Longtemps, j'ai rêvé d'elle Quotes

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Longtemps, j'ai rêvé d'elle Longtemps, j'ai rêvé d'elle by Thierry Cohen
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Longtemps, j'ai rêvé d'elle Quotes Showing 1-2 of 2
“J'écrivais pour éviter de parler. Parce que les mots, dans ma bouche, ne trouvaient jamais l'ordre dans lequel ils devaient se ranger, ni le sens que j'aurais souhaité leur donner.”
Thierry Cohen, Longtemps, j'ai rêvé d'elle
“Leggendo, diluisco la mia storia in quelle degli autori, semino le mie angosce nell’emozione degli intrighi. Mi smarrisco, scordo me stessa.
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Era un giorno come gli altri. Contrariamente a quanto ci fanno credere i romanzi d’amore, i grandi eventi non avvengono nel bel mezzo di momenti particolari. Non sono
la lunga pausa di una giornata o di una notte che li stavano preparando, pronte ad accoglierli. Spesso sorgono nello spazio della banalità quotidiana, ed è proprio per
questo che sembrano ancora più belli. Perché ci strappano alla nostra routine, rompono la piattezza dell’esistenza, conferiscono un sapore nuovo ai momenti in arrivo,
ci risvegliano i sensi e ci danno la sensazione di essere finalmente vivi. Eppure ogni fatto eccezionale, che si tratti di un colpo di fulmine, di una nascita, di un
bell’incontro o della lettura di qualcosa di bello, ci fa talvolta pensare che tutto ciò che l’ha preceduto esistesse solo per portarci a lui; così che, sotto la forma
di un perfido revisionismo, ridipingiamo le scene di quegli avvenimenti con i colori e la luce che proprio essi ci hanno rivelato. Quel giorno non si annunciava quindi
né più bello, né più scialbo dei precedenti: eppure stavo per vivere l’incontro più importante della mia esistenza.
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All’amore non interessano le ragioni della sua esistenza. L’amore è un sentimento totalitario: non accetta alcuna contraddizione, contestazione o controversia. Vi
chiede di piegarvi alla sua legge, di classificare le vostre facoltà intellettuali dietro immagini dai colori pastello. Pretende la vostra sottomissione e vi promette,
in cambio, la gioia dell’irresponsabilità. A quel punto, ogni giornata era una promessa. Quella di rivederla, incontrarla, parlarle, conquistarla, amarla. E, anche se
ignoravo le mie possibilità di successo, la speranza era già fonte di felicità.
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Avevamo l’ingenuità di credere che sentimenti belli e puri potessero annullare la frontiera tra sogno e realtà. Un po’ come un lettore finisce per credere che i
personaggi del suo romanzo esistano per davvero. Perché non può essere altrimenti. Perché, in caso contrario, il mondo diventerebbe un insulto alla loro sensibilità.

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«Non volevo che lo lasciasse qui e si accontentasse di venire a leggere qualche pagina ogni settimana. Volevo che creasse un rapporto d’intimità con il tuo romanzo,
che se lo portasse a casa affinché si impossessasse del suo universo. Perché è comunque così che deve essere letto un romanzo. Deve occupare un posto nella vita del
lettore, fare conoscenza con i mobili, riempirsi degli odori di una casa, passare di stanza in stanza. Insomma, è ciò che credo.»
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Un amico si riconosce dalla forza silenziosa del suo ascolto, un ascolto che raccoglie le vostre confidenze e vi alleggerisce delle parole di cui vi siete liberati.
Sono poche le persone dotate di questa facoltà. Di solito la gente inquina le vostre parole con i propri sentimenti e pareri. Con gli sguardi e il respiro indebolisce
i vostri discorsi e li giudica non appena vengono espressi; alla fine, vi ritrovate a passare dalla confessione alla giustificazione.
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Le parole sporcano tutto ciò che l’anima ha cercato di elevare sopra la nostra condizione di mortali. Riducono le emozioni, limitano l’anima alle possibilità che abbiamo di esprimerci.”
Thierry Cohen, Ti ho incontrata in un sogno