Stephen  King
    “Books are a uniquely portable magic.”
    Stephen King, On Writing: A Memoir of the Craft

  • #3
    Stephen  King
    “If you don't have time to read, you don't have the time (or the tools) to write. Simple as that.”
    Stephen King

  • #4
    Viviana Giorgi
    “«Mancano venti miglia a Limerick» disse, mostrandosi molto interessata al percorso.
    «So leggere i cartelli, grazie» rispose lui, gelido.
    Piera sbuffò. «Volevo solo rendermi utile, non mettere in dubbio le tue doti di maschio alfa!»
    La frase le uscì male, provocatoria senza volerlo essere, e infatti, piccato, lui emise un ah! alquanto sarcastico e batté il pugno con violenza sul volante, facendo suonare il clacson.
    Piera sussultò, sorpresa se non spaventata.
    «Mi sento di tutto, ti assicuro, tranne che maschio, alfa, beta o delta che sia.»
    Ecco, ci siamo.
    «E per il quieto vivere» proseguì lui, «farò persino finta che la notte scorsa tu non mi abbia trattato come un sex-toy…»
    Questa volta un ah! sarcastico uscì dalle labbra di Piera. «Un sex cosa? Scusa, non ho capito bene.»
    «Un sex-toy.»
    «Non so neppure cosa sia.»
    «Non ne avevo il minimo dubbio.»
    «Lo prendo come un complimento.»
    «Prendilo come vuoi. Coniglietti, AH!»
    «Cosa c’entrano i conigli, adesso?»
    «Lascia perdere.»
    «No, spiegati, per favore.»
    «Una che dorme con dei conigli addosso non può certo sapere cosa sia un sex-toy.»
    «Ohhh! La mia camicia da notte non è di tuo gusto? Va’ al diavolo, Jean!»”
    Viviana Giorgi, Vuoi vedere che è proprio amore?

  • #5
    Monica Gabellini
    “Seduta davanti alla scrivania del fratello, la ragazza si mise le mani nei capelli, piangendo.
    “Ho paura!” disse.
    Daniele la osservò serio, pensando alle tante volte in cui si era sentito in dovere di proteggerla, nonostante fosse il fratello più piccolo. Lei era sempre stata bellissima, con i suoi lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri, identici ai suoi. I ragazzi le stavano sempre appiccicati e, fin da giovanissimi, lei aveva sempre saputo che, se qualcuno l’avesse infastidita, Daniele l’avrebbe difesa.
    “Elena, stai tranquilla. Sai quante volte ho avuto a che fare con telefonate minatorie?”
    Lei scosse il capo asciugandosi gli occhi e il fratello proseguì: “Con il mestiere che faccio, mi capita ogni giorno. E spesso si tratta di sfigati che scappano non appena ci si avvicina a loro. Scoprirò chi è, e lo spaventerò al punto che verrà a chiederti scusa in ginocchio”.
    Elena sorrise. Lui sapeva sempre consolarla. Ma non quella volta. Nemmeno al fratello aveva avuto il coraggio di confidare in quale affare si fosse immischiata, pur sapendo che, se l’avesse fatto, lui avrebbe preso più seriamente la cosa. Il problema era che aveva davvero paura. Troppa paura. (Dal prologo)”
    Monica Gabellini, Fidati di me
    tags: paura

  • #6
    Monica Gabellini
    “Nessuno parlò più e nessuno si mosse. Un silenzio innaturale li avvolse.
    L’orologio appeso alla parete continuava a ticchettare scandendo l’avanzare del tempo. Giorgia si ritrovò a fissarlo sperando che cominciasse ad andare all’indietro.
    I poliziotti rimasero fermi sulla soglia guardando in basso.
    La preside non si alzò dalla sua scrivania. Tenne i gomiti appoggiati al tavolo e la testa retta dalle mani. Gli occhi fissi su Giorgia abbandonata sulla sedia, con le dita strette ai braccioli.
    Da lontano si riuscì a udire un insegnante sbraitare contro uno studente che aveva fatto inciampare un compagno di classe. La preside pensò che avrebbe preferito avere mille di quei problemi, piuttosto che dare una notizia del genere a una sua studentessa. Un sospiro le scivolò fuori, involontario.
    (Dal Capitolo Primo)”
    Monica Gabellini, Fidati di me

  • #7
    Monica Gabellini
    “L’agente continuò con la sua spiegazione, ma ormai lui non lo stava più ascoltando.
    “Oh, mio Dio!” esclamò raddrizzandosi di colpo e facendo cadere la sedia all’indietro. Fu investito da un incredibile senso di colpa per non averle dato retta. Eppure Elena era sicura di essere in pericolo. E lui che aveva fatto? Niente! Era stato troppo preso ad aiutare i suoi clienti, invece che la propria sorella.
    “Mi dia l’indirizzo. Arrivo subito.”
    “No. Non è necessario che venga qua a vedere la scena. La chiameremo per il riconoscimento tra qualche ora.”
    “Se lo scordi, io vengo. Mi dica solo dove.”
    L’agente, titubante, gli diede l’indirizzo. Sapeva che stava disobbedendo a un ordine preciso: “Niente testimoni civili e niente stampa” ma quell’uomo aveva perso la sorella e, nei suoi panni, nemmeno lui avrebbe voluto essere escluso.
    (Dal capitolo secondo)”
    Monica Gabellini, Fidati di me

  • #8
    Monica Gabellini
    “Per quel giorno, non aveva voglia di ascoltare suo nonno, quindi lo accompagnò a casa e passò il resto del pomeriggio a girovagare con l’auto senza una meta, aspettando l’ora in cui l’anziano si sarebbe coricato. Solo allora rincasò per sedersi sulla poltrona che una volta era stata di suo padre, con una bottiglia di whisky in mano. I ricordi si stavano facendo largo nella sua mente e lui li voleva annegare prima che riuscissero a riaffiorare. (Dal capitolo terzo)”
    Monica Gabellini, Fidati di me

  • #9
    Viviana Giorgi
    “Pur essendosi ormai rassegnata a tenere il cappello fermo con la mano destra, con la quale reggeva pure l’ombrellino e una piccola borsa di velluto blu, Miss Portland procedeva spedita, lo sguardo fisso a terra, ormai a pochi metri dal calesse di Maylon.
    E lo avrebbe superato senza prestare alcuna attenzione, né all’uomo che lo guidava né al cavallo che lo tirava, se l’ottavo conte di Maylon non ne fosse smontato con un salto e non le si fosse parato davanti sbarrandole la strada.

    «Miss Portland, è un piacere insperato incontrarvi.»
    Sophie sussultò e sollevando lo sguardo si trovò di fronte quell’uomo. Che nelle ultime due settimane tante volte era riuscita abilmente a evitare.
    Lo fissò senza nascondere la propria sorpresa e, con un semplice «Lord Maylon» e una frettolosa riverenza, si apprestò a proseguire il proprio cammino. Tentativo sprecato, perché lui, di nuovo, le si parò davanti.
    Che cosa voleva da lei?
    «Ho appena fatto visita alla vostra madrina, illudendomi di incontrarvi, Miss Portland. Ma è evidente che non ho avuto questa fortuna. Così, quando vi ho vista, ho sperato che mi avreste fatto l’onore di lasciarvi ricondurre a casa.»
    La mano ancora sul cappello, il pericoloso ombrellino puntato verso di lui come una lancia in resta, Sophie socchiuse gli occhi come per osservarlo meglio e, senza giri di parole, gli chiese: «Per quale ragione, Lord Maylon, vorreste ricondurmi a casa, quando sono quasi arrivata?»

    ***
    Tutte le risposte che vennero alle labbra di sua signoria non avrebbero potuto essere riferite a Sophie senza il ricorso a imbarazzanti spiegazioni.
    Se le avesse detto che voleva riaccompagnarla a casa per poter rimanere finalmente solo con lei, anche se per pochi minuti, avrebbe dovuto spiegarle anche il perché di quel desiderio. Avrebbe dovuto confessarle che da quando si erano incontrati non faceva che pensare a lei. Con un’intensità fastidiosa e insistente, tanto da non essere più riuscito a guardare né tantomeno a toccare un’altra donna.
    No, questa spiegazione era fuori luogo, l’avrebbe scandalizzata: era una debuttante, dopo tutto.
    Avrebbe potuto dirle che voleva respirare il suo profumo, che sapeva di mughetti e viole, gioire del suo sorriso coinvolgente e pericolosamente sensuale, sentirsi circondato dalla vitalità e dal calore che il suo corpo sprigionava, ascoltare la sua voce e perdersi nei suoi occhi.
    Scartò anche questa ipotesi, ritenendo che tale risposta avrebbe potuto apparire a Miss Portland non solo esagerata ma del tutto sciocca.
    Quindi, con tono rude e sguardo severo, si limitò a fornirle più che una sola motivazione, un intero elenco di ragioni inappuntabili.
    «Primo, perché è tardi, Miss Portland, e Lady Rumphill era molto preoccupata che non foste ancora rientrata a casa. Secondo, perché la borsa che portate è talmente pesante che, se non ve ne liberate subito, domani avrete difficoltà a muovere le braccia... a proposito, quando contate di leggere tutti quei libri, Miss Portland?... e, terzo, perché altrimenti finirete col perdere quel delizioso cappello di paglia che a quanto pare non vuole rimanervi sulla testa. Forse perché la vostra testa è talmente dura da scoraggiare anche un cappello. Allora, salite o devo convincervi in altro modo?»
    «È questo che pensate della mia testa, my lord?» gli rispose lei, le labbra arrotondate in un Oh! oltraggiato.
    «Questo, e molto altro.»
    «Non oso davvero chiedervi cosa intendiate per molto altro, ma presumo sia meglio evitare di darvi quest’ulteriore soddisfazione.»

    E mentre diceva queste parole, docile docile Miss Portland gli permise di aiutarla a salire sul calesse, mentre lui, pur sorpreso dalla resa di lei, ancora sogghignava per quella risposta tagliente.

    ***”
    Viviana Giorgi, Zitta e ferma Miss Portland!

  • #10
    Chiara Cilli
    “Era stato allora che avevo giurato che non sarei mai più stato indifeso. Avrei eretto un muro invalicabile intorno a me. Avrei parlato lo stretto necessario. Non avrei mai più permesso che facessero del male ai miei fratelli, a qualunque costo.
    E soprattutto, nessuno si sarebbe mai più avvicinato a me.”
    Chiara Cilli, Per Addestrarti

  • #11
    Danielle  Paige
    “And maybe, just maybe, it didn't matter hw you looked going into battle. It just mattered that you went.”
    Danielle Paige, Stealing Snow



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