Favole e politica Quotes

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Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda by Stefano Pivato
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“Come riferisce un cronista del quotidiano comunista, secondo il quale «Sono arrivati a dire ad una povera madre di Canalone Spolverin di Bottrighe (Adria) che i comunisti prendono i bambini per ingrassarli e poi mangiarli»[35].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Come nel 1951 allorché l’associazionismo di sinistra promuove una rete di solidarietà nei confronti dell’infanzia alluvionata del Polesine. In quelle zone una tradizione legata a miracolistici salvataggi di bambini e adulti nelle acque del Po, aveva da tempo suscitato una religiosità popolare affidata alla protezione divina sul grande fiume. Di qui i timori che l’intervento della sinistra nell’opera di soccorso potesse incrinare il tradizionale rapporto fra il clero e i fedeli. Ma anche le preoccupate ammonizioni di quei vescovi che giudicavano disgregativa l’opera di soccorso messa in atto dal Partito comunista e le dichiarazioni «di particolare trepidazione […] sapere che numerosi bambini sono ospitati presso famiglie private» dove «potrebbero trovarsi in ambiente poco adatto, esposto a pericoli per la educazione cristiana»[31].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“sensazione è confermata da altre testimonianze che ricordano come «a sentire lo strano dialetto delle donne che li accolsero, all’inizio credettero di essere arrivati […] in Russia […] Molti urlavano, piangevano, perché gli avevano inculcato che andavano a finire coi comunisti»[21]. E una volta giunti alle case delle famiglie che li ospitano qualcuno non riesce a prendere sonno perché «Noi c’avevano detto che qua c’erano i comunisti che mangiavano i bambini»[22].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“sensazione di paura è accentuata dallo spaesamento che i bambini provano una volta giunti a destinazione. In molti di loro è la certezza di essere capitati in un paese comunista; da qui il terrore di essere divorati dagli abitanti di cui, in un’Italia che è quella dei dialetti, non capiscono il linguaggio che «aveva un accento strano e sconosciuto»[20].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Quanti sono contrari alla partenza dei bambini diffondono un’ulteriore variante sul modo di cibarsi dell’infanzia da parte dei comunisti e terrorizzano le famiglie con la minaccia che «Li avrebbero fatti a pezzi e messi in scatola»[15]. Quelle voci terrificanti finiscono per creare un panico generalizzato. Tant’è che i racconti del viaggio e i primi momenti dell’arrivo a destinazione sono affollati di paure. La recente fine della guerra non ha cancellato le scene dell’orrore che l’hanno accompagnata e nei bambini quelle voci finiscono per sconvolgere la loro immaginazione.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Il fronte clericale e conservatore cerca di dissuadere i genitori con l’argomentazione che: «Tu non sai chi sono i comunisti. Gli tagliano le dita delle mani e dei piedi. Conviene tenerli digiuni a casa»[9]. Oppure minacciano le famiglie «perché là in Alta Italia i comunisti li mangiano»[10]. Molte famiglie si rifiutano di trasferire i loro figli in Emilia-Romagna con la convinzione che la gente di quella regione «mangiava i bambini»[11]. In Sicilia, a farsi portavoce della minaccia è il deputato liberale Girolamo Bellavista. La Russia, egli sostiene, «si sarebbe appropriata dei bambini siciliani che non avrebbero più rivisto le loro famiglie»[12].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Gino Bartali ha regalato al Papa una bicicletta della sua nuova marca «Santamaria». Per l’occasione Gino, come lo chiama affettuosamente un giovane esploratore del Quotidiano ha dichiarato: Sarebbe una cosa bella se potessi fare tutte le mattine la comunione. Purtroppo la nostra attività ciclistica non ce lo permette. È perlomeno strano che tra i milioni dell’attività ciclistica-industriale e la Comunione il paladino dell’Azione cattolica preferisca i milioni. Comunque è ancora in tempo per salvare capra e cavoli. Gli diamo un consiglio: Gino, datti all’ippica![47]”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Pinocchio entra quindi nella prigione del Paese degli allocchi dove, nel «carcere delle nazioni», si intrattiene a colloquio con Ungarina e le sue «compagne di sventura»: Bulgarina, Albanella, Cecosloveta, Romenina e Polonuccia. Queste implorano Pinocchio di avvertire «la fatina dai capelli tricolori» (la Repubblica italiana) che è in pericolo. Alla fine della storia Pinocchio scopre la retta via grazie all’ammonimento di Geppetto: «A sinistra c’è il mare infido: vi si aggira lo squalo rosso pronto ad uccidere la tua libertà. A destra c’è solo una palude con le sabbie mobili […] la strada della libertà, del progresso e della giustizia sta nel centro».”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Evitato il pericolo grazie all’intervento della fata turchina e agli ammonimenti di Geppetto, Pinocchio incontra per strada il «Gatto Pietruccio» (Pietro Nenni) e la «Volpe Palmira» (Palmiro Togliatti). Quest’ultima lusinga Pinocchio invitandolo a votare per i partiti della sinistra. In cambio la Volpe Palmira gli promette di portarlo nel campo «Kolkhoz dei miracoli quinquennali» presidiato dal «Grande Baffone» (Stalin).”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Le vicende di Chiodino astronauta accompagnano il mondo dei piccoli attraverso il dibattito che in quegli anni percorre la cultura comunista sulle conquiste spaziali. E allorché, nel 1957, quarto decennale della Rivoluzione di ottobre, l’Unione Sovietica invia nello spazio la cagnetta Laika, questa entra nelle avventure di Chiodino.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“In definitiva il ritorno sulla retta via del burattino è dovuto a una «fiammata di carità» veicolata dalla fata, dotata di una dimensione soprannaturale ben distante da quella delle fiabe di Perrault, perché essa rappresenta l’incarnazione della fede. Di conseguenza il libro di Pinocchio è «una specie di genesi domestica» e Collodi altro non sarebbe che «un cattolico a sua insaputa»[39].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“In una di queste scorribande Pinocchio penetra in una tipografia facendosi consegnare «dal tipografo, comunista feroce» le bozze di un almanacco pronto per la stampa: Nuovo Barbanera Bombacci. Lunario del vero comunista per l’anno settimo (1923) dell’era bolscevica. In quella pubblicazione si celebrano, fra gli altri, «San Lenin apostolo», «Santa Bandiera rossa», «Santi martiri ferrovieri licenziati». E fra inni come Giovinezza cantati a squarciagola, assalti ai comizi di Niccolaccio (rappresentazione di Nicola Bombacci che veste i panni di Mangiafuoco)[10] e al Circolo degli Scarlatti, si snodano le vicende di Pinocchio in camicia nera.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Spesso sono però anche personaggi noti del mondo del fumetto a vestire la camicia nera. Come Paperino, che si reca in Etiopia per far opera di civilizzazione: Ai moretti paperino dice «fatemi attenzione» Nel boschetto qui vicino farò un poco di lezione[7]. Pinocchio è arruolato nelle file delle camicie nere fin dalle origini del fascismo[8]. In una di quelle storie, Avventure e spedizioni punitive di Pinocchio fascista, a Mastro Geppetto vengono attribuiti i trascorsi risorgimentali e patriottici di Collodi”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Negli anni Venti gli eroi dei fumetti si chiamano «Comunello» e «Proletino». E il loro avversario è «Fasciolino»: Forte e ardito è Comunello ed affronta il manganello del gradasso Fasciolino per difender Proletino. Oppure «Spartachino», eroe del Fanciullo proletario che non cede alle lusinghe dei fascisti[6].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“In caso di vittoria comunista l’Italia avrebbe assistito a scenari come quello descritto in una barzelletta di Longanesi: Molotov annuncia a Stalin una grande scoperta: «Adamo ed Eva erano russi». «Ne sei ben sicuro? Fa attenzione agli americani che criticano tutto». «Questa volta non c’è il menomo dubbio. Erano nudi, non avevano casa, vivevano di mele e si credevano in paradiso»[61].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Stessa sorte per le squadre di calcio: la «Juventus» cambia il nome in quello di «Stalin», il Torino in quello di «Lenin» e il «Milan» in quello di «Carlo Marx». Ai comunisti italiani («Togliatti», «Secchia» e «Longo») sono intitolate invece le squadre minori: Ma poiché non è ammissibile, né concepibile, che la Stalin si faccia battere dalla Togliatti, o la Lenin dalla Secchia, così avviene che la Stalin, la Lenin e la Marx vincono sempre: e se qualche imprudente giocatore della Longo e della Togliatti riesce per errore o per distrazione a infilare un pallone nella rete della Stalin, o della Lenin, il meno che gli capita è d’esser fucilato sul campo[46]. Il calcio dunque come metafora della servile sottomissione del popolo italiano (in particolare di quello comunista) alla dittatura stalinista.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Cfr. D. Priori, Misure di polizia contro l’uso di barbe e baffi, in «Archivio storico per le province napoletane», 1961, III serie, vol. I, pp. 369-377; R. Zagaria, Il pallore e la barba durante il Risorgimento, Catania, Guaitolini, 1928.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Mentre nei fumetti satirici della stampa conservatrice le donne sovietiche sono spesso raffigurate con fattezze mascoline e, non di rado, con i baffi.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Occorre – sostiene il quotidiano del Partito comunista – fare «Ben altri miracoli» che «assicurando lavoro e pane eliminerebbero la miseria, cioè la causa maggiore di tanti peccati, di tante rovine nelle famiglie»[30]. E la stampa anticlericale pubblica vignette dedicate ai miracoli elettorali nelle quali la Madonna, il cui intervento è invocato dalla Democrazia cristiana, si ritrae disgustata per essere stata strumentalizzata a fini propagandistici[31].”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“Il rito cannibalesco del comunismo e dei suoi alleati è rappresentato anche attraverso il mondo animale. Nelle sette teste dell’idra malefica, attinta dalla mitologia greca, sono raffigurati Togliatti, Nenni e i loro alleati che minacciano l’unità della famiglia. E, ancora, draghi, mostri e lupi raffigurano il comunismo nell’atto di divorare l’Occidente.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda
“A partire dalla Rivoluzione francese visioni, descrizioni di miracoli e apocalittismi entrano nel discorso politico a supportare la lotta contro la secolarizzazione. In questo tipo di racconto presenze divine e ultraterrene si sostituiscono a orchi e fate. Le rivelazioni della Madonna di Fatima sulla Rivoluzione bolscevica, le madonne pellegrine che piangono per l’imminente pericolo rosso nel corso del 1948 o presenze ultraterrene che, a differenza di Stalin, hanno la capacità di scrutare il voto dei cittadini nella cabina elettorale, si trasformano in favole che supportano il racconto della politica.”
Stefano Pivato, Favole e politica: Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda