Quello che le mamme non dicono Quotes
Quello che le mamme non dicono
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Chiara Cecilia Santamaria302 ratings, 3.88 average rating, 27 reviews
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Quello che le mamme non dicono Quotes
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“Peccato, non ricorderà la sua nascita, il suo primo respiro, il modo in cui l'avrei tenuta tra le braccia. I nostri sorrisi attorno a lei.
Non ricordiamo mai il periodo della vita in cui siamo più amati in assoluto. Forse, se così fosse, non avremmo bisogno di cercare l'amore per il resto della nostra vita.”
― Quello che le mamme non dicono
Non ricordiamo mai il periodo della vita in cui siamo più amati in assoluto. Forse, se così fosse, non avremmo bisogno di cercare l'amore per il resto della nostra vita.”
― Quello che le mamme non dicono
“Dentro di me ospitavo delle continue guerre civili psicologiche. Mi prendo cura della mia bambina e voglio farlo, davvero. Ma allora com’è che al tempo stesso vorrei scappare, far finta che nulla di questo sia successo, ricominciare la mia vita com’era prima? “Sono tante cose. Tra queste, ora sono anche madre”, avrei voluto esprimere, ma era una concezione della maternità che non riuscivo a far capire a molte persone, a esempio ai miei genitori. No: impossibile. Se lasciavi spazio al resto di te, non eri un bravo genitore. “Ora sei mamma” continuavano a dirmi a ogni mio cenno di insofferenza.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Tanto più una persona è ricca di esperienze, di sfaccettature, di interessi, tanto più è in grado di insegnare a suo figlio.”
― Quello che le mamme non dicono
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“La maternità non può viaggiare sui binari dello stereotipo, altrimenti rischia di diventare un concentrato di frustrazioni tenute a galla soltanto da una rete dei sensi di colpa e omertà.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Non sapevo come fosse desiderare un figlio, fantasticare su di lui, ridere di gioia alla vista di un test positivo, commuoversi durante un’ecografia. Però adesso sapevo com’era amare un figlio. Come se fosse sempre stato lì. Come se, senza che tu lo sapessi, la tua vita avesse sempre avuto uno spazio per lui.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Forse quell’istinto materno di cui tutti parlavano, che riempiva gli occhi delle donne in attesa e gli spazi oscuri della maternità, aveva finalmente abbracciato anche me. Era lui a farmi stupire della sconfinata bellezza di un ricciolo biondo, che mi faceva stringere il cuore per un pianto dopo una caduta, o perdere nell’incavo del suo piccolo collo profumato? Credo di sì.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Era passato un anno dal parto. Nonostante il percorso per diventare mamma fosse stato incredibilmente difficile, disseminato di incertezze e rimpianti, di fatica e delusone, trecentosessantacinque giorni dopo avevo finalmente scoperto di essere felice. Guardando quella bambina così piccola che respirava profondamente, completamente arresa al sonno, avevo la certezza che la mia vita non sarebbe potuta essere diversa. Mia figlia non era arrivata per sottrarre qualcosa, ma per aggiungere.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Ero divisa tra la fatica di quel periodo, che avrei voluto attraversare il più velocemente possibile e con gli occhi chiusi, senza soffermarmi un attimo su un solo passo, e il desiderio di essere lì per lei. Di tenerla stretta, di sentire il modo in cui si aggrappava a me, e di essere abbastanza forte da sostenerla. Sempre. Non volevo lasciare che la mia debolezza le rovinasse la vita. Scoprivo che, anche se fare la madre non era mai rientrato tra i miei desideri, per lei volevo esserlo. Desideravo essere la madre di mia figlia. Un pensiero così scontato da risultare nuovo, per me.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Una passava quindici anni a lottare per liberarsi dei brufoli, delle insicurezze, del bisogno di accettazione nel branco, della timidezza atavica, dell’apparecchio e soprattutto di quelle quattro streghe che ti rovinano l’adolescenza. Poi non solo te le ritrovavi tali e quali, ma si erano pure riprodotte! Se è vero che la madre degli stronzi è sempre incinta, queste non mirano solo alla ripopolazione mondiale ma alla conquista dell’universo, ve lo dico io.”
― Quello che le mamme non dicono
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“State già pensando al secondo?”
Sì, stiamo pensando a come evitarlo.”
― Quello che le mamme non dicono
Sì, stiamo pensando a come evitarlo.”
― Quello che le mamme non dicono
“No, non sono mai stata brava negli addii. Anzi, li detesto. Sono addiopatica . Mi riempiono di tristezza, inadeguatezza, insicurezza, pessimismo e fastidio.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Sei mesi, che sembrano un lasso di tempo ridicolo a qualsiasi persona, assumono un significato ben più intenso e pregno di significato se riferiti al vostro nano.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Con la fine dell’allattamento il rapporto con mia figlia è finalmente sbocciato, prendendo le distanze da quella gabbia dorata nella quale faticavo a stare in piedi. A tenerci insieme non era più un obbligo faticoso per entrambe, ma un momento che iniziava ad avvicinarsi a quelle immagini che nella mia testa avevo accarezzato durante la gravidanza, in cui la mamma tiene in braccio la bambina e la nutre con serenità e affetto, prima che col latte. Erano attimi che attendevo da troppo: darle il biberon e smettere di vederla contorcersi. Poterla lasciare un paio d’ore senza l’ansia di fare tardi. Uscire senza il terrore di una poppata interrotta a metà e di un seno di pietra da portarsi a spasso. Ecco, era questo a migliorare il nostro rapporto. Ad avvicinarci, finalmente. A lasciare che l’amore tenuto a fondo dalla fatica venisse timidamente a galla. A permettere che, in alcuni momenti, nella mia casa si respirasse quell’atmosfera di pura gioia che avevo aspettato per mesi.”
― Quello che le mamme non dicono
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“In un periodo in cui madri di famiglia a servizio ventennale in prestigiose aziende venivano silurate senza pietà, chiedere qualcosa in più dello stage non retribuito era punibile con l’impiccagione nella stanza delle fotocopiatrici.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Io non volevo essere quella che esce di casa alle sette e torna alle otto, ma nemmeno quella che il massimo della vita è il tour macellaio-supermercato-giardinetti. La via di mezzo sembrava inesistente. O meglio, non concessa.”
― Quello che le mamme non dicono
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“Le gioie della maternità
Quando lei ti sorride … perché se l’è fatta sotto. Quando lei si sveglia al mattino e ti guarda … ma in realtà sono le due di notte. Quando lei inizia a capire che sei la sua mamma … e piange. Quando ti sorprendi a fissarla … perché quella macchia marrone sulla tutina prima non c’era. Quando senti le sue manine tra i capelli … poi le chiude a tenaglia e te ne stacca una ciocca. Quando uscite a fare una passeggiata insieme … e ti devi incollare lei più 8 chili di passeggino più la borsa del cambio più la tua borsa più varie ed eventuali. Quando la nutri al tuo seno ed è così dolce … poi smetti e scopri che puoi usare le tette anche come sciarpa. Quando scoppia a ridere … dopo che ha fatto un rigurgito modello esorcista sulla giacca del tuo tailleur nero. Quando, dopo il bagnetto, la rilassi con un lungo massaggino… e… beh, si vede che le scappava. Quando scopre il mondo con le sue piccole manine … e ti rompe l’iPhone appena comprato sbattendolo contro il tavolo. Il tavolo laccato. Quando sorridi pensando a tutte le cose che farà da grande … ad esempio andare a scuola e stare fuori dalle palle almeno mezza giornata. Quando tu e lui vi sentite più uniti che mai … e lei si sveglia proprio mentre gli stai dicendo di prendere i preservativi. Quando lui scoprirà che con un figlio ti ama ancora di più, e te ne chiederà un altro … e tu risponderai “col cavolo”.”
― Quello che le mamme non dicono
Quando lei ti sorride … perché se l’è fatta sotto. Quando lei si sveglia al mattino e ti guarda … ma in realtà sono le due di notte. Quando lei inizia a capire che sei la sua mamma … e piange. Quando ti sorprendi a fissarla … perché quella macchia marrone sulla tutina prima non c’era. Quando senti le sue manine tra i capelli … poi le chiude a tenaglia e te ne stacca una ciocca. Quando uscite a fare una passeggiata insieme … e ti devi incollare lei più 8 chili di passeggino più la borsa del cambio più la tua borsa più varie ed eventuali. Quando la nutri al tuo seno ed è così dolce … poi smetti e scopri che puoi usare le tette anche come sciarpa. Quando scoppia a ridere … dopo che ha fatto un rigurgito modello esorcista sulla giacca del tuo tailleur nero. Quando, dopo il bagnetto, la rilassi con un lungo massaggino… e… beh, si vede che le scappava. Quando scopre il mondo con le sue piccole manine … e ti rompe l’iPhone appena comprato sbattendolo contro il tavolo. Il tavolo laccato. Quando sorridi pensando a tutte le cose che farà da grande … ad esempio andare a scuola e stare fuori dalle palle almeno mezza giornata. Quando tu e lui vi sentite più uniti che mai … e lei si sveglia proprio mentre gli stai dicendo di prendere i preservativi. Quando lui scoprirà che con un figlio ti ama ancora di più, e te ne chiederà un altro … e tu risponderai “col cavolo”.”
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“Continuavo a esserci anch’io, con le mie due interiori, quella di prima e la mamma. C’erano cose che non intendevo lasciare indietro. Cose che non ero disposta a sacrificare.”
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“Parallelamente a questa me stessa, ne era nata un’altra. Che aveva aperto gli occhi insieme a mia figlia, era sbocciata tra le sue ciglia e cresciuta stretta tra le sue dita leggere. Aveva osservato estasiata la meraviglia di ogni suo piccolo gesto e si era sorpresa nel pensare che quegli occhi avevano preso forma dentro di lei, che quel corpicino si era nutrito del suo cibo ed era stato cullato dal suo respiro. Aveva accarezzato la sua testolina fragile mentre dormiva, le aveva fatto sentire il suo respiro per calmarla, l’aveva cullata per ore. Si era strappata in mille pezzi a ogni pianto, e ricucita pazientemente a ogni alba. Era una me stessa senza alcuna certezza se non quella di amare quella bambina in modo incondizionato, e questo rendeva giusto tutto ciò che l’altra me stessa riteneva frustrante. Regalava il gusto dell’irripetibile a ogni istante della sua vita. Riconosceva la materia preziosa di cui era fatto quell’attimo di esistenza.”
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“Il fatto che un medico della Asl ti richiami è classificabile esclusivamente come intervento divino.”
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“Non importa quanto stiate attenti a movimenti, spigoli, colpi, oggetti. Non importa cosa vi abbiano detto riguardo lo sviluppo del vostro nano, a che età inizierà a muoversi e a spostarsi coscientemente. Dai 6 mesi in poi tutte le sue energie saranno rivolte a un solo obiettivo: uccidersi.”
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“Prendi una nana/ legala male/ lascia che t’aspetti seduta/ mentre ti lavi e sei distratta/ s’è buttata dalla sdraietta/”
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“Sei bellissima” le dicevo “sappi che lotterò per te quando tuo papà tra quindici anni vorrà chiuderti in convento” aggiungevo.”
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“Ok, so cosa sta succedendo” le avevo detto un giorno guardandola dritto negli occhi “Adesso mi conquisterai definitivamente. Diventerò una di quelle rimbambite che non fa altro che parlare di te e che appena conosce una persona nuova gli mostra la tua foto sul salvaschermo del cellulare e quando sarò soprappensiero canterò le tue canzoncine. Vero?”
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“Avevo iniziato ad avere una teoria tutta mia riguardo all’istinto materno. L’affetto innato è una cosa. Lo puoi provare da subito, come sentirne la lampante mancanza. A volte arriva dopo, altre non arriva per niente.”
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“Non credo di aver mai provato la simbiosi madre-figlio di cui tutti parlano. L’ho subito percepita come una persona altro-da-me, con una propria volontà e personalità, con i propri confini da rispettare, con le sue insondabili regole interiori. Fin dal primissimo giorno di vita.”
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“Ci studiavamo circospette, io e lei. Eravamo vicine non ancora per sentimento ma per annusarci, valutarci, riconoscerci. C’era un amore animale e sotterraneo che se ne stava acquattato in profondità. Faceva sentire la sua enorme presenza, ma non ancora i suoi effetti. Mi toccava appena le dita quando accarezzavo quel rospetto rosa con l’attenzione che si usa per le cose molto fragili, o la tenevo accanto al corpo tra il fianco e il gomito.”
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“Forse preoccuparmi della parte pratica e fisica era semplicemente un modo per non affrontare l’impatto psicologico di quel giorno. Il giorno in cui avrei iniziato davvero a essere madre e dalla mia pancia sarebbe uscita una persona , la mia bambina. Improvvisamente era incredibile realizzare che siamo tutti nati così, che ogni individuo è stato un tempo calci sotto la pelle di qualcuno, movimenti da sentire col palmo della mano.”
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