“Kane si mosse lentamente, senza perdere il contatto visivo, e gli prese una mano tra le sue, portandosela al volto e strusciando piano la guancia contro di essa. «Ho capito che non ho paura di essere toccato da te,» percorse con il naso una delle linee che solcavano il palmo ruvido, inspirando il suo odore, «che mi piace quando lo fai.»
Mathias aprì la bocca, come se faticasse a respirare, nonostante non ne avesse bisogno. Poi, quando Kane schiuse le labbra e lambì l’interno del suo pollice con la punta della lingua, una sorta di gemito gli uscì dalla gola. «Sai cosa stai facendo?» gli chiese con un sussurro.
Kane sorrise. «Ti sto chiedendo di toccarmi,» leccò anche l’indice, «di farmi sentire vivo di nuovo,» il medio, «di avere cura di me,» l’anulare, «di non farmi male,» si fermò con le labbra a un soffio dal mignolo, «ti prego, non farmi male,» baciò la punta del dito a occhi chiusi. «Sono così stanco di soffrire.»
«Mai.» Se un ringhio poteva essere dolce, quello di Mathias lo fu. «Non ti farei mai del male.»”
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Aurora R. Corsini,
Pardus