Il romanzo perduto di Dante Quotes

Rate this book
Clear rating
Il romanzo perduto di Dante: Il libro segreto di Dante-La profezia perduta di Dante Il romanzo perduto di Dante: Il libro segreto di Dante-La profezia perduta di Dante by Francesco Fioretti
11 ratings, 3.64 average rating, 0 reviews
Il romanzo perduto di Dante Quotes Showing 1-30 of 39
“E fu solo dopo altro tempo che lui riuscì a riprendere tra le mani quei fogli del Risâla fîl-ishq di Avicenna, a sedersi a un tavolo, a ricominciarne la lettura. «Ogni ente determinato da un piano divino tende, per natura, alla propria perfezione, per esempio a un dato bene intravisto nella realtà, il quale fluisce però in ultima istanza dalla realtà del Puro Bene, mentre per natura ogni ente rifugge dal suo specifico male, per esempio dalla materialità e dal non-essere, perché ogni male deriva in definitiva dall’attaccamento alla materia e al non-essere. Quindi è necessario che ogni ente determinato da un piano provvidenziale possegga un desiderio naturale e un amore congenito, e ne segue di necessità che in tali enti l’Amore sia il fondamento della loro stessa esistenza».”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Da qualche parte, dentro di sé, sapeva benissimo anche lui che non Paolo e Francesca aveva ucciso a Gradara quel giorno, con un unico colpo di spada, ma piuttosto l’amore, tutto l’amore, fuori, dentro di sé. No, lui avrebbe fatto raccontare tutta la storia a Francesca, e sarebbe stata una storia d’amore. E s’augurò che questa pena di vento che mugghia e che sferza le fosse leggera, nel buio eterno, come una brezza estiva la mattina sul mare.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Ogni volta che scendo alla marina, e chiudo gli occhi, e ascolto la foga dell’onda e il rimorso della risacca, penso che lei sia lì, sciolta nell’intelletto universale degli averroisti, dove il pensiero di tutti noi si rifonderà alla fine del tempo, come nel Po i suoi affluenti e tutti insieme nel mare, in un’angoscia comune, indifferente, senza nome...».”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Fu così che si costruì una lingua con la quale avrebbe anche potuto, prima o poi, conversare con lei sospeso sui pianeti, tra le stelle dello Zodiaco.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“La storia, poi, tu sai già come andrà a finire, ed è quasi inutile che io te la racconti. Ma c’era un segreto tra loro, che lui scoprì troppo tardi. Era lì, nel fascicolo più malridotto del libro della memoria. E forse tutto doveva compiersi perché il libro si ricomponesse, perché l’ordine delle sue pagine si ristabilisse com’era prima che la memoria diventasse tale. Evidentemente tutto doveva accadere. La vita di lei, la sua stessa vita, forse non appartenevano a loro due, ma a noi. Questo non so come spiegartelo. Ci appartiene quel libro, quel poema di cento canti scaturito dal loro amore. Ci appartiene come questo giorno che strappiamo all’albero dei giorni per farlo nostro.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Perciò non ti stupire mai se quando leggi il Paradiso trovi a volte una certa insolita confusione tra gli occhi belli di una donna e le parole rasserenanti di un’ineguagliabile teologia profana. Io sto imparando adesso, amore mio, ci sto provando, a ritrovare il divino nel luogo in cui i miei pensieri mi parlano di te.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Si amavano così, come si può, dove si può ciò che si vuole, in quel recesso della fantasia in cui ogni amore, anche il più improbabile, è sempre corrisposto. E sapevano entrambi che è proprio quello il luogo esatto dell’anima in cui alberga il divino.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Si amavano così, come si può, dove si può ciò che si vuole, in quel recesso della fantasia in cui ogni amore, anche il più improbabile, è sempre corrisposto.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Tutto comincia e finisce nel grembo d’Amore: i primi peccatori dell’Inferno e gli ultimi del Purgatorio sono malati o guariti d’amore, e in Paradiso c’è il cielo di Venere, e nel corso del lungo viaggio, nei canti centrali, nel diciottesimo del Purgatorio, si parla ancora d’amore. Fino all’ultimo verso del grande poema, che pronuncia per l’ultima volta la parola magica. L’amore è l’inizio e la fine, l’Inferno e il Paradiso, il male e la terapia. L’amore ci salva e ci danna, ci uccide e ricrea, è passione morbosa o alata accensione, un viscerale sprofondamento o la levitazione che ci indìa...”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“E avrebbe scritto la Commedia, il poema che passa in rassegna tutti gli stati possibili dell’anima, col quale si sarebbe impegnato, attraverso le parole, come dice all’amico Cangrande della Scala, a rimuovere i viventi in questa vita dalla miseria della loro condizione e condurli a uno stato di felicità.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Ne conclude insomma che le parole possono provocare a volte gli stessi effetti dei farmaci, avere delle conseguenze biochimiche importanti, agire sul corpo... È solo per questo forse che ti piacciono i libri, se sono ancora quelli che possono far bene all’anima.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Perché fu allora che comprese quale fosse il compito della letteratura. Rinviare la morte. Sospendere il tempo.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Gli sguardi che si posavano su di lui erano sguardi pieni d’amore, tutto qui. Lei lo amava, lui l’amava e non poteva far nulla. Aveva fatto di tutto per non capirlo, o per fingere di non aver capito. Perché capire significava dover rispondere sì o no. Amor ch’a nullo amato amar perdona... Perché rispondere sì o no significava rispondere inevitabilmente sì. Perché rispondere sì significava sangue, lutto, tragedia. Paolo e Francesca, ecco cosa significava... Adesso, però, sapeva. Al ritorno dalla guerra avrebbe dovuto prendere una decisione. Fu soltanto la campagna contro gli aretini a consentirgli di procrastinarla per un po’. Poteva anche morire dopotutto, e lasciò al destino la scelta. Intanto il suo stile da allora si fece nuovo e più dolce. Fu lo stile di chi sa e si fida, tutto lode all’amata e sogno ad occhi aperti. Così nacque la nuova poesia italiana, da lui a Cino, da Cino a Petrarca...”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Donne ch’avete intelletto d’amore resterà sempre, per Dante, tra le sue composizioni giovanili, la preferita. Con essa lui fa cominciare il suo dolce stil novo. Lo dice nella Vita nova, lo ripete nella Commedia, e la cita anche nel De vulgari eloquentia. Dove, tra i migliori poeti toscani del suo tempo, insieme a Guido e a Cino da Pistoia, continua a far figurare questo Lapo, senza che se ne comprenda la ragione. Per fortuna ci sono ancora degli spazi in cui è lecita l’immaginazione, e allora approfittiamone: Lapo era Beatrice. Con quello stile un po’ rétro di chi desidera e ha paura, con l’amante poeta vuol far bella figura e ci prova come può...”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Ho immaginato molto, ma non ho inventato nulla. La canzone Ben aggia l’amoroso e dolce core, risposta per le rime a Donne ch’avete intelletto d’amore di Dante, è nel codice Vaticano latino 3793, anonima, attribuita a un non meglio identificato “Amico di Dante”.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Il Paradiso comincia così: guardi i suoi occhi e l’anima vola. «Ma sto volando?», le chiedi quando te ne accorgi, e lei risponde come una mamma a un bambino che delira: «E di che ti meravigli? Io ti amo, tu mi ami, dovresti meravigliarti piuttosto se fossi ancora soggetto alla gravità...». Il Paradiso comincia più o meno così...”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Beatrice certo doveva essere bellissima, anche se lui non ce la descrive mai. Di lei sappiamo solo che aveva occhi color smeraldo e incarnato chiaro, color di perla, ma non pallidissimo. E che per essemplo di lei bieltà si prova, ovvero che era l’archetipo stesso in relazione al quale si fa esperienza del bello, l’unità di misura, diremmo noi, della bellezza femminile.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Questo, a distanza di anni, Dante avrebbe capito dell’amore terreno. Come al solito, lui che sapeva dipingere, riassumerà tutto in un’immagine. Bisogna spostarsi, per trovarla, nel purgatorio dell’amore: la cornice è di nuovo quella dei lussuriosi, le anime intrappolate nell’amore carnale, che tuttavia, a differenza di quelle dell’Inferno, hanno saputo uscirne, ovvero non hanno smarrito del tutto, per amore, la via. Perché l’amore ci danna o ci salva... Dante cammina, davanti a lui c’è Virgilio, la ragione. Da una parte ha le fiamme in cui ardono i poeti che popolano questa cornice, dall’altra il baratro. Da una parte c’è l’eccesso di passione, dall’altra il vuoto d’amore. Da una parte il pericolo di bruciarsi, dall’altra quello di precipitare... Bisogna camminarci in mezzo: è questa – ci dice – la via. Poco oltre, varcato un fuoco che non brucia, immagina di rivedere, dopo anni, Beatrice. A disbramarsi la decenne sete. Come sia accaduto, non sa dirlo neanche lui che sa dire tutto. L’amore per monna Bice avrebbe potuto benissimo essere la sua dannazione. Invece fu la sua salvezza.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Come sia accaduto, non sa dirlo neanche lui che sa dire tutto. L’amore per monna Bice avrebbe potuto benissimo essere la sua dannazione. Invece fu la sua salvezza.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Francesca è colpevole di non aver fatto nulla. Francesca è agita, non parla, legge parole altrui. È destinataria passiva dei desideri e del bacio di Paolo. Adesso invece finalmente è maturata, durante il breve incontro con Dante dice io, dice dirò, e mentre lo dice il vento tace. Dobbiamo leggere e rileggere il canto, allora, per far tacere il vento e salvare ogni volta Francesca. Farla parlare mille volte e sospendere mille volte la sua pena... Niente come la parola può alleviare la pena del cuore. Il purgatorio dell’amore è la poesia, tra i lussuriosi del Purgatorio Dante incontrerà solo poeti. Soltanto la parola ha il potere di arginare la tempesta...”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Amore ti accade, non sei tu che decidi quando, o di chi. A un certo punto ti ritrovi innamorato e non puoi far altro che constatarlo: è accaduto. Ecco dunque perché Dante dice: Amor prese costui, Amor mi prese. Amore accidit. Amore è un accidens. Dante lo ribadirà nel XVIII del Purgatorio: innamorarsi di Bianca Maria non è né buono né cattivo, né giusto né sbagliato. Accade e basta. Ma non è tutto, questo non è che uno degli aspetti dell’inferno dell’eros. Un altro aspetto terribile d’Amore è contenuto proprio in quel verso misterioso, che nelle serenate rap scriviamo sulle metropolitane: Amor ch’a nullo amato amar perdona, che non significa, come ci dicono da secoli, che ogni amore è necessariamente corrisposto. Cosa significa, allora? Tutto l’arcano di questo verso misterioso è in quel verbo perdonare usato in modo così lontano dal significato moderno. Era un termine tecnico della giurisprudenza in latino, sinonimo dell’attuale condonare. Si condona la pena, si perdona la colpa. Al tempo di Dante si perdonava ancora la pena, e, attraverso l’uso ecclesiastico di abbuonare pene del purgatorio, il senso del verbo stava slittando pian piano verso l’uso corrente. Insomma, proviamo a sostituire il verbo perdonare con condonare, vediamo che succede: “Amore che non condona a nessun amato l’amare”. Ed eccoci all’improvviso di fronte a un Amore giudice, un giudice inflessibile, che non ci condona la pena d’amare chi ci ama. Noi potremo anche non ricambiare l’amore, questo è il punto, ma lui non ce ne esenta. Amore non condona, Amore non fa sconti di pena. Non dice, il verso, che l’amore implica necessariamente la reciprocità, ma che sempre la esige. Nel momento in cui si insedia dentro di noi senza chiederci il permesso e ci impone di amare qualcuno, al tempo stesso non condona l’amare all’amata, e pretende immancabilmente la reciprocità. Insomma, nel momento in cui, senza sapere perché, ci innamoriamo, aspiriamo a essere ricambiati, desideriamo solo che chi amiamo ci riami. Amore è terribile, Amore è scostumato, e questo verso così misterioso è il vero epicentro della tragedia, dell’inferno d’amore. Perché nemmeno Gianciotto può condonare l’amare all’amata. Se è lui l’assassino, si condanna a una pena peggiore. Il suo sarà un inferno di ghiaccio.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Con quell’orizzontale amor-amato-amar, al centro esatto di un verticale e vertiginoso amor-amor-amor, convoglia su di sé tutta l’attenzione del lettore come le bizze di un bambino egocentrico.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“[...] amor che a nullo amato amar perdona porco cane lo scriverò sui muri e sulle metropolitane [...]. Jovanotti, Serenata rap È diventato uno dei versi più celebri della letteratura italiana di tutti i tempi, il più gettonato dai cantautori, il più struggente anche delle nostre serenate rap, e certo è un verso fatto apposta per imprimersi nella memoria come uno scioglilingua. Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense [...].”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“[...] amor che a nullo amato amar perdona porco cane lo scriverò sui muri e sulle metropolitane [...]. Jovanotti, Serenata”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“E monna Vanna e monna Lagia poi con quella ch’è sul numer de le trenta... Rime, 35 (IX)”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Decise quella notte che si sarebbe innamorato di Matelda, quella che era sul numero trenta al ballo di San Giovanni,”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Capì allora l’importanza della speranza, se la figurò come una forza antigravitazionale che attira verso l’alto e allevia la pena di esistere: ogni speranza è aspirazione a salire, desiderio di volo; speranza, sempre, dell’altezza.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Adesso lo sappiamo che è nel mesencefalo, non nel cuore, che avviene tutto. Eppure continuiamo a regalarci oggetti a forma di cuore, non di mesencefalo, per san Valentino, e a disegnare cuori trafitti dalle frecce di Cupido, con la scritta: “TVB, ti vooooglio bene, I ♥ you”. Lo facciamo perché loro pensavano che l’amore fosse una passione dell’anima sensitiva, e Aristotele dice che l’anima sensitiva ha sede nel cuore: tutto qui. Con l’anima sensitiva identificavano più o meno le facoltà della psiche che noi attribuiamo al sistema limbico e alle zone del cervello che coordinano la percezione, con l’anima razionale alcune delle facoltà superiori della neocorteccia”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“Aprì la finestra e cominciò a cantare accompagnandosi con lo strumento: E ’l viver mio (omai esser de’ poco) fin a la morte mia sospira e dice: «Per quella moro ch’ha nome Beatrice». E il miracolo avvenne ancora. Non aveva neanche finito la seconda stanza, che vide la finestra di fronte spalancarsi e Bice “spuntare” in tutta la sua bellezza. «Salute...», gli disse. «Risponderei “salute” anch’io, se detto da me significasse la stessa cosa...», balbettò. Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare... «Cosa c’è nel mio “salute” che non potreste rendermi per le rime?», chiese lei. «Detto da voi significa “salvezza”, perché la vostra bellezza è quella di un angelo». «Mi auguro vivamente di no, perché una simile bellezza sarebbe una condanna più che una benedizione: prometterebbe a chi mi guarda una felicità che io non potrei mai offrire a chi da un angelo, invece, se l’aspetterebbe». Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare... «Io mi accontenterei anche della semplice promessa: mi basterebbe vivere come posso, com’è concesso a un qualsiasi mortale, ma mi darei le arie di uno che abbia già prenotato da tempo il suo posto in Paradiso...». Il sorriso che Beatrice gli rivolse allora gli sbriciolò l’anima come un violino suonato da un arcangelo. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova... «Se vi basta la semplice promessa», lei gli rispose, «sappiate che già v’appartiene come la vista del mio volto adesso, che nessuno potrà togliervi mai...». E par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante
“«E la nostra amicizia, Guido?... Quelli che questo tempo diranno “antico” non ne riterranno probabilmente un beato nulla, però... magari la nostra amicizia passerà alla storia...».”
Francesco Fioretti, Il romanzo perduto di Dante

« previous 1