Il piccolo almanacco di Radetzky Quotes
Il piccolo almanacco di Radetzky
by
Gilberto Forti14 ratings, 4.64 average rating, 5 reviews
Il piccolo almanacco di Radetzky Quotes
Showing 1-11 of 11
“Hugo Hofmann von Hofmannsthal, tenente, prima in servizio a Pisino d’Istria, poi presso il ministero della Guerra, celebra l’Austria a Vienna, a Berlino, a Praga, nei Paesi occupati o neutrali, a Varsavia e a Bruxelles, a Zurigo, ad Oslo e a Stoccolma, dove va in missione straordinaria, ambasciatore di un’antica patria della musica e della poesia.
Ma si domanda con un soprassalto, la notte, quante volte si domanda se ogni suo discorso non sia solo la commemorazione di un defunto. Poiché questa domanda lo accompagna da anni, prima ancora della guerra:
«Verso quali decenni sono avviati i nostri figli, a quale avvenire, in questa Austria, figliastra della storia, così strana e diversa, così sola?
La nostra vecchia Austria è assediata da torbidi presagi e ombre di morte».”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Ma si domanda con un soprassalto, la notte, quante volte si domanda se ogni suo discorso non sia solo la commemorazione di un defunto. Poiché questa domanda lo accompagna da anni, prima ancora della guerra:
«Verso quali decenni sono avviati i nostri figli, a quale avvenire, in questa Austria, figliastra della storia, così strana e diversa, così sola?
La nostra vecchia Austria è assediata da torbidi presagi e ombre di morte».”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“Non esito dunque a dichiarare che reputo Tolstòj (eppure è un russo!) un ingegno creativo tra i più grandi che siano mai apparsi sulla terra; che onoro Anatole France (un francese!) come uno degli spiriti più alti del nostro tempo e come un narratore di primissimo ordine; che Maeterlinck (questo belga!) per me non ha perduto nulla della sua grazia e del suo incanto anche se veramente avesse scritto sulla Germania quelle strane cose che i giornali hanno fatto circolare sotto il suo nome. E dovrei ancora, seriamente, esprimermi su Shakespeare (questo inglese, giacché è nato a Stratford!) e dire che per me Shakespeare rimane sempre Shakespeare, dovesse questa guerra durare altri trent’anni? Un giorno, quando ritornerà la pace, noi dovremo pur ricordare, con stupore e angoscia, che vi fu un tempo in cui eravamo costretti a far sapere oltre i confini che ciascuno di noi ha sì amato la propria patria, ma non ha per questo dimenticato la giustizia, il senno, la gratitudine; né ha mai perduto, neppure in questa epoca mostruosa di confusione, un po’ d’intelligenza. (Arthur Schnitzler)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“Georg Trakl cadde in guerra. Di sua mano. Sulla terra era solo. A me era caro. (Else Lasker-Schüler)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“18 luglio del ’42, quattro del pomeriggio. Il dottor Korczak invita tutti all’orfanotrofio per la recita annuale. Non importa se la casa è cambiata altre due volte ed è sempre più misera. A Varsavia, intorno a lui, si muore per la fame e per le epidemie e sotto i colpi, ma si farà ugualmente lo spettacolo poiché così ha deciso il vecchio pazzo. È una favola triste, e molti piangono tra il pubblico, e qualcuno gli domanda perché mai abbia scelto questa favola di Tagore in cui un bambino aspetta fino alla morte la liberazione. «Perché? Perché gli allievi si preparino e accolgano con animo sereno l’Angelo della morte, quando viene».”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“La tua giornata fu un prodigarsi, la tua felicità fu la rinuncia. Il tuo povero cuore scelse l’ombra, il tuo ricco cuore donò luce.”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“«Mensch verdamme den Krieg» è la parola che il padre gli ha insegnato. «Maledetta la guerra» sarà il motto che il ragazzo scriverà nella pietra, combattendo con lo scalpello per edificare le sue figure arcane, solitarie, uomini e donne che son quasi dei pietrificati nel loro destino, nella dura esistenza sulla terra, giganti che si chiamano l’un l’altro attraverso i vuoti intervalli del tempo e del silenzio. «Le piramidi d’Egitto sono sorte grazie al sangue di migliaia di schiavi. A mia insaputa, forse le mie opere son nate dal dolore e dal sangue di milioni di miei contemporanei sulla terra».”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“Credo che Dio mi abbia dimenticato dentro qualche fessura del suo mondo.
Egli è libero di dimenticarmi, e forse è quello che mi sta accadendo. (R. M. Rilke)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Egli è libero di dimenticarmi, e forse è quello che mi sta accadendo. (R. M. Rilke)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“«Ci si avvicina alla verità se si ammette che di tanto in tanto, una volta ogni generazione, si diffonde fulminea una specie di epidemia spirituale, un morbo che conquista le anime dei vivi per uno scopo ignoto e fa affiorare dal nulla, come fosse un miraggio, i contorni di un essere bizzarro che visse forse in secoli remoti e anela a riavere forma e volto.
Questo essere forse è in mezzo a noi, ora per ora, e noi non lo sappiamo.
È uno spettro che nelle sembianze, nelle movenze, nel contegno, in tutto, ci apparirebbe un’emanazione dell’anima del popolo — se noi avessimo il potere di capire, d’interpretare nel suo giusto senso il linguaggio segreto delle forme». (Gustav Meyrink)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Questo essere forse è in mezzo a noi, ora per ora, e noi non lo sappiamo.
È uno spettro che nelle sembianze, nelle movenze, nel contegno, in tutto, ci apparirebbe un’emanazione dell’anima del popolo — se noi avessimo il potere di capire, d’interpretare nel suo giusto senso il linguaggio segreto delle forme». (Gustav Meyrink)”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“Jàroslav Hasek, classe ’83, cittadino di Praga e della bettola, del bordello e un po’ della galera.
Professione? Diciamo più di una: commesso in drogheria, impiegato in banca, direttore della rivista “Il mondo degli animali”, e poi animatore del famoso Istituto cinologico, e poi chiaroveggente patentato, e scrittore, attore, revisore generale, e poi improvvisatore, e poi fondatore di un partito (“Partito del progresso moderato nel quadro della legge”), e poi soldato, da quando a Sarajevo hanno accoppato quel povero Francesco Ferdinando e ci hanno ordinato di pensare: "Che bellezza sarà quando potrò crepare al fronte per Sua Maestà l’imperatore e la sua famigliola!”.
Patriota absburgico? Non tanto.
Soldato coraggioso? Sì, purché s’intenda per coraggio quel che serve a salvare la pelle e a rimediare un boccale di birra e un po’ di sgnappa. Sposato? Padre di famiglia? Sì, ma coniuge volubile e riottoso, legato alla bottiglia molto più che alla moglie e a tutto il parentado. Padre distratto, ho dimenticato una volta il mio Risa all’osteria e un’altra volta mi sarei giocato, dicono, a carte la sua carrozzella.
Chi sono i miei amici? Sono amico dei birrai, di chi beve, dei nottambuli, dei balordi, dei guitti, degli acrobati, dei bastardi, dei semplici, dei tangheri, degli idioti geniali e degli zingari, di chi è puttana o figlia di puttana, degli artisti e di quelli che non hanno arte né parte, di chi sa suonare ma anche di chi è sempre suonato, di tutti quelli che fanno un mestiere non compreso tra le corporazioni e son soci della dissociazione.
Il mio club? Per il momento è quello numeroso e schifato ma immortale dei disertori e dei voltagabbana che si fregia del motto sacrosanto:
“Dopo di me il diluvio universale! ”.”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Professione? Diciamo più di una: commesso in drogheria, impiegato in banca, direttore della rivista “Il mondo degli animali”, e poi animatore del famoso Istituto cinologico, e poi chiaroveggente patentato, e scrittore, attore, revisore generale, e poi improvvisatore, e poi fondatore di un partito (“Partito del progresso moderato nel quadro della legge”), e poi soldato, da quando a Sarajevo hanno accoppato quel povero Francesco Ferdinando e ci hanno ordinato di pensare: "Che bellezza sarà quando potrò crepare al fronte per Sua Maestà l’imperatore e la sua famigliola!”.
Patriota absburgico? Non tanto.
Soldato coraggioso? Sì, purché s’intenda per coraggio quel che serve a salvare la pelle e a rimediare un boccale di birra e un po’ di sgnappa. Sposato? Padre di famiglia? Sì, ma coniuge volubile e riottoso, legato alla bottiglia molto più che alla moglie e a tutto il parentado. Padre distratto, ho dimenticato una volta il mio Risa all’osteria e un’altra volta mi sarei giocato, dicono, a carte la sua carrozzella.
Chi sono i miei amici? Sono amico dei birrai, di chi beve, dei nottambuli, dei balordi, dei guitti, degli acrobati, dei bastardi, dei semplici, dei tangheri, degli idioti geniali e degli zingari, di chi è puttana o figlia di puttana, degli artisti e di quelli che non hanno arte né parte, di chi sa suonare ma anche di chi è sempre suonato, di tutti quelli che fanno un mestiere non compreso tra le corporazioni e son soci della dissociazione.
Il mio club? Per il momento è quello numeroso e schifato ma immortale dei disertori e dei voltagabbana che si fregia del motto sacrosanto:
“Dopo di me il diluvio universale! ”.”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“«Da un ospedale da campo è arrivata» dice Karl Kraus «una cartolina che in poche righe riesce a cancellare tutti i poemi epici composti dai cantori di guerra in quattro anni.
Le poche righe portano il timbro del Feldspital 1301, quello della censura e la firma di un piccolo soldato, un attendente, che scrive alla famiglia di Franz Janowitz:
“Con la mano che trema mi permetto di scrivere per dare la notizia che il mio signore, il tenente Janowitz, è mancato il 4 di novembre per le ferite qui all’ospedale.
Avevo chiesto di poter venire a portare gli effetti personali, ma la domanda me l’hanno respinta.
Ho pianto molte lacrime per lui.
Onore alla sua cara memoria.
Le mie condoglianze più profonde.
Dio ha voluto che fosse così.
Fedele servitore Josef Greunz”.
Dall’ospedale mi hanno rispedito» dice Karl Kraus «la mia ultima lettera per Janowitz. E c’è un’annotazione: “Trasferito. Indirizzo sconosciuto”.”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Le poche righe portano il timbro del Feldspital 1301, quello della censura e la firma di un piccolo soldato, un attendente, che scrive alla famiglia di Franz Janowitz:
“Con la mano che trema mi permetto di scrivere per dare la notizia che il mio signore, il tenente Janowitz, è mancato il 4 di novembre per le ferite qui all’ospedale.
Avevo chiesto di poter venire a portare gli effetti personali, ma la domanda me l’hanno respinta.
Ho pianto molte lacrime per lui.
Onore alla sua cara memoria.
Le mie condoglianze più profonde.
Dio ha voluto che fosse così.
Fedele servitore Josef Greunz”.
Dall’ospedale mi hanno rispedito» dice Karl Kraus «la mia ultima lettera per Janowitz. E c’è un’annotazione: “Trasferito. Indirizzo sconosciuto”.”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
“Io sono come una bandiera, avvolta da remote distanze. Ho il presagio dei venti che si levano, e li devo vivere ad uno ad uno, mentre ancora le cose sottostanti sono immobili: si chiudono ancora dolcemente le porte, e nelle gole dei camini è quiete; e ancora non tremano i vetri, e la polvere è ancora greve.
Io, intanto, io so già le tempeste e sono agitato come il mare.
E mi dispiego e ricado in me e mi rovescio, e sono tutto solo nella grande bufera (R. M. Rilke).”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
Io, intanto, io so già le tempeste e sono agitato come il mare.
E mi dispiego e ricado in me e mi rovescio, e sono tutto solo nella grande bufera (R. M. Rilke).”
― Il piccolo almanacco di Radetzky
