Di retro al sol Quotes

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Di retro al sol: Scritti danteschi (2008-2015) Di retro al sol: Scritti danteschi by Francesco Fioretti
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“10. l'Amor che move il sole e l'altre stelle (Paradiso XXXIII 146) L'ultimo verso della Divina Commedia è famosissimo. L'amore, veniamo a sapere, è l'energia cosmica che muove stelle e pianeti e si sprigiona direttamente dal Motore Immobile. È per mettersi in perfetta sintonia con esso che Dante ha fatto il viaggio. Ora che lo ha condotto a termine, i suoi desideri hanno imparato finalmente ad armonizzarsi con quelli di Dio.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Il fine dell'opera, dichiarato nella lettera a Cangrande della Scala, è piuttosto ambizioso, lo ammetto, e sarebbe addirittura velleitario se l'opera in questione non fosse proprio la Divina Commedia. Dante ha scritto questo libro immenso per farci felici, ecco tutto, per strapparci alla nostra infelicitàe condurci alla felicità terrena attraverso la parola: per insegnarci un uso della lingua che ci renda migliori, perché forse intuiva già allora che non si può essere felici se si parla male, se si frequenta un lessico sbagliato, e in qualche modo sapeva che i limiti del nostro linguaggio, come all'incirca avrebbe detto Wittgenstein molto tempo dopo, esprimono quelli del nostro mondo.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Adesso però tocca ai dantisti. È un caso che, da qualche tempo, fiorisca in Italia un vero e proprio genere narrativo che di questa riumanizzazione di Dante fa la sua bandiera? Ha iniziato Giulio Leoni con i suoi gialli che mettevano in scena un suggestivo Dante detective (l'ultimo, La sindone del diavolo, Nord, è del 2014). Io ho cercato di fare la mia parte con due romanzi (Il libro segreto di Dante e La profezia perduta, Newton Compton) e, ora, con la riscrittura dell'Inferno (La selva oscura, Rizzoli: ho ritenuto che fosse importante metterlo di nuovo alla portata di molti, dei più, se non proprio di tutti). E c'è il romanzo di Marco Santagata, Come donna innamorata (Guanda), candidato allo Strega,”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Gli attori italiani del dopoguerra avevano un modo di recitarlo che non si applicava a nessun altro poeta, solo all'autore della Commedia. Si doveva atteggiare la faccia a dannati michelangioleschi, descrivere con le mani gesti ampi e solenni, e scandire i versi col tono più innaturale che si fosse in grado di produrre, dilatando e incupendo le vocali e trascinando il più a lungo possibile le nasali o le fricative. L'unico altro personaggio cui Vittorio Gassman abbia prestato l'intonazione dantesca era Brancaleone da Norcia, ed è singolare che l'esatta impostazione che rendeva comico quest'ultimo rendesse in quegli stessi anni credibilissimo Dante. Si vede che era così che lo volevamo: sovrumano, innaturale, sublime e soprattutto lontano. Poi è arrivato Benigni a recitarlo come si usa recitare Pascoli, una rivoluzione culturale di cui si sono accorti in pochi, tra gli osanna a priori, le critiche accademiche e l'atteggiamento di gran lunga prevalente del "ben venga Benigni" (come dire: qualche strafalcione nell'esegesi, lasciamo perdere la recitazione, ah Carmelo Bene, ma, se milioni di persone tramite lui si accostano a Dante, tanto di cappello! Qualcuno si è spinto oltre: avessimo avuto al liceo un insegnante di lettere così!). Nessuno si è accorto che la vera rivoluzione di Benigni è stata proprio quella di riportare Dante sulla terra, quasi a sbeffeggiare il mastodonte romantico di piazza Santa Croce (il significante, non il significato) sotto il quale la rappresentazione avveniva.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Sembra che sin dagli inizi il rapporto degli italiani con Dante sia ondivago, che conosca alti e bassi, che fluttui tra momenti quasi di adorazione e altri di distacco se non di oblio, che si accenda e si spenga nel corso dei secoli a intermittenze più o meno regolari. E i momenti migliori, chissà perché, sembrano essere proprio quelli di crisi, quando l'Italia ha da ridestarsi da un incubo o da una pesante recessione. Tra Boccaccio e Leonardo Bruni si avvia, nel pieno culto di Dante, la ripresa economica che porterà al Rinascimento; ma poi invece il classicismo quattro e cinquecentesco, negli anni del nuovo boom, gli preferirà di gran lunga Petrarca. Per un nuovo fervido risveglio della passione dantesca bisognerà attendere, dopo la crisi del Seicento, gli anni del riscatto nazionale, tra fine Settecento e Risorgimento.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Dante era morto da circa vent'anni, la sua Commedia è certo che circolasse già vivo l'autore (di sicuro a Bologna almeno a partire dal 1317), ma, dei circa seicento codici che costituiscono la tradizione manoscritta più antica, quelli anteriori al 1340 si contano sulle dita di una mano. Si ha così l'impressione che la fortuna di Dante in Italia inizi davvero solo con la crisi del Trecento.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“È la poetica della lode, con la rinuncia a mercede da cui muove, a segnare quello che Dante ritiene, ancora all'altezza della Commedia, il suo superamento delle posizioni cavalcantiane. La scelta non è più, come la poneva il primo amico, tra la consunzione d'amore e l'oblio della passione: si dà il caso intermedio in cui l'amore brucia ma senza sbocchi, in cui viene vissuto dentro, nell'anima, ma senza anelito alla corresponsione. Si dà cioè il caso dell'amore che "condona l'amare all'amata". Va da sé che, se possibile, tale forma d'amore preveda l'urgenza di un esercizio di sublimazione: il purgatorio dell'amore è la poesia.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Insomma l'amore, come dice Avicenna, e Cavalcanti in Donna me prega, è una pulsione dell'anima sensitiva, un accidens, che non dà tregua all'innamorato e lo induce a cercare ossessivamente la corresponsione. In quanto passione dell'anima sensitiva, s'insedia in noi senza chiederci il permesso: semplicemente accidit, succede. Ma non si limita a succedere, si trasforma anche in passione travolgente e fatale perché "non condona l'amare all'amata", non sa essere disinteressato, e trasforma l'innamorato ossessivo in un potenziale killer, come Paolo che non frenando il proprio impeto condanna sé e Francesca a un destino di morte (un accidente che sovente è fero, crudele, dice Cavalcanti in Donna me prega). L'unica possibilità per uscire da questa trappola mortale (in un'epoca di impunità e delitti d'onore) è "condonare l'amare all'amata": è ciò che ha fatto Dante a partire da Donne ch'avete intelletto d'amore; è ciò che ripete possibile nel XVIII del Purgatorio: si può distinguere tra amori che possono essere vissuti e rei amori, amori che fanno male. Questi ultimi sono a rigore accidenti come tutti gli altri: non si può fare a meno di provarli, ma si può fare a meno di viverli; il libero arbitrio vige anche in amore, occupa la soglia dell'assenso, dice sì o no, non alla passione che se accidit accidit, ma alla possibilità di tradurla in atto. È questa la luce (della coscienza, della ragione) che tace nell'inferno dell'amore.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“l'idea dell'amore salvifico per Beatrice fa la sua prima apparizione nella canzone Avegna ched el m'aggia più per tempo con la quale Cino si dà a consolare l'amico per la morte dell'amata: Ella parla di voi con li beati,
e dice loro: «Mentre ched io fui
nel mondo, ricevei onor da lui,
laudando me ne' suo' detti laudati».
E priega Dio, lo signor verace,
che vi conforti sì come vi piace.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“In questo suo libro giovanile Dante sembrerebbe ancora illudersi della possibilità di un sodalizio che ha forse perso la sua necessità vitale una volta terminata, per entrambi, la stagione dell'amore vissuto come strumento di conoscenza di sé (la stagione, insomma, di monna Vanna e monna Bice). Per farlo, però, propone all'amico la sua nuova visione dell'amore salvifico, di un amore che va oltre la morte dell'amata, visione da cui Guido, specie dopo Donna me prega, è assai distante.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“La natura mentale, cerebrale dell'amore: ecco la loro più importante conquista sul piano euristico. E noi che oggi lo facciamo avvenire sostanzialmente nel mesencefalo dovremmo solo stupirci della loro impressionante modernità. Certo, noi attribuiamo l'ebbrezza "metafisica" dell'innamorato non a un'illusione d'elevazione alle vertigini spirituali dell'intelletto universale, ma al cocktail chimico di neurotrasmettitori e droghe endogene scatenati dall'innamoramento, che qualche neurologo odierno ha paragonato a una modica dose d'anfetamina. Ma, pensando che in base a quell'errore - ai tempi d'altra parte inevitabile - Dante poi, per descrivere il Paradiso, userà (e amplificherà) proprio la fenomenologia dell'innamoramento, possiamo decisamente concludere che non tutti i mali vengono per nuocere.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“l'innamoramento, come dice lo stesso Avicenna in un suo trattato specifico sull'amore100, consiste dunque in una sorta di ammutinamento dell'immaginazione, che si arroga i compiti della ragione (come un servo quelli del padrone) illudendo l'innamorato di poter conseguire autonomamente la perfectio umana (che per Aristotele è invece razionale e contemplativa), mentre lo spinge ossessivamente a cercarla nella direzione opposta, nella mercede da parte dell'amata e nell'unione fisica con lei: l'oggetto d'amore, insomma, mentre provoca nell'intelletto - attraverso la contemplazione della bellezza - un surrogato dell'ebbrezza contemplativa, produce poi semplicemente nell'amante (cito - non conoscendo l'arabo - dalla traduzione inglese del trattato avicenniano) the urge to embrace it, to kiss it and for conjugal union with it. Insomma lo induce ad anelare alla bellezza, che è oggetto puro di contemplazione, non with an intellectual consideration (la consideratio è appunto la "contemplazione pura"), ma with animal desire.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Pegli occhi fere un spirito sottile
che fa 'n la mente spirito destare,
dal qual si move spirito d'amare,
ch'ogn'altro spiritel fa[ce] gentile. Sentir non pò di lu' spirito vile,
di cotanta vertù spirito appare:
quest'è lo spiritel che fa tremare
lo spiritel che fa la donna umìle. E poi da questo spirito si move
un altro dolce spirito soave,
che siegue un spiritello di mercede: lo quale spiritel spiriti piove,
ché di ciascuno spirit' ha la chiave,
per forza d'uno spirito che 'l vede.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“«Mente» e «umìle» e più di mille sporte
piene di «spirti» e 'l vostro andar sognando
mi fan considerar che, d'altra sorte,
non si pò trar ragion di voi rimando. Non so chi 'l vi fa fare, o vita o morte,
ché, per lo vostro andar filosofando,
avete stanco qualunqu'è 'l più forte
ch'ode vostro bel dire imaginando. Ancor pare a ciascuno molto grave
vostro parlare in terzo con altrui
e 'n quarto ragionando con voi stessi; ver' quel de l'uom ogni pondo è soave:
cangiar donque maniera fa per voi;
se non ch'i' porrò dir: «Ben sète dessi!».”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Il dolce stil novo, insomma, esiste (e forse consiste) nel tentativo di Dante di mediare tra Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia. Il suo cuore è proprio la Vita nova, dove avviene questo sforzo di assimilazione. Tutto il resto è misurabile per scarti dal centro, e oscilla tra gli estremi della poesia più filosofica di Guido e del melodico canto d'amore di Cino, che prelude a Petrarca.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Dov'era Amore (o l'Es, parafrasando Freud), là sarà l'io (o l'anima razionale, o il libero arbitrio); è esattamente su questo punto che Dante prende le distanze dalle gru guinizzelliane e dalle parole di Francesca, e s'innalza al proprio paradiso in cui ragione e talento, disio e velle sincronizzano i propri moti come ingranaggi di un ordigno celeste, affidandosi al solo Amore con la maiuscola, alla sola ipostasi, che d'altra parte non è più un'ipostasi perché gode di esistenza reale: l'energia cosmica, la potenza divina che move il sole e l'altre stelle.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Ma se fosse anche un altro il significato della triplice elle? Si provi ad estendere al primo canto dell'Inferno la chiave cifrata dell'ultimo del Purgatorio, canto ad esso innegabilmente correlato, come già vedeva Pietro Alighieri, sia sul piano contenutistico che su quello strutturale: ed ecco allora che le iniziali delle tre bestie luciferine, Lonza, Leone, Lupa, potrebbero anche suggerire un triplice cinquanta, ovvero, sommandole, un diabolico centocinquanta, incalzato a sua volta da un cinque, che è l'iniziale del Veltro, il quarto ed ultimo animale-simbolo del primo canto. Insomma, questa misteriosa caccia crittografata porterebbe a un risultato interessante, un curioso CLV ottenuto dalla somma delle iniziali delle quattro fiere (L+L+L+V). Tradotta la cifra nella numerazione posizionale, il 155 (uno-cinque-cinque) che si ottiene non è altro che un anagramma numerico, sia pure questa volta in cifre arabe, del cinquecento diece e cinque, il 515 (cinque-uno-cinque) della nuova numerazione. Sarà un caso, una coincidenza fortuita, per quanto bizzarra?”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“Vorrei tentare una lettura di questo tipo del Veltro e del DVX, e avvalermi, su questa strada, di un singolare indizio, che mi si è rivelato per caso alla rilettura di un bel libro di Guglielmo Gorni sul primo canto dell'Inferno, ove si constatava tra l'altro il fatto che i nomi delle tre fiere che vi compaiono (Lonza, Leone, Lupa) iniziano tutti e tre per elle, e lo si interpretava con l'evocazione della natura trina di Lucifero, parodia infera della Trinità celeste, nonché con la supposizione che le tre bestie siano in realtà una sola, mutevole come Proteo l'informe, unica manifestazione luciferina in tre successive metamorfosi”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi
“a tutte mie virtù fu posto un freno subitamente, sì ch'io caddi in terra, per una luce che nel cuor percosse: e se 'l libro [della memoria] non erra, lo spirito maggior tremò sì forte, che parve ben che morte per lui in questo mondo giunta fosse.”
Francesco Fioretti, Di retro al sol: Scritti danteschi