“Mio padre è un “iperattivo-non-autonomo”. Questa è una definizione coniata dalla sottoscritta per fargli capire, senza scadere del triviale, che quando non ha nulla di impegnativo da fare rompe le scatole al suo prossimo.
Nella prospettiva di diventare un “nonno iperattivo-non-autonomo” la questione è anche peggiorata: è costantemente combattuto tra il bisogno di rompermi le scatole (perché sono diventata ormai troppo goffa e ingombrante per scappare a nascondermi non appena lo vedo sul piede di guerra) e il riguardo per la nipotina in arrivo.
Sdraiata all’ombra del mio solito alberello (nel giardino della casa di campagna dei miei), lo osservo vagare per il giardino, come un uomo primitivo alla ricerca di una pianta da estirpare o di una tigre dai denti a sciabola con cui litigare. Questo perché gli abbiamo fisicamente impedito di mettersi a costruire una casa sull’albero per la futura nipotina, in quanto avrebbe iniziato da solo e finito col chiedere alla famiglia tutta di aiutarlo a piantare chiodi.
-Se proprio non sai cosa fare potresti prendere una foglia di banano e sventolarmi.-
Lui decide di ignorare il suggerimento (perfettamente ragionevole, a parer mio) e si mette a girare attorno alla mia macchina, borbottando frasi sconnesse sulla sporcizia che la ricopre che non fa nemmeno più vedere il colore della vernice.
-Guarda lì, non si capisce come fai a guidare di sera, con i fanali così sporchi!-
Io strizzo gli occhi per scrutare la macchina bianca sotto il sole: a parte qualche cacca di piccione non mi sembra poi così vergognosa. Di certo non abbastanza vergognosa da spingermi a tentare il suicidio per lavare la carrozzeria sotto il sole delle tre del pomeriggio.
Lui apre lo sportello e trasale di sommo disgusto.
-Ma insomma, come fai a stare in una macchina del genere! Si prende il tetano su quei sedili!-
-Guarda, io mi sto affaticando solo ad ascoltarti…- gli rispondo, -se hai tanta energia in eccesso perché non me la lavi tu?-”
―
Diana Malaspina,
Ph.D. & pregnant: Precariamente incinta