Sweet Captivity Quotes

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Sweet Captivity (Captive, #1) Sweet Captivity by Julia Sykes
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Sweet Captivity Quotes Showing 1-27 of 27
“Quando lui aveva il controllo, io potevo lasciarmi andare e rilassarmi. Non dovevo preoccuparmi di fare l’eroe, né pensare al peso di tutti coloro che contavano su di me perché li salvassi. Potevo essere semplicemente me. Potevo essere vulnerabile con lui, perché sapevo nel profondo del cuore di potermi fidarmi del fatto che si sarebbe preso cura di me. Non mi ero indebolita durante la sua prigionia; ero diventata più forte che mai. Mi aveva fatta a pezzi, riducendomi al mio io più primordiale, e poi mi aveva ricostruita, rendendomi completa per la prima volta dopo anni.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Lui mi rendeva completa. E io rendevo completo lui, a mia volta. Portava ancora i segni della tortura di suo fratello, ma adesso non arrivavano più in profondità della sua pelle. Era evaso. Eravamo evasi entrambi. Ci eravamo liberati a vicenda, in moltissimi sensi.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Mi amava. Mi amava, perciò mi aveva lasciata andare. Non credeva di essere abbastanza forte per contrastare suo fratello.
Ma non aveva contato sul fatto di avermi al suo fianco. Mi aveva vista solamente nei miei deboli tentativi di combattere come agente sul campo. Non mi aveva mai vista in modalità dea dell’hackeraggio. Se fossi riuscita a tornare da lui, avrei potuto mostrargli quanto sarebbe stato facile per noi due abbattere Cristian”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Non posso proteggerti» disse, depositando un bacio sulle mie labbra immobili. «Addio, sirenita. Te amo.»
Sapevo cosa significava. Ti amo.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Mia» mormorò, tracciando i contorni del mio corpo come se cercasse di memorizzare ogni centimetro di me. «Tutta mia.»
Gli baciai il collo, assaporando le mie lacrime sulla sua pelle. Il sale che si mescolava con il suo sapore unico era inebriante. Meglio di qualsiasi droga. Lo leccai, bramando di più. Un suono basso e rimbombante gli sfuggì dal petto, vibrando contro di me. La sensazione si propagò attraverso il mio corpo, arrivando al mio intimo. Nonostante il modo brusco in cui mi aveva scopata, il mio sesso si bagnò per lui, desiderandolo di nuovo.
Mi spostai nella sua presa, montando a cavalcioni sopra di lui. S’irrigidì, in preda a un bisogno disperato quanto il mio. Mi abbassai audacemente su di lui e gli catturai le labbra, invitandolo a reclamare la mia bocca come aveva rivendicato la mia fica. Cominciai a muovermi, scivolando lentamente su e giù sulla sua asta. Le sue mani mi afferrarono per la vita, guidandomi a prenderlo sempre più veloce, più a fondo. Raggiungemmo la beatitudine insieme, i nostri corpi imperlati di sudore intrecciati più stretti possibile.
Urlai il suo nome, graffiandogli la schiena con le unghie. Gli diedi tutto, ma allo stesso tempo lo reclamai a mia volta, marchiandolo.
Amavo Andrés, ed era tutto mio.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Non lasciarmi mai più» disse, la sua voce roca per l’emozione.
Un altro colpo si abbatté sulla mia coscia, pungente e bruciante.
«Non ti è permesso lasciarmi. Non lasciarmi mai.» C’era qualcosa di disperato nel suo tono duro, desiderio misto a comando.
«Non lo farò» promisi, mentre lacrime liberatorie mi scendevano sulle guance. «Non ti lascerò. Ti amo.»
I colpi si fermarono e il frustino cadde al suolo. Le sue mani grandi si curvarono sul mio culo, allargandomi le natiche.
«Dillo di nuovo» ordinò.
«Ti amo.» La verità dal profondo dell’anima mi sfuggì con un singhiozzo. «Ti prego, Andrés.»
Ringhiò e s’infilò di colpo dentro di me, spingendosi in profondità nel mio canale bagnato. «Dimmelo» pretese, muovendosi dentro di me con colpi spietati e possessivi. «Dimmelo di nuovo. Non fermarti.»
«Ti amo!» gridai mentre mi sbatteva senza pietà. «Ti amo, ti amo…» Le parole mi fuoriuscirono in una litania, più e più e più volte, mentre il suo uccello si strusciava sul mio punto G, mandandomi in estasi. Allungò la mano sotto di me e mi pizzicò il clitoride.
«Andrés!» urlai il suo nome mentre andavo in pezzi. Il suo grido selvaggio echeggiò tutt’intorno a noi, e il suo sperma mi riempì, marchiandomi come sua. Continuò a pompare dentro di me, cavalcando l’ultima ondata del nostro piacere con forza brutale. Accolsi la sua rivendicazione su di me.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Non volevo tornare alla mia vecchia vita mentre Andrés scompariva per sempre.
Non riuscivo ancora a vedere una strada ben definita per un futuro con lui, ma sapevo che non volevo perderlo. Avvolsi le gambe intorno a lui e lo tirai incredibilmente a fondo, accogliendo la sua dura rivendicazione su di me”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Posso essere un eroe» lo informai, la rabbia che cresceva. «Lo facevo ogni giorno, prima che voi mi rapiste. Avevo una vita. Avevo uno scopo.»
Avvolse le braccia intorno a me e si rotolò, appoggiandosi di peso sopra di me in modo che fossi bloccata sotto di lui. «La tua vita è con me ora» disse con voce roca. «E il mio scopo è proteggerti.»
«Non riuscirai a tenermi lontana da Cristian per sempre» provai a ragionare con lui. «Lasciami chiamare i miei amici dell’FBI. Se ti nascondi prima che arrivino a prendere Cristian, posso coprire le tue tracce. Non ti troveranno. Sarai al sicuro.»
«E che ne sarà di te?» I suoi occhi neri mi trapassarono. «Dove sarai mentre io mi nascondo? Tornerai dai tuoi amici? Dal tuo Dex?»
«Io… non lo so» sussurrai, combattuta. Non volevo tornare alla mia vita senza Andrés.
«Tu sei mia» ringhiò. Il suo membro era duro contro di me, premeva all’entrata del mio sesso. «E non andrai da nessuna parte. Né dal tuo Dex. Né da mio fratello. Tu appartieni a me.»
«Sono tua» concordai. «Però non posso—»
Premette le labbra sulle mie, mettendomi a tacere con un ringhio d’avvertimento”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Avevamo fatto l’amore.
Amore.
Ore dopo, stavo ancora contemplando i miei sentimenti, mentre io e Andrés giacevamo aggrovigliati nelle lenzuola. Si era addormentato per un po’ dopo che avevamo fatto sesso, ma io ero rimasta sveglia, con il cervello che ronzava.
Provavo dei sentimenti per lui. A livello razionale, dovevo riconoscere che si stavano sviluppando dentro di me da settimane.
Ma amore?
Era pazzesco. Lui era un pericoloso boss della droga. Come avrei potuto condividere la vita con un uomo come lui?
Non avevo mai pensato a un futuro con lui prima. Mi ero limitata a vivere giorno per giorno, pianificando vagamente la fuga con entusiasmo calante.
Non vedevo come avrei potuto stare con lui in alcun modo reale.
E questo mi faceva provare un groppo al cuore”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Non voglio tuttora lavorare per lui» dissi sommessamente. «Va contro tutto quello in cui credo.»
«Lo so. Ho letto abbastanza sui tuoi supereroi per capirlo.»
«Allora cosa faremo?»
Sospirò, con gli occhi offuscati dall’ansia. «Non lo so ancora. Troverò una soluzione.»
«Noi troveremo una soluzione» gli dissi. Non ero più disposta a starmene seduta ad aspettare i soccorsi. Era Cristian a minacciarmi, non Andrés. Lui non era il mio carceriere, era il mio protettore.
Mi fissò con qualcosa di simile a stupore, prendendomi le guance tra le mani prima di posare le labbra sulle mie.
Nonostante gli orribili ricordi appena riemersi, non mi ritrassi dal suo tocco maschile. Mi sporsi in avanti e dischiusi le labbra, offrendomi a lui. Volevo che mi rivendicasse. Volevo essere sua”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“I nostri corpi esausti e tremanti rimasero allacciati l’uno all’altro mentre le sue labbra si abbattevano sulle mie in un bacio che ardeva l’anima, marchiandomi come sua.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Ti voglio, Andrés» sussurrai quando interrompemmo il bacio per poter inspirare entrambi l’aria di cui avevamo tanto bisogno. «Non farmi supplicare. Voglio donarti questo. Voglio donarmi a te.»
Appoggiò la fronte alla mia, così che ci scambiammo ogni respiro affannoso. «Non devi supplicare, sirenita. Devi solo dire sì. Ho bisogno di sapere che mi desideri. Lasciami entrare.»
Le lacrime che mi scesero dagli occhi traboccavano da un luogo profondo dentro di me, mentre l’emozione dilagava liberamente. «Sì» sussurrai. «Ti prego, Andrés.»
Implorai perché scelsi di farlo. Perché lui non pretese la mia resa. La concessi spontaneamente.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Se i pensieri t’infastidiscono, lascia che li metta a tacere.»
Sapevo che Andrés era capace di placare la mia mente. Avevo trovato pace tra le sue corde, sotto le sue mani sapienti.
E quel potere che aveva su di me mi spaventava, anche se il suo tocco mi eccitava.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Cosita?» incalzò, aspettando una mia risposta sincera.
Distolsi gli occhi dal coltello e concentrai lo sguardo su di lui. «Sono un po’ turbata stamattina» ammisi. «Ma non mi va di parlarne.»
Mi prese la guancia nella sua mano grande, e i suoi occhi scuri mi esaminarono attentamente, come se potesse leggere nel profondo della mia anima.
«Non hai segreti per me» disse, ma il suo tono aveva una nota di tensione. Desiderava che mi confidassi con lui, anche mentre cercava di ordinarmi di aprirmi e raccontargli tutto.
Stavo iniziando a capirlo, ma sembrava che anche lui dal canto suo stesse arrivando a fare qualche scoperta. Cominciava a rendersi conto che non poteva forzare la mia devozione, anche se poteva condizionare la mia obbedienza.
«Per favore» sussurrai. «Non voglio pensarci in questo momento.»
Era la verità. Quando vidi il dolore agitarsi nei suoi occhi, dentro di me nacque un illogico desiderio di cancellarlo. Mettere a nudo tutte le mie intricate emozioni affinché potessimo vederle entrambi avrebbe soltanto causato maggiore sofferenza e confusione.
«Hai davvero un cervello molto attivo» disse, dandomi un tenero bacio sulla fronte. «Se i pensieri t’infastidiscono, lascia che li metta a tacere.»
Sapevo che Andrés era capace di placare la mia mente. Avevo trovato pace tra le sue corde, sotto le sue mani sapienti.
E quel potere che aveva su di me mi spaventava, anche se il suo tocco mi eccitava.
Si sporse in avanti per catturare le mie labbra con le sue”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Il mio cervello animale aveva vinto. Con Andrés così vicino, era impossibile aggrapparmi alla razionalità. Ero troppo fragile per via del mio esaurimento nervoso di qualche ora prima, e il bisogno annullava la mia precaria forza di volontà di mantenere una distanza emotiva da lui.
«Non ho intenzione di legarti, perciò dovrai fare la brava» affermò, continuando a coccolarmi. Sospirai e mi rilassai sotto la sua mano, godendomi la sensazione della sua pelle sulla mia. «Proprio così» approvò. Mi si strinse il cuore al piacere evidente nel suo sorriso contorto.
«Voglio che ti fidi di me» disse. «Perciò mi fiderò anch’io di te. Mi fiderò del fatto che rimarrai immobile. Avevo pensato di legarti perché così non avresti potuto allontanarti da me. È più sicuro per te se stai ferma. In questo modo, non ti infliggerò dolore involontariamente.» Mi zittì prima che potessi interrogarlo sull’infliggere dolore. «Ti piacerà» continuò. «Mi assicurerò che sia così, promesso. Però devi fidarti di me. Puoi farlo?»
Delle sottili rughe di tensione apparvero intorno ai suoi occhi. Stava chiedendo la mia fiducia, non pretendendola. Mi stava lasciando libera di resistere, di combattere. Era una mia scelta se sottomettermi o meno.
E il fatto che mi concedesse una scelta prese la decisione per me.
«Sì» dissi sommessamente. «Posso fidarmi di te.»
Il suo sorriso mi abbagliò, lasciandomi senza fiato. Non c’era alcuna oscura soddisfazione in esso, alcun trionfo per la mia sconfitta; soltanto pura gioia per la mia resa volontaria”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Mi dissi che i miei strani sentimenti erano dettati dalla necessità di sopravvivenza; se il mio aguzzino era contento di me, non mi avrebbe fatto del male.
Tuttavia, avevo visto il dolore che si celava accanto alla rabbia quando mi aveva legata alla panca per la sculacciata. Avevo visto la calma che era scesa su di lui dopo che mi aveva immobilizzata, incapace di sfuggirgli. Aveva bisogno di questo da me”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Poteva picchiarmi, poteva godersi il mio dolore. Poteva scegliere di fare tutto quello che voleva con me.
Invece aveva scelto di abbracciarmi stretta e di far scorrere le mani sulla mia pelle fresca, infondendo al mio corpo il suo calore costante.
Non rispose alla mia domanda. Piuttosto, premette improvvisamente le labbra sulle mie in un bacio feroce, affamato. Ogni colpo della sua lingua dominava la mia, mentre la sua bocca accarezzava la mia abbastanza forte da lasciarmi le labbra gonfie e formicolanti. Finalmente mi rilassai addosso a lui mentre il mio corpo si riscaldava, e l’ultimo dei brividi di terrore mi abbandonò mentre trovavo conforto nel bacio disperato del mio carceriere.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Gli agguantai la camicia e voltai la faccia verso di lui mentre piangevo e tremavo.
Mi riportò in camera e mi appoggiò sulle sue ginocchia quando si sedette sul bordo del letto. Mi tenne abbracciata mentre piangevo, e tutta la paura e il dolore rimasti dentro di me dalla notte in cui mi aveva frustata sgorgarono, inzuppandogli il petto con le mie lacrime.
«Lo siento.» Udii quelle parole più volte mentre continuava a parlarmi con toni bassi e tranquillizzanti.
Mi dispiace. Sapevo cosa significava.
Questo aiutò a farmi tornare in me più di qualsiasi altra cosa. Il mio carceriere grande e spaventoso si stava scusando. Lo guardai sbattendo le palpebre, scrutando i suoi lineamenti tesi. Sembrava davvero angosciato e, quando i miei singhiozzi finalmente cessarono, mi diede un tenero bacio sulla fronte.
«Ero preoccupato per te» borbottò, stringendo le braccia intorno a me per attirarmi più vicina al suo calore. «Non volevo farti agitare.»
«Sì invece» ribattei sommessamente. «Volevi vedermi piangere. Volevi sentirmi urlare.»
Distolse gli occhi dai miei e s’irrigidì sotto di me. «È vero che voglio queste cose da te, Samantha» ammise, la sua voce tesa. «Ma non così. Non ti spezzerò. Non lo farò.» Non mi guardava ancora, e sembrava che stesse parlando a se stesso quanto rassicurando me.
«Non voglio tutto questo» dissi a bassa voce. «Non voglio stare qui. Non voglio essere domata. Non voglio lavorare per tuo fratello.»
«Su questo non hai scelta. Nessuno di noi due ce l’ha.»”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Qualcosa che era successo con suo fratello lo aveva innescato, e ora aveva bisogno che io lo calmassi. Se fosse stato un uomo normale e noi avessimo avuto una relazione normale, lo avrei abbracciato e baciato e gli avrei detto che andava tutto bene.
Ma questo non era normale. Lui era il mio carceriere e, in quel preciso momento, era al limite della sanità mentale. C’era soltanto un modo per placare la follia dentro di lui: la mia completa sottomissione. Il semplice fatto di avermi legata e in lacrime sotto di sé sembrava già aver calmato le sue emozioni più instabili. Dopodiché, avrebbe tratto piacere dalle mie grida.
Rabbrividii, battendo i denti mentre un terrore gelido mi penetrava nelle ossa.
Lui si inginocchiò accanto a me, con la faccia all’altezza della mia. Attraverso la mia visuale offuscata dalle lacrime, vidi la sua fronte aggrottarsi per la preoccupazione.
«Samantha» pronunciò il mio nome con voce quasi roca. «Va tutto bene. Sei al sicuro con me.»
«Non è vero» dissi con voce strozzata. «Ho paura. Mi stai spaventando. E ti piace.»
«No, invece. Non così. Per favore. Non avere paura.»
Per favore. Non l’avevo mai sentito pronunciare quella parola.
«Non voglio stare qui» sussurrai.
«D’accordo, cosita. Va tutto bene. Sei al sicuro.» Cominciò a mormorarmi qualcosa in un flusso di spagnolo rassicurante, facendo scorrere le dita sulla mia pelle fredda, mentre mi liberava dalle manette che mi intrappolavano alla panca per le sculacciata”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Se era quello ciò che si provava a fare un pompino, non sapevo perché avessi aspettato così a lungo.
Perché avevo bisogno di Andrés, mi resi conto, riconoscendo la verità in ciò che mi aveva detto prima. Avevo avuto bisogno che lui mi spingesse a superare le mie paure e i miei strani tic e mi mostrasse di cosa era capace il mio corpo.
Avrei dovuto essere sconvolta dalla consapevolezza di aver bisogno del mio spaventoso carceriere per sperimentare l’intimità con un uomo, ma lui non era poi così spaventoso, in effetti. Le sue cicatrici potevano anche sembrare diaboliche, però non mi aveva costretta a succhiarglielo. Avrebbe potuto picchiarmi finché non avessi ceduto e avessi fatto tutto ciò che voleva, invece si era assicurato che mi godessi l’esperienza, forse anche più di lui.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“Questo bacio fu diverso dal primo. Quello era stato punitivo, marchiante. Questo non era tenero, però era più accurato. Una lenta e totale seduzione.
Lui non si fermò finché non ebbi disperatamente bisogno di riprendere fiato e, quando infine si staccò, boccheggiai, e mi cedettero le ginocchia mentre l’ossigeno investiva i miei polmoni. Mi tenne stretta a sé, sostenendo il mio peso cascante con un braccio forte intorno alla parte bassa della mia schiena. La sua erezione mi premette sul fianco, tesa contro i suoi pantaloni. Indossava ancora il suo completo, mentre io ero ancora nuda. La dinamica del potere avrebbe dovuto essere sconcertante, ma la testa mi girava per il suo bacio ardente.
«Hai ancora paura?» chiese, passandomi le dita tra i capelli.
Mi sporsi verso il suo tocco senza pensarci. «No» dissi, con voce stranamente roca.
«Prometto che non farà male» giurò.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Mi spaventa» ammisi in un tremulo sussurro, ricordando la mia impotenza quando mi aveva frustata.
Lo shock cancellò la mia paura crescente, quando lui si chinò e posò dolcemente le labbra sulle mie. Provai a ritrarmi, ma mi passò la mano dietro la testa, tenendomi ferma mentre continuava il bacio. Fu gentile, persuasivo. Le mie labbra cominciarono ad aderire alla forma delle sue, e aumentò la pressione della sua bocca sulla mia, diventando più esigente. Il mio corpo si rilassò contro di lui, anche se le mie unghie si piantarono nelle sue spalle, aggrappandosi strette”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Andrés?» chiamai timidamente.
Non rispose.
Decisi di credergli quando aveva detto che non avrebbe dato la caccia a Dex. Sembrava furioso che avessi anche solo pensato che potesse fare del male a qualcuno che amavo per ferire me.
Non ti ferirò mai, né il tuo corpo né il tuo cuore. Ricordai la promessa che mi aveva fatto. Forse mi aveva fatto male quando mi aveva frustata. E forse aveva goduto del mio dolore. Ma non aveva mai mentito su che razza di mostro fosse.
Il senso di colpa mi stroncò. Qualcuno lo aveva ferito. Avrebbe dovuto essere ovvio fin dall’inizio, viste le sue cicatrici. Ma ero stata così concentrata su quanto fossero spaventose, che non mi ero soffermata a pensare al dolore che doveva aver provato quando le aveva subite. Per non parlare del promemoria di quel momento, ogni volta che la gente inorridiva vedendo la sua faccia sfregiata. Non avevo sopportato di guardarlo quando lo avevo visto per la prima volta. Cosa si provava quando le persone trasalivano alla tua vista?
«Mi dispiace» dissi a bassa voce.”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Tu sei mia» ringhiò. «D’ora in poi, non penserai ad altri uomini. Tu esisti per compiacere me.» Allungò la mano tra le mie gambe e afferrò il mio sesso, spingendo due dita nel mio canale bagnato e posando il palmo sopra il mio clitoride in una presa possessiva. Gridai a quell’improvvisa e brusca intrusione, ma le sue dita si piegarono contro il punto sensibile nella parte anteriore delle mie pareti interne, e il suo palmo strusciò contro il mio clitoride. «Sei mia» disse, le parole quasi selvagge. «Il tuo corpo, la tua mente. Tutto di te. Il tuo dolore, il tuo piacere, appartengono a me.» Mi strizzò un capezzolo e urlai, anche se il mio intimo si contrasse intorno alle sue dita.
«Vieni per me» pretese. «Vieni per il tuo padrone.»
Continuò a pizzicarmi e tirarmi i capezzoli, mentre pompava le dita dentro e fuori dal mio sesso e faceva ruotare il palmo contro il mio clitoride. Il dolore e il piacere si intrecciarono, tormentandomi con la più crudele beatitudine. Le lacrime mi scesero sulle guance, e gridai mentre l’orgasmo mi reclamava.
Il mio urlo venne improvvisamente smorzato quando lui premette le labbra sulle mie in un bacio brutale. I suoi denti affondarono nel mio labbro inferiore, e il suo ringhio feroce vibrò nella mia bocca mentre infilava la lingua. Gemetti e mi aprii a lui, completamente sopraffatta e ridotta al mio io più primordiale, animalesco. Il pensiero razionale se n’era andato da tempo. Tutto ciò che potevo fare era sentire il dolore delle sue dita che mi torturavano i seni, il piacere della sua mano che estorceva l’estasi dalla mia fica, l’intensità sconvolgente della sua bocca che soggiogava la mia. Il bacio era rozzo, primordiale; un atto di forza e di dominio. Non potevo fare altro che sottomettermi alle sensazioni che m’infliggeva, sottomettermi al suo potere su di me”
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“«Ti piace la carne asada?» domandò, con voce più roca di quanto la semplice domanda avrebbe dovuto richiedere.
Mi ritrassi dalle sue dita, che lasciarono la mia bocca con un lieve pop.
«Mi piace la carne» risposi. «Tutti i tipi di carne. Se una volta faceva muu, lo mangerò sicuramente. Questa è così buona. Ne voglio ancora.»
«Insaziabile e selvaggia» commentò, la voce accompagnata da una risata. «Puoi averne quanta ne vuoi.»
«Non sono selvaggia» brontolai. «Non sono nemmeno riuscita a ucciderti»”
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“Le sue dita finalmente scivolarono fuori da me, lasciandomi stranamente vuota; svuotata e completamente sconfitta. L’acqua smise di cadere intorno a noi, e lui mi sollevò di nuovo tra le braccia come se non pesassi nulla. Era così forte, così solido e inflessibile. Un lieve tremore attraversò il mio corpo esausto, l’unico movimento di cui ero capace.
Lui avvolse intorno a me un asciugamano caldo e soffice. Mi ci accoccolai, nascondendo la faccia tra il morbido tessuto e il suo petto scolpito, come se potessi semplicemente sprofondare nel calore e scomparire. Qualsiasi cosa sarebbe stata preferibile all’affrontare la vergogna di ciò che mi aveva appena fatto.
Avevo creduto di aver riacquistato un po’ di potere su di lui quando lo avevo fatto venire, invece aveva subito dimostrato quanto fossi impotente in realtà. Il suo tocco punitivo mi aveva portato piacere, un piacere che non avevo voluto, ma che era stato estorto al mio corpo dalle sue mani esperte indipendentemente dai miei desideri.
Aveva affermato che non mi avrebbe spezzata, ma in quel momento mi sentivo completamente distrutta”
Julia Sykes, Sweet Captivity
“«Non combatterlo» ordinò, trovando un punto segreto nella parte anteriore delle mie pareti interne. Ci piegò il dito contro. Nello stesso tempo, abbassò il pollice sul mio clitoride e lo massaggiò con ritmo incalzante. «Vieni per me, sirenita.»
Il piacere accese tutto il mio essere, travolgendomi con la forza di un maremoto. Un urlo selvaggio echeggiò nella stanza mentre tutti i miei muscoli si tendevano e tremavano. L’estasi devastò il mio corpo, la mia mente. Il mondo scomparve mentre un’implacabile beatitudine mi cantava nelle vene, spazzando via la mia paura rimanente. Non esisteva altro che Andrés: il suo tocco, il suo profumo, il suo potere. Aveva estorto alla mia anima questa estasi sconosciuta, soggiogando spietatamente il mio essere con un piacere sconvolgente.
Il mio sesso formicolava mentre lui continuava ad accarezzarmi. Piccole scintille di piacere residuo mi tormentavano, facendomi tremare. Mi arresi del tutto alla sensazione e affondai nel materasso, completamente appagata e totalmente conquistata”
Julia Sykes, Sweet Captivity