Chemical Games Quotes
Chemical Games: Equazione equatoriale degli abissi
by
Miriam Ciraolo19 ratings, 4.21 average rating, 10 reviews
Chemical Games Quotes
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“«Non verrò», tagliai corto con il mio solito sorriso tagliente.
Prese un respiro profondo e, con le mani sulle ginocchia, si piegò in avanti. Le iridi violacee sembrarono sporgersi dalle occhiaie infossate e, per qualche secondo, andò in cerca dei miei pensieri oltre il mio sguardo. «Perché non vuoi? La vita che ti stai costruendo è molto riduttiva per uno che possiede le tue capacità».
«Capacità? Togliere o donare l’ossigeno alle persone è una capacità?».
«Hai ragione, mi correggo. Diciamo piuttosto una proprietà.»
«Certo, ora detta così sembra meno orribile», tossii una risata, «non tentare di parlare di chimica con me, Medina, non ne ho mai voluto sapere e mai ne vorrò. Per me, queste “proprietà” sono solo una maledizione».
«Maledizione», valutò la parola a occhi chiusi per poi far esplodere il suo pensiero in un colpo: «Tu sei diverso, Andrea! Diverso come lo sono io. Hai passato la tua intera vita avendone paura e quando si ha paura di essere diversi, si rischia di diventare come tutti gli altri».
«Non sono diverso. Voglio essere me stesso».
«Allora incomincia da oggi. Vieni con noi».
«Me stesso… » dissi, sedendomi di peso sul divano e stappando la vodka, «con la mia dose giornaliera di alcol e nicotina».
Cesare Medina incurvò un sopracciglio e un sorriso sornione scattò sul suo volto. «Complimenti, vedo che non ci lasci altra scelta».
«Smettila di parlare a nome di tutti, stavo per offrirti un po’ di vodka e non ne ho abbastanza per una popolazione».
Annoiato, versai il liquido trasparente nel bicchiere e lo mandai giù di colpo.
«Stai solo cercando di dimenticare chi sei in questo modo».”
― Chemical Games: Equazione equatoriale degli abissi
Prese un respiro profondo e, con le mani sulle ginocchia, si piegò in avanti. Le iridi violacee sembrarono sporgersi dalle occhiaie infossate e, per qualche secondo, andò in cerca dei miei pensieri oltre il mio sguardo. «Perché non vuoi? La vita che ti stai costruendo è molto riduttiva per uno che possiede le tue capacità».
«Capacità? Togliere o donare l’ossigeno alle persone è una capacità?».
«Hai ragione, mi correggo. Diciamo piuttosto una proprietà.»
«Certo, ora detta così sembra meno orribile», tossii una risata, «non tentare di parlare di chimica con me, Medina, non ne ho mai voluto sapere e mai ne vorrò. Per me, queste “proprietà” sono solo una maledizione».
«Maledizione», valutò la parola a occhi chiusi per poi far esplodere il suo pensiero in un colpo: «Tu sei diverso, Andrea! Diverso come lo sono io. Hai passato la tua intera vita avendone paura e quando si ha paura di essere diversi, si rischia di diventare come tutti gli altri».
«Non sono diverso. Voglio essere me stesso».
«Allora incomincia da oggi. Vieni con noi».
«Me stesso… » dissi, sedendomi di peso sul divano e stappando la vodka, «con la mia dose giornaliera di alcol e nicotina».
Cesare Medina incurvò un sopracciglio e un sorriso sornione scattò sul suo volto. «Complimenti, vedo che non ci lasci altra scelta».
«Smettila di parlare a nome di tutti, stavo per offrirti un po’ di vodka e non ne ho abbastanza per una popolazione».
Annoiato, versai il liquido trasparente nel bicchiere e lo mandai giù di colpo.
«Stai solo cercando di dimenticare chi sei in questo modo».”
― Chemical Games: Equazione equatoriale degli abissi
