La cura Quotes

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La cura La cura by Hermann Hesse
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“Pensiamoci un momento sul serio: sarebbe forse giusto e desiderabile che ciascuno di noi, grazie a una cura ideale, uscisse perfettamente guarito e non dovesse mai più morire? Se rispondiamo in tutta coscienza a questa domanda un po’ imbarazzante, non possiamo che dire di no. No, non vogliamo essere perfettamente guariti, non vogliamo vivere in eterno.
Tuttavia ciascuno di noi, se la domanda riguardasse lui solo, risponderebbe forse di sì. Se io, lo scrittore in cura Hesse, mi sentissi chiedere se sono d’accordo che allo scrittore Hesse vengano risparmiate la malattia e la morte, se considero buono, desiderabile e necessario che egli continui a vivere in eterno, credo che, vanitoso come sono tutti i letterati, a tutta prima risponderei di sì. Ma appena la medesima domanda mi venisse rivolta in relazione ad altri, al paziente Müller, all’ischiatico Legrand, all’olandese del numero 64, mi deciderei subito per il no. No, effettivamente non è necessario che noi, persone anziane e non più troppo bellocce, si continui, anche senza gotta, a vivere all’infinito. Sarebbe anzi una mezza tragedia, una cosa molto brutta e noiosa. No, noi siamo volentieri disposti a morire: più tardi. Ma per oggi, dopo i bagni estenuanti, dopo la mattinata così dura da ammazzare, preferiamo godercela un po’, rosicchiare un’ala di pollo, levar la pelle a un pesce saporito, sorseggiare un bicchiere di vino rosso. Siamo fatti così, vili e deboli e goderecci, dei vecchi egoisti.”
Hermann Hesse, La cura
“«Lei è un artista, è vero, e bisogna perdonarle molte cose. Si direbbe che lei odi e combatta lo spirito, il pensiero concettuale. Per me, faccia pure. Ma come si accorda, questo, signor scrittore, con tante sue asserzioni? Conosco, di lei, frasi, articoli, libri in cui predica proprio il contrario e sostiene la ragione e lo spirito, anziché la natura, casuale e irrazionale, in cui lei si batte per delle idee e afferma la supremazia dello spirituale. Come la mettiamo, dunque?».
«Ah sì, sono in disaccordo con me stesso? Sì sì, può darsi. Ho la disgrazia, vede, di contraddirmi continuamente. La realtà lo fa sempre, è solo lo spirito che non lo fa, e nemmeno la virtù e nemmeno lei, non molto stimato signore. Ad esempio, dopo una faticosa camminata sotto il solleone posso morire dalla voglia di un bicchiere d’acqua e dichiarare l’acqua la migliore cosa del mondo. Ma un quarto d’ora più tardi, dopo aver bevuto, non c’è niente che m’interessi meno dell’acqua e del bere. E così mi succede col mangiare, col dormire, col pensare. I miei rapporti col cosiddetto “spirito”, ad esempio, sono identici a quelli che ho col mangiare e col bere. Talvolta non c’è nulla, al mondo, che mi attiri così forte e mi sembri più indispensabile dello spirito, della possibilità di astrarre, della logica, dell’idea. Ma poi, quando ne sono sazio e sento il desiderio e il bisogno del contrario, ogni forma di spirito mi nausea come cibo guasto. So per esperienza che questo modo d’agire viene considerato arbitrario e privo di carattere, anzi addirittura illecito, ma non sono mai riuscito a capire perché. Come sono costretto, infatti, ad alternare di continuo alimentazione e digiuno, veglia e sonno, così devo anche oscillare di continuo tra natura e spirito, tra empirismo e platonismo, tra ordine e rivoluzione, tra cattolicesimo e spirito protestante. Che un uomo, per tutta la vita, possa venerare sempre lo spirito e disprezzare sempre la natura, essere sempre rivoluzionario e mai conservatore o viceversa, mi sembra, sì, una gran prova di virtù, di carattere e di fermezza, ma mi sembra anche, e non meno, una cosa esiziale, folle e ripugnante, come se uno volesse sempre solo mangiare o dormire. Eppure tutti i partiti, politici e culturali, religiosi e scientifici, si fondano sul presupposto che un così pazzo atteggiamento sia possibile, sia naturale. Anche lei, signore, non trova giusto che io, in certi momenti, sia innamorato cotto dello spirito e gli attribuisca le qualità più incredibili, mentre in altri lo detesti e lo rigetti, e ricerchi, in vece sua, l’innocenza e la pienezza della natura. Ma perché? Perché ciò che è naturale le pare privo di carattere, ciò che è sano e ovvio le pare illecito?”
Hermann Hesse, La cura
“Chi di noi infermi sopporterebbe, oltre i bagni e i massaggi, oltre i fastidi e la noia anche il digiuno e la mortificazione? No, preferiamo guarire soltanto a metà, ma vivere, in cambio, in modo un po' più piacevole e divertente, noi non siamo giovinetti che pretendono l'assoluto da se stessi e dagli altri, ma persone anziane, profondamente implicate nei condizionamenti dell'esistenza e perciò abituate a lasciare un po' correre”
Hermann Hesse, La cura