Mea culpa. Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me Quotes
Mea culpa. Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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Fabrizio Corona6 ratings, 3.17 average rating, 1 review
Mea culpa. Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me Quotes
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“Lasciare una traccia indelebile del proprio passaggio, un riferimento per chi verrà, dovrebbe essere la missione di tutti.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“Ogni epoca ha il ribelle che si merita.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“Mi sembra ieri che volevi sposarmi a tutti i costi, e non perché credevi pienamente nel matrimonio e nel suo vero significato, ma perché sei sempre stata follemente gelosa di Nina e di quello che avevo vissuto con lei. Non potevi accettare di non celebrare quel matrimonio che dicevi di avere sempre sognato e di cui lei aveva goduto: la chiesa, il prete, l’abito bianco, tuo padre che ti accompagnava all’altare, il giuramento davanti a Dio, lo scambio di anelli, la promessa di amore eterno. Avevo già organizzato tutto: avrei affittato una chiesa sconsacrata, arruolato falsi chierichetti e assunto un attore vestito da prete che avrebbe recitato la messa celebrativa dopo averla perfettamente imparata a memoria, con tanto di scambio di fedi e benedizione, «finché morte non vi separi».”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“Nessuno mi ha indicato la strada, aiutato, offerto un posto di lavoro. Nessuna raccomandazione. Ho fatto tutto sempre da solo. Ma ce l’avevo dentro. Intorno ai vent’anni, quando ero il classico «sbarbato» fancazzista, mi ritagliavo quotidianamente due ore da trascorrere in libreria. Non a leggere libri, ma a sfogliare riviste di moda, di gossip, italiane e straniere. Le divoravo e immagazzinavo tutto velocemente, senza sapere che quello avrebbe rappresentato il bagaglio che mi sarei portato per tutto il viaggio della mia carriera professionale. Essere riuscito con le mie mani a trasformare una passione in un lavoro – anche molto redditizio – è stata la mia più grande vittoria.”
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“Caro Matteo, da te non me l’aspettavo, ci sono rimasto anche un po’ male. Il corpo è comunicazione. Quella foto su «Chi», anche se può sembrare banale e superficiale, ha un significato particolare. Per uno che ti seguiva come me, per uno che ha sempre pensato che l’unica possibilità per un futuro diverso, per un cambiamento, per un paese nuovo e giovane fossi tu. Ma con quella foto mi hai dato l’impressione di una persona che lascia le cose a metà, di uno che nasconde la verità, di uno che vuole rappresentare la perfezione che non ha. Forse è per questo che, alla fine, non riesco a identificarmi nella politica: è perché – oggi quella foto mi ci ha fatto riflettere – non posso avere stima e fiducia per un modello in cui non mi riconosco. Esagerato? No! L’allenamento rappresenta la forza, la continuità, l’impegno e la dedizione, la costanza che metti in tutte le piccole e grandi cose della vita. Lo sport è fatica e sacrificio. Nietzsche diceva di poter credere solo a «quei pensieri che sono una festa per i muscoli», rappresentazione di equilibrio e stabilità. E ora, anche se può sembrare un giudizio epidermico, faccio fatica a crederti. Perché il corpo non è soltanto una forma più o meno bella. Il corpo non è una superficie. Il corpo non è un contenitore per cose più profonde che stanno dentro. No, il corpo è un’essenza, un linguaggio, un messaggio, il corpo esprime chi noi siamo, le nostre idee. Tu hai credibilità per le tue idee e per il tuo modo di comunicare: pensa che forza potrebbero avere le tue idee se fossero spinte da un corpo a sua volta credibile. Hai ancora tempo, pensaci se vuoi davvero esprimere il mutamento di cui abbiamo tanto bisogno.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“Sono incappato in una fotografia di Matteo Renzi che giocava a pallone sotto il sole con i suoi figli a torso nudo. Purtroppo per lui, in una società dove molto si basa sull’immagine, dove chi è bello e curato ha più possibilità di emergere nel lavoro e nelle piccole cose di tutti i giorni, quella pancia così prorompente, così abbondante, si scontra con la sua ricerca strategicamente quasi perfetta del potere assoluto. La camicia con le maniche tirate su e la cravatta, ma senza giacca, la campagna condotta con uno slogan all’americana in stile Obama, il modo di parlare e gesticolare, la scelta del look a seconda delle occasioni (indimenticabile quello proposto ad «Amici», dove si è presentato con il «chiodo»): tutto per lui è comunicazione, per colpire, per piacere, per vincere. Ma niente può comunicare come il corpo.”
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“Se oggi guardo le loro foto di quando le ho conosciute e quelle dopo sei mesi che le frequentavo, scopro che ero talmente fissato di trasmettere loro la voglia (ma, forse, sarebbe più giusto dire l’obbligo) di prendersi cura del corpo, che hanno finito per peggiorare.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“La mia vita è sempre stata così, una continua oscillazione dalla parte trash a quella più culturale.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“«Qual è la prima cosa che farai quando esci?» domando a Pino. «Voglio andare al mare e buttarmici dentro, solo così potrò finalmente assaporare la libertà!» mi risponde con gli occhi e il tono di voce carichi di luce e speranza. Credo sia impossibile immaginare le emozioni che si provano una volta tornati in libertà, dopo una vita trascorsa in cella. Lo puoi capire solo se lo vivi, se lo provi. Ma non ne vale la pena, o forse sì. Dipende solo da te, se ti sei pentito, se hai rimorsi, se tornando indietro non rifaresti la stesse cose, se quando sei in carcere accetti il luogo dove ti ha portato il destino. Poteva andare meglio? Sì, ma poteva andare anche peggio, a tutto c’è un perché.”
― Mea Culpa: Voglio che mio figlio sia orgoglioso di me
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“Ho incominciato a proporre un meccanismo nuovo: lei non più come testimonial di marchi e prodotti, ma marchi e prodotti come testimonial della sua vita quotidiana; se li usa lei e se addirittura fa credere di comprarli, il messaggio che passa è molto ma molto più forte, d’impatto e redditizio.”
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“Io stesso posso «truccarmi» da tamarro, atteggiarmi a balordo, mascherarmi da cinico menefreghista, ma quando sono solo con me stesso o al cospetto di qualcuno che mi vuole bene, ritrovo immediatamente il mio vero io e riscopro i valori in cui credo: il rispetto, l’educazione, la cortesia, la tolleranza, la cordialità.”
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“glorificare il nome di tuo nonno: un mito agli occhi della gente, ma che in verità, come ha scritto Pino Corrias su «Vanity Fair», è stato un uomo che ha portato quasi al fallimento la sua azienda, rischiando di lasciare a casa molti lavoratori a causa dei suoi vizi, le sue cazzate, le sue trasgressioni e la sua immensa vanità.”
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“L’espiazione della pena non può e non dev’essere disumana, altrimenti non si tratta di pena. A dirlo non sono io, ma la nostra meravigliosa Costituzione, quella che si dice essere la più bella del mondo.”
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