Il libro segreto di Dante Quotes

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Il libro segreto di Dante: Il codice nascosto della Divina Commedia Il libro segreto di Dante: Il codice nascosto della Divina Commedia by Francesco Fioretti
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Il libro segreto di Dante Quotes Showing 1-9 of 9
“Del resto anche prima le decisioni importanti le avevano sempre prese loro, dietro le quinte: perché giocare alla democrazia? Ogni governo in fondo è un’oligarchia...”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“«È tutto vero», aggiunse, «ciò che narra il grande poema è tutto vero. Questo istante c’è sempre».”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“«Felice?», chiese Terino arricciando il naso semiabbrustolito. «C’è ancora qualcuno che crede alla felicità? Cos’è mai la felicità?». Giovanni non ci pensò un secondo: «Desiderare i desideri di un altro...», rispose.”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“Di quell’esperienza gli sarebbe rimasto il finale ritrovato del gran libro, in cui Dante per un attimo vede tutta la verità nell’eterno presente e ne esce mutato: ma già volgeva il mio disio e ’l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle. Non faceva che pensare a quei tre versi, da allora, li ripeteva spesso a memoria mentre camminava per strada. Quante cose vi dice il poeta: che la felicità è un’armonica consonanza di istinto e ragione, desiderio animale e volontà razionale, quando vanno all’unisono come gli ingranaggi di un orologio meccanico; che ad azionare la macchina è la stessa energia cosmica che muove i pianeti; che tale energia ha nome Amore e li fa ruotare in sintonia col Tutto; che la felicità è un dolce lasciarsi andare a tale forza cosmica, un liberarsi dei desideri che crediamo erroneamente di desiderare, per non ostacolare il moto e anzi assecondarlo, lasciarsi muovere dalla potenza che muove le stelle. Cosa vedono i poeti, che noi non vediamo?”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“Dante conosceva davvero il segreto profondo della giustizia divina, i termini ultimi del patto tra Dio e Mosè, tra Cristo e gli uomini? Qualcosa che lo avrebbe indotto, a un certo punto della sua vita, a scrivere il poema degli stati dell’anima, di quell’aldilà che lui descrive, in cui ciascun essere umano è fissato in un atto definitivo, che ripete eternamente il gesto terreno che lo ha salvato o dannato per sempre? Come in quei personaggi che sembrano monumenti: Vanni Fucci che fa le fiche a Dio prima di trasformarsi in un rettile, esprimendo con quel gesto tutta la sua vita piena di risentimento; Farinata e il padre di Guido Cavalcanti con il loro ateismo, che li induce a ritenere che la vita sia tutto; il conte Ugolino, colto nel moto di stizza con cui azzanna il teschio dell’arcivescovo Ruggieri; Paolo e Francesca, che peccano e piangono, si amano e sanno che è una colpa di cui però non possono fare a meno... Statue scolpite nell’attimo decisivo, nella mossa che ne esemplifica la condizione e la pena. Sembra quasi che un gesto, uno solo, un istante della nostra vita si dilati fino all’eternità, e in questo suo divenire eterno riveli definitivamente chi siamo. Cosa vedono i poeti, che noi non vediamo?”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“gli dissi che non ce la facevo più, che avevo pensato al suicidio, che non sopportavo l’idea che lei sarebbe stata d’un altro, che ero arrivato al punto di non credere più neanche in Dio. Allora mi disse: “Te lo presento”. Eravamo seduti nel giardino di casa, c’era un sole che spaccava la terra e l’erba assetata arrancava sul prato quasi glabro. Mi disse di guardare il cielo e chiese: “Cosa vedi?” “Luce”, risposi, “una luce che acceca”. “Bene”, mi disse, “adesso chiudi gli occhi”. E io li chiusi. E proseguì: “Non senti il calore che ti entra nel corpo, che ti scalda le membra fin dentro alle ossa?” “Certo”, risposi, “come potrei non sentirlo?” “È la luce stessa che prima vedevi”, mi disse, “che ti pervade, così come pervade tutto. Se astrai dall’inganno dei sensi che ce la fa percepire come luce alla vista e come calore al tatto, sappi che è una cosa sola, come dice Guinizzelli”. “E cosa?”, gli chiesi. “Amore”, mi rispose, “l’energia che attraversa il creato, che fa muovere il sole, la luna e i pianeti, che ti permea, l’anima del mondo che nutre la tua anima e la mia. È tutto quel che sappiamo di Dio in questa periferia dell’universo. L’amore che senti non è che una favilla di quest’amore cosmico...”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“«Il veltro è preso da un sogno di Carlo Magno nella Chanson de Roland», aveva proseguito l’altro. «Nel poema antico è prefigurazione di Teodorico d’Angiò che alla fine dell’opera interviene in soccorso dell’imperatore per salvare il regno. Per alcuni Templari l’ultimo re legittimo di Gerusalemme era stato invece Carlo d’Angiò, quindi il veltro è la profezia di un erede angioino nato forse sotto il segno dei Gemelli, se l’espressione tra feltro e feltro significa “tra i fratres pileati”, cioè tra Castore e Polluce, appunto i gemelli che danno il nome alla costellazione, qui designati dai berretti di feltro di cui la tradizione li vuole dotati. L’erede angioino riporterà i cristiani nella città santa, ma intanto, data l’inaccessibilità dei luoghi, bisogna fare l’altro viaggio, e l’altro viaggio è quello che condurrà il poeta all’Eden, e di qui fino a Dio. Il Paradiso terrestre è simbolo del nuovo Tempio, ove, dopo la sconfitta, confratelli segreti dell’ordine hanno trasportato qualcosa che hanno trovato e gelosamente custodito per più d’un secolo a Gerusalemme...».”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“prese il poema e cominciò a rileggere il ventesimo canto del Paradiso, per capire cosa stava dicendo Giovanni del mistero che vi si svela. Ah, certo, il dubbio apparente di suo padre: i problemi di teodicea,”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante
“Per lei, persino in Paradiso, quasi si dimentica di Dio, e rischia di accontentarsi anche lì di quel surrogato del divino che è l’amore di questo mondo...”
Francesco Fioretti, Il libro segreto di Dante