Wrong Way Home Quotes

Rate this book
Clear rating
Wrong Way Home Wrong Way Home by K.A. Merikan
3,773 ratings, 3.76 average rating, 526 reviews
Open Preview
Wrong Way Home Quotes Showing 1-30 of 31
“C’erano ancora parole non dette tra di loro, ma Colin impiegò un paio di secondi per tirarle fuori. «Non riesco a credere di aver trovato qualcuno che mi desideri fino a questo punto. Mi sembra perfetto.»

Anche Taron lo baciò, rassicurato che potessero finalmente comunicare senza che ci fossero menzogne tra di loro.
Non avrebbe più dovuto sospettare che Colin stesse fingendo, e Colin non
avrebbe più dovuto temere per la propria vita. Le cose tra di loro stavano
cambiando per prendere una nuova rotta.

Taron aveva provato in tutti i modi a evitare un legame così forte con qualcuno, ma, in quel momento, non aveva dubbi che fosse la cosa giusta. Avrebbe fatto in modo che la loro relazione funzionasse, e avrebbe protetto Colin a tutti i costi.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Vuoi tenermi nascosto per evitare che qualcun altro sogni di mettermi
le mani addosso?»

Taron annuì controvoglia. Sarebbe
stato un mondo perfetto. Solamente lui e Colin; e i gatti.

Colin lo abbracciò ancora più forte,
e gli diede un sonoro bacio sulla guancia”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Taron gli strinse una mano, e restò a fissarlo per qualche secondo, ma poi si avvicinò per un bacio, e gli strinse
il volto tra le mani. Imparava in fretta, perché, dal loro primo bacio, il primo in assoluto per Taron, le sue labbra erano diventate una droga per Colin.
Avevano pomiciato ogni giorno. Taron riversò tutta la sua passione in quel bacio, ma prolungò la sua agonia.

Colin si allontanò, respirando a fatica non appena tornò a sedersi. Il buio della sera regalava una luce sufficiente affinché si vedessero, e si sentì in imbarazzo al pensiero che Taron
potesse vederlo con il viso contorto dal dolore. Ancora una volta, Colin non si fidò della propria voce, così usò il linguaggio dei segni per dire: “Ti amo.”

“Credevo che mi odiassi,” rispose Taron senza sorridere. Non batté ciglio, come se non volesse perdersi nemmeno un secondo della presenza di Colin.

Colin cercò di spiegarsi, anche se con difficoltà, ma alla fine disse: “Sono uno stupido. Ero arrabbiato. Mi dispiace di averti ferito.”

“Capisco che la tua vita sia là fuori, ma se qualche volta ti andasse di farmi visita…»

Colin si sporse e gli afferrò le mani. Aveva un disperato bisogno che capisse. «No. Mi sento veramente me stesso solo quando sono con te. Se mi vuoi ancora… ti prego, portami a casa,» sussurrò.

Taron sorrise e avvicinò le mani di Colin per baciarle. Dovette lasciarlo per comunicare, ma impiegò secoli prima di rispondere. “Non sei un peso. Ti amo. Quando sto con te, non mi preoccupo solamente della fine del mondo. Adesso sento il bisogno di vivere il futuro.”

Colin annuì e gli allacciò le braccia attorno al collo, conficcandosi il freno a mano nel fianco. Si sentì in
pace con se stesso non appena Taron lo strinse, e strofinò il viso contro la sua guancia, desiderando marchiarlo con il suo odore, anche se non c’era nessuno che avesse intenzione di portargli via il suo uomo.

Forse quel cazzo di audio libro non
si era sbagliato. Forse il cambiamento era un bene, anche se era difficile.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Non appena gli baciò la cappella, ubriacandosi del sapore salato del liquido preseminale, il suo intero essere desiderò che quel momento non finisse mai. Gli leccò la punta, giocando con la lingua e lo prese fino in fondo, allargando la bocca nonostante fosse un problema, considerato quanto fosse grosso quell’uccello. Era la sua ultima occasione per fargli capire che la loro relazione era importante per lui, e che
non lo avrebbe dimenticato mai.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“La vista di quella creatura lo costrinse ad appoggiare la schiena mentre gli ingranaggi del suo cervello iniziavano a muoversi, cercando con difficoltà di adattarsi alle nuove parti aggiunte al meccanismo. Sembrava quasi che fossero trascorsi anni e non mesi dalla sua scomparsa, e andò su tutte le furie con sua madre perché aveva un maledetto cane e non tanto per il fatto che non lo avesse ancora notato. Comunque, era anche vero che lui non aveva fatto una sola mossa per scendere dall’auto e rincorrerla. Che cazzo di problema aveva?

«Non sapevo che avessero un cane,» sussurrò.
«Cos’è? Un Pomerania?»

Taron si voltò verso di lei, ma la
donna stava tornando in casa. Si strinse nelle spalle, lasciando Colin a
tormentarsi le dita.

Era un quartiere tranquillo e, a quell’ora della sera, era quasi un mortorio, ma per qualche ragione il silenzio in auto divenne più confortevole dell’atmosfera pacifica che lo aspettava fuori.

«Credi che lo abbia preso dopo la mia scomparsa?» riprovò Colin.

Taron sospirò. “Forse. Vali di più di un cane, Colin.”

Colin deglutì e si aggrappò al tessuto dei pantaloni troppo grandi per lui. «Non lo so. A volte ho la sensazione che non mi abbiano mai voluto davvero, ed è per questo che mi hanno cresciuto i miei nonni finché non sono diventato abbastanza grande da soddisfare le loro aspettative.»”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Singhiozzò quando la sua gamba tremò,
ma andò avanti, concentrandosi sulla strada di fronte a lui. Si era risvegliato
da un lungo sogno, ed era ora di affrontare la realtà. Desiderava solamente che
il futuro comprendesse ancora le braccia di Taron. Era patetico, ma era stufo
di giustificare ciò che provava.

Odiava Taron, ma odiava ancora di
più l’espressione ferita che aveva visto nei suoi occhi quando aveva provato a
confessare il suo amore la seconda volta. Avrebbe dovuto essere felice di
essere riuscito a ferire quel mostro, ma non provò alcuna soddisfazione nel
dolore di Taron, così continuò a singhiozzare.

Non importava quanto fosse
irrazionale, si sentiva come se stesse lasciando una parte importante di se
stesso, che non sarebbe mai riuscito a ritrovare. Una parte che non faceva
battute cattive, che adorava svegliarsi al mattino senza dover staccare la
sveglia per dieci volte. La persona con cui si sentiva davvero a suo agio
nonostante il collare, la mancanza di internet e della sua famiglia. La persona
che non considerava le coccole una perdita di tempo e che adorava guardare le
stelle la notte, mentre un gatto era seduto sul suo grembo e un braccio
muscoloso era appoggiato sulle sue spalle. La persona che lo considerava abbastanza.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Taron tornò con uno zaino e dei vestiti.
Li lanciò su di lui e poi indicò la borsa.

“Acqua e cibo.” Si piegò su di lui e tirò il collare così forte che Colin ebbe paura di prendere la scossa. Tuttavia, sentì uno scatto, e l’anello di metallo cadde dal suo collo. Taron lo lanciò sul prato senza nemmeno controllare dove fosse finito. I suoi occhi erano arrossati quando disse: “Voglio che tu sparisca. Non mi interessa se chiamerai
la polizia. Sono sempre stato tranquillo qui, e poi sei arrivato tu. Hai
rovinato tutto. Vai. Sei libero. Vai da un cazzo di dottore. Non mi interessa.”

Colin lo fissò, ancora incredulo, ma non osò chiedere. Si sentì quasi troppo nudo senza il collare, e sotto lo sguardo accusatorio di Taron si sentì piccolo e insignificante, come un granello di polvere. Non disse niente, e osservò con espressione sconvolta Taron sbattere la porta e lasciarlo da solo.

Il collare non c’era più.

Era libero”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Ho detto che ti amo.”

Quelle parole furono un duro colpo. Colin non voleva vedere quei segni. Voleva strapparsi gli occhi e non vederli mai più.

«E io ti ho detto di chiudere il becco, cazzo! Volevo un cazzo nel culo, non delle bugie.»

Taron si mise in piedi e, prima che Colin potesse comprendere quello che stava succedendo, lo schiaffeggiò con forza. Quel colpo lo costrinse a prendersi il viso tra le mani, ma quello che fu davvero ferito fu il suo orgoglio. Con che coraggio Taron si comportava come se fosse lui quello che stava soffrendo?

Colin strinse i denti, e si addossò di più alla parete, quando Taron sollevò le braccia in aria ed emise dei versi quasi incomprensibili.

«Non farlo. Non mi ami. Se mi amassi, mi avresti ascoltato quando ti ho detto che avevo bisogno di un medico, ma fai sempre come ti pare e piace. Mi tieni in prigione, con un collare,» disse, sebbene si fosse quasi strozzato quando lo strattonò. «Cazzo, non lo so, magari pensi di amarmi, ma sono soltanto la scopata più conveniente che ti sia mai capitata. Ti sono stato servito su un piatto d’argento!»

Quando finì, il bruciore alla gola gli confermò che aveva urlato con tutto il fiato che aveva nei polmoni. Sentì una strana vibrazione alle orecchie, ma non si tirò indietro. Non voleva diventare il giocattolino del sesso di Taron”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Colin ringhiò, quasi strozzandosi;
afferrò Taron per le spalle, per farlo sollevare, e allargò le gambe per quanto
possibile. Sibilò quando una fitta di dolore gli colpì la gamba che stava
guarendo, ma quel tutore improvvisato fu sufficiente per tenerla ferma. Aveva
soltanto bisogno di scopare con Taron per toglierselo dalla testa. Aveva
bisogno che Taron lo consumasse. Niente baci o carezze, solamente un uccello
che faceva il suo lavoro.

Non era necessario che Taron fosse una brava persona per uno scopo simile.

Tuttavia, quando finirono faccia a faccia, gli occhi famelici dell’uomo lo trafissero, bloccandolo sul letto, e il cuore di Colin smise di battere.

No. Non voleva guardarlo. Desiderava soltanto scopare. Violento, rude e veloce. Malvagio
come Taron.

Quel bastardo aveva in pugno il suo cuore, e lo stava stringendo con troppa forza, per questo doveva allontanarsi da lui. Si voltò di scatto, facendo scontrare la gamba con la coscia di Taron, ma quella sensazione di disagio non fu sufficiente a fermarlo, perché il dolore al cuore era peggiore di qualsiasi altra ferita”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Non esiste alcun noi. Ti ho detto quello che voglio, e mi hai costretto a restare. Non ti fidi di me. Non mi rispetti. Non voglio stare con te. Non voglio vederti. Non voglio stare a sentire le tue scuse. Ti odio.»

Taron osservò i pezzi di carta fluttuare in aria prima di finire sul pavimento. Il suo cuore rimase paralizzato. Aveva sempre evitato relazioni con le altre persone proprio per quel motivo. “Non vuoi stare con me?” Quella domanda lo fece sembrare disperato,
ma dovette chiederglielo.

Colin deglutì, ma continuò a fissarlo negli occhi. «Mi stai davvero chiedendo se voglio stare con un uomo che mi ha rapito, mi ha tenuto in una gabbia e che non vuole portarmi da un medico?»

Taron abbassò il capo. Sembrava che il periodo della luna di miele fosse finito. Non avrebbe mai dovuto permettere a Colin di rubargli il cuore. Non disse niente e raccolse il foglio strappato. Ce l’avrebbe fatta.
Ci riusciva sempre”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Quando ti fiderai di me?»

“Ci penserò.”

Significava che avrebbe pensato alla
proposta di andare al cinema o al fatto di fidarsi di lui? Colin non ebbe
occasione di chiederglielo, perché Taron corse verso la porta.

Scopavano come degli sposini da settimane, ma Taron si aspettava ancora di ricevere un coltello nella schiena?

Colin lo seguì fuori, posando lo sguardo su quelle spalle ampie. Era inutile litigare in quel momento, anche se il collare, che fino a quel momento aveva dimenticato, divenne di nuovo una
morsa opprimente attorno al suo collo. «Stai attento,» disse, quando Taron tirò
fuori dal capannone l’attrezzatura per la pesca.

L’uomo gli sorrise e lo salutò, come se non avessero appena avuto una conversazione imbarazzante. Era ovvio. Taron era un maestro quando si trattava di evitare una discussione. Comunque, Colin poteva solamente occuparsi del giardino mentre aspettava che lui tornasse.

Oppure aveva un’alternativa?

Sarebbe rimasto a pescare per un paio d’ore, abbastanza tempo da permettergli di raggiungere la strada, anche a piedi. Il clima era magnifico, e poteva portare con sé acqua e qualcosa da mangiare.

Non avrebbe nemmeno avuto bisogno di raccontare alle autorità quello che era successo. Avrebbe detto di aver dimenticato ogni cosa, mentendo spudoratamente quando avrebbe spiegato loro che aveva sentito il bisogno di una tregua dal caos dalla vita di tutti i giorni in città.

Tuttavia, l’ansia affondò i suoi artigli, provocandogli dei crampi allo stomaco non appena immaginò la delusione sul volto di Taron, pronto a mostrare con orgoglio quello che aveva pescato per cena, quando avrebbe trovato la casa vuota.

Non poteva fargli una cosa simile, dopo avergli chiesto di fidarsi di lui”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Ti odio,» gemette
contro le labbra di Taron prima di catturarle tra i denti.

Le loro mani si mossero in maniera
frenetica, seguendo lo stesso ritmo, ma Colin ebbe la soddisfazione di far
venire prima Taron, che ansimò, ancora bisognoso di baci. Colin lo seguì
qualche minuto dopo. Non capì nemmeno quando quelle carezze così violente si fossero trasformate in un abbraccio, ma non mollò la presa per non annegare.

Seppellì il naso tra la barba di Taron e gli accarezzò la schiena. Poi si sedettero, scivolando contro la parete fredda. Non aveva bisogno di fare una doccia veloce e scappare per le lezioni.
Non doveva andare da nessuna parte. Non aveva fretta. Non ricordava l’ultima volta in cui si era sentito così in pace tra le braccia di un altro uomo”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Vuoi più di un uccello? Otterrai quello che vuoi da me,» ringhiò Taron, facendo scontrare le loro fronti. Aveva un’aria spietata, come se fosse pronto per andare in guerra.

Colin scosse il capo, cercando di respingerlo, ma Taron lo bloccò contro la parete e gli afferrò l’uccello attraverso il tessuto dei pantaloni.

Colin non riuscì più a riflettere. Tra la rabbia, la delusione, e quell’improvvisa ondata di calore nelle sue palle,
fissò Taron, respirando a fatica. «Voglio solamente…»

Che cosa voleva di preciso? Un riconoscimento? Sentirsi al sicuro? Desiderava che Taron si preoccupasse per lui?
E perché? Per riuscire a scappare
con più facilità quando sarebbe giunto il momento? Se doveva essere sincero, non ci aveva pensato molto”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Non capisci. Quale pensi che sarà la minaccia maggiore quando tutto andrà a rotoli? Chi verrà da te per cercare cibo e acqua? Le altre persone. Per questo McGraw non parlò nemmeno ai suoi nipoti di questo posto.”

Il vecchio McGraw sembrava davvero bravo a comprendere le persone.

Colin gli appoggiò una mano sulla fronte, e sospirò quando sentì che scottava, ma Taron si allontanò, facendolo arrabbiare ancora di più. «Non puoi dire cose del genere. Le persone possono contribuire a creare una comunità.»

“Salvare le persone che ami potrebbe essere la tua rovina.”

Colin scosse il capo. «Oh, per te sono tutti un peso, allora? Definiresti anche me un ostacolo?»

Gli bastò vedere Taron riflettere sulla sua domanda per andare su tutte le furie, ma quello che seguì peggiorò la situazione. “Sì, ma tu sei qui, e non posso farci niente.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Che c’è?» sussurrò, non potendo più
sopportare quel silenzio.

Colin sussultò, come se fosse stato beccato con le mani nel sacco, ma, alla fine, appoggiò la testa sulla sua spalla.
«Stavo soltanto pensando che è tutto così… confortevole. Non mi rado da un
mese, non faccio la doccia due volte ogni giorno né mi preparo prima del sesso.
Credevo che mi sarebbe dispiaciuto, ma non è così. E credo che lo stesso valga
per te.»

Taron sbuffò e lo strinse. «Sei perfetto così come sei.» Era stato troppo sdolcinato. Andava bene. Gli era concesso dopo un orgasmo.

Colin farfugliò qualcosa, e anche se
Taron non poté vedere il suo viso, percepì il sorriso del suo compagno”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Aveva scopato di rado lo stesso ragazzo per più
di due volte. Preferiva le sveltine con sconosciuti o gigolò, ma con Colin poteva prendersi tutto il tempo che voleva, dato che sapeva che il suo compagno non lo avrebbe abbandonato dopo aver finito. Non aveva mai immaginato che potesse desiderare un rapporto simile”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Colin chiuse gli occhi, e un’espressione di pura estasi gli attraversò il viso. Agitò i fianchi,
spingendo l’uccello contro il suo quando ripresero a baciarsi, diventando una
cosa sola, senza che nessuno dei due avesse bisogno di pensare ai dettagli.

Se le azioni di Colin erano soltanto una farsa per distrarlo e affondargli un coltello tra le costole, a quel punto non aveva alcuna importanza. Sarebbe morto felice.

Taron percepì i muscoli sotto la pelle delicata di Colin, e si chiese se quel ragazzo lo avrebbe mai degnato di uno sguardo se si fossero conosciuti in circostanze diverse.

Tutti quei dubbi svanirono quando Colin gli tolse il respiro catturando le labbra con un morso. Gli fece scivolare le mani sui fianchi e poi sul suo sedere, impaziente di scoparlo, di osservare
il suo viso diventare paonazzo e di sentire i suoi gemiti. Colin non poteva
fingere tutto quello. Era un tipo focoso, ed era una delle cose che amava di più in lui”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Ti manca la possibilità di aiutare le altre persone?” Taron posò la mano sulla coscia di Colin e gliela massaggiò, desiderando la sua vicinanza in una maniera del tutto nuova per lui. Si immobilizzò, quando Colin intrecciò le loro dita e rise.

«No. Non mi piace stare in mezzo a troppa gente. Dei piccoli gruppi vanno bene, ma è stressante stare in mezzo alla folla. Sono sempre stato più interessato alla scienza che alle persone.»

Taron gli strinse leggermente la mano. “Sei terribile.”

Un sorrisino comparve sul volto di Colin prima di riprendere la giara con il liquore. «Lo stesso vale per te.»

“Coppia perfetta?” Taron indicò la giara quando Colin finì di bere.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Attraversare il fiume per salvarli è stato molto coraggioso, ma anche da stupidi. Potevi morire.»

“Lo so, ma alla fine qualcuno ti avrebbe trovato, e in casa c’era cibo a sufficienza.”

Colin ringhiò e indossò dei guanti
chirurgici. «Sei davvero un idiota. Non è questo il punto. Temevo che potessi annegare, poi avrei dovuto salvarti, così saremmo morti entrambi!»

Taron non si era mai sentito come un
marshmallow in una tazza di cioccolata, ma fu quello che provò quando udì le parole di Colin e osservò le sue dita affusolate preparare ago e filo.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Era una vita tranquilla che cancellava i rumori sullo sfondo, dando precedenza a quel genere di lavoro che lo faceva sentire utile e meritevole di un pomeriggio libero. Non ricordava
l’ultima volta che si era concesso un po’ di libertà, ma quando finiva i
compiti della giornata, lui e Taron facevano tutto ciò che volevano – leggere, fare delle passeggiate, o scopare – senza doversi preoccupare di non aver fatto abbastanza.

Tuttavia, anche se Colin apprezzava
quel silenzio, i libri e le passeggiate, un dettaglio prevalse su tutto

Lui e Taron lavoravano molto bene
insieme e, forse, se si fossero incontrati in circostanze diverse, Colin
avrebbe potuto riconsiderare la sua scelta di non avere un ragazzo.

A differenza della maggioranza degli uomini con cui aveva scopato, Taron aveva uno scopo e non era un coglione
egocentrico sempre alla ricerca della prossima scappatella. Era un lavoratore con delle doti vere. La sua pazienza e la sua condotta di sani principi non smettevano mai di stupirlo. Tuttavia, l’altro lato del suo carattere, quello che emergeva quando i loro occhi si incrociavano, provocando scintille, lo spingeva a dimenticare tutte le regole.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Non mi fido abbastanza di te da permetterti di avvicinare i denti al mio uccello.”

Colin ringhiò, agitando il capo per mostrargli quanto gli dispiacesse. «Va bene. Ci penseremo più avanti.»

Taron lo baciò di nuovo, come se volesse dimostrargli che non aveva problemi ad avere i suoi denti sulla sua lingua, però. Colin non poté più tenergli il muso. Andava bene così. Forse le
circostanze non erano quelle ideali, ma provare a scappare in quel momento sarebbe stato troppo rischioso e stupido. Taron, come tutti gli uomini, aveva dei punti deboli, e lui li avrebbe sfruttati per guadagnarsi la sua fiducia. A quel punto ne avrebbe approfittato per fuggire.

Dopotutto, non desiderava un anno
sabbatico?”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Appoggia le mani sui miei fianchi,» disse alla fine, incrociando quelle pozze verdi.

L’uomo non esitò, ma fece subito scivolare le dita sul sedere di Colin. Quest’ultimo inspirò, cedendo tra le braccia di Taron. Una volta circondato dal calore del suo corpo, restò senza parole. Dopo essersi inebriato del suo profumo, spostò le mani su quel viso
stupendo, accarezzando la pelle abbronzata e tirando delicatamente la barba
curata. «Adesso apri la bocca e baciami. Lentamente.»

Taron non chiuse gli occhi quando abbassò la testa, affinché le sue labbra potessero incontrare quelle di Colin. La barba gli solleticò il viso. Era liscia e profumava di sandalo. Era andato da un barbiere per lui, o era un lusso che si concedeva di tanto in tanto? Immaginò che fosse per il primo motivo, e quella consapevolezza fece accrescere il suo
ego, perché Taron lo aveva fatto il giorno prima di scoparlo.

Quel bacio divenne dolce. All’inizio fu una danza gentile, come se Colin fosse fatto di porcellana. Taron lo baciò con delicatezza, stuzzicandolo con la lingua quando Colin dischiuse le labbra, invitandolo, e gli graffiò i fianchi.

Non sembrava che non lo avesse mai fatto. Fu un bacio timido, ma non bavoso e violento come i suoi primi tentativi.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Perché non mi hai baciato?» gli
chiese, quando il silenzio si prolungò.

Taron si massaggiò il viso, scombinando
la barba, ma poi disse: “Non ho mai baciato nessuno, quindi non sono bravo. Tutto qui.”

Colin fu attratto dalle labbra di Taron.
Il fatto che fossero così visibili era un’altra prova che l’uomo si era fatto
sistemare la barba, quando era andato in città. Erano lisce e di un colore più
intenso, e lui desiderò tanto poterle assaporare, dato che prima gli era stato
negato. «Stai dicendo che nessuno ha mai voluto baciare un bel fusto come te?» domandò, passando le dita tra la barba morbida e profumata.

Taron scosse il capo, ma sogghignò. “Adulatore.”

Colin si morse il labbro, attratto dal calore del corpo di Taron come un gatto da un puntino laser. «Forse potrei essere il tuo primo?»

Taron sbuffò. “Potrebbe andare male. Mi piace scopare, ma non mi interessa avere un ragazzo.”

Colin aggrottò la fronte, pronto a tirarsi indietro.
Era offeso. Lo era davvero, cazzo.

«Che sfortuna, perché hai detto tu stesso che non andrò da nessuna parte»”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Potresti occuparti dei lavori di giardinaggio?” Da quando si era
rammollito? Quel ragazzo lo stava cambiando. Gli era sempre piaciuto
addormentarsi con un gatto ai suoi piedi, e adesso stava prendendo in
considerazione la possibilità di spostare il suo letto nel bunker. Potevano
dormire insieme e, se ne avessero avuto voglia la mattina, fare sesso.
Colin sussultò e allacciò le braccia attorno alla sua vita. Un’espressione di pura gioia, che Taron non aveva mai visto, comparve sul suo viso. «Sì! Mi piacerebbe tantissimo, e non avrò problemi nemmeno a occuparmi di te,» sussurrò, con voce suadente.
Una valanga di emozioni soffocò Taron.
Non se la sentì di allontanare da sé il ragazzo, sebbene volesse mantenere un
rapporto di sola reciproca convenienza. Aveva creato una diga attorno ai suoi
sentimenti, per così tanto tempo, che li aveva dimenticati, ma erano pronti a tracimare.
Perché diavolo si stava punendo in quel modo? Colin non si sarebbe mai
affezionato a lui.
“So che non è l’ideale.”
Colin rimase in silenzio per un po’,
ma poi gli accarezzò il petto, facendogli galoppare il cuore. «Perché non vuoi
baciarmi?» gli domandò alla fine.
Taron si leccò le labbra, imbarazzato da quella verità, ma c’era un altro problema più imminente.
Qualcuno stava guidando verso la casa.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“«Non partiranno delle scariche la notte o roba simile?»
“No. È telecomandato e ha un localizzatore. La scossa partirà se scapperai, ma se mi ucciderai e ti allontanerai, allora prenderai ugualmente la scossa.”
Non erano le parole più dolci che desiderava sentire dall’uomo che lo aveva appena scopato, ma la situazione in cui si trovava non era di certo normale.
Girò tra le mani quel collare pesante con un po’ di riluttanza. «Non potrei ucciderti. Dentro di me ho abbastanza sperma che potrei essere te al cinque percento.»
Taron emise uno strano grugnito e gli scombinò i capelli.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Colin fremette, e avvicinò la mano addormentata alle labbra, ripulendosi ancora una volta dai resti del suo orgasmo. Si sentiva così pieno. Come se appartenesse completamente a qualcuno. Sebbene sapesse che i suoi sentimenti sarebbero potuti cambiare quando quel momento di pura estasi sarebbe finito, in quel momento non desiderò trovarsi da nessun’altra parte. Voleva stare sotto Taron. Nella gabbia. In quel bunker. Nei
boschi, nel bel mezzo del nulla, nel West Virginia.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“La cosa peggiore di quella
situazione era che, da quando avevano scopato in mezzo al fango, la noia aveva
portato Colin in uno stato di pura follia, in cui non faceva altro che
immaginare Taron che entrava nella gabbia, riempiendo lo spazio disponibile con
il suo corpo possente, per riversargli di nuovo dentro il suo seme e per
strusciarsi su di lui, avvolgendolo con il suo sudore che sapeva di uomo vero.

Inoltre, dato che non voleva che
Taron scoprisse che aveva certe fantasie, leccava ogni volta le tracce del
proprio orgasmo, immaginando che appartenessero al suo rapitore. Ciò che Taron
non sapeva, non poteva usarlo per ferire Colin.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Colin non provò nemmeno a protestare
quando lo spinse nella gabbia. Non importava quanto fosse logico per lui
tenerlo rinchiuso, semplicemente non riteneva giusto lasciarlo lì senza una rassicurazione, dopo il piacere che avevano condiviso.

L’atmosfera divenne ancora più
intensa della prima notte, e Taron percepì una strana sensazione al petto,
quando il ragazzo si rifiutò di guardarlo. Era nascosto dietro le sbarre mentre asciugava il sangue che gli colava dal naso. Si mise davanti a Colin affinché vedesse le parole che voleva comunicargli.

“Renderò tutto più facile.”

Colin deglutì e si voltò, mettendosi
in un angolo della sua minuscola prigione. «Puoi dipingerla d’oro, ma sarà
sempre una gabbia»”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Era sempre stato lui ad avere il
controllo con i suoi partner sessuali, anche se preferiva essere passivo. Quella
situazione era completamente diversa. Era una pazzia senza alcuna sicurezza. Odiava
Taron per avergli sconvolto la vita, per averlo tenuto prigioniero; tuttavia,
non riuscì a trovare alcun difetto nel cazzo ancora duro dentro di lui. Bramava
poter adorare quell’uccello maestoso con la lingua e addormentarsi con la testa
tra le sue cosce forti e pelose.
Quando l’eccitazione fu rimpiazzata
dalla stanchezza, la fisicità di quella situazione gli travolse i sensi. Rimase
disteso in mezzo al fango, ancora più sporco di prima, mentre il suo culo
bruciava come se il cazzo di Taron fosse stato ricoperto di pepe di Cayenna, e
quando il suo rapitore si allontanò, una scia bagnata accompagnò l’uscita
dell’uccello, scivolando tra le sue natiche e colando fino alle palle.
Riusciva a malapena a respirare.
Che cazzo aveva fatto?”
K.A. Merikan, Wrong Way Home
“Non urlare, o ti imbavaglierò,
capito?”
Colin sorrise quando si avvicinò,
con gli occhi che lo guardavano da sotto; anche la differenza dei loro corpi lo
fece sembrare così piccolo al confronto. «Lo prometto.»
Quando Taron allacciò il collare sul
collo snello di Colin e chiuse il gancio, sentì le sue palle pronte a esplodere
per l’eccitazione al pensiero che quel ragazzo gli appartenesse.
Era sbagliato? Sì, lo era.
Era grandioso? Assolutamente.”
K.A. Merikan, Wrong Way Home

« previous 1