Out to Win Quotes

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Out to Win Out to Win by Nora Phoenix
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“was shoved so far in the closet he was one step away from finding Narnia.”
Nora Phoenix, Out to Win
“Aprì gli occhi e raddrizzò la schiena. Denver restò seduto, immobile, al suo fianco, e i suoi bellissimi occhi blu come l’oceano furono annebbiati dal dolore e dal dubbio. Fu un duro colpo per il cuore di Judah vedere che Denver si aspettava il peggio. Non credeva che dalla sua bocca potessero uscire buone notizie per lui, per loro.
Judah gli prese la mano e la baciò con dolcezza, puntando gli occhi sull’uomo che amava quando parlò.
«Avanti,» disse. «Si assicuri di dire ai telespettatori quanto soffrissi per via della mia omosessualità prima di conoscere Denver. Sono orgoglioso di essere chi sono, con lui al mio fianco.»
Non appena si erano conosciuti, Judah aveva pensato che Denver fosse bellissimo, ma ai suoi occhi non era mai apparso più stupendo come in quel momento. Con le lacrime agli occhi, Denver si aggrappò alla sua mano come se fosse un’àncora di salvezza e lo fissò come se fosse Dio in Terra. L’amore nel suo sguardo era così puro e profondo che lui restò senza fiato.
«Ti amo,» disse Judah, non riuscendo a controllare le parole. «Ti amo da impazzire. Sei il mio tutto, e niente è più importante di te.»
Ebbe un secondo per prepararsi prima che Denver si lanciasse su di lui. Lo afferrò, facendolo sedere sul suo grembo. Era chiaro che Denver fosse ancora incredulo.
«Per te ne vale la pena, piccolo. Sei speciale. Mi dispiace che mi ci sia voluto tutto questo tempo per capirlo.»
Denver non disse niente, e si limitò a fissarlo con gli occhi spalancati prima di abbassare la testa e arrendersi tra le braccia di Judah, che lo abbracciò con forza e gli baciò la testa. Poi lanciò un’occhiata al dirigente che non aveva un’aria molto felice.
«Avete altro da aggiungere?» domandò Judah. Il silenzio calò nella stanza mentre i dirigenti si fissavano.
«Ci aspettiamo una proposta concreta entro la fine della giornata,» disse Tim. «Vogliamo che il Network riconosca di avere piena responsabilità e che garantisca
un posto ai live sia a Denver sia a Judah. Dopo, lasceremo che siano i telespettatori a decidere il loro destino nella gara, ma attenti, controlleremo le votazioni per assicurarci che vengano rispettate le scelte del pubblico.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Hai visto il mio tatuaggio, giusto?»
Sollevò una manica. «Rappresenta il tefillin, le cinghie di cuoio con un piccolo astuccio quadrato che gli uomini ebrei indossano attorno alle braccia o sulla fronte durante la preghiera mattutina. Contiene una piccola pergamena con le parole della Torah, la legge.»
Denver sfiorò il tatuaggio con un dito, fermandosi sulla scritta. «Che cosa vuol dire?»
«Ahava. La parola ebraica che indica amore. Per me, la Torah parla d’amore, ma non è così che la vedono i miei genitori o la loro religione. Comunque, provai a onorarli come potevo. Continuai a seguire i comandamenti, e misi da parte i miei desideri. Non guardavo gli uomini. Mi masturbavo solamente quando la pressione diventava insopportabile, ma mi costringevo a non pensare a niente mentre lo facevo. Credevo che, se non avessi ceduto all’attrazione che provavo per gli uomini, sarebbe scomparsa, e poi ho incontrato te.»
Denver giocò con la sua mano, tenendo lo sguardo basso. «Lo rimpiangi?»
Judah gli sollevò il mento con l’indice destro. «No. Mai. La mia vita era così buia prima di te. Mi hai ridato la luce e la felicità, Denver. Mi hai riportato in vita.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Ho paura,» disse alla fine, asciugandosi gli occhi.
«Di cosa?»
«Di spostare tutta l’attenzione su di me… non lo so.»
Denver si raddrizzò e costrinse Judah a guardarlo negli occhi. «Si tratta di me, e di te. Una persona molto saggia mi ha detto che comunicare è importante in una relazione, sai.»
Un sorriso debole comparve sulle labbra di Judah. «Davvero? Che cazzo ne sapeva?»
«Oh, piccolo… ne sai più di quanto tu creda. Siamo insieme in questa storia. Troveremo una soluzione. Finché resteremo insieme…»
«Mi dispiace se ho mandato tutto a puttane aprendo bocca durante la riunione.»
Denver lo fissò. «Non hai rovinato niente. Al contrario,» proseguì. «È stato… perfetto. Io…» si interruppe, ma Judah non ebbe problemi a capire che cosa volesse dire, anche se non poteva.
«Va tutto bene, piccolo. Troverai le parole quando sarai pronto a dirmi che mi ami.»
Denver lo fissò da dietro le sue ciglia lunghe. «Credi che io ti ami?»
Judah gli sorrise debolmente. «Lo so. Hai un viso molto espressivo, quindi non puoi nascondermelo, ma capisco che tu sia spaventato al pensiero di dire quelle parole, quindi va bene. Niente pressioni. Devi credermi quando dico che non ti lascerò mai più, Denver. È una promessa.»
Denver annuì e, per la prima volta, Judah ebbe la sensazione che gli credesse. Denver aveva ragione, avrebbero trovato una soluzione. Insieme.”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«È stato quel pensiero che mi ha aiutato. Un momento prima ero quasi paralizzato dalla paura al pensiero che potessi diventare violento con me, quello dopo ho capito che non mi avresti mai fatto del male. Non potevi. Mi ami troppo.»
«Sì, sei il mio tutto, bubbeleh.»
Denver sollevò lo sguardo non appena sentì quella parola sconosciuta palesemente in yiddish. «Come mi hai chiamato?»
Judah gli sorrise con dolcezza. «Bubbeleh. Letteralmente significa piccola bambola, ma è l’equivalente yiddish per piccolo o tesoro. Ti si addice.»
«Non hai mai parlato yiddish con me,» mormorò.
«Sto cercando di mostrarti ogni aspetto di me, come avevamo stabilito. È una parte importante di ciò che sono.»
«Ripetilo.»
«Sei il mio bubbeleh, Denver. Ti amo.»
Lui chiuse gli occhi, sfiorando di nuovo il viso contro Judah. Adorava essere stretto in quella maniera. Le sue braccia forti rappresentavano un luogo sicuro, dove era protetto e amato, e lontano dalla violenza e dalla paura”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Mi dispiace per quello che ti è successo. Quello era tuo padre, vero?»
«Sì. Sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontarlo, ma non mi aspettavo che sarebbe successo questa sera.»
La sua voce era così afflitta che a Denver si spezzò il cuore. Senza nemmeno pensarci, gli accarezzò il petto con la mano sinistra, poi andò più in basso, sul suo addome, e poi scese ancora. All’improvviso, Judah lo fermò, baciandogli la mano prima di riportarla sul suo petto.
«Non mi vuoi?» domandò Denver con gli occhi appannati dalle lacrime per quel rifiuto.
«Non così. Piccolo, sto soffrendo davvero, ma fare sesso con te, per quanto lo adori, non mi aiuterà a stare meglio.»
Denver rifletté sulla sua frase. Judah era sincero, ma c’era qualcosa che non andava. Si sentiva rifiutato, ma perché?
«Denver, ti prego, ho bisogno che mi ascolti. Ti amo, e amo fare l’amore con te, ma è di questo che si tratta, un’espressione di amore tra noi due. Non posso scacciare la rabbia e il dolore con il sesso e, anche se potessi, non vorrei mai farlo. Finirei con lo sminuire ciò che c’è di bello tra di noi e trasformarlo in qualcos’altro, una specie di valvola di sfogo. Il sesso con te è molto più prezioso di così, bubbeleh. Voglio fare l’amore con te, assicurarmi che tu provi lo stesso piacere che provo io, e non sfogare la rabbia su di te. Anche quando sperimentiamo un po’ o ti lego, non si tratta mai di rabbia vera. Cerco sempre di farti stare bene. Non voglio nemmeno che tu usi il sesso per accontentarmi, o per aiutarmi a sfogare la rabbia o altro.»
Era esattamente quello che aveva fatto. Aveva provato a usare il sesso per farlo stare meglio. Si era preparato a subire la sua rabbia, a lasciare che si sfogasse su di lui. Si sentì così piccolo di fronte a quell’uomo che, nonostante la poca esperienza con il sesso e con le relazioni, era riuscito a vedere tutto in maniera chiara.
«Mi dispiace,» sussurrò”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Non ha mai risolto i suoi problemi con la rabbia, piccolo. Ti usava per sentirsi meglio, almeno per un po’. Era sempre arrabbiato. L’ho visto sul suo volto questa sera e, se devo essere sincero, mi ha spaventato. Non posso nemmeno immaginare quanto debba essere stato terribile per te vivere con lui.»
Aveva ragione, no? Nella sua testa, come anche in terapia, Denver si era concentrato soprattutto su quello che doveva fare per evitare di ritrovarsi in una situazione simile. Aveva discusso la possibilità di diventare più determinato a proteggere i suoi limiti. Aveva trascorso un numero infinito di incontri con il suo terapista a parlare di comportamenti abusivi e come rintracciare i segnali. Inoltre, avevano anche discusso della violenza fisica, del fatto che non fosse mai stata colpa sua. Tuttavia, durante tutte le loro conversazioni e le riflessioni su Cody, non si era mai reso conto di quanto fossero diventate abitudinarie alcune azioni, come offrire il suo corpo.
«Non lo sapevo,» disse, sentendosi improvvisamente molto triste. Cody lo aveva privato di tanto, non solamente della sua dignità e dei soldi. Gli aveva anche rubato l’innocenza, in un certo senso, un’ingenuità che aveva sempre caratterizzato Denver, ma che aveva perso durante il corso della vita. «Giuro che non sapevo quanto fosse diventata contorta la mia visione del sesso.»
«Lo so, piccolo. Va tutto bene. Troveremo una soluzione anche per questo. Insieme»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«È il sole in persona, e ho provato subito una forte attrazione per lui. Denver ha un talento incredibile, è una persona felice, gentile, e la cosa più straordinaria è che anch’io gli piacevo. Prima siamo diventati amici, poi qualcosa di più.»
Mostrarono altre scene adorabili in cui lui e Denver si divertivano e si baciavano.
«Considerato il tuo passato, direi che è un passo avanti enorme per te,» rispose Brock quando il video tornò a concentrarsi su di lui e Judah sulla panchina, prima di allargare la ripresa e mostrare Denver seduto al fianco di Judah.
«Sì. Denver una volta ha fatto una battuta, dicendo che ero così dentro l’armadio che avrei trovato Narnia.»
Il pubblico scoppiò a ridere e quello lo aiutò a rilassarsi.
«Ma lui non merita di avere una relazione clandestina, ecco perché siamo qui.»
«Credi che questo influenzerà la vostra performance nella trasmissione?»
«Penso che saremo felici di non dover più fingere di essere solamente dei conoscenti dopo che questa intervista sarà andata in onda. Inoltre, credo che ci renderà più forti perché ci sosteniamo a vicenda.»
Brock sorrise quando Judah prese la mano di Denver proprio come gli avevano detto. Avevano seguito un copione perfetto. «E se doveste scontrarvi?»
Un sorriso sghembo comparve sul volto di Judah. «Spero di no, perché perderei di sicuro. La sua voce è incredibile, ed è anche un musicista e un cantautore di talento. Se dovessimo arrivare a quel punto, direi alle persone di votare per lui.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Magari possiamo chiedere a Denver di tornare sul palco per sostenere il suo uomo,» disse Brock.
Qualche secondo dopo, Denver quasi corse da Judah e lo abbracciò con forza, scatenando ancora di più gli applausi e i fischi di apprezzamento del pubblico. A lui non importava di niente in quel momento. Aveva bisogno di aggrapparsi a Denver per qualche secondo, per trovare la forza necessaria per quel passo. Abbassò la testa quando Denver si avvicinò.
«Ti amo,» sussurrò Denver. Gli afferrò la testa e si avvicinò con la bocca al suo orecchio. «Sarò anche il sole in persona per te, ma tu sei la mia roccia, la mia torre indistruttibile. Ti prendi cura di me, mi proteggi, e ti amo da impazzire. Adesso, canta come si deve e rendimi orgoglioso di te.»
Gli spinse leggermente la testa indietro e, senza esitazione, lo baciò con dolcezza. Un sorriso comparve sul volto di Judah.
«Non so che parole magiche ti abbia sussurrato, ma sembra che sia stato bello,» disse Brock con un sorriso.
«Molto di più. È stato perfetto.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Non lo voglio. Non voglio ricordare di continuo quello che mi ha fatto quello stronzo. Come posso guarire?»
«La prima cosa è chiedere aiuto. Ci sono stati molti progressi nei trattamenti per la DPTS, ed esistono parecchie tecniche che potrebbero aiutarti. Prova tutte quelle che puoi finché non troverai quella più adatta per te.»
«Qual è la tua?» chiese Denver.
Tim spostò lo sguardo su Nathan. «Nathan. È lui la mia cura. Possiede la capacità di percepire quando sono stressato ed è in grado di evitare che abbia un attacco. È sorprendente.»
«Sono la versione umana di un cane da terapia,» disse Nathan con un sorriso.
Tim sembrò perdersi nei suoi pensieri per un secondo, e poi tornò a concentrarsi su Denver. «Puoi farcela, ragazzino. Finché avrai il coraggio di affrontare la situazione a testa alta, troverai una soluzione.»
«Ma ragazzi,» intervenne Nathan. «Posso dirvi una cosa piuttosto personale?»
Denver annuì, incuriosito.
«Sebbene rispetti la vostra scelta di astenervi dal sesso, credo che dovreste riconsiderarla. Sei più stressato nelle ultime settimane, e la situazione con Cody sta solamente aggravando le cose. Hai bisogno di uno sfogo o gli attacchi peggioreranno»
«Stai dicendo che dovremmo fare sesso?» domandò Judah, diventando serio.
«Sto dicendo che dovresti dargli ciò di cui ha bisogno.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Ho smesso di avere paura di te. Ho una vita, una carriera musicale da iniziare e, cosa ancora più importante, un uomo da amare. Ti augurerei il meglio, ma non lo farò. Spero di non rivederti mai più.»
Si voltò e tornò da Judah che lo accolse a braccia aperte. Si sentì stranamente leggero, come se si fosse liberato dalle catene che aveva indossato per troppo tempo.
«Sono così orgoglioso di te,» gli sussurrò Judah tenendolo stretto.
«Sono pronto per vivere davvero e dimenticare la paura. Voglio essere felice con te, Judah.»
Judah lo baciò con dolcezza. «Anch’io, bubbeleh. La nostra vita insieme sta per iniziare.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Denver lo fissò con un’espressione raggiante sul viso. «Per sempre,» ripeté.
Judah si abbassò e baciò Denver con trasporto di fronte a milioni di spettatori, mentre lo studio scoppiò in un altro giro di applausi.
Era davvero il momento migliore della sua vita”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Il televoto è aperto per Judah e Denver. Assicuratevi di votare per uno di loro o per entrambi, inviando un messaggio o usando Twitter. Scrivete Judah o Denver e inviatelo al numero in sovraimpressione, o tweettate per il vostro artista preferito con l’hashtag singjudah o singdenver,» spiegò con chiarezza Brock prima di rivolgersi a Judah. «Judah, Grunt ha detto che hai permesso a Denver di brillare questa sera. Sei anche disposto a farlo vincere?»
Judah strinse la mano di Denver, che tremò nella sua. «Assolutamente. Spero che vinca, perché se lo merita.»
«Stai dicendo che non ti dispiacerebbe perdere con lui?»
Judah sorrise, tenendo lo sguardo fisso su Denver. «Ho già vinto. Non ho bisogno d’altro se avrò lui al mio fianco. Per sempre.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Denver, resta con noi,» ordinò Tim con la sua voce autoritaria che richiedeva obbedienza. Quando era arrivato?
«Sei al sicuro, Judah è con te, e noi ti guardiamo le spalle. Apri gli occhi, Denver.»
Ebbe difficoltà a fare come richiesto.
«Judah, fallo sedere sul tuo grembo. Fagli sentire che lo stai stringendo. Deve capire di essere al sicuro.»
Le braccia forti di Judah lo sollevarono, portando entrambi sul pavimento, dove Denver cercò conforto contro quel petto muscoloso. Judah gli mormorò parole d’amore, inebriandolo con il suo profumo Calvin Klein che, come gli aveva confessato, metteva per farlo impazzire. Non che gli dispiacesse, dato che lo aveva comprato anche per sé. Quelle braccia lo strinsero ancora di più, facendolo sentire davvero protetto. Non gli poteva succedere niente in quel posto, non mentre Judah lo abbracciava.
Era al sicuro.
Amato”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Il Bel Ragazzo ha un cervello,» disse, sentendosi insicuro perché Denver sembrava sapere qualcosa che gli era sfuggita. Un dettaglio cruciale, cazzo.
«Smettila di chiamarmi così.»
«Perché? È vero, no?»
«Credi che sia bello?»
Judah cominciò ad agitarsi, a disagio su quell’argomento, anche se era stato lui a tirarlo fuori. «Cazzo, ti guardi mai allo specchio?»
Non appena chiamarono Denver, si voltarono entrambi. Denver si alzò senza problemi, facendo attenzione alla chitarra. Dopo pochi passi si voltò e fissò Judah ancora seduto sul pavimento.
«Con il rischio di ricordarti il motivo per cui non ti piaccio, volevo dirti che gli uomini completamente etero di solito non dicono a un uomo che è bello. Volevo solamente fartelo presente. Ieri te la sei cavata perché eri circondato da persone, ma oggi è andata diversamente. Mi hai chiamato Bel Ragazzo per due volte, e poi hai confermato che lo pensi davvero. Fai attenzione, perché qualcuno potrebbe sospettare che tu abbia un debole per me.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Perché quel tipo era diventato ostile così all’improvviso? Si erano divertiti fino a quel momento, anche se lui non era gay. Che cosa era cambiato? Forse la sua omosessualità così evidente lo aveva spaventato? A chi importava. Di certo non erano destinati a essere grandi amici, soprattutto perché erano così diversi.
«Buona fortuna, allora. Hai una voce fantastica, quindi sono sicuro che arriverai alle blind audition,» disse. Sua madre gli aveva sempre insegnato a essere gentile con gli altri. Era la difesa migliore contro l’odio e il pregiudizio.
Per un secondo, Judah lo fissò come se lo stesse prendendo per il culo. «Sì, come ti pare,» esclamò prima di scuotere il capo e andare via.
Okay. Il Rockettaro si era trasformato nel Tipo Scontroso”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Perché sei così gentile con me?» Quelle parole gli sfuggirono prima di rendersene conto.
Denver gli sfiorò di nuovo la spalla prima di fare il giro del tavolo per prendere il piatto e la tazza di tè. «Forse non sei l’unico coglione qui.»
Judah lo seguì con gli occhi finché non uscì dalla stanza, sentendosi particolarmente solo e vuoto”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Aspettò quasi due ore che chiamassero il suo nome e, per tutto il tempo, il Rockettaro continuò a intrattenere la folla con la sua musica. Aveva cercato di studiarlo senza però essere beccato mentre lo fissava. L’energia di quel tipo lo affascinava. Era ovvio che sapesse come coinvolgere il pubblico, dato che tutti pendevano dalle sue labbra… a eccezione di Denver. I loro sguardi si incrociarono di tanto in tanto, sebbene nessuno dei due volesse ammetterlo, né si tirarono indietro dalla sfida bizzarra scoppiata tra di loro”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Oh, sarei una regina da urlo,» scherzò.
Lei scoppiò a ridere e gli porse la mano. «Sono LaVine.»
La sua stretta di mano era forte, sicura. Gli piacque subito. «Denver.»
«Suppongo che tu giochi per la squadra avversaria, giusto?»
Un ghigno enorme comparve sul suo volto. «Suppongo che
tu sia venuta al mondo senza filtro verbale, no?»
«Tesoro, non ho bisogno di filtri. La vita è più divertente quando dici quello ti pare.» Non avrebbe potuto essere più d’accordo, anche se non avrebbe mai funzionato per lui”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Hai detto che ami i miei occhi, quindi sto verificando se ricordi il colore. Le donne lo fanno sempre, sai. Devi essere specifico quando fai loro un complimento.»
«Oh.» Judah restò in silenzio per un secondo. «I tuoi occhi mi ricordano l’oceano in una giornata perfetta. Sono cresciuto in città, ma ho sempre avuto un debole per l’oceano, per il mare. Adoro anche prendere il traghetto per Staten Island. In un certo senso, quando mi trovo in acqua, mi sento più tranquillo, più in pace e libero. I tuoi occhi mi ricordano quella sensazione.»
Denver riaprì lentamente gli occhi, quasi impaurito dell’espressione che avrebbe trovato sul volto di Judah. Le sue parole erano state stupende, ma non potevano rispecchiare davvero i suoi sentimenti. Doveva essere un attore incredibile per riuscirci. Non appena i suoi occhi incrociarono quelli di Judah, non trovò lo sguardo seducente da grande attore che si era aspettato. Vide paura.
Il suo primo istinto fu di avvicinarsi a lui e dirgli che era tutto a posto, ma prima che Denver potesse fare o dire qualcosa, Judah si riprese e un sorriso falso comparve sul suo volto. «Qualcosa del genere?»
Denver annuì. «Esatto,» sussurrò.
Il sorriso di Judah scomparve, ma continuò a fissarlo dritto negli occhi.”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Doveva darsi una calmata. Judah andò in bagno e si sciacquò il viso con dell’acqua fredda. Che diavolo gli era venuto in mente? Era stato un vero idiota a flirtare con Denver in quel modo. Tutto di lui lo attraeva e gli faceva venir voglia di smetterla di essere sempre così attento. Quel tipo era un fiore al massimo del suo splendore che lo chiamava come se fosse un’ape sotto il suo incantesimo. Non aveva mai conosciuto nessuno che avesse un tale effetto su di lui. Era esilarante e spaventoso allo stesso tempo, cazzo.
Stargli lontano non era possibile. Non solo era convinto che entrambi sarebbero arrivati parecchio avanti nella gara, ma non voleva stargli lontano. Il pensiero di non parlargli mai più o di non rivedere quegli occhi blu come l’oceano gli faceva venire la nausea.
Amici. Potevano essere amici. Anche un tipo che non aveva problemi a dichiarare la sua omosessualità come Denver aveva amici maschi, no? Se continuava a fingere e a smetterla di provarci con Denver, nessuno avrebbe mai sospettato niente”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Il cinismo non ti dona.» Studiò il volto di Denver per qualche secondo. «Sembra falso, come se stessi cercando di essere qualcuno che non sei. Non sei un tipo cinico. Non è nella tua natura.»
«Davvero?»
«Mangi ciambelle con zuccherini rosa, e indossi un cappello celeste. Sei una persona felice, Denver, anche spumeggiante, e non cinica e amareggiata.»
Denver inclinò leggermente il capo, posando i suoi occhi blu come l’oceano su Judah. «Sai, la gente cambia.»
Dato che aveva un ex come quello significava che dietro ci fosse una storia complicata. Una storia che doveva aver lasciato delle cicatrici. Denver era rimasto scottato, ed era probabile che soffrisse ancora. Non significava che dovesse durare per sempre, però. «Certo, ma non possono cambiare la loro natura. Ritroverai la tua strada»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Andiamo,» esclamò con impazienza.
Judah rimase seduto, pietrificato sulla sedia. Poteva accettare la sua offerta. Tecnicamente, Denver non glielo aveva chiesto, lo aveva appena menzionato. Autoritario e cocciuto… e così bello, maledizione. Soprattutto con i suoi occhi che in quel momento sembravano in balia delle fiamme. Aveva un’anima forte avvolta in quel pacchetto adorabile.
Lo sguardo di Denver si addolcì. «Andiamo, Judah. Il tuo orgoglio è più importante della tua salute?»
Diciotto centimetri. Avrebbe dovuto rivolgersi a un rifugio per senzatetto, una prospettiva che aveva evitato a ogni costo fino a quel momento… ed era certo che, ormai, fossero tutti pieni. Denver aveva ragione. Doveva mettere da parte l’orgoglio. «Grazie,» riuscì a dire, anche se gli costò un certo sforzo”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“A volte le loro braccia si sfiorarono e, quando allungarono la mano contemporaneamente per prendere l’insalata, Denver sentì una scossa attraversargli il corpo. Non riusciva a ignorare l’effetto che Judah aveva su di lui. Erano quasi come due calamite attratte dalla stessa forza. Sembrava romantico, ma non lo era, perché rendeva quella situazione maledettamente complicata.”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“All’inizio, si era arrabbiato con se stesso e anche con Denver, come se avesse potuto farci qualcosa se aveva quell’effetto su di lui. Non poteva nemmeno accusarlo di aver flirtato, soprattutto perché neanche lui aveva incoraggiato niente di simile. Judah desiderava davvero provare rabbia verso se stesso, magari essere anche disgustato dal proprio comportamento, ma come poteva se la presenza di Denver gli dava tanta gioia? In quel momento, mentre Denver dormiva pacificamente tra le sue braccia, si sentì felice come non mai. Sembrava la cosa giusta, come se fosse quello il suo posto.”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Ti insegnerò, ma a una condizione. Per ogni cinque minuti di lezione, risponderai con sincerità a una delle mie domande, senza eccezioni, e non potrai rifiutarti. Prendere o lasciare.»
Judah avrebbe dovuto dire di no. Se non per il bene di Denver, almeno per il suo. Perché aveva accettato di rispondere alle sue domande? Non che potesse nascondere niente a quel piccolo sensore di bugie umano. Era certo che avrebbe potuto trovare altri disposti a insegnargli come leggere la musica. Perché aveva accettato la sua proposta?
Il giorno prima lo aveva cacciato, dicendogli di non essere disposto a sacrificare le sue ore di sonno, così gli aveva chiesto di vedersi il giorno successivo subito dopo cena, sempre che facesse sul serio. Ed eccolo lì, pronto a bussare alla porta di Denver per dei motivi che nemmeno lui riusciva a comprendere. Sapeva solamente che desiderava trovarsi lì. Prima di tutto, aveva bisogno di imparare a leggere la musica ma, dentro di lui, sapeva che c’era dell’altro. Gli bastava stare vicino a Denver per essere felice. Forse sarebbe bastato”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Chiuse gli occhi e si lasciò avvolgere dalle sensazioni che quel corpo maschile tra le sue braccia gli regalarono. Prese un respiro profondo quando il profumo di Denver lo inebriò. Cazzo, sì. Era quello che voleva, quello di cui aveva bisogno… proprio come Denver, a quanto sembrava.
Denver si accoccolò ancora di più, strusciandogli il sedere contro l’uccello, che rispose con fervore. Era inutile fingere che non fosse attratto da Denver. Diamine, non era una semplice attrazione, perché il suo corpo era sempre vigile e rispondeva a ogni singola mossa del ragazzo tra le sue braccia. Solamente guardare quel corpo esile con quel culo sodo gli provocò un’erezione. Il suo orgasmo prematuro e imbarazzante quando avevano pomiciato aveva dimostrato quanto gli piacesse.
Non poteva più lottare contro i suoi impulsi. Non voleva. Ne aveva bisogno, lo desiderava”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Quella sedia non era il posto adatto. Era troppo minuscola, cavolo. Era necessario che si spostassero. Forse sul letto?
Il letto.
Un’immagine gli attraversò la mente. Loro due, nudi. Il suo corpo slanciato su Denver. Le sue mani che allargavano quel sedere perfetto e sodo.
Che cosa avrebbe provato a penetrarlo? A fare quello che non si era mai permesso nemmeno di pensare?
A Denver sarebbe piaciuto? Aveva molta più esperienza. E se lui non fosse stato all’altezza? Se fosse stato troppo grosso? Sebbene fosse inesperto, sapeva di essere più grosso della media. La sua asta aveva un maggiore spessore. E se avesse fatto del male a Denver?
E se Denver avesse preferito capovolgere le loro posizioni? Restò di ghiaccio a quel pensiero, e ci rifletté sopra. Avrebbe fatto male, ma non poteva essere spiacevole se tutti i gay lo facevano.
Gay.
Era gay.
Per la prima volta nella sua vita, aveva accolto la connessione con la persona che era veramente. Si era quasi consumato per la vergogna che credeva avrebbe sentito, ma non era stato così. Riuscì a sentire solamente un senso di pace, la consapevolezza della verità. Era gay e gli stava bene… cavolo, sarebbe stato bene.
Senza mollare la presa sull’uccello di Denver, sussurrò: «Sono gay.»”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“Senza mollare la presa sull’uccello di Denver, sussurrò: «Sono gay.»
Grazie mille, cazzo. Denver non diede voce a quel pensiero. Era un momento importante per Judah, perché era probabile che avesse impiegato anni per quella confessione. Lui lo apprezzava molto, tuttavia, desiderava anche che riprendesse da dove aveva lasciato. Le sue carezze lente, quasi come una tortura, lo avevano ridotto a un groviglio di membra tremanti e di gemiti, e cavolo se ne voleva ancora. Il suo corpo fremeva e bramava quel senso di appagamento.
«Denver…» mormorò Judah, quasi supplicando.
Denver prese un respiro profondo per prepararsi a ciò che sapeva che sarebbe successo. Judah sentiva il bisogno di sfogarsi, era ovvio. Sperava che, dopo aver parlato, avrebbero continuato quell’esplorazione deliziosa. Judah forse aveva impiegato almeno venti minuti per infilargli le mani nei pantaloni… e quando quella mano ruvida e calda aveva finalmente trovato il suo uccello… oh…
Era stato più che pronto a saltargli addosso e a spogliarsi, ma si era trattenuto. Voleva che fosse Judah a scegliere, perché aveva bisogno che fosse lui a prendere l’iniziativa”
Nora Phoenix, The Time of My Life
“«Sei una visione per gli occhi,» disse con voce gutturale. «E toccarti è… non voglio mai smettere di farlo. Deve essere questo che si prova sotto l’effetto di stupefacenti. È tutto più intenso.»
Denver deglutì. «Judah?»
«Sì?»
«Smettila di parlare e toccami, cazzo.»
Il sorriso sexy che comparve sul volto di Judah fece impazzire il suo cuore. «Con piacere»”
Nora Phoenix, The Time of My Life

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