Sogni e favole. Un apprendistato Quotes

Rate this book
Clear rating
Sogni e favole. Un apprendistato Sogni e favole. Un apprendistato by Emanuele Trevi
199 ratings, 4.11 average rating, 40 reviews
Open Preview
Sogni e favole. Un apprendistato Quotes Showing 1-8 of 8
“Pensavamo di esserci lasciati l'infanzia alle spalle ma non facciamo che galoppare verso l'altra infanzia, quella vera, niente scorre via, tutto torna, gira e torna, op op op cavallino.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“Trascorriamo la nostra vita credendo fermamente di essere un certo tipo di persona, di fare effettivamente quello che facciamo, di essere preoccupati per le cose che ci preoccupano. Badiamo esclusivamente alla nostra manutenzione e al nostro funzionamento, manco fossimo una caldaia. E come potremmo fare diversamente? L'alveare sociale ci assegna dei compiti, e la tonificante paura di non farcela. Mettersi addirittura il bastone fra le ruote sembra un lusso inutile, un assurdo spreco di energie. E così aderiamo alla parte che ci é stata assegnata e finiamo per crederci. Ma se afferriamo al volo, l'occasione fuggitiva di considerarci come se fossimo un altro, scopriamo qualcosa di buffo ed approssimativo e irrimediabilmente incomprensibile.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“Di tempo perso sono fatti i lumi che rischiarano la strada quando è troppo tardi per tornare a casa.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“La vita è troppo breve per non accettare di essere ciò che si é!”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“Una storia dura finché qualche accidente ritarda un desiderio; finché qualcuno si ostina a non essere quello che sembra; finché chi si è perduto continua a cercarsi.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“Un piede nella realtà e l'altro in chissà cosa.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“Era una felicità, e anche un dolore, perché non c'é desiderio che, per durare nel tempo, non sia fatto di frustrazione e di fallimento.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato
“La tecnologia venti o trent'anni fa era già potente, non c'é dubbio, ma non era una parte così preponderante della psicologia, non aveva ancora la capacità di soddisfare immediatamente ogni pulsione, dopo averla stimolata. Lasciava a ogni singolo individuo un suo stile e una riserva di libertà che é stata totalmente dissipata, come se non avesse nessun valore. Era normalissimo assentarsi, non dare notizie di sé per giorni o per settimane. E dunque, come é logico supporre, le persone si pensavano con maggiore intensità, con maggiore pazienza, e questo pensarsi poteva essere realmente percepito, e ricambiato. C'era tutto il tempo necessario a dipingere un fantasma sulle pareti del cuore, a ritoccarne i contorni e le sfumature fino al momento in cui prendeva una vita propria, non era più un'immaginazione arbitraria ma una presenza e un ospite da onorare. Ogni atto di comunicazione, anche il più frivolo, possedeva una quantità variabile di difficoltà e memorabilità.
Che qualcuno ti rispondesse al telefono, che fosse lì ad aspettare la tua chiamata, oppure che non se la aspettasse affatto, tutto questo era già di per sé un contenuto umano, un veicolo di erotismo o di amicizia o di violenza, e la stessa fila che avevi davanti alla cabina, con la pila di gettoni intiepidita nel cavo della mano, poteva decidere il senso di molte parole, farle fermentare nella testa prima che venissero pronunciate.
[...]
I viaggi in treno erano così lunghi che nella forzata intimità degli scompartimenti a sei posti, coi loro braccioli muniti di portacenere stracolmi di mozziconi, una civiltà narrativa secolare celebrava i suoi ultimi fasti, come solo poteva accadere tra sconosciuti che non si sarebbero più rivisti, e che quasi mai si scambiavano il nome.
Alcune di quelle storie erano destinate a insediarsi per sempre in chi le ascoltava, come indistruttibili pietre di paragone, o fili d'Arianna, o farmaci per ogni tipo di incertezza.”
Emanuele Trevi, Sogni e favole. Un apprendistato