La piccola Battaglia portatile Quotes

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La piccola Battaglia portatile La piccola Battaglia portatile by Paolo Nori
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“Una volta la Battaglia, al mare, si era chiusa in bagno, dopo dieci minuti ero andato a vedere, si stava lavando le unghie con il dentifricio e lo spazzolino.
Aveva alzato la testa, mi aveva guardato, vengono bene, mi aveva detto.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“A pensarci, lo dice uno scrittore russo che si chiama Viktor Erofeev, a pensarci ci son due persone che noi conosciamo senza averli mai incontrati, il babbo e la mamma.
Di quasi tutte le persone che conosciamo il momento più forte, memorabile, quello dove li vediamo davvero, è il primo incontro, quando li vediamo per la prima volta, e il primo incontro con i nostri genitori non ce lo ricordiamo, è come se non ci fosse mai stato, li conosciamo senza averli incontrati.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Una volta, era a casa mia, aveva trovato in giro i miei occhiali, se li era messi,, era venuta da me e mi aveva detto: «Salve, sono un'altra persona».”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“«Ma a te ti sembra di fare un libro che è piano di cose che hai anche già scritto?»
Ecco, a una domanda del genere la mia risposta sarebbe Sì, a me mi sembra, e il motivo per cui mi sembra è l'effetto Kulešov, che è un regista sovietico che in un libro del 1941, Fondamenti della regia cinematografica, parla di un esperimento che ha fatto filmando quattro sequenze: qualche secondo del primo piano di un attore, che si chiama Mozžuchin, che guardava il paesaggio; qualche secondo di una zuppa fumante; qualche secondo di un bambino steso, come se fosse morto, dentro una bara; qualche secondo di una ragazza distesa su un divano.
Poi Kulešov, il regista, aveva montato le sequenze in questi tre modi: primo piano dell'attore - zuppa; primo piano dell'attore - bambino nella bara; primo piano dell'attore - ragazza sul divano.
E la faccia dell'attore Mozžuchin nel primo montaggio sembrava affamata, nel secondo una faccia disperata e nel terzo una faccia innamorata, e la faccia era sempre quella, e l'esperimento di Kulešov dimostra, ammesso che sia possibile dimostrare qualcosa, che il significato che si attribuisce a una cosa cambia a seconda delle cose che la circondano.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Una volta la Battaglia mi ha detto che il suo dolce preferito sono le fragole con la panna senza le fragole, che la sua merenda preferita è un panino col prosciutto senza pane, e la sua colazione preferita il latte coi biscotti senza latte.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Poi dopo stasera la Battaglia ha detto che una delle sue maestre ha avuto la tossicodipendenza da mandarini.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Una volta che la Battaglia aveva più o meno quell'età lì che stava imparando a camminare e a parlare, un mattino la ero andato a prendere a casa di sua mamma l’avevo portata in un parco, un parco tristissimo che c’eravamo solo noi due e degli immigrati che probabilmente avevano dormito anche lì, poveretti, che però la Battaglia, in quei suoi primi anni di vita, era un periodo che le piaceva tutto era bellissimo, l’atteggiamento che aveva, sembrava che pensasse che il mondo fosse suo, tutti i posti erano casa sua, voleva entrare nei negozi, se si apriva una porta intanto che camminavo per strada lei voleva andar dentro e allora eravamo entrati in quel parco, avevo liberato la Battaglia che aveva cominciato ad andare come se fosse uno sputnik e poi all'improvviso, quando era arrivata vicino alla rete, aveva cominciato a dare dei cansi alla rete e a dire «Coccò, nonno, mamma, coccò, nonno, chicco, mamma, chicco, coccò, nonno, chicco, coccò» e io ero lì che la guardavo e avevo pensato Non sarai mai così piccola, e mi era venuto da piangere.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“E poi in taxi, col tassista che si era messo a tacere e chissà a cosa pensava, con intorno una città sconosciuta, e una solitudine che si poteva sentire il rumore, che poi era assenza di rumore, che faceva male ma faceva anche piacere, e, sotto, la sensazione di sentirsi grande, a cinquant'anni, che eri lì, solo, spaesato, in una città grande, che non conoscevi, che c'eri stato in tutto quaranta volte nella tua vita e non c'eri mai entrato in confidenza, e ormai non ci saresti entrato in confidenza mai più, quai momenti lì che ti eri messo nelle mani di un tassista innamorato, che avrebbe potuto fare di te quel che voleva, portarti dove voleva, farti pagare quanto voleva, quei momenti lì eran momenti che sembrava che il mondo levitasse”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Prima di andare ad Amsterdam ho letto un pezzetto di Schopenhauer dove Schopenhauer diceva che davanti a un quadro bisogna comportarsi come davanti a un principe, e davanti a un principe bisogna ascoltare quel che un principe ha da dire; ecco, ad Amsterdam, a parte il museo del cinema e Nemo, che sono musei dove non ci sono quadri, di musei dove ci sono dei quadri son stato in tre musei, il Rijks Museum, che è il museo di Rembrandt e di Vermeer, il Van Gogh Museum, che è il museo di Van Gogh, e lo Stedelijk museum, che è il museo d’arte contemporanea e che, per via che non c’era tanta gente, era l’unico museo dove, coi quadri, ci si poteva comportare come si deve, invece negli altri musei c’era un po’ da vergognarsi, del proprio atteggiamento nei confronti dei quadri.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Ecco a me, e credo a tutti noi, è successo molte volte di girare intorno ai miei famigliari come se fossero dei mobili, delle rotatorie, come se avessero un imballaggio, di riconoscerli senza vederli, eppure ogni tanto, mi ricordo in particolare una volta, io ho vissuto per un po’ di anni insieme a mia nonna, mia nonna è entrata all’improvviso nella stanza io non me l’aspettavo, l’ho vista d’un tratto senza imballaggio da nonna, e mi sono accorto che era una donna, che le scorreva il sangue nelle vene e è stato un momento memorabile, ho visto mia nonna come se la vedessi per la prima volta.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Quel pomeriggio, a un certo punto, mia figlia mi ha detto Facciamo le bestie.
Va bene, le ho detto, io che bestia sono?
Un drago, mi ha detto lei.
E io ho fatto il verso del drago Graaaaah. E poi le ho chiesto E te che bestia sei?
Io sono una femmina, mi ha risposto lei.”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“Perché io, ho detto, rispetto a quand’ero piccolo io, la figura centrale della famiglia di quando ero piccolo io, il buon padre di famiglia, cioè il padre giusto e severo, né troppo intelligente né troppo stupido, quello che faceva le cose con la diligenza del buon padre di famiglia, cioè né troppo bene né troppo male, cioè in un modo giusto, con un metro giusto, al quale si adeguava poi tutta la famiglia, i figli, la moglie, i suoceri, le nuore, i cognati, i parenti, gli amici in visita eccetera eccetera, ecco quella figura lì, che spirava autorevolezza, che non aveva bisogno di alzare la voce perché bastava uno sguardo, un sopracciglio alzato, per produrre il silenzio, e l’ascolto, ecco quella figura lì, ho detto, oggi che io non sono più giovane e che è giovane invece mia figlia, che ha otto anni, quella figura li non esiste più, è anacronistica, e se si ripresentasse, se ricapitasse in Emilia in questi giorni un buon padre di famiglia come quelli che ho conosciuto io, con la giacca del buon padre di famiglia, e le abitudini del buon padre di famiglia, fumare in casa, e in macchina, per dire, e iniziare i figli all’uso degli alcolici, ecco secondo me un padre del genere farebbe la figura del di quel signore di Macerata di cui parla la poesia di Gianni Rodari, cioè di uno che sa un mestiere magari bellissimo ma che non serve a niente.

«Ho conosciuto un tale,
 un tale di Macerata,
/ che insegnava ai coccodrilli
/ a mangiare la marmellata. // Le Marche, però,
/ sono posti tranquilli,
/ marmellata ce n’è tanta,
/ma niente coccodrilli. // Quel tale girava
/ per il monte e per la pianura,
/ in cerca di coccodrilli
/ per mostrare la sua bravura. // Andò a Milano, a Como,
/ a Lucca, ad Acquapendente:
/ tutti posti bellissimi,
/ ma coccodrilli niente. // È ancora lì che gira,
/ un impiego non l’ha trovato:
/ sa un bellissimo mestiere,
/ ma è sempre disoccupato»”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile
“quando aveva cinque anni che ha sposato due bambolotti e gli ha recitato la formula di rito che era questa qua: «E vi promettete di massacrarvi e di volervi bene per tutta la vita?».
E loro han risposto: «Sì, ci promettiamo di massacrarci e di volerci bene per tutta la vita».”
Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile