Dante Quotes
Dante: Una vita in esilio
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Chiara Mercuri32 ratings, 3.53 average rating, 5 reviews
Dante Quotes
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“Il modo per tornare a vedere cosa sia accaduto a Dante, però, c’è. Dobbiamo leggere la cronaca di Dino Compagni e smettere di leggere quella di Giovanni Villani, perché il primo dice la verità, il secondo mente. È facile comprendere il perché: Giovanni è uno storico organico al partito dei vincitori, Dino appartiene a quello dei perdenti.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Della Cronica di Dino Compagni si trova in rete l’ottima edizione curata da Gino Luzzatto per Einaudi nel 1968;”
― Dante: Una vita in esilio
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“Magari, invece, è Matelda a chiamarlo per l’ultima volta: Matelda che canta e intreccia le sue ghirlande, invitandolo dolcemente ad attraversare il fiume.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Peccato non poter conoscere l’ultima immagine che gli è passata davanti agli occhi, l’ultima accarezzata per farsi forza di fronte all’avanzare del freddo.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Non è scontato, ma non è neppure così arbitrario, ritenere che anche per Dante le cose andarono così. Dopo anni d’inquietudine, di dolorose tribolazioni, a Ravenna, aveva portato a compimento la Commedia, aveva messo in salvo la famiglia e sistemato i figli. Calo della tensione e morte.”
― Dante: Una vita in esilio
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“È un dato statistico, le donne dopo il parto riprendono ad ammalarsi seriamente solo dopo il terzo anno di età dei figli. Solo nel momento in cui il figlio è ormai svezzato e abbastanza forte da potercela fare da solo – quando l’accudimento diviene cioè meno urgente – il calo fisiologico della tensione consente di nuovo l’attacco a virus e batteri. È la testa, la psiche, che ha poteri illimitati sul corpo. Molto più la psiche sul corpo che il corpo sulla psiche.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Boccaccio definirà la Commedia «un pavone dai piedi sozzi di fango»; Dante sembra rispondergli in anticipo: col fango, dal fango vuole il suo risarcimento. Quel fango che tanto gli somiglia, che somiglia a ciò in cui si è trasformata la sua vita: un inferno, una tragedia, quella attraverso cui è costretto a passare ogni uomo sveglio. Tornare rinnegando la Commedia non avrebbe alcun senso. Ora non c’è più alcuna separazione tra lui e la Commedia, lui sta dentro alla Commedia, e chi rigetta la Commedia, in verità, rigetta lui.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Il volgare, invece, tirava fuori la parte peggiore dell’uomo; era troppo diretto, troppo immediato, troppo passionale. Chi, come Dante, se ne serviva per fare poesia finiva, infatti, per apparire egli stesso come un cane rancoroso, in luogo di un poeta sublime e raffinato. Inoltre – dichiarava Giovanni – quel suo sforzo di «portare la conoscenza», di spiegare l’universo e l’oltretomba «alle bestie» era vano perché «le bestie» – per definizione – non hanno capacità di comprenderlo: Ma è più facile che con questa cetra tu riesca a commuovere il delfino ricurvo, e che Davo risolva gli enigmi della sfinge misteriosa, piuttosto che il volgo ignorante possa raffigurarsi gli abissi del Tartaro e i segreti del cielo. (Giovanni a Dante, Egloga I, 8-11)”
― Dante: Una vita in esilio
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“Dante poteva addentrarsi nelle bassezze della Commedia, muoversi nel suo disordine, familiarizzare con le sue infezioni, senza restarvi invischiato, senza precludersi la possibilità di risalire poi «a riveder le stelle». Era una dote rara, Giovanni questo lo comprendeva appieno. Capiva che il virtuosismo stilistico, l’abilità retorica, la vastità dell’erudizione si potevano in qualche modo acquisire, ma che, al contrario, la capacità di dare vita ad una materia nera, cruda, dura, senza lasciarsene sporcare, quella no.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Per Dante il sapere non è né prestigioso né alto, ma qualcosa cui tutti, come insegna Aristotele, naturalmente aspirano e a raggiungere il quale tutti devono essere aiutati: Tutti gli uomini naturalmente desiderano di sapere. (Convivio, I, I, 1)”
― Dante: Una vita in esilio
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“Molti sono che amano più d’essere tenuti maestri che d’essere. (Convivio, I, XI, 11)”
― Dante: Una vita in esilio
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“«Portare il pane agli affamati» è un obbligo morale per Dante: il ricco deve dare perché ha, il filosofo deve insegnare perché sa. A Giovanni sfuggiva che la carità non è solo elargizione di beni materiali, ma anche, e forse soprattutto, di beni spirituali. Nel Convivio, che è il vero manifesto del suo pensiero, Dante lo dice con chiarezza: conoscere ha senso solo quando lo si metta in comunione con gli altri.”
― Dante: Una vita in esilio
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“«Portare il pane agli affamati» è un obbligo morale per Dante: il ricco deve dare perché ha, il filosofo deve insegnare perché sa. A Giovanni sfuggiva che la carità non è solo elargizione di beni materiali, ma anche, e forse soprattutto, di beni spirituali.”
― Dante: Una vita in esilio
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“A ciascuno piace ciò che è conforme alla propria natura. (Dante a Giovanni, Egloga IV, 24)”
― Dante: Una vita in esilio
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“(Giovanni a Dante, Egloga, I, 6-24)”
― Dante: Una vita in esilio
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“Inoltre nessuno di quella nobile schiera di poeti tra cui tu sei sesto, neppure quello che tu segui per la tua ascesa al cielo, scrisse mai nella lingua della piazza.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Fu così la prima volta in cui Dante usò il verso nobile dell’epica classica e probabilmente lo fece in reazione all’ostentato livello formale della lettera del suo interlocutore. In Dante dovette pure giocare l’inconscio desiderio di mostrare a Giovanni – semmai quello fosse stato un tentativo di metterlo alla prova – che lui nella lingua di Virgilio scriveva quando voleva.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Nell’epistola di Giovanni, Dante dovette leggere, tra le righe, questa sua oscillazione d’animo, quest’imbarazzo, infatti gli rispose con una lettera altrettanto ricercata, un’epistola sostenuta, che prese la forma dell’egloga virgiliana.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Le cantiche della Commedia di Dante che Giovanni del Virgilio aveva letto – l’Inferno e il Purgatorio – gli apparivano potenti ed originali, ma irrimediabilmente compromesse dall’uso di quella lingua così indisciplinata e colloquiale e da quello stile comico, realistico, basso e dimesso.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Giovanni del Virgilio aveva conosciuto Dante pochi mesi dopo il suo trasferimento da Verona e ne era divenuto profondo estimatore. Poiché egli era professore di grammatica e retorica all’università di Bologna aveva iniziato pure a cercare strategie per tirarlo dentro a quella cultura che per lui davvero contava, quella accademica. Giovanni aveva compreso il valore di Dante ed era deciso pure a coinvolgerlo in quella cerchia di intellettuali che tra Padova e Bologna stavano dando avvio ad un circolo preumanista”
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“Guido offrì agli Alighieri la disponibilità di una casa: non più stanze a corte, non più mangiare il pane altrui, non più salire e scendere scale estranee né sognare in casa d’altri:”
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“intestando al primogenito dei suoi figli, Pietro – a Dante non sarebbe stato possibile a motivo delle sue condanne –, il rettorato di due chiese ravennati, Santa Maria in Zenzanigola e San Simone de Muro,”
― Dante: Una vita in esilio
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“Nel 2004 il corpo di Cangrande Della Scala – morto qualche anno dopo Dante – fu estratto dal suo sarcofago per essere analizzato dai paleopatologi. Accade di rado che i cadaveri conoscano un così perfetto processo di mummificazione come avvenne al corpo di Cangrande. In questi casi, i paleopatologi vanno per così dire «a nozze» in quanto possono finalmente affondare le mani nel loro sogno più pervicace: i tessuti molli. Nel fegato e nell’intestino di Cangrande furono trovate tracce di digitalis purpurea, una pianta di cui nel medioevo s’ignoravano le qualità terapeutiche, ma si conoscevano bene quelle letali e mortifere: l’ingestione di poche foglie e il cuore smette di galoppare.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Non è colpa nostra, però, se percepiamo le cose in maniera così distorta. Qualcuno ha instillato in noi l’idea che Dante fosse uno spirito sdegnoso, altero, compiaciuto e questo qualcuno è il cronista fiorentino Giovanni Villani.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Ci capita – anche se non lo ammetteremmo mai – di pensare pure che questa «lagna» continua su Firenze e sull’esilio sia esagerata, ossessiva, fastidiosa, pesante, ridondante. Perché chi si lamenta dà sempre un po’ fastidio, fa sempre venire voglia di dire che è stata un po’ colpa sua. Dante lo sapeva, era certo che le cose stiano così: la piaga de la fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata. (Convivio, I, III, 4)”
― Dante: Una vita in esilio
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“Ascolta, guarda, pensa, comprendi, credi lettore, perché questo messaggio è per te, perché tutto quello che è contenuto dentro alla Commedia è per te e a te si rivolge, come un conforto certo, ma anche come un invito, un invito a prendere posizione.”
― Dante: Una vita in esilio
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“Un mondo in cui la giustizia divina – lenta, ma inesorabile – smaschera le trame e riassegna i torti e le ragioni; un mondo in cui i giusti trionfano e i malvagi periscono, in cui le cose tornano ad essere chiamate col loro nome: tradimento il tradimento, coraggio il coraggio, e viltà la viltà.”
― Dante: Una vita in esilio
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“La poesia richiede un’enorme collaborazione del lettore perché essa «è una veritade ascosa sotto bella menzogna» (Convivio, II, I, 3)”
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“La Commedia, dunque, sebbene parli degli stessi eventi di cui parla Dino, li stravolge, li traspone, li reinventa quasi fossero parabole di vita. Lo sguardo di Dante è ormai altrove, verso un ordine superiore delle cose di cui agli uomini sfugge perlopiù il senso; Dante è ormai immerso in quell’«attender certo de la gloria futura»”
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“Questa è la domanda – ormai esistenziale e non più politica – che percorre tutta la Commedia: com’è possibile che la crescita economica abbia potuto portare violenza e disperazione in luogo di sviluppo e felicità?”
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