I malcontenti Quotes
I malcontenti
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Paolo Nori87 ratings, 3.53 average rating, 13 reviews
I malcontenti Quotes
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“[...] quelli che erano nati negli anni venti, e che avevano vent’anni negli anni quaranta, avevan dovuto combattere perché c’era la guerra e servivano dei soldati. Quelli che eran nati negli anni trenta, e avevan vent’anni negli anni cinquanta, avevan dovuto lavorare perché c’era stata la guerra e c’era un paese da ricostruire. Quelli che eran nati negli anni quaranta, e che avevan vent’anni negli anni sessanta, avevan dovuto lavorare anche loro perché c’era il boom economico e una grande richiesta di forza lavoro. Quelli che eran nati negli cinquanta, e che avevan vent’anni negli anni settanta, avevan dovuto contestare perché il mondo cosí com’era stato fino ad allora non era piú adatto alla modernità o non so bene a cosa. Poi eravamo arrivati noi, nati negli anni sessanta e che avevamo vent’anni negli anni ottanta e l’unica cosa che dovevamo fare, era stare tranquilli e non rompere troppo i maroni.
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
Mi sembrava che noi, avevo detto, fossimo stata la prima generazione che, se ci davano un lavoro, non era perché c’era bisogno, ci facevano un favore.
Cioè era come se il mondo, che per i nostri genitori era stata una cosa da fare, da costruire, per noi fosse già fatto, preconfezionato, e l’unica cosa che potevamo fare era mettere delle crocette, come nei test.
E allora aveva anche senso, che proprio in quel periodo lí, negli anni ottanta, fossero comparsi in Italia i giochi elettronici, perché uno di vent’anni che passava sei o otto ore al giorno a giocare ai giochi elettronici, che negli anni cinquanta sarebbe stato un disadattato (Sei un delinquente, gli avrebbero detto i suoi genitori), a partire dagli anni ottanta andava benissimo, perché rispondeva al compito precipuo della sua generazione, di stare tranquillo e non rompere troppo i maroni.”
― I malcontenti
“E quando avevo incontrato per la prima volta Nina e Giovanni, lungo le scale, nel corso del loro trasloco, io invece di offrirmi di dare una mano, [...] di dar loro il benvenuto, di informarmi di loro, di invitarli a bere un caffè che sarebbero state, adesso, a pensarci, le cose forse normali da fare, per una qualche ragione che non capisco, io mi ero vergognato di me; a me in quelle occasioni succede cosí, ecco cosa dirò, a mia discolpa, e queste cose, magari, che viste da fuori posson magari sembrare maleducazione, o tracotanza, o guasconaggine, perfino, non lo sono, sono timidezza, e pigrizia, una forma di pigrizia e di pessimismo della quale credevo di essermi liberato [...] e invece si vede che non me n’ero liberato, non l’avevo estirpata, l’avevo tagliata ma era ricresciuta, come un callo, o un durone, o una verruca, o come si chiama, quelle cose nei piedi che quando ci si metton le scarpe delle volte fanno malissimo, solo che questa era dentro la testa e aveva la forma di una voce che mi diceva che non ci si può comportare sempre come si deve, altrimenti la vita sarebbe troppo faticosa, invece, dài, è cosí comodo, borbottare qualcosa a mezza voce e andar via ostentando un’indipendenza falsa come l’ottone, si arriva in casa che non ti serve nessuno e puoi star tutto il tempo che vuoi a guardare le tue caselle di posta elettronica vuote e ti senti benissimo.”
― I malcontenti
― I malcontenti
