Principessina Quotes
Principessina
by
Susan Moretto119 ratings, 3.98 average rating, 25 reviews
Principessina Quotes
Showing 1-22 of 22
“Cosa avrebbe dovuto dire Gabe a sua sorella?
Grazie di avermi salvato la vita? Grazie di aver picchiato nostro padre? Grazie di non essere intervenuta prima? Grazie di aver chiuso gli occhi per tanti anni? Grazie di aver mandato tutto a puttane quando stavo per andarmene da quella casa? Grazie di essere sempre stata l’unica mia famiglia? Grazie di avermi amato anche quando questo significava odiare il mondo?”
― Principessina
Grazie di avermi salvato la vita? Grazie di aver picchiato nostro padre? Grazie di non essere intervenuta prima? Grazie di aver chiuso gli occhi per tanti anni? Grazie di aver mandato tutto a puttane quando stavo per andarmene da quella casa? Grazie di essere sempre stata l’unica mia famiglia? Grazie di avermi amato anche quando questo significava odiare il mondo?”
― Principessina
“«È stato davvero il loro padre? È questo che si dice a scuola: che suo padre lo ha riempito di botte. Giocava a football da giovane. C’è la sua cazzo di foto nella bacheca dei trofei in palestra. Per tutta la mattina c’è stato un fottuto pellegrinaggio davanti a quella teca, tutti che guardavano la faccia del mostro. Io sono come lui, in tutto e per tutto: giocatore di football, linebacker, e testa di cazzo. Ho avuto paura. Fra vent’anni potrei essere io quello che ammazza di botte il proprio figlio e non voglio.»
Zeke non sapeva se stava per dire una bugia, ma parlò lo stesso, perché se non aveva dato fiducia a Mason quando era il momento, forse poteva dargliela ora. A volte una bugia può spingerci a essere migliori.
«Non saresti mai stato come Lance Scott. Quello stronzo. Io lo so.»
Mason scosse la testa. «Sono stato un vigliacco.»
«Ora non più »”
― Principessina
Zeke non sapeva se stava per dire una bugia, ma parlò lo stesso, perché se non aveva dato fiducia a Mason quando era il momento, forse poteva dargliela ora. A volte una bugia può spingerci a essere migliori.
«Non saresti mai stato come Lance Scott. Quello stronzo. Io lo so.»
Mason scosse la testa. «Sono stato un vigliacco.»
«Ora non più »”
― Principessina
“«Eri il mio migliore amico,» mormorò Mason quando mancavano solo due piani all’arrivo dell’ascensore. «Eri il mio migliore amico e io ti ho trattato come una merda. E anche tu l’hai fatto. Perché non sei venuto da me quando l’hai capito? Quando hai pensato di essere gay? Ti sei rivolto a uno che quasi non conoscevi, un tizio a cui fino a qualche giorno prima a malapena rivolgevi la parola. Hai confidato a Gabe i tuoi segreti e non hai detto nulla a me! Ci conosciamo da dieci anni.»
Zeke si sentì a disagio, perché quello che aveva detto Mason era completamente sbagliato e al tempo stesso completamente vero: Zeke per primo aveva tradito la loro amicizia. Non era andato da lui a confidarsi, aveva cercato supporto altrove. Avrebbe potuto incolpare la paura di non essere accettato, ma il vero problema era che non aveva avuto fiducia nella loro amicizia”
― Principessina
Zeke si sentì a disagio, perché quello che aveva detto Mason era completamente sbagliato e al tempo stesso completamente vero: Zeke per primo aveva tradito la loro amicizia. Non era andato da lui a confidarsi, aveva cercato supporto altrove. Avrebbe potuto incolpare la paura di non essere accettato, ma il vero problema era che non aveva avuto fiducia nella loro amicizia”
― Principessina
“«Tu sei stato qui. Per me. Tu e tua madre avete aiutato me e mia sorella. Sai qual è la parte più bella di una relazione? Essere presente. Aiutare e supportare chi si ama. E anche sopportare: tutti i casini e i caratteri difficili e i problemi non solo del compagno ma anche delle persone che lui ama. Senza sentirsi in dovere, ma agire perché è ciò che si vuole. Tu l’hai fatto. Per me tu l’hai fatto, e questo è l’amore.»
«Stai dicendo che mi ami?»
«Sì Zeke. Ti amo »”
― Principessina
«Stai dicendo che mi ami?»
«Sì Zeke. Ti amo »”
― Principessina
“«Devo fare pipì.»
Sì, anche le corde vocali avevano ripreso a funzionare a dovere.
Zeke fece una piccola smorfia. «Credo che ti abbiano messo il catetere.»
«Hai visto la mia pipì?»
Le corde vocali funzionavano alla perfezione, capaci di produrre un tono di voce acuto e ansioso.
Zeke abbassò per un attimo lo sguardo, vagamente imbarazzato, indicando qualcosa dall’altra parte del letto.
«Sì. Dicono che il colore è perfetto. Neppure una traccia di sangue.»
«Tu discuti della mia pipì con i dottori?»
«In realtà è stata mia madre a chiedere.»
Oh, cazzo!
«Stupendo. Dimmi, c’è qualche altro aspetto imbarazzante di cui sei a conoscenza?»
Zeke fece per aprire la bocca per rispondergli, poi preferì lasciar perdere”
― Principessina
Sì, anche le corde vocali avevano ripreso a funzionare a dovere.
Zeke fece una piccola smorfia. «Credo che ti abbiano messo il catetere.»
«Hai visto la mia pipì?»
Le corde vocali funzionavano alla perfezione, capaci di produrre un tono di voce acuto e ansioso.
Zeke abbassò per un attimo lo sguardo, vagamente imbarazzato, indicando qualcosa dall’altra parte del letto.
«Sì. Dicono che il colore è perfetto. Neppure una traccia di sangue.»
«Tu discuti della mia pipì con i dottori?»
«In realtà è stata mia madre a chiedere.»
Oh, cazzo!
«Stupendo. Dimmi, c’è qualche altro aspetto imbarazzante di cui sei a conoscenza?»
Zeke fece per aprire la bocca per rispondergli, poi preferì lasciar perdere”
― Principessina
“«Mi dispiace.
Zeke non era certo del perché fossero uscite proprio quelle parole dalla sua bocca. Voleva chiedergli come stesse, anche se era una domanda stupida. Voleva giurargli che sarebbe sempre stato presente per lui. Che lo amava con una tale profondità da soffrire. Voleva dirgli che avrebbe ucciso suo padre. Che non avrebbe mai più permesso che succedesse qualcosa del genere.
Ma non disse nulla di tutto ciò.
Solo quelle due parole di scuse continuavano a risuonare nella stanza. Le ripeteva senza interruzioni, senza quasi prendere fiato, perché erano vere.
Era colpa sua se tutto ciò era accaduto. Sua e di Mery e di Jessica. Sapevano cosa faceva Lance Scott. Conoscevano la barbarie che riservava al figlio. L’avevano vista con i loro occhi e toccata. Vi avevano convissuto e non avevano fatto assolutamente nulla.
Erano loro i colpevoli.”
― Principessina
Zeke non era certo del perché fossero uscite proprio quelle parole dalla sua bocca. Voleva chiedergli come stesse, anche se era una domanda stupida. Voleva giurargli che sarebbe sempre stato presente per lui. Che lo amava con una tale profondità da soffrire. Voleva dirgli che avrebbe ucciso suo padre. Che non avrebbe mai più permesso che succedesse qualcosa del genere.
Ma non disse nulla di tutto ciò.
Solo quelle due parole di scuse continuavano a risuonare nella stanza. Le ripeteva senza interruzioni, senza quasi prendere fiato, perché erano vere.
Era colpa sua se tutto ciò era accaduto. Sua e di Mery e di Jessica. Sapevano cosa faceva Lance Scott. Conoscevano la barbarie che riservava al figlio. L’avevano vista con i loro occhi e toccata. Vi avevano convissuto e non avevano fatto assolutamente nulla.
Erano loro i colpevoli.”
― Principessina
“«Volevo solo che tu mi dessi una mano a capire chi sono. Non avevo in programma di innamorarmi di te, ma ormai non posso più tornare indietro »”
― Principessina
― Principessina
“«Ti fidi di me?» Zeke sembrava attonito, come non si aspettasse davvero di godere della fiducia del ragazzo.
«Mery mi ha chiesto la stessa cosa.» Gabe alzò il tono della voce in un falsetto fastidioso. «Come puoi fidarti di quel coglione? Fino a ieri ti buttava dentro un cassonetto!»
«Cosa le hai risposto?»
Che l’amore è cieco. E stupido. E masochista. Eppure ti amo.
Gabe fece per aprire bocca, poi la richiuse prima di lasciarsi sfuggire qualcosa di compromettente.”
― Principessina
«Mery mi ha chiesto la stessa cosa.» Gabe alzò il tono della voce in un falsetto fastidioso. «Come puoi fidarti di quel coglione? Fino a ieri ti buttava dentro un cassonetto!»
«Cosa le hai risposto?»
Che l’amore è cieco. E stupido. E masochista. Eppure ti amo.
Gabe fece per aprire bocca, poi la richiuse prima di lasciarsi sfuggire qualcosa di compromettente.”
― Principessina
“Qualcosa gli sfiorò la mano: dita sottili e delicate si infilarono fra le sue, stringendogli la mano in una morsa calda e gentile.
«Vorrei questo da te,» gli disse Gabe. «Se tu puoi.»
Non vuoi: puoi. Aveva proprio usato quella parola, come se non fosse certo di Zeke. Non dei suoi sentimenti, ma della volontà di esternarli. Di dire a tutto il mondo che non amava un maschio. Che amava Gabe.
Zeke non poté fare a meno di sorridere.
«Io pensavo che preferissi questo.»
Gli posò un bacio sulle labbra. Talmente rapido e delicato che più che un bacio sembrò il battito di ciglia di un bimbo, ma sufficiente a trasformare l’espressione di Gabe da esitante a esultante. Con tanto di coriandoli e trombette, almeno nella mente di Zeke”
― Principessina
«Vorrei questo da te,» gli disse Gabe. «Se tu puoi.»
Non vuoi: puoi. Aveva proprio usato quella parola, come se non fosse certo di Zeke. Non dei suoi sentimenti, ma della volontà di esternarli. Di dire a tutto il mondo che non amava un maschio. Che amava Gabe.
Zeke non poté fare a meno di sorridere.
«Io pensavo che preferissi questo.»
Gli posò un bacio sulle labbra. Talmente rapido e delicato che più che un bacio sembrò il battito di ciglia di un bimbo, ma sufficiente a trasformare l’espressione di Gabe da esitante a esultante. Con tanto di coriandoli e trombette, almeno nella mente di Zeke”
― Principessina
“Jessica gli baciò una delle mani, sopra un piccolo sbaffo di sangue, e continuò: «Però ricordati che qui avrai sempre un pasto caldo e un letto se ti serviranno.» Fece un sorriso buffo. «Magari non il letto di mio figlio, dovreste dormire in camere separate. Potrei chiudere a chiave Zeke di notte, per essere sicura che non sgattaioli da te. Oppure potrei comprare dei tappi per le orecchie. Sì, i tappi per le orecchie mi sembrano una buona soluzione. Che ne dici?»
Gabe sentì le lacrime che gli scorrevano sulle guance, il petto che doleva.
Sì, era un’ottima soluzione. Essere amato. Essere voluto.”
― Principessina
Gabe sentì le lacrime che gli scorrevano sulle guance, il petto che doleva.
Sì, era un’ottima soluzione. Essere amato. Essere voluto.”
― Principessina
“Sua sorella gli aveva chiesto una sola cosa: non innamorarsi. Non buttare via la sua vita dietro a qualcuno che l’avrebbe ferito, e mai e poi mai gettare la propria verginità in pasto a un qualunque coglione, anche se lei lo aveva fatto un trilione di anni prima.
Gabe sorrise ancora una volta, felice di quel particolare coglione addormentato fra le lenzuola.
Le aveva promesso e si era ripromesso di non innamorarsi del ragazzo d’oro, ma a quanto pareva l’amore non aveva chiesto il permesso. L’aveva buttato a terra come un maledetto giocatore di football, e non gli aveva neppure chiesto scusa.”
― Principessina
Gabe sorrise ancora una volta, felice di quel particolare coglione addormentato fra le lenzuola.
Le aveva promesso e si era ripromesso di non innamorarsi del ragazzo d’oro, ma a quanto pareva l’amore non aveva chiesto il permesso. L’aveva buttato a terra come un maledetto giocatore di football, e non gli aveva neppure chiesto scusa.”
― Principessina
“Avrebbe voluto accendere la luce, memorizzare ogni centimetro di quel corpo snello, ma non gli sembrava giusto. Non voleva che il ricordo della loro prima volta insieme – la prima di innumerevoli, se Zeke avesse potuto fare di testa sua – fosse contaminato dai lividi che ricoprivano il ragazzo. Già sopportava appena il respiro spezzato di Gabe: lo voleva sentir ansimare per la passione, non per il dolore. Riportare alla mente quelle chiazze violacee era troppo e avrebbe trasformato un gesto d’amore in rabbia pura.
Zeke fece appoggiare Gabe alla testiera del letto e a occhi chiusi posò la bocca su una spalla. Se non poteva vedere la sua pelle, se non poteva toccarla con le sue mani rudi, l’avrebbe baciata fino a tracciarsi una cartina nella mente. Una mappa del tesoro, il suo tesoro.”
― Principessina
Zeke fece appoggiare Gabe alla testiera del letto e a occhi chiusi posò la bocca su una spalla. Se non poteva vedere la sua pelle, se non poteva toccarla con le sue mani rudi, l’avrebbe baciata fino a tracciarsi una cartina nella mente. Una mappa del tesoro, il suo tesoro.”
― Principessina
“«Sono triste. Non voglio essere triste.»
Il cuore di Zeke si strinse nel suo petto. Non voleva vedere Gabe triste. Non poteva.
Si allungò verso il ragazzo, cercando di attirarlo a sé senza fargli male o toccare qualche zona dolorante, e si ritrovò a stringergli le spalle, i corpi stretti l’uno sull’altro. Una luce si spense nel corridoio, togliendogli quel poco di visibilità che avevano. Alla cieca si avvicinò al volto di Gabe, sfiorandogli il naso con il suo. Ogni volta che si abbassava gli carezzava piano le labbra, delicato come un soffio
«Non voglio usarti.»
Il sussurro di Gabe lo fece sorridere, e la carezza successiva fu più lunga delle precedenti, più decisa e umida.
«Non mi stai usando. Cerco solo di renderti felice.»
«Non sei costretto.»
Un altro bacio, e una piccola spinta dell’inguine contro quello di Gabe, tanto per fargli capire che non vi era costrizione, quanto desiderio. Determinazione. Voglia sfrenata di stargli accanto, stringerlo e non lasciarlo più andare.”
― Principessina
Il cuore di Zeke si strinse nel suo petto. Non voleva vedere Gabe triste. Non poteva.
Si allungò verso il ragazzo, cercando di attirarlo a sé senza fargli male o toccare qualche zona dolorante, e si ritrovò a stringergli le spalle, i corpi stretti l’uno sull’altro. Una luce si spense nel corridoio, togliendogli quel poco di visibilità che avevano. Alla cieca si avvicinò al volto di Gabe, sfiorandogli il naso con il suo. Ogni volta che si abbassava gli carezzava piano le labbra, delicato come un soffio
«Non voglio usarti.»
Il sussurro di Gabe lo fece sorridere, e la carezza successiva fu più lunga delle precedenti, più decisa e umida.
«Non mi stai usando. Cerco solo di renderti felice.»
«Non sei costretto.»
Un altro bacio, e una piccola spinta dell’inguine contro quello di Gabe, tanto per fargli capire che non vi era costrizione, quanto desiderio. Determinazione. Voglia sfrenata di stargli accanto, stringerlo e non lasciarlo più andare.”
― Principessina
“Zeke posò la mano sulla guancia di Gabe, cercando di capire se stesse piangendo in silenzio. Ma trovò la pelle liscia e asciutta, in alcuni punti bollente per le botte, e d’istinto tolse la mano. Non voleva ferire Gabe, in nessun modo. Però il ragazzo gli riprese la mano, intrecciando le dita insieme, e se la posò nuovamente sulla guancia.
Le loro dita intrecciate, calde quelle di Gabe e fresche quelle di Zeke, sembrarono confortare entrambi. Gabe aveva già fatto quel gesto, la sera di Halloween, quando Zeke era fuori di sé, e anche in quell’occasione il contatto lo aveva placato, calmato. Non dappertutto: c’erano parti del suo corpo che erano sembrate in fiamme per quel semplice tocco, la notte di Halloween così come in quel frangente.
Zeke si mosse a disagio nel letto, grato che il buio nascondesse le guance arrossate, e Gabe sciolse le loro dita, lasciando tuttavia la mano di Zeke sulla sua guancia
Gabe gli catturò le labbra. Un bacio gentile, quasi timoroso.”
― Principessina
Le loro dita intrecciate, calde quelle di Gabe e fresche quelle di Zeke, sembrarono confortare entrambi. Gabe aveva già fatto quel gesto, la sera di Halloween, quando Zeke era fuori di sé, e anche in quell’occasione il contatto lo aveva placato, calmato. Non dappertutto: c’erano parti del suo corpo che erano sembrate in fiamme per quel semplice tocco, la notte di Halloween così come in quel frangente.
Zeke si mosse a disagio nel letto, grato che il buio nascondesse le guance arrossate, e Gabe sciolse le loro dita, lasciando tuttavia la mano di Zeke sulla sua guancia
Gabe gli catturò le labbra. Un bacio gentile, quasi timoroso.”
― Principessina
“«Sai cosa infastidirebbe Mason un casino?» sussurrò il quarterback all’orecchio di Gabe. «Se tu ora mi baciassi.»
In un’altra vita Gabe si sarebbe comportato diversamente. Magari avrebbe riso in faccia a Zeke, dicendogli che lui valeva di più di uno stupido quarterback sotto steroidi. O magari avrebbe sfoderato un sorriso seducente, ammaliante.
Invece il quel momento, stretto in un abito luccicante, con il culo a ghiacciarsi su un gradino di marmo e davanti allo sguardo incattivito del coglione più coglione del pianeta, Gabe riuscì solo a sgranare gli occhi come un cervo investito dai fari di un camion.
Zeke posò le labbra sulle sue, accarezzandole con lentezza e forzandole delicatamente con la lingua. Da qualche parte una ciotola di caramelle cadde a terra, e Gabe rabbrividì per la delicata presa delle mani ghiacciate di Zeke sul suo collo. Il suo alito sapeva di caramella alla frutta e per qualche motivo gli parve il sapore più buono che avesse mai assaggiato.
Quando infine Zeke si staccò da lui, con un mezzo sorrisino sulle labbra e il fiato corto, dall’altra parte della strada era rimasta una bottiglia di birra solitaria.”
― Principessina
In un’altra vita Gabe si sarebbe comportato diversamente. Magari avrebbe riso in faccia a Zeke, dicendogli che lui valeva di più di uno stupido quarterback sotto steroidi. O magari avrebbe sfoderato un sorriso seducente, ammaliante.
Invece il quel momento, stretto in un abito luccicante, con il culo a ghiacciarsi su un gradino di marmo e davanti allo sguardo incattivito del coglione più coglione del pianeta, Gabe riuscì solo a sgranare gli occhi come un cervo investito dai fari di un camion.
Zeke posò le labbra sulle sue, accarezzandole con lentezza e forzandole delicatamente con la lingua. Da qualche parte una ciotola di caramelle cadde a terra, e Gabe rabbrividì per la delicata presa delle mani ghiacciate di Zeke sul suo collo. Il suo alito sapeva di caramella alla frutta e per qualche motivo gli parve il sapore più buono che avesse mai assaggiato.
Quando infine Zeke si staccò da lui, con un mezzo sorrisino sulle labbra e il fiato corto, dall’altra parte della strada era rimasta una bottiglia di birra solitaria.”
― Principessina
“«Zeke forse ti ha chiesto una mano perché eri l’unico gay, ma credo si fidi di te. Altrimenti non saresti qui ora. Zeke ha scelto te, non un amico che conosce da quasi dieci anni. Io mi fido del giudizio di mio figlio, e di conseguenza mi fido di te. »”
― Principessina
― Principessina
“«Sai se vuole dichiararsi anche a scuola?»
«Non me ne ha ancora parlato.»
«E tu lo aiuterai in caso decidesse di farlo?»
Gabe sbuffò, anche se i suoi occhi erano tristi. «Vorrei capire perché tutti chiedono il mio aiuto. Non sono il Principe Azzurro che salva la principessa in pericolo.»
In realtà io sono la principessina. Dovrei cominciare ad andare in giro con una tiara per farmi riconoscere.”
― Principessina
«Non me ne ha ancora parlato.»
«E tu lo aiuterai in caso decidesse di farlo?»
Gabe sbuffò, anche se i suoi occhi erano tristi. «Vorrei capire perché tutti chiedono il mio aiuto. Non sono il Principe Azzurro che salva la principessa in pericolo.»
In realtà io sono la principessina. Dovrei cominciare ad andare in giro con una tiara per farmi riconoscere.”
― Principessina
“«Tu sei il suo ragazzo?»
La domanda fu pronunciata da Jessica, ma per un istante nessuno dei tre ragazzi capì a chi si stesse riferendo. Poi Mery scoppiò a ridere maligna e Gabe impallidì.
«Sono solo un amico, più o meno.» Quella frase l’avrebbe perseguitato fino alla fine dei suoi giorni. «Zeke mi voleva vicino. Per aiutarlo.»
«Nel caso io non avessi preso bene la notizia?»
«Qualcosa del genere.»
«Zeke, credevi davvero che sarebbe stato un problema?» chiese sconvolta. «Che il fatto che ti piacciono i ragazzi avrebbe cambiato l’amore che provo per te?»
Lui scrollò le spalle fissando il tappeto ai suoi piedi e sua madre gli prese il mento, girandogli il viso nella sua direzione.
«Niente, assolutamente niente in questo mondo potrebbe impedirmi di amarti. Hai capito?» Zeke annuì e lei gli scosse piano il capo. «Capito?»
«Sì, mamma. »”
― Principessina
La domanda fu pronunciata da Jessica, ma per un istante nessuno dei tre ragazzi capì a chi si stesse riferendo. Poi Mery scoppiò a ridere maligna e Gabe impallidì.
«Sono solo un amico, più o meno.» Quella frase l’avrebbe perseguitato fino alla fine dei suoi giorni. «Zeke mi voleva vicino. Per aiutarlo.»
«Nel caso io non avessi preso bene la notizia?»
«Qualcosa del genere.»
«Zeke, credevi davvero che sarebbe stato un problema?» chiese sconvolta. «Che il fatto che ti piacciono i ragazzi avrebbe cambiato l’amore che provo per te?»
Lui scrollò le spalle fissando il tappeto ai suoi piedi e sua madre gli prese il mento, girandogli il viso nella sua direzione.
«Niente, assolutamente niente in questo mondo potrebbe impedirmi di amarti. Hai capito?» Zeke annuì e lei gli scosse piano il capo. «Capito?»
«Sì, mamma. »”
― Principessina
“« Sono omosessuale e, se ha delle domande, può farmele.»
Jessica sembrò perdere parte dello shock, perché mostrò finalmente una vera espressione: la confusione. «Quali domande dovrei farti?»
Gabe scrollò le spalle. «Sa, per affrontare al meglio questa… situazione.»
«Non c’è nulla da affrontare: a mio figlio piacciono i maschi. È questo che mi stai dicendo, Zeke?»
Il ragazzo di nuovo riuscì solo ad annuire, ma una scintilla di interesse gli comparve negli occhi.
«Non c’è nulla da affrontare, dunque. Tranne che mi sarei potuta evitare la chiacchierata sul mettere nei guai le ragazze, quando avevi tredici anni.»”
― Principessina
Jessica sembrò perdere parte dello shock, perché mostrò finalmente una vera espressione: la confusione. «Quali domande dovrei farti?»
Gabe scrollò le spalle. «Sa, per affrontare al meglio questa… situazione.»
«Non c’è nulla da affrontare: a mio figlio piacciono i maschi. È questo che mi stai dicendo, Zeke?»
Il ragazzo di nuovo riuscì solo ad annuire, ma una scintilla di interesse gli comparve negli occhi.
«Non c’è nulla da affrontare, dunque. Tranne che mi sarei potuta evitare la chiacchierata sul mettere nei guai le ragazze, quando avevi tredici anni.»”
― Principessina
“«È orribile. Non voglio doverlo fare di nuovo,» mormorò. «Una volta mi è bastata.»
Mery ripeté: «Non sei costretto. Zimmermann non è neppure un tuo amico. Se non te la senti, non lo fare. Lascia che si arrangi.»
Gabe riusciva quasi a immaginarsi la scena: al centro della stanza Zeke, con lo sguardo puntato a terra e le mani tremanti. Davanti a lui sua madre, il volto paralizzato in una smorfia che era in pari misura disgusto e odio.
«Devi venire anche tu, Mery. Devi aiutarmi.»
«Cosa? Vuoi davvero aiutarlo?»
«Sì.»
«Perché?»
«Forse c’è una possibilità. Un modo per far sì che la cosa funzioni. Zeke e sua madre, intendo. Forse, se lo aiuto, lui non finirà…»
«Come te?» concluse Mery con la tristezza negli occhi. «Non vuoi che affronti quello che affronti tu ogni giorno.»
Lui annuì. «Tu devi esserci, Mery.»
«Io odio Zimmermann.»
«Lo so. Ma ami me. Non è solo Zeke ad avere bisogno di aiuto.»”
― Principessina
Mery ripeté: «Non sei costretto. Zimmermann non è neppure un tuo amico. Se non te la senti, non lo fare. Lascia che si arrangi.»
Gabe riusciva quasi a immaginarsi la scena: al centro della stanza Zeke, con lo sguardo puntato a terra e le mani tremanti. Davanti a lui sua madre, il volto paralizzato in una smorfia che era in pari misura disgusto e odio.
«Devi venire anche tu, Mery. Devi aiutarmi.»
«Cosa? Vuoi davvero aiutarlo?»
«Sì.»
«Perché?»
«Forse c’è una possibilità. Un modo per far sì che la cosa funzioni. Zeke e sua madre, intendo. Forse, se lo aiuto, lui non finirà…»
«Come te?» concluse Mery con la tristezza negli occhi. «Non vuoi che affronti quello che affronti tu ogni giorno.»
Lui annuì. «Tu devi esserci, Mery.»
«Io odio Zimmermann.»
«Lo so. Ma ami me. Non è solo Zeke ad avere bisogno di aiuto.»”
― Principessina
“«Tu non sai chi io sia. Non mi conosci e mi hai appiccicato addosso un’etichetta.»
«Più o meno come hai fatto tu con la storia del ragazzo d’oro.»
Gabe aprì la bocca, poi la richiuse di scatto e uscì dall’auto, allontanandosi lungo il marciapiede. I lacci slacciati degli anfibi rischiavano di farlo inciampare a ogni passo, specie quando si voltò ritornando rapido sui suoi passi. Zeke abbassò il finestrino, rassegnato a ricevere una sequela di insulti.
«Hai ragione.»
Quando sentì quelle parole uscire dalla bocca di Gabe, quasi non le capì.
«Hai ragione. Ti ho attaccato un’etichetta e non avrei dovuto. Non ti farò le mie scuse, perché tu ti sei comportato allo stesso modo. Ma cercherò di conoscerti meglio, se tu farai lo stesso.»
«D’accordo.»
«E continuerò a chiamarti ragazzo d’oro.»
Zeke sorrise. «D’accordo.»
In qualche modo anche Gabe si ritrovò a rivolgergli un sorrisino. «Buonanotte, ragazzo d’oro. »”
― Principessina
«Più o meno come hai fatto tu con la storia del ragazzo d’oro.»
Gabe aprì la bocca, poi la richiuse di scatto e uscì dall’auto, allontanandosi lungo il marciapiede. I lacci slacciati degli anfibi rischiavano di farlo inciampare a ogni passo, specie quando si voltò ritornando rapido sui suoi passi. Zeke abbassò il finestrino, rassegnato a ricevere una sequela di insulti.
«Hai ragione.»
Quando sentì quelle parole uscire dalla bocca di Gabe, quasi non le capì.
«Hai ragione. Ti ho attaccato un’etichetta e non avrei dovuto. Non ti farò le mie scuse, perché tu ti sei comportato allo stesso modo. Ma cercherò di conoscerti meglio, se tu farai lo stesso.»
«D’accordo.»
«E continuerò a chiamarti ragazzo d’oro.»
Zeke sorrise. «D’accordo.»
In qualche modo anche Gabe si ritrovò a rivolgergli un sorrisino. «Buonanotte, ragazzo d’oro. »”
― Principessina
“Zeke inclinò la testa, come se stesse ponderando attentamente quanto Gabe gli diceva. «Perché, tu ce l’hai? Il buongusto estetico, intendo.»
Gabe rimase spiazzato. Di tutte le risposte che poteva riceve, questa era l’unica che non si aspettava. E che lo faceva un po’ incazzare.
«Sai una cosa, ragazzo d’oro? Il Principe Azzurro non ha mai insultato Cenerentola per il suo fottuto abito del ballo o per quelle cazzo di scarpette di cristallo. Quindi evita commenti sui vestiti della principessina.»
Questo sembrò far vergognare Zeke, che arrossì e abbassò lo sguardo.”
― Principessina
Gabe rimase spiazzato. Di tutte le risposte che poteva riceve, questa era l’unica che non si aspettava. E che lo faceva un po’ incazzare.
«Sai una cosa, ragazzo d’oro? Il Principe Azzurro non ha mai insultato Cenerentola per il suo fottuto abito del ballo o per quelle cazzo di scarpette di cristallo. Quindi evita commenti sui vestiti della principessina.»
Questo sembrò far vergognare Zeke, che arrossì e abbassò lo sguardo.”
― Principessina
