La vita Quotes
La vita: Mistero prezioso
by
Daisaku Ikeda8 ratings, 4.25 average rating, 1 review
Open Preview
La vita Quotes
Showing 1-30 of 71
“Il buddismo ci invita a dedicare i nostri pensieri e le nostre azioni al benessere degli altri, perché la compassione è la sorgente primaria della vita cosmica.
Abbracciando questa filosofia possiamo trasformare ogni difficoltà in un’occasione di crescita che aumenta la nostra forza e arricchisce di gioia la nostra vita. Le prove che affrontiamo diventano elementi per la costruzione del nostro carattere.”
― La vita: Mistero prezioso
Abbracciando questa filosofia possiamo trasformare ogni difficoltà in un’occasione di crescita che aumenta la nostra forza e arricchisce di gioia la nostra vita. Le prove che affrontiamo diventano elementi per la costruzione del nostro carattere.”
― La vita: Mistero prezioso
“La vita e la morte in se stesse non sono altro che le due alterne fasi dell’esistenza che gli organismi viventi attraversano eternamente. Le cause che una persona crea nel presente si manifestano come effetti nel futuro. Applicando questa semplice legge alla nostra vita, possiamo svolgere le nostre attività quotidiane con un atteggiamento costruttivo e fiducioso, e riconoscere il vero valore della nostra attuale vita in questo mondo. Il futuro non esiste separato dal presente, né le sue condizioni sono prestabilite. Ciò che saremo nelle vite future dipende da quel che facciamo ora. Ogni pensiero e ogni azione contribuiscono alla creazione del nostro futuro, sia nella vita sia nella morte. La legge di causalità è valida per ogni essere vivente, poiché permea e forma l’illimitato ed eterno flusso della vita cosmica.
Quali sono dunque le implicazioni pratiche di questa filosofia? Come può influenzare la nostra condotta e il nostro atteggiamento?
Per prima cosa, essa ci dà il coraggio di affrontare sia la vita sia la morte, mettendoci in grado di vedere la morte non come qualcosa di sconosciuto e di terrificante, ma come una normale fase dell’esistenza che si alterna alla vita in un ciclo eterno.
In secondo luogo, ci insegna a dar valore alla vita che stiamo vivendo e a viverla nel modo migliore. Se siamo intimamente convinti che le azioni del presente creano e determinano la nostra esistenza futura, ci sforzeremo di migliorarci e di sfruttare pienamente ogni istante che la vita ci offre.
In terzo luogo, ci insegna che il solo modo per realizzare il potenziale umano è vivere con giustizia, gentilezza, benevolenza e compassione, con la consapevolezza che ogni attività in cui ci impegniamo può essere fonte di crescita e di autoriforma. È confortante sapere che la fortuna che accumuliamo attraverso la nostra condotta in questa vita non viene distrutta dalla morte ma diventa parte integrante della nostra vita arricchendo il nostro Sé eterno.
In ultimo, questo modo di pensare ci consente di indirizzare i nostri desideri e i nostri impulsi così che contribuiscano a elevare la nostra condizione vitale. Apprendiamo a evitare le insidie dell’edonismo e del pessimismo, a trovare gioia e verità nella compassione piuttosto che nell’illusoria speranza di rinascere in un paradiso.”
― La vita: Mistero prezioso
Quali sono dunque le implicazioni pratiche di questa filosofia? Come può influenzare la nostra condotta e il nostro atteggiamento?
Per prima cosa, essa ci dà il coraggio di affrontare sia la vita sia la morte, mettendoci in grado di vedere la morte non come qualcosa di sconosciuto e di terrificante, ma come una normale fase dell’esistenza che si alterna alla vita in un ciclo eterno.
In secondo luogo, ci insegna a dar valore alla vita che stiamo vivendo e a viverla nel modo migliore. Se siamo intimamente convinti che le azioni del presente creano e determinano la nostra esistenza futura, ci sforzeremo di migliorarci e di sfruttare pienamente ogni istante che la vita ci offre.
In terzo luogo, ci insegna che il solo modo per realizzare il potenziale umano è vivere con giustizia, gentilezza, benevolenza e compassione, con la consapevolezza che ogni attività in cui ci impegniamo può essere fonte di crescita e di autoriforma. È confortante sapere che la fortuna che accumuliamo attraverso la nostra condotta in questa vita non viene distrutta dalla morte ma diventa parte integrante della nostra vita arricchendo il nostro Sé eterno.
In ultimo, questo modo di pensare ci consente di indirizzare i nostri desideri e i nostri impulsi così che contribuiscano a elevare la nostra condizione vitale. Apprendiamo a evitare le insidie dell’edonismo e del pessimismo, a trovare gioia e verità nella compassione piuttosto che nell’illusoria speranza di rinascere in un paradiso.”
― La vita: Mistero prezioso
“Molte persone mi chiedono se c’è qualcosa che una persona morta possa fare per influenzare la sua prossima vita. Temo che la risposta sia negativa. Il Sé nello stato di morte è totalmente incapace di automotivarsi. Una persona morta deve aspettare che operi il potere della compassione accumulato nella sua vita. Tuttavia il buddismo ammette un modo, e uno soltanto, in cui la condizione di una persona che si trova nello stato di morte può essere migliorata, e cioè tramite la preghiera dei vivi.
Anche se non possiamo comunicare con i morti o richiamarli in vita per mezzo della magia, recitando Nam-myōhō-renge-kyō possiamo attingere la forza vitale del cosmo e trasmetterla alla vita dei defunti che ci sono cari. Abbiamo già menzionato questa possibilità quando abbiamo esaminato il principio dei dieci mondi.
Una sutra buddista recita: “Anche se un padre dopo la morte cade nel mondo di Avidità, se suo figlio gli invia fortuna, il padre la riceverà.”
Il significato di questo brano è che l’energia che un figlio attinge dalla suprema compassione cosmica può essere inviata al padre morto, incrementando così quella già accumulata nel suo Sé latente. Più energia una vita latente riceve in questo modo, più aumenteranno le sue possibilità di rinascere come essere umano, magari in uno stato di vita più elevato del precedente. Possiamo dire che le preghiere buddiste per i defunti offrono un mezzo di salvezza che il Budda ha previsto anche per coloro che sono così sfortunati da entrare nella morte in uno degli stati di vita inferiori. L’energia in questione, comunque, può essere attinta soltanto dai vivi.”
― La vita: Mistero prezioso
Anche se non possiamo comunicare con i morti o richiamarli in vita per mezzo della magia, recitando Nam-myōhō-renge-kyō possiamo attingere la forza vitale del cosmo e trasmetterla alla vita dei defunti che ci sono cari. Abbiamo già menzionato questa possibilità quando abbiamo esaminato il principio dei dieci mondi.
Una sutra buddista recita: “Anche se un padre dopo la morte cade nel mondo di Avidità, se suo figlio gli invia fortuna, il padre la riceverà.”
Il significato di questo brano è che l’energia che un figlio attinge dalla suprema compassione cosmica può essere inviata al padre morto, incrementando così quella già accumulata nel suo Sé latente. Più energia una vita latente riceve in questo modo, più aumenteranno le sue possibilità di rinascere come essere umano, magari in uno stato di vita più elevato del precedente. Possiamo dire che le preghiere buddiste per i defunti offrono un mezzo di salvezza che il Budda ha previsto anche per coloro che sono così sfortunati da entrare nella morte in uno degli stati di vita inferiori. L’energia in questione, comunque, può essere attinta soltanto dai vivi.”
― La vita: Mistero prezioso
“La compassione è un elemento essenziale della fede ed è la fonte fondamentale dell’energia. Fintanto che siamo vivi, essa ci unisce al cosmo e guida le nostre azioni. Quando siamo morti diventa l’energia che ci farà rinascere. L’energia della compassione interna al Sé latente lo porta ad acquisire la forma di vita in cui la compassione potrà esprimersi meglio.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Dato che l’universo stesso è compassione, ciò che facciamo ogni giorno è naturalmente l’opera della compassione. Ma in quanto esseri umani non dovremmo accontentarci di essere come gli altri animali o le piante. Dobbiamo invece cercare di compiere azioni di ordine superiore, così da servire meglio il Budda.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Possiamo considerare la fecondazione come la causa esterna della rinascita. La causa interna è il potenziale intrinseco del Sé che si trovava nello stato di kū. La forza di questa causa interna – vale a dire la forza del potenziale di rinascita del Sé – dipende dal mondo in cui dimora il Sé. Se il Sé dimora in uno dei mondi inferiori, la sua energia è relativamente debole; ma se dimora nel mondo di Buddità, la sua energia è pari a quella dell’universo. Da ciò deriva l’enorme differenza fra il tempo interminabile trascorso nello stato di morte da una persona che si trova nel mondo di Inferno e la durata quasi nulla della permanenza nello stato di morte di un bodhisattva o di un Budda. Il Sé nel mondo di Inferno ha un potenziale di rinascita debolissimo, mentre nel mondo di Buddità entra in gioco “l’infinito potere della compassione”.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“...il Sé morente si disperde nell’universo per poi riapparire nuovamente in una forma che si accorda con la sua tendenza della vita precedente. In questo modo l’entità vitale perdura attraverso le fasi della dispersione e della concentrazione.
Quando una vita nello stato di Inferno riappare nel mondo, la sua attività mantiene la stessa tendenza. Lo stesso vale per una vita nel mondo di Avidità o di Animalità o in qualsiasi altro mondo. Naturalmente, niente garantisce che una persona che si trova in uno dei mondi inferiori non rinasca come animale, o come ameba o come qualche strano essere di un altro pianeta.”
― La vita: Mistero prezioso
Quando una vita nello stato di Inferno riappare nel mondo, la sua attività mantiene la stessa tendenza. Lo stesso vale per una vita nel mondo di Avidità o di Animalità o in qualsiasi altro mondo. Naturalmente, niente garantisce che una persona che si trova in uno dei mondi inferiori non rinasca come animale, o come ameba o come qualche strano essere di un altro pianeta.”
― La vita: Mistero prezioso
“...Nichiren afferma: “Apparire e accomiatarsi corrispondono alla nascita e alla morte. [...] Apparire è la concentrazione del cosmo in una mente, accomiatarsi è la dispersione di una mente nell’universo.” In altre parole, la nascita indica la concentrazione della vita universale in un Sé individuale, mentre la morte è la dispersione del Sé individuale nel continuum universale.
[...]
Nel momento della morte, il Sé entra nello stato di kū, in cui si confonde con tutti i generi di forze potenziali, proprio come nell’etere le onde radio sono mescolate tra loro. Quando il “ricevitore” adatto è disponibile, il Sé può riapparire come un’entità percettibile nel mondo fenomenico.”
― La vita: Mistero prezioso
[...]
Nel momento della morte, il Sé entra nello stato di kū, in cui si confonde con tutti i generi di forze potenziali, proprio come nell’etere le onde radio sono mescolate tra loro. Quando il “ricevitore” adatto è disponibile, il Sé può riapparire come un’entità percettibile nel mondo fenomenico.”
― La vita: Mistero prezioso
“Dato che per coloro che si trovano nei mondi superiori lo stato di morte è invece una condizione felice, si potrebbe supporre che il Sé che dopo la morte sperimenta il mondo di Bodhisattva o il mondo di Buddità desideri restare in quella condizione per moltissimo tempo. Ma è vero esattamente il contrario: l’infinita compassione e il senso di responsabilità per gli altri spingono un bodhisattva o un Budda a riapparire immediatamente nel mondo dei vivi. Una vita la cui tendenza principale è quella verso il mondo di Buddità non cessa neppure per un momento di passare dalla vita alla morte e di nuovo alla vita.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Il raggiungimento della pace perfetta non si trova nella morte ma nel conseguimento della Buddità in questa vita. La morte non offre necessariamente un sollievo dalle sofferenze, dato che chi non ha raggiunto uno stato di vita elevato, dopo la morte potrebbe provare una sofferenza addirittura maggiore di quella che ha sopportato durante la vita.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Coloro che vivono nei sei mondi inferiori dell’esistenza sono più “agiti” che “agenti”. Di conseguenza, quando la morte li priva di ogni possibilità di compiere azioni positive, essi sono del tutto soggetti alle condizioni del mondo in cui dimora il loro Sé. La situazione è diversa per coloro che vivono nei quattro mondi superiori, perché essi hanno raggiunto la loro condizione attraverso i propri sforzi e non tramite le influenze esterne. Quando muoiono, anch’essi diventano insenzienti, ma i mondi in cui dimorano sono, per loro natura, dotati della forza vitale cosmica.
Il Sé nei mondi di Apprendimento o di Risveglio parziale non possiede più il potere che in vita gli permetteva di ricercare e di praticare la Legge, ma può ancora provare gioia grazie alle cause che ha creato durante la sua vita. Nel caso di coloro che si trovano nel mondo di Bodhisattva, in qualunque mondo dimorino hanno la possibilità di adoperare la loro compassione. La vita di un bodhisattva si fonde con il mondo di Bodhisattva del cosmo e diventa parte integrante della compassione infinita che opera per alleviare le sofferenze degli esseri umani e garantire la pace. Allo stesso modo, il Sé che dimora nel mondo di Buddità diventa un’unica cosa con la sorgente originaria della vita cosmica, fondendosi con la realtà fondamentale dell’universo, vedendo tutti i fenomeni come azioni del Budda e identificandosi con la terra della luce eternamente tranquilla.
Anche nella morte, la vita nel mondo di Buddità possiede l’illimitata saggezza della vita cosmica e il potere di esercitare una compassione infinita, che si trovi nelle incandescenti profondità della terra, o nel più freddo degli iceberg, o nel mezzo dei mari tempestosi, o nel continuo alternarsi delle stagioni, o nella complessa interazione tra gli individui e i desideri che costituisce la società umana. La Buddità è infinita ed eterna, sia nella vita sia nella morte.”
― La vita: Mistero prezioso
Il Sé nei mondi di Apprendimento o di Risveglio parziale non possiede più il potere che in vita gli permetteva di ricercare e di praticare la Legge, ma può ancora provare gioia grazie alle cause che ha creato durante la sua vita. Nel caso di coloro che si trovano nel mondo di Bodhisattva, in qualunque mondo dimorino hanno la possibilità di adoperare la loro compassione. La vita di un bodhisattva si fonde con il mondo di Bodhisattva del cosmo e diventa parte integrante della compassione infinita che opera per alleviare le sofferenze degli esseri umani e garantire la pace. Allo stesso modo, il Sé che dimora nel mondo di Buddità diventa un’unica cosa con la sorgente originaria della vita cosmica, fondendosi con la realtà fondamentale dell’universo, vedendo tutti i fenomeni come azioni del Budda e identificandosi con la terra della luce eternamente tranquilla.
Anche nella morte, la vita nel mondo di Buddità possiede l’illimitata saggezza della vita cosmica e il potere di esercitare una compassione infinita, che si trovi nelle incandescenti profondità della terra, o nel più freddo degli iceberg, o nel mezzo dei mari tempestosi, o nel continuo alternarsi delle stagioni, o nella complessa interazione tra gli individui e i desideri che costituisce la società umana. La Buddità è infinita ed eterna, sia nella vita sia nella morte.”
― La vita: Mistero prezioso
“Il Sé dopo la morte sperimenta ciò che si è predisposto a sperimentare durante la vita.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“La Buddità è la sorgente della compassione, del coraggio e della saggezza. Solo coloro che riescono a stabilire il supremo mondo di Buddità come tendenza di base della propria vita possono sottomettere la paura della morte al punto da riuscire a utilizzare la propria morte per salvare gli altri. Ma i mondi di Bodhisattva e di Buddità non possono essere simulati. Se la compassione che una persona ha mostrato durante la sua vita era soltanto una finzione, la morte lo rivelerà.
La morte è la grande smascheratrice. Il dolore e la paura che porta con sé mettono fine alle false convinzioni e alle false fedi. Di fronte alla morte i sentimenti simulati e i desideri meschini vengono svelati. La morte smaschera invariabilmente una natura malvagia, anche se questa è stata abilmente occultata per tutta la vita. Solo vivendo una vita autenticamente buona si può essere sicuri che la propria morte sarà una fonte di forza e di verità per coloro che restano.
Una volta morti, perdiamo qualunque potere di cambiare noi stessi. Il cambiamento automotivato è impossibile, perché le forze che animano i tre corpi – il corpo di manifestazione, il corpo di retribuzione e il corpo della Legge – sono divenute latenti.
Ovviamente, se una persona è nel mondo di Bodhisattva o in quello di Buddità non ha alcun bisogno di cambiare se stessa. Ma se si trova in uno dei cattivi sentieri, con la morte la sua sofferenza diventa più intensa che in vita. Invece di potersi spostare da un mondo all’altro, è bloccata nel mondo verso il quale la sua vita era orientata. Se questo mondo è il mondo di Inferno, non sperimenterà più l’inferno personale ma quello universale; se è il mondo di Avidità, non proverà più una fame occasionale ma una fame incessante. Nel cosmo, così come nella nostra vita individuale, i dieci mondi esistono l’uno nell’altro, ma i morti, essendo insenzienti, possono sperimentare solo il mondo in cui la loro vita li ha condotti.”
― La vita: Mistero prezioso
La morte è la grande smascheratrice. Il dolore e la paura che porta con sé mettono fine alle false convinzioni e alle false fedi. Di fronte alla morte i sentimenti simulati e i desideri meschini vengono svelati. La morte smaschera invariabilmente una natura malvagia, anche se questa è stata abilmente occultata per tutta la vita. Solo vivendo una vita autenticamente buona si può essere sicuri che la propria morte sarà una fonte di forza e di verità per coloro che restano.
Una volta morti, perdiamo qualunque potere di cambiare noi stessi. Il cambiamento automotivato è impossibile, perché le forze che animano i tre corpi – il corpo di manifestazione, il corpo di retribuzione e il corpo della Legge – sono divenute latenti.
Ovviamente, se una persona è nel mondo di Bodhisattva o in quello di Buddità non ha alcun bisogno di cambiare se stessa. Ma se si trova in uno dei cattivi sentieri, con la morte la sua sofferenza diventa più intensa che in vita. Invece di potersi spostare da un mondo all’altro, è bloccata nel mondo verso il quale la sua vita era orientata. Se questo mondo è il mondo di Inferno, non sperimenterà più l’inferno personale ma quello universale; se è il mondo di Avidità, non proverà più una fame occasionale ma una fame incessante. Nel cosmo, così come nella nostra vita individuale, i dieci mondi esistono l’uno nell’altro, ma i morti, essendo insenzienti, possono sperimentare solo il mondo in cui la loro vita li ha condotti.”
― La vita: Mistero prezioso
“Una persona assetata d’amore può iniziare una relazione sentimentale e sentirsi appagata, e una avida di conoscenza può trovare le informazioni che cerca ed entrare nel mondo di Apprendimento.
Quando la morte si avvicina, invece, le influenze esterne che potrebbero modificare il proprio stato vitale gradualmente vengono meno. Il denaro, il potere, la posizione sociale, persino l’amore non possono più causare un cambiamento di base. Quando i tre corpi della vita passano dalla condizione senziente a quella insenziente, perdono il potere di influenzare l’ambiente o di esserne influenzati. La condizione di base stabilita durante la vita diventa immutabile. Un individuo la cui vita è orientata verso il mondo di Inferno dopo la morte precipiterà nell’abisso dell’angoscia. Chi ha ceduto costantemente al desiderio continuerà ad essere torturato dalla sua avidità. Chi ha vissuto la propria vita nel mondo di Animalità, da morto proverà un terrore incessante.
Al contrario, un individuo la cui tendenza di base lo ha portato a vivere la sua vita nei mondi di Umanità o di Cielo supererà il dolore fisico della morte e sarà pervaso da un senso di soddisfazione o di euforia. Chi in vita ha stabilito la tendenza al mondo di Risveglio parziale proverà un senso di appagamento spirituale anche dopo la morte. E una persona che ha vissuto una vita basata sulla compassione e sull’altruismo del mondo di Bodhisattva conserverà questi sentimenti durante l’esperienza della morte e nella condizione successiva alla morte. Una tale persona, in punto di morte, può letteralmente offrire la propria vita per guidare i vivi. Il Sé colmo di compassione vede la morte come una sfida non diversa dalla vita, come una rara opportunità per fare del bene all’umanità. La comprensione superiore che ha raggiunto lo porta a considerare la propria morte come un’espressione della compassione della vita cosmica.”
― La vita: Mistero prezioso
Quando la morte si avvicina, invece, le influenze esterne che potrebbero modificare il proprio stato vitale gradualmente vengono meno. Il denaro, il potere, la posizione sociale, persino l’amore non possono più causare un cambiamento di base. Quando i tre corpi della vita passano dalla condizione senziente a quella insenziente, perdono il potere di influenzare l’ambiente o di esserne influenzati. La condizione di base stabilita durante la vita diventa immutabile. Un individuo la cui vita è orientata verso il mondo di Inferno dopo la morte precipiterà nell’abisso dell’angoscia. Chi ha ceduto costantemente al desiderio continuerà ad essere torturato dalla sua avidità. Chi ha vissuto la propria vita nel mondo di Animalità, da morto proverà un terrore incessante.
Al contrario, un individuo la cui tendenza di base lo ha portato a vivere la sua vita nei mondi di Umanità o di Cielo supererà il dolore fisico della morte e sarà pervaso da un senso di soddisfazione o di euforia. Chi in vita ha stabilito la tendenza al mondo di Risveglio parziale proverà un senso di appagamento spirituale anche dopo la morte. E una persona che ha vissuto una vita basata sulla compassione e sull’altruismo del mondo di Bodhisattva conserverà questi sentimenti durante l’esperienza della morte e nella condizione successiva alla morte. Una tale persona, in punto di morte, può letteralmente offrire la propria vita per guidare i vivi. Il Sé colmo di compassione vede la morte come una sfida non diversa dalla vita, come una rara opportunità per fare del bene all’umanità. La comprensione superiore che ha raggiunto lo porta a considerare la propria morte come un’espressione della compassione della vita cosmica.”
― La vita: Mistero prezioso
“A meno che l’individuo non compia la sua rivoluzione umana diventando un bodhisattva o un Budda, ritornerà costantemente a uno degli stati inferiori dell’esistenza. Per esempio, ci sono esseri umani la cui tendenza di base è il mondo di Inferno. Anche se di tanto in tanto possono trovarsi in uno degli altri mondi, ritornano costantemente a questa condizione di angoscia estrema.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“...Toynbee sembra suggerire che la comunione fra l’individuo e la vita universale che avviene nel momento della morte implichi la totale estinzione dell’individualità umana, mentre il buddismo crede che l’individualità continui a esistere in uno stato latente. Se ci si chiede se la vita umana nello stato di morte è esistente o non esistente, la risposta è che non è né l’una né l’altra cosa, poiché si trova nello stato di kū, che trascende sia l’esistenza sia la non esistenza. Nel momento della morte, la vita individuale passa dall’esistenza percettibile a quella latente, ma dato che lo stato di kū non può essere completamente definito, non possiamo fornire una descrizione completa di come esattamente il Sé continui la sua vita in questo stato.
Nella Raccolta degli insegnamenti orali, Nichiren dice: “Kū significa inesistenza, ma non inesistenza assoluta. Questa inesistenza trascende ciò che appare essere esistenza.” La mia interpretazione di questo brano è che kū è il vuoto potenziale che unisce la verità dell’esistenza temporanea, la verità della non sostanzialità e la verità della Via di mezzo. Dopo la morte il nostro corpo di manifestazione si fonde con la verità dell’esistenza temporanea, il nostro corpo di retribuzione con la verità della non sostanzialità e il nostro corpo della Legge con la verità della Via di mezzo. Tutte e tre le verità sono un’unica verità, e tutte e tre sono identiche alla vita del cosmo, ma la vita costituita dai tre corpi continua a possedere la propria individualità anche nello stato di kū.”
― La vita: Mistero prezioso
Nella Raccolta degli insegnamenti orali, Nichiren dice: “Kū significa inesistenza, ma non inesistenza assoluta. Questa inesistenza trascende ciò che appare essere esistenza.” La mia interpretazione di questo brano è che kū è il vuoto potenziale che unisce la verità dell’esistenza temporanea, la verità della non sostanzialità e la verità della Via di mezzo. Dopo la morte il nostro corpo di manifestazione si fonde con la verità dell’esistenza temporanea, il nostro corpo di retribuzione con la verità della non sostanzialità e il nostro corpo della Legge con la verità della Via di mezzo. Tutte e tre le verità sono un’unica verità, e tutte e tre sono identiche alla vita del cosmo, ma la vita costituita dai tre corpi continua a possedere la propria individualità anche nello stato di kū.”
― La vita: Mistero prezioso
“Il corpo di manifestazione è unito all’universo fisico, il corpo di retribuzione a quello spirituale e il corpo della Legge alla vita cosmica in sé. Inoltre, non bisogna mai dimenticare che nella vita cosmica l’aspetto spirituale e l’aspetto fisico sono un’unica cosa.
Nel momento della morte, i tre corpi si uniscono all’eterno flusso dell’universo. Per questa ragione si dice che la morte è inerente alla vita. Dopo la morte il funzionamento individuale del corpo di manifestazione e del corpo di retribuzione diventano indistinguibili dal tutto, perché sono nello stato potenziale di kū. Il corpo della Legge, il Sé, è anch’esso assorbito nella totalità cosmica. A differenza di altre religioni, il buddismo autentico non sostiene che il Sé dell’individuo dimori in paradiso o vaghi di luogo in luogo nel mondo invisibile. Secondo il buddismo esso è unito alla vita universale.”
― La vita: Mistero prezioso
Nel momento della morte, i tre corpi si uniscono all’eterno flusso dell’universo. Per questa ragione si dice che la morte è inerente alla vita. Dopo la morte il funzionamento individuale del corpo di manifestazione e del corpo di retribuzione diventano indistinguibili dal tutto, perché sono nello stato potenziale di kū. Il corpo della Legge, il Sé, è anch’esso assorbito nella totalità cosmica. A differenza di altre religioni, il buddismo autentico non sostiene che il Sé dell’individuo dimori in paradiso o vaghi di luogo in luogo nel mondo invisibile. Secondo il buddismo esso è unito alla vita universale.”
― La vita: Mistero prezioso
“Se riusciamo ad assimilare il concetto dell’eternità della vita a un livello non soltanto intellettuale, se nel corso degli anni lo rendiamo parte integrante della nostra vita, allora esso si rivelerà uno strumento prezioso quando sarà giunto il nostro momento di affrontare la morte.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“La sensazione di Kobayashi di volare attraverso lo spazio può aver rappresentato l’inizio dell’unificazione del Sé individuale con l’entità cosmica. La morte, infatti, non è l’estinzione della vita, ma la fusione della vita individuale con la più grande, eterna vita dell’universo.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Geddes percepì che la coscienza connessa al suo cervello stava per separarsi mentre quella connessa al cuore, ai reni e agli altri organi si era già quasi disintegrata.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Giacevo sul tavolo operatorio,” racconta Kobayashi. “Nel momento in cui il dolore diventò insopportabile, mi sono sentito andare in pezzi e ho cominciato a volare via. Venivo trasportato a enorme velocità attraverso le vastità dello spazio.” Kobayashi sentì che abbandonava il calore della terra ed entrava in un’atmosfera più fredda. Lo spazio attorno a lui gradualmente cambiò dalla luce a un blu profondo e quindi a un nero sempre più impenetrabile. In qualche modo percepiva che la morte lo aspettava alla fine di quel nero assoluto.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“È importante ricordare che la morte non è istantanea. Anche se a volte sembra molto rapida, c’è sempre un cambiamento graduale, un processo attraverso il quale la forza inibente della morte interrompe le funzioni vitali l’una dopo l’altra.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“...il fattore dell’apparenza corrisponde alla verità dell’esistenza temporanea, mentre la natura corrisponde alla verità della non sostanzialità e l’entità alla verità della Via di mezzo. Le tre verità, come i primi tre fattori, sono unite inseparabilmente e ognuna contiene le altre due.
[...]
...il riferimento alla forma e al colore del nostro corpo [...] allude a una forza interiore più profonda che origina i fenomeni che possiamo vedere.”
― La vita: Mistero prezioso
[...]
...il riferimento alla forma e al colore del nostro corpo [...] allude a una forza interiore più profonda che origina i fenomeni che possiamo vedere.”
― La vita: Mistero prezioso
“...in un suo scritto Nichiren definisce il primo dei dieci fattori, l’apparenza, come “la forma e il colore del nostro corpo”. In altre parole, l’apparenza rappresenta l’aspetto fisico della vita.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“La parola nyoze, che possiamo tradurre col termine “fattore”, significa letteralmente “così” o “tale è”. È l’entità coerente e immutabile che include tutti i fenomeni mutevoli, ovvero è la natura essenziale della vita.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Il metodo fondamentale per porre la Buddità alla base della propria vita è semplicemente praticare il buddismo nella vita quotidiana. La pratica continua e costante del buddismo è il mezzo per assorbire la forza vitale cosmica e farla fluire con energia nella propria vita. La pratica concreta fa emergere la Buddità latente nelle profondità della nostra vita, intendendo con pratica concreta quella svolta nei nove mondi della vita reale, che sono gli ambiti in cui la Buddità opera come una forza attiva.
La Buddità è dotata di compassione e saggezza infinite. La saggezza della Buddità penetra nella natura demoniaca che sovverte la vita e cerca di distruggerla. La compassione della Buddità fornisce le energie necessarie per combattere le forze del male. In questo modo, la compassione e la saggezza della Buddità diventano manifeste nei nove mondi, e agendo nei nove mondi si sviluppano e crescono, rafforzando la Buddità dentro di noi.
Per questa ragione, non dobbiamo evitare le difficoltà e le sfide dei nove mondi, ma dobbiamo invece affrontarle a testa alta e vincerle, trasformandole così in una valida esperienza. Se una persona cerca di evitare le difficoltà, perde la possibilità di svilupparsi e di migliorarsi. Evitare le difficoltà vuol dire soccombere alle illusioni dei nove mondi. Ciò che caratterizza la Buddità è la capacità di affrontare tutte le difficoltà e di trarne vantaggio. In effetti, la persona che basa la propria vita sulla Buddità è sempre in cerca di nuove difficoltà e di nuove sfide da affrontare per il bene del mondo, oltre che per la propria crescita e il proprio sviluppo.”
― La vita: Mistero prezioso
La Buddità è dotata di compassione e saggezza infinite. La saggezza della Buddità penetra nella natura demoniaca che sovverte la vita e cerca di distruggerla. La compassione della Buddità fornisce le energie necessarie per combattere le forze del male. In questo modo, la compassione e la saggezza della Buddità diventano manifeste nei nove mondi, e agendo nei nove mondi si sviluppano e crescono, rafforzando la Buddità dentro di noi.
Per questa ragione, non dobbiamo evitare le difficoltà e le sfide dei nove mondi, ma dobbiamo invece affrontarle a testa alta e vincerle, trasformandole così in una valida esperienza. Se una persona cerca di evitare le difficoltà, perde la possibilità di svilupparsi e di migliorarsi. Evitare le difficoltà vuol dire soccombere alle illusioni dei nove mondi. Ciò che caratterizza la Buddità è la capacità di affrontare tutte le difficoltà e di trarne vantaggio. In effetti, la persona che basa la propria vita sulla Buddità è sempre in cerca di nuove difficoltà e di nuove sfide da affrontare per il bene del mondo, oltre che per la propria crescita e il proprio sviluppo.”
― La vita: Mistero prezioso
“Una persona che si basa sulla Buddità può godere dei mondi di Umanità e di Cielo senza temere il demone che aspetta in agguato nel punto più alto del mondo di Cielo. Avendo sperimentato il mondo di Apprendimento e di Risveglio parziale, è in grado di superare il proprio egoismo e di dedicare la propria saggezza alla felicità degli altri. E, naturalmente, le azioni altruistiche del mondo di Bodhisattva rendono sempre più solida la base della Buddità nella sua vita. In breve, se la propria vita è basata sulla Buddità, tutte le attività in ognuno degli altri nove mondi servono a rafforzare e a nobilitare la propria natura buddica. Si possono accogliere tutte le influenze esterne trasformandole in stimoli per il proprio sviluppo. Aiutando gli altri a vivere, è possibile trasformare se stessi. Questo è il principio della rivoluzione umana basato sulla teoria del mutuo possesso dei dieci mondi.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Quando un essere umano basa la sua vita sulla Buddità, davanti alla sofferenza può fare ben di più che limitarsi semplicemente a sopportarla. Le esperienze negli stati inferiori dell’esistenza diventano occasioni di crescita. Il dolore e l’angoscia diventano fonti di empatia e di compassione verso gli altri, in quanto, in ultima analisi, solo coloro che hanno sofferto possono comprendere appieno chi soffre.
La sofferenza umana ha una natura duplice. Può essere sia una causa di infelicità sia un incentivo per un’ulteriore crescita. Se ci disperiamo di fronte alla sofferenza siamo perduti, ma se la consideriamo un’occasione per svilupparci e migliorarci, scopriamo che la nostra esperienza ci rende in grado di arrecare felicità agli altri. Quando ciò accade, stiamo manifestando il mondo di Bodhisattva.”
― La vita: Mistero prezioso
La sofferenza umana ha una natura duplice. Può essere sia una causa di infelicità sia un incentivo per un’ulteriore crescita. Se ci disperiamo di fronte alla sofferenza siamo perduti, ma se la consideriamo un’occasione per svilupparci e migliorarci, scopriamo che la nostra esperienza ci rende in grado di arrecare felicità agli altri. Quando ciò accade, stiamo manifestando il mondo di Bodhisattva.”
― La vita: Mistero prezioso
“Secondo la "Raccolta degli insegnamenti orali", tutte le forme di vita dell’universo, a prescindere dalla loro condizione temporale, sono essenzialmente dirette verso la Buddità. In altre parole, l’impulso fondamentale della vita è l’aspirazione alla Buddità, l’impulso a unirsi alla forza vitale cosmica e a ritornare alla sua essenza. Questo impulso, che è più forte dell’amore, dell’odio, della ragione, del desiderio e addirittura della volontà di vivere, si trova nel nucleo più intimo di ogni vita individuale, anche se spesso è celato dal desiderio e dall’ignoranza. Tuttavia esiste in tutti gli esseri, ed è il più fondamentale desiderio umano.”
― La vita: Mistero prezioso
― La vita: Mistero prezioso
“Al giorno d’oggi, una persona che manifesta la natura buddica appare come un individuo di buon senso, ben integrato, con un forte senso di responsabilità e una forte fede, amichevole con gli altri e con una mente flessibile. Soprattutto, è ricco di compassione, di saggezza e di creatività.
Le persone nel mondo di Buddità, a un primo sguardo, possono non sembrare eccezionali. Le loro attività sono quelle dei Bodhisattva della Terra, che sono in grado di condurre una vita altruistica perché sono sostenuti dalla forza vitale del Budda, cioè dalla Legge mistica. I Bodhisattva della Terra comprendono tutti gli aspetti della vita nell’universo e tutti i principi che ne stanno alla base. Comprendono anche la società in cui vivono e le tendenze dei tempi. Attingendo alla forza vitale cosmica, possono accrescere illimitatamente la propria forza vitale. E la loro libertà si estende a tutto l’universo.
La loro gioia è la gioia delle gioie: una felicità indescrivibile che sgorga liberamente e spontaneamente dalla più intima essenza della vita. C’è gioia nel vivere, gioia nella terra, gioia negli alberi e nei fiori, gioia nei visi e nei gesti della gente. Ogni cosa è permeata di gioia. Ogni respiro, ogni cenno della mano, ogni passo recano gioia, gratitudine e amore per la vita. La nascita, la vecchiaia, la malattia e la morte non sono più sofferenze, ma una parte della gioia di vivere.
La luce della saggezza illumina l’intero universo, distruggendo l’innata natura oscurata dell’uomo. Lo spazio vitale del Budda si unisce e si fonde con l’universo. Il Sé diventa il cosmo, e in un singolo istante il flusso della vita si espande ad abbracciare tutto il passato e tutto il futuro. In ogni istante presente, l’eterna forza vitale del cosmo sgorga come un gigantesco getto di energia. Nella condizione vitale del mondo di Buddità, ogni istante è eterno, in quanto l’intera forza vitale del cosmo è condensata in un singolo istante di vita. Una persona nel mondo di Buddità quasi non si accorge del passare del tempo fisico, perché la sua vita è piena e felice in ogni istante, come se già vivesse nell’eternità.”
― La vita: Mistero prezioso
Le persone nel mondo di Buddità, a un primo sguardo, possono non sembrare eccezionali. Le loro attività sono quelle dei Bodhisattva della Terra, che sono in grado di condurre una vita altruistica perché sono sostenuti dalla forza vitale del Budda, cioè dalla Legge mistica. I Bodhisattva della Terra comprendono tutti gli aspetti della vita nell’universo e tutti i principi che ne stanno alla base. Comprendono anche la società in cui vivono e le tendenze dei tempi. Attingendo alla forza vitale cosmica, possono accrescere illimitatamente la propria forza vitale. E la loro libertà si estende a tutto l’universo.
La loro gioia è la gioia delle gioie: una felicità indescrivibile che sgorga liberamente e spontaneamente dalla più intima essenza della vita. C’è gioia nel vivere, gioia nella terra, gioia negli alberi e nei fiori, gioia nei visi e nei gesti della gente. Ogni cosa è permeata di gioia. Ogni respiro, ogni cenno della mano, ogni passo recano gioia, gratitudine e amore per la vita. La nascita, la vecchiaia, la malattia e la morte non sono più sofferenze, ma una parte della gioia di vivere.
La luce della saggezza illumina l’intero universo, distruggendo l’innata natura oscurata dell’uomo. Lo spazio vitale del Budda si unisce e si fonde con l’universo. Il Sé diventa il cosmo, e in un singolo istante il flusso della vita si espande ad abbracciare tutto il passato e tutto il futuro. In ogni istante presente, l’eterna forza vitale del cosmo sgorga come un gigantesco getto di energia. Nella condizione vitale del mondo di Buddità, ogni istante è eterno, in quanto l’intera forza vitale del cosmo è condensata in un singolo istante di vita. Una persona nel mondo di Buddità quasi non si accorge del passare del tempo fisico, perché la sua vita è piena e felice in ogni istante, come se già vivesse nell’eternità.”
― La vita: Mistero prezioso
