Rosshalde Quotes
Rosshalde
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Hermann Hesse6,128 ratings, 3.82 average rating, 480 reviews
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Rosshalde Quotes
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“You must throw away everything you have and wash yourself clean of the past; otherwise you will never be able to face the world [happy and free].”
― Rosshalde
― Rosshalde
“he carried with him, obscured by only the lightest of veils, the awareness that a door was open and that one quick step could carry him to freedom whenever he chose.”
― Rosshalde
― Rosshalde
“أدرك بوضوح أنه على الرغم من محاولاته المتكررة، وعلى الرغم من الطوق الذي لم يفارقه قط ،فقد مرّ بجنة الحياة مرور الكرام. لقد عرف بجوار سرير ولده المحتضر،الحب الحقيقي الوحيد،ولكن بعد فوات”
― Rosshalde
― Rosshalde
“- ¿Deseas tú también llegar a ser un hombre?
- Sí, mucho. Cuando uno es grande puede tener caballos y emprender viajes; eso me gustaría mucho. Además, nadie me diría niñito ni me pellizcaría los carrillos. Pero, pensándolo bien, me parece que no me gustaría realmente ser grande. ¡Las personas mayores son, en general, tan desagradables! (..) a medida que las personas mayores van envejeciendo, tanto más se aproximan a la muerte. Preferiría en verdad permanecer tal como soy ahora, sólo que quisiera además, y mucho, poder volar junto con los pájaros, volar muy alto alrededor de los árboles, llegar hasta las nubes. Entonces bien que me reiría yo de toda la gente.”
― Rosshalde
- Sí, mucho. Cuando uno es grande puede tener caballos y emprender viajes; eso me gustaría mucho. Además, nadie me diría niñito ni me pellizcaría los carrillos. Pero, pensándolo bien, me parece que no me gustaría realmente ser grande. ¡Las personas mayores son, en general, tan desagradables! (..) a medida que las personas mayores van envejeciendo, tanto más se aproximan a la muerte. Preferiría en verdad permanecer tal como soy ahora, sólo que quisiera además, y mucho, poder volar junto con los pájaros, volar muy alto alrededor de los árboles, llegar hasta las nubes. Entonces bien que me reiría yo de toda la gente.”
― Rosshalde
“Dopo la partenza di Burkhardt uno strano senso di solitudine si impadronì del pittore. La solitudine, nella quale era vissuto per anni e contro la quale la lunga abitudine l’aveva corazzato e reso quasi insensibile, lo colse come un nemico nuovo e sconosciuto e gli cadde addosso da tutte le parti soffocandolo. Si sentì ancor più distante dalla sua famiglia e persino da Pierre. Non lo sapeva, ma ciò era dovuto al fatto che per la prima volta aveva parlato apertamente della sua situazione.
In alcuni momenti conobbe persino la sensazione infelice e umiliante della noia. Fino allora Veraguth aveva trascorso la vita innaturale ma conseguente di chi volontariamente si è murato vivo, non prova più interesse per la vita e per il quale esistere è ormai più sopportare che vivere. La visita dell’amico aveva aperto delle falle in quella clausura; da cento fessure arrivava a quell’uomo isolato lo scintillio, il suono, il profumo e il senso tangibile della vita; l’antico incantesimo era stato infranto e per colui che era stato risvegliato il richiamo del mondo esterno era tanto forte da essere doloroso.
Ma per quanto si costringesse e si applicasse, sotto un leggero velo permaneva nella sua coscienza la consapevolezza viva e presente che una porta era aperta e che avrebbe potuto in qualsiasi momento fare un passo verso la libertà.
Non ci pensava, si stordiva con lo sforzo continuo. Viveva con il sentimento che ogni momento fosse buono per andarsene, la porta era aperta, non aveva che da rompere i legami – ma tutto ciò andava pagato con una decisione difficile e con un sacrificio pesante, molto pesante – perciò non bisognava pensarci, soprattutto non pensarci! Quella decisione che Burkhardt si aspettava da lui e per la quale la parte più segreta di lui si era già decisa, era conficcata nella sua anima come la pallottola nelle carni del ferito; la questione era se sarebbe riuscita a uscire per suppurazione o se sarebbe rimasta saldamente incapsulata là dentro. Suppurava e faceva male, ma non abbastanza; pensava che il dolore, che gli avrebbe causato il sacrificio, sarebbe stato ancora più grande. Così non faceva nulla, lasciava che la ferita segreta bruciasse e nel suo intimo era curioso di vedere come tutto ciò sarebbe andato a finire.
La segreta speranza, che dopo la visita di Burkhardt si era accesa in Veraguth, era come fuoco nel suo petto, continuava a bruciare nonostante egli si sforzasse di reprimerla e di notte animava i suoi sogni di una luce attraente ed eccitante. Non le voleva prestare ascolto, non voleva saperne di lei, non voleva altro che lavorare tranquillo. Ma non trovava pace, sentiva che il ghiaccio di quella vita senza gioia si stava sciogliendo e che le fondamenta della sua esistenza vacillavano.
In lui due forze lottavano duramente, ma la speranza era la più forte. Continuava a ripetersi le cose che si erano detti lui e Otto; i desideri e i bisogni della sua natura dirompente a lungo repressi premevano tanto più forti quanto più erano stati imprigionati e congelati; a queste spinte e a quel disgelo primaverile la vecchia illusione non riusciva a tenere testa, quella illusione malata di credersi ormai vecchio e di non aver altro da fare che sopportare la vita. La potente, profonda ipnosi della rassegnazione era stata interrotta e attraverso quella frattura premevano euforiche le forze inconsce e istintuali di una vitalità a lungo ingannata e imbavagliata.
Quanto più chiare si facevano queste voci, tanto più la coscienza del pittore tremava di dolorosa paura davanti al risveglio finale. Continuava convulsamente a chiudere gli occhi accecati e a opporsi, febbricitante in ogni fibra, al sacrificio inevitabile.”
― Rosshalde
In alcuni momenti conobbe persino la sensazione infelice e umiliante della noia. Fino allora Veraguth aveva trascorso la vita innaturale ma conseguente di chi volontariamente si è murato vivo, non prova più interesse per la vita e per il quale esistere è ormai più sopportare che vivere. La visita dell’amico aveva aperto delle falle in quella clausura; da cento fessure arrivava a quell’uomo isolato lo scintillio, il suono, il profumo e il senso tangibile della vita; l’antico incantesimo era stato infranto e per colui che era stato risvegliato il richiamo del mondo esterno era tanto forte da essere doloroso.
Ma per quanto si costringesse e si applicasse, sotto un leggero velo permaneva nella sua coscienza la consapevolezza viva e presente che una porta era aperta e che avrebbe potuto in qualsiasi momento fare un passo verso la libertà.
Non ci pensava, si stordiva con lo sforzo continuo. Viveva con il sentimento che ogni momento fosse buono per andarsene, la porta era aperta, non aveva che da rompere i legami – ma tutto ciò andava pagato con una decisione difficile e con un sacrificio pesante, molto pesante – perciò non bisognava pensarci, soprattutto non pensarci! Quella decisione che Burkhardt si aspettava da lui e per la quale la parte più segreta di lui si era già decisa, era conficcata nella sua anima come la pallottola nelle carni del ferito; la questione era se sarebbe riuscita a uscire per suppurazione o se sarebbe rimasta saldamente incapsulata là dentro. Suppurava e faceva male, ma non abbastanza; pensava che il dolore, che gli avrebbe causato il sacrificio, sarebbe stato ancora più grande. Così non faceva nulla, lasciava che la ferita segreta bruciasse e nel suo intimo era curioso di vedere come tutto ciò sarebbe andato a finire.
La segreta speranza, che dopo la visita di Burkhardt si era accesa in Veraguth, era come fuoco nel suo petto, continuava a bruciare nonostante egli si sforzasse di reprimerla e di notte animava i suoi sogni di una luce attraente ed eccitante. Non le voleva prestare ascolto, non voleva saperne di lei, non voleva altro che lavorare tranquillo. Ma non trovava pace, sentiva che il ghiaccio di quella vita senza gioia si stava sciogliendo e che le fondamenta della sua esistenza vacillavano.
In lui due forze lottavano duramente, ma la speranza era la più forte. Continuava a ripetersi le cose che si erano detti lui e Otto; i desideri e i bisogni della sua natura dirompente a lungo repressi premevano tanto più forti quanto più erano stati imprigionati e congelati; a queste spinte e a quel disgelo primaverile la vecchia illusione non riusciva a tenere testa, quella illusione malata di credersi ormai vecchio e di non aver altro da fare che sopportare la vita. La potente, profonda ipnosi della rassegnazione era stata interrotta e attraverso quella frattura premevano euforiche le forze inconsce e istintuali di una vitalità a lungo ingannata e imbavagliata.
Quanto più chiare si facevano queste voci, tanto più la coscienza del pittore tremava di dolorosa paura davanti al risveglio finale. Continuava convulsamente a chiudere gli occhi accecati e a opporsi, febbricitante in ogni fibra, al sacrificio inevitabile.”
― Rosshalde
