Minima ruralia Quotes

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Minima ruralia Minima ruralia by Massimo Angelini
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“Perché nell’intimo del suo significato coltura (e così cultura) è cosa fa crescere, cosa eleva, cosa onora, cosa è profondamente legato al culto, allora quell’attività che si esercita sulle pianure del mondo, che sfigura la terra e la porta verso il deserto, che mortifica la diversità, che produce cibo corrotto, che intossica chi lo consuma e chi quella terra lavora, non può propriamente essere chiamata agricoltura. Si tratta, infatti, di un’attività erosiva, estrattiva, tesa al profitto, a volte speculativa, che sarebbe più chiaro e, per il valore delle parole, più rispettoso chiamare agriusura e pensarla semplicemente - così è oggi - come un’appendice dell’agrindustria.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“E serve che si rompa l'isolamento e che sia incoraggiata ogni occasione buona per fare comunità, per stare e fare insieme: la festa (d'inverno, prima che d'estate!), la banda del paese e le musiche, il ritrovo per giocare e parlare e insieme vedere la televisione, i lavori condivisi, la gestione e la manutenzione collettiva degli spazi comuni, dell'acqua e delle strade.
Poi serve che si torni a fare produrre la terra e il bosco, per tanto o per poco, per lavoro o per passatempo, per fare commercio o anche solo per l'orto di famiglia.
E serve che i ristoratori e i negozi preparino e vendano il più possibile i prodotti locali, la carne degli allevamenti che tengono in vita i pascoli, le acque minerali più vicine.
E bisogna fare in modoche chi lavora su questi monti possa farlo in pace, senza l'aggravio di oneri, registri, carte, controlli. E che i diritti comunitari della terra e le sue risorse siano preservati e sia interrotto il processo di liquidazione delle terre comuni e degli usi civici.
È una cosa nobile recuperare la memoria, è bene farlo senza cedere alla nostalgia, ed è anche importante recuperare le musiche, le varietà agricole, le case e le ricette; ma ciò che, sopratutto, bisogna recuperare è la comunità, quella degli abitanti, quella di tutti i giorni, nel bello e nel cattivo tempo.
La montagna può tornare a vivere.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“Chi riconosce nella vita un dono e non un diritto, chi è unito con la terra e con il Cielo, chi vive nel respiro del passato e sa di avere avuto padri, e padri dei padri, non ha l'ansia di innovare quello che c'è già, né di stravolgere quello che si è consolidato nel tempo lungo e attraverso il consenso delle generazioni: non tenta di ricostruire il mondo daccapo; non si sforza di essere originale a tutti i costi, nel bene o nel male.
Ha attenzione per cosa gli è stato consegnato, non lo perverte, non lo sciupa. Riposa nel ricordo di chi lo ha preceduto e di chi è per sempre.
E l'innovazione, l'avvicina con discernimento e la conosce sempre lenta e solo condivisa.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“Oggi la gente vive così, chiusa nel proprio io, nelle proprie astrazioni, nel solo "qui e ora", in un'apnea esistenziale grande come un punto senza dimensione, senza respiro. Non vive tra le braccia di chi lo ha preceduto e tra le braccia non tiene chi è per venire. Può tenere molte cose a mente se ha un cervello ipertrofico, ma ricordare quasi nulla perché il suo cuore scivola verso l'atrofia.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“Chiuso nella bolla della razionalità o, come altro lato della medaglia, in quella delle fantasie, l'uomo della modernità arriva a perdere ogni contatto: con la terra, con gli altri uomini, con il cielo, alla fine anche con se stesso. Scivola nella virtualità, nella non-vita. Se potessi descrivere questo tempo su un piano clinico, parlerei di una pandemia di schizofrenia e autismo: separazione e isolamento elevati fino alla sofferenza della dissociazione.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“Nelle società dove i beni, ormai trasformati in merci, sono sovrabbondanti, è conveniente che le cose siano fatte per deperire rapidamente e rapidamente essere rimpiazzate: queste sono le società che compensano la sovrabbondanza delle merci con altrettanta sovrabbondanza di rifiuti e si esprimono nel consumo compulsivo e coatto di oggetti e persone e nella loro rapida sostituzione, fino alla morbosità del monouso.
Così, proseguendo nel ragionamento, si potrebbe osservare che, più in generale, qualità e quantità si manifestano in un rapporto inversamente proporzionale: la penuria di beni costringe alla massima attenzione nella loro produzione e nel loro uso, quanto la loro abbondanza ne legittima l'incuria e la trascuratezza, come oggi si può agevolmente notare nell'edilizia come nell'abbigliamento, nell'arte come nei sentimenti.”
Massimo Angelini, Minima ruralia
“L'istituzionalizzazione delle comunanze corrisponde al passaggio dalle forme comunitarie di partecipazione diretta ai meccanismi elettorali della democrazia delegata. Si confonde il comune con il pubblico, la partecipazione con la delega: il trucco è lo stesso, e il risultato è che nel tempo le comunanze diventano invisibili, fino a quando si può dubitare che siano mai esistite, e "partecipazione" diventa parola vuota, ornamento e alibi per addolcire forme di controllo del consenso.
Prima che le comunanze scompaiano del tutto è necessario riaffermarle e riaprire la morsa tra lo spazio normativo pubblico e privato perché i beni comuni siano riconosciuti tali e siano resi indipendenti dalle ingerenze e intromissioni statuali.”
Massimo Angelini, Minima ruralia