Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6 Quotes

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Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6 (Italian Edition) Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6 by Luigi Giussani
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“l’unica cosa su cui sarai giudicata è se l’hai chiesto.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Tu proponi il tuo sguardo alla realtà. Se non proponi te stessa, proponi una menzogna, un’astrazione.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“se tuo padre e tua madre ti abbandonassero, io non ti abbandonerò».19 Ve l’ho detto, però, di quando ero piccolo, a proposito di questa frase?   No. Una volta – mia mamma era devota, e in vacanza mi portava sempre con sé ai Vesperi nella parrocchia, e qualche volta il prete faceva la predica ai Vesperi – mi ricordo che durante i Vesperi (io avevo tre anni) stavo sotto, con mia mamma, al pulpitone a chiocciola, e c’era su il prete che si sbracciava e io ero lì, sempre attentissimo, con la bocca spalancata. E ha detto questa frase: «Anche se vostra madre vi abbandonasse, io non vi abbandonerò». Io mi ricordo, come se fosse adesso, che ho guardato mia madre con terrore di fronte a quella frase. Mia madre si è voltata e mi ha sorriso, e io mi sono sentito tranquillizzato. Quello di mio fratello l’ho raccontato, però.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Ma se è una tela sporcata, tagliata e rotta, bisogna prima ricostituirla. Questo ricostituire, questo lavorare per ricostituire, che sarebbe persino un perdere tempo, questo è la croce.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Per questo ho detto che Marcellino pane e vino è il cinema della morale cattolica. Infatti, Marcellino è tutto negli occhi.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Sanità e cura dell’uomo Nell’uomo di oggi è sentito molto il compito, per cui, per esempio, nella sanità c’è uno sviluppo di applicazione, di impegno scientifico grandissimo per uno scopo, quello di riuscire a vincere le malattie. Laddove è impossibile vincere le malattie, non ci si cura più dell’uomo, lo si sbatte a casa. Invece, lo scopo della sanità, cioè lo sguardo attento al bisogno fisico dell’uomo, è una cura di lui, una cura della persona: se la persona può essere guarita, Dio sia lodato; se deve morire, a maggior ragione ho questa cura, perché c’è una cosa sotto, l’amore a questa persona. La scientificità a cui si riconduce la medicina oggi non è un amore maggiore all’uomo, ma una soddisfazione maggiore dell’uomo carico di pretesa e di supponenza. È la volontà violenta con cui l’uomo vuol possedere e dominare le cose: che non ci sia niente che lo fermi nella sua potenza. Invece la morte arriverà sempre. Allora, laddove la morte diventa una prospettiva vicina e immediata, tutti se ne lavano le mani, la società se ne lava le mani e declassa l’attenzione a chi ne ha bisogno per essere aiutato ad arrivare fino alla morte, la declassa in assistenza sociale. I medici, gli scienziati, i ricercatori sono una cosa; l’assistentato sociale, invece, è considerato "di seconda mano". Così, per esempio, la fisioterapia da nessuna parte è fatta assurgere a ricerca scientifica, perché la fisioterapia è per chi non può essere guarito totalmente. Invece, nel Medioevo, dove si aveva la passione per l’uomo e la cura dell’uomo, ci si applicava con tutta l’intensità possibile sia a quelli che potevano guarire sia a quelli che dovevano morire, e mai l’attenzione scientifica alla realtà è stata così acuta, pur nei limiti grandissimi in cui si era (perché mille anni di storia sono mille anni di storia: il tempo ha un significato, no?), come è documentato bene in san Tommaso d’Aquino o in tutta la vita degli ospedali del Medioevo. Lo dice bene il libro di Martindale sui santi, che rileggerete il mese venturo.8 Tant’è vero che già nel Medioevo avevano scoperto i raggi infrarossi e il dottor Finsen ha avuto il premio Nobel, all’inizio del ventesimo secolo, perché ha scoperto i raggi infrarossi che nel Medioevo erano già conosciuti.9 Avrebbero dovuto dare il premio Nobel a tutto il Medioevo! In questo senso dico che la parola compito è secondaria rispetto alla parola destino. La parola destino ti fa essere lì come Marcellino pane e vino che guardava il crocifisso. Per questo dico che gli occhi di Marcellino pane e vino sono la morale cattolica: uno sguardo pieno di meraviglia, di soggezione e di attaccamento senza eccezione, senza termine. Beh, insomma, la parola compito è già più delimitata e riguarda già qualche cosa di più particolare, e non può essere affrontata se non c’è l’amore al destino.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“La coscienza del mio peccato sta diventando sempre più coscienza del rapporto con Uno più grande di me. Ma come accade che dal mio peccato nasce il bene? Quando il male diventa bene Dal mio peccato nasce il bene, per esempio, come coscienza maggiore di quello che è Dio per me. L’esempio che hai citato è l’inizio di una risposta. Qualcosa che ti fa conoscere di più la sproporzione che c’è fra te e Dio, è una cosa che da male diventa bene; comunque sia, diventa bene. Per questo sant’Agostino, quando parla del peccato originale, può dire: Felix culpa.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Pregando lo Spirito e la Madonna Invece tu dici: «Aggiunge tempo a tempo, proprio come segno della pazienza»...12 Comunque – ve l’ho già detto –, fra tutte le case, soprattutto la vostra mi premerebbe che capisse questo, pregando lo Spirito e la Madonna. Perché lo Spirito e la Madonna?   Perché attraverso lo Spirito e la Madonna s’è incarnato la prima volta. Se sceglie un buco, se sceglie un luogo... il primo luogo che ha scelto è la Madonna; e tutto viene dallo Spirito, perché lo Spirito è la potenza con cui Dio conosce, vuole e manipola le cose, è l’energia che fa il mondo, è l’energia che ha fatto Cristo, Dio fatto uomo.”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“«Degnati, o Cristo, dolcissimo nostro Salvatore, di accendere le nostre lucerne: brillino continuamente nel tuo tempio e siano alimentate sempre da te che sei la luce eterna; siano rischiarati gli angoli oscuri del nostro spirito e fuggano da noi le tenebre del mondo. Dona, dunque, o Gesù mio, la tua luce alla mia lucerna, perché al suo splendore mi si apra il santuario celeste, il santo dei santi, che sotto le sue volte maestose accoglie te, sacerdote eterno del sacrificio perenne. Fa’ che io guardi, contempli e desideri solo te; solo te ami e solo te attenda nel più ardente desiderio. Nella visione dell’amore il mio desiderio si spenga in te e al tuo cospetto la mia lucerna continuamente brilli ed arda. Degnati, amato nostro Salvatore, di mostrarti a noi che bussiamo, perché, conoscendoti, amiamo solo te, te solo desideriamo, a te solo pensiamo continuamente, e meditiamo giorno e notte le tue parole. Degnati di infonderci un amore così grande, quale si conviene a te che sei Dio e quale meriti che ti sia reso, perché il tuo amore pervada tutto il nostro essere inferiore e ci faccia completamente tuoi. In questo modo non saremo capaci di amare altra cosa all’infuori di te, che sei eterno, e la nostra carità non potrà essere estinta dalle molte acque di questo cielo, di questa terra e di questo mare, come sta scritto: "Le grandi acque non possono spegnere l’amore" (Ct 8, 7). Possa, questo, avverarsi per tua grazia, anche per noi, o Signore nostro Gesù Cristo, a cui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (san Colombano, Istruzioni, 12, 3).”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Invece, questo desiderio di egemonia, la speranza posta nell’egemonia non è la speranza posta in Cristo!”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6
“Prima di tutto la paura, che nasce dal non capire che Cristo ha già vinto: siamo già dalla parte del vincitore! Quindi, è un tradimento della propria fede la paura: «Non abbiate paura, io ho vinto il mondo».”
Luigi Giussani, Dal temperamento un metodo - Quasi Tischreden - Volume 6