Vuoti di memoria Quotes

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Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana by Stefano Pivato
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“Certo, oggi sarebbe probabilmente fuori posto etichettare come fascisti gran parte degli esponenti di Alleanza nazionale. Ma è altrettanto fuori posto dimenticare, attraverso la messa in sordina di quella categoria politica, che l’Italia è stata pur sempre dominata, per oltre un ventennio, da una dittatura fascista. Che, oltretutto, ha proiettato le sue ombre sinistre anche nel periodo repubblicano. Ma, soprattutto, è fuori luogo dimenticare che il fascismo costituì il modello al quale si ispirarono, in tutto o in parte, i movimenti fascisti europei: dal nazismo al franchismo, dal salazarismo alle dittature dell’area centrorientale e balcanica.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“F. Bei, Casini, stoccata a Fini sulla storia, in «la Repubblica», 30 novembre 2005.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Speculare alla ossessione comunista è l’espropriazione che Berlusconi e Forza Italia hanno operato nei confronti del lessico della sinistra. Termini come libertà o libero, che dalla rivoluzione francese in poi sono appartenuti alla sinistra e al movimento operaio, sono emigrati nel vocabolario politico di Forza Italia.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Marco Paolini, il quale sostiene che «le lingue nazionali sono lingue agili, da comunicazione agile hanno le scarpe pulite e fiammanti. Il dialetto no, ha la terra sotto [...] sotto le scarpe dell’italiano non trovo niente, sotto quelle del dialetto trovo la terra»4.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Insomma, secondo il ventre molle della periferia di un partito postfascista la memoria condivisa ha bisogno soprattutto di dosi di oblio. Per condividere bisogna dimenticare. Come a dire che per condividere una memoria bisogna dimenticare la storia.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“In definitiva «la memoria perpetua il passato nel presente, mentre la storia lo fissa in un ordine temporale chiuso, ordinato e organizzato in base a procedimenti razionali che si collocano agli antipodi della sensibilità del vissuto»13.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Poco o nulla dice a un giovane nato negli anni Ottanta una piazza intitolata a Oberdan, a Mazzini, a Garibaldi, a Cavour.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“I semiologi hanno sottolineato come l’idea dell’inizio e della fine sta svanendo sotto l’effetto di una contemporaneità di tutti gli accadimenti nella percezione mediatica della realtà. Nella rappresentazione televisiva gli eventi sono tutti presenti, allo stesso tempo, e perdono quella fisicità in cui si deposita invece il senso del passato. Internet è esemplare in tal senso. La forma della lettura del libro, che ha un principio e una fine e che può essere racchiuso come un evento compiuto e conquistato, è dissolta nell’uso di internet, dove tutte le informazioni sono contemporanee e non hanno una direzione.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Vengono al proposito in mente le profetiche osservazioni di Arnaldo Momigliano che anni fa osservava come gli «storici antiquari sono quegli uomini che si interessano ai fatti storici senza tuttavia interessarsi alla storia. [...] L’interpretazione di oggetti isolati è il loro esercizio preferito. Hanno una capacità di valutare i fatti senza tessere legami fra loro attraverso lo spazio e il tempo»4.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Uno dei motivi che ha probabilmente rallentato il confronto degli storici con i nuovi strumenti di comunicazione è la lentezza della carriera universitaria e, di conseguenza, la lunga tutela e dipendenza a cui il ricercatore è sottoposto. Da qui scaturisce una produzione scientifica che è in gran parte autoreferenziale: pagine e pagine di libri che «non parlano» a un pubblico potenziale ma si rivolgono a una ristretta (anzi ristrettissima) cerchia di specialisti che sono gli stessi che devono promuovere l’apprendista storico al gradino superiore della carriera accademica. E, nel migliore dei casi, lo storico accademico raggiunge la sua piena autonomia dopo i cinquant’anni: una età nella quale generalmente – secondo le statistiche – si smette di fare ricerca.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Lontani sono gli anni nei quali, in televisione, allo storico si chiedeva di fare opinione o comunque di interpretare il presente alla luce del passato. Allo storico oggi è richiesto più di raccontare che di interpretare. E in questa funzione il mestiere di storico è assolto sempre più frequentemente dal giornalista o dall’opinionista: alla storia, perlomeno nella sua funzione divulgativa, sembra sempre più essere demandato il compito di attualizzare il passato piuttosto che quello di capirlo. Quasi che il mestiere di storico sia diventato non tanto quello di capire il passato per interpretare il presente ma di piegare il passato alle esigenze del presente.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Per quanti hanno vissuto durante il fascismo, il Risorgimento o la prima guerra mondiale hanno certamente costituito uno strumento di formazione delle identità politiche e ideali. Parimenti, i giovani cresciuti negli anni Settanta hanno fatto largamente i conti con la storia della Resistenza. Per contro ai nati negli anni Settanta e Ottanta un fenomeno come la Resistenza appare certamente più lontano di quel che alla generazione degli anni Cinquanta appariva il Risorgimento. Molto probabilmente per quanti sono nati nell’ultimo quarto del Novecento quel secolo non è breve. È brevissimo.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Infine, di fronte alla più classica delle immagini di Carlo Marx una delle partecipanti al reality risponde «Babbo Natale».”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“Eric Hobsbawm, introducendo Il secolo breve: La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono2.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana
“I politici, i giornalisti e gli opinionisti dei media hanno ormai indossato i panni dei profeti del nostro passato facendo venir meno quella che un tempo era una funzione primaria della storia: la sua tensione etica e civile. In realtà, siamo di fronte a uno dei paradossi più singolari dell’Italia della Seconda Repubblica: il tentativo di rileggere (e riscrivere) la storia italiana piegandola alle esigenze del dibattito politico. Certo, si tratta di un fenomeno non nuovo ma che nell’ultimo decennio pare avere assunto dimensioni in precedenza sconosciute.”
Stefano Pivato, Vuoti di memoria: Usi e abusi della storia nella vita pubblica italiana