Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7 Quotes

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Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7 (Italian Edition) Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7 by Luigi Giussani
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“Libertà è accettare”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Così come sempre lo debbo dire a chi s’innamora follemente e poi viene a piangere perché il suo fidanzato non va in chiesa: «E diglielo tu!». «Ma non mi ascolta.» «Gliel’hai detto?» «No – e previene la fatica – tanto, lui non m’ascolterebbe lo stesso»: s’è già collocata in posizione d’inferiorità. Immaginati: nella vita quell’uomo la schiaccerà, la piallerà e non andrà più in chiesa neanche lei.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Sempre rispetto a quello che dicevi nell’ultimo raduno, vale a dire che il rendersi conto, dentro la giornata, deve coincidere con la percezione dell’io, sto cominciando a capire che i momenti di memoria sono come momenti di coscienza dentro un non esserci; è come se dal niente passassi a partecipare all’essere. Non è un «posso dimenticarmi», ne va di mezzo un vivere invece di un non vivere. Però non so se ho capito bene... È giusto: è un non vivere invece di vivere. Non è un dimenticarsi; il dimenticarsi può essere netto, chiaro, pieno di rimorso quando ce ne accorgiamo: un povero uomo si dimentica! Invece lo spleen16 del non voler vivere, quella noia del vivere che dev’essere ricoperta di falsi sorrisi, di facili entusiasmi per cose effimere e, soprattutto, la catena dell’abitudine... Perché noi alla catena dell’abitudine diamo tutto noi stessi; abbiamo la tentazione di dar tutto noi stessi perché la catena dell’abitudine non esige più sforzi, non esige più sacrifici, non esige più iniziativa. Lo vedete giudicando il vostro stare in casa: per chi viene può essere un’aria tutta gioiosa quella della casa, ma può essere una gioia che non vi esprime, che non esprime tutti: esprime alcuni, gli altri van dietro per la catena dell’abitudine. È più facile la catena dell’abitudine che la personale fatica di una iniziativa.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Leggere rendendosi conto”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Bene, devo andar via... Guarda Mandy, che Newman io l’ho letto tutto in liceo! Mi piaceva leggerlo, l’Apologia pro vita sua oppure Lo sviluppo della dottrina cristiana, oppure un testo bellissimo intitolato La grammatica dell’assenso. Sono due i nostri partner più sensibili: Newman e Romano Guardini. Siccome una volta venne Cossiga a Milano a una nostra riunione e mi sentì parlare di Newman, allora si esaltò (perché lui era un appassionato studioso di Newman) e volle che andassimo a fare una cena insieme dopo. Poi è venuto altre due volte apposta per parlare di Newman a cena con due o tre di noi. Ma Newman dice in una certa pagina che il popolo cristiano deve essere popolo visibilmente, perciò deve tradurre la sua unità nel visibile, nel tangibile.35”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“È quello che dice Gesù a Nicodemo: bisogna nascere di nuovo.18 Tanto è vero che Nicodemo dice: «Ma come? Come si fa? Come faccio a nascere di nuovo, rientrare nel seno di mia madre per nascere, adesso poi che son vecchio?». (Chissà poi cosa c’entrava! Comunque, la prima osservazione era giusta.) Newman dice che da nessuna parte la religione – neanche la religione che ha il concetto di Dio più vicino a quello cristiano – promette all’uomo alcun cambiamento di sé: né qui né là. Solo il cristianesimo promette all’uomo una forza divina che lo cambia come essere, come natura.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Comunque, la cosa più impressionante del cristianesimo la nota Newman. Lui dice che solo il cristianesimo, in tutta la storia dell’umanità, ha come contenuto del suo messaggio – dal punto di vista antropologico, cioè dal punto di vista dell’uomo – l’annuncio di un cambiamento radicale della personalità. Un cambiamento non morale, ma un cambiamento radicale della personalità.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Certo. La mia personalità è Cristo, tant’è vero che noi ci chiamiamo cristiani. E quando i primi cristiani erano chiamati dal pretore... C’è un testo, tra i più antichi documenti storici di quelli che ci sono rimasti, in cui santa Perpetua risponde a tutte le domande: «Sono cristiana. Sono cristiana. Sono cristiana».6 A tutte le domande! E lo dice anche il testo,7 mi pare: siamo molto più di Cristo che nostri. Anzi, l’essere «nostri» è dato dal fatto di appartenere a Cristo. E infatti noi abbiamo sempre detto che la consistenza dell’io è l’appartenenza a un altro. Tant’è vero che abbiamo fatto anche il paragone del bambino che, se non ha il papà e la mamma, è fragilissimo, diviso, sconcertato, non ha la coscienza di sé, cresce handicappato mentalmente, psicologicamente.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Al ritiro dei novizi hai dato una definizione bellissima di grazia: «Grazia, o amore, o misericordia, sono tre versioni dei salmi. La coerenza è una grazia, e se è una grazia è una festa. Perché la grazia significa che tu ti trovi sul tavolo un dono, un augurio: è la tua festa. Questa è ogni istante del vivere cristiano. Può essere ogni ora del vivere cristiano, è la tua festa. Il tempo ci è dato per questa festa».”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Quando sei malinconica, quando sei arrabbiata, quando sei contro, quando sei piena di «forse», di «se», di «ma» e di «però», a che cosa aderisci? A niente, tendenzialmente a niente, e dunque sbagli: ti depauperi, ti svuoti. E, infatti, ciò che si incrementa è la solitudine.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Certo, e poi non si può dare a un altro quello che non si ha: Nemo dat quod non habet.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“La prima cosa che l’educatore deve fare è aiutare il cuore dell’educando a domandare al mistero dell’Essere, che costituisce l’altra sponda del flusso, perché abbia a rispondere, ma prima ancora abbia a sollecitare più attivamente, più compostamente, sempre più compostamente, sempre più chiaramente gli aspetti dei problemi che la libertà esprime, esplicita.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Guardate, la verità ha un volto semplice: basta che uno apra gli occhi.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“Io vorrei capire cosa vuol dire chiedere aiuto, perché tante volte mi sembra che possiamo chiedere come spinti da un’ansia di sottrarci a una fatica. Da un’ansia di sottrarsi a una fatica o dalla paura di fare échec, che vuol dire scacco (matto). Chiedere l’aiuto vuol dire chiedere allo Spirito che sostenga la tua coscienza nel desiderio (quel che si diceva prima), nella tensione al destino, al fine; e allora, come conseguenza di questo, la problematica che ti angustiava si alleggerisce.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7
“La cosa che l’uomo vuole meno di tutte è il perdono, perché il perdono lo incastra e lo costringe a riprendere.”
Luigi Giussani, Una presenza che cambia - Quasi Tischreden - Volume 7