David Mikael > David's Quotes

Showing 1-10 of 10
sort by

  • #1
    Rebecca Solnit
    “I recalled the famous description of activist campaigns, usually attributed to Gandhi: “First they ignore you, then they laugh at you, then they fight you, then you win.” Ideas are activists of a sort; first they appear on the shadows and margins, then they’re mocked or reviled, then they come to be what everyone has always known or believed. How they arrived and who scoffed at them are forgotten. Now nearly everyone understands that this continent was inhabited for centuries before the Europeans arrived, knows that the Columbian encounter was violent and ugly, recognizes that native people are still here. Many of the most significant changes are changes of view, incremental and often invisible, both in who brought them about and when they established themselves, but from those changes much flows.”
    Rebecca Solnit, Savage Dreams: A Journey Into the Hidden Wars of the American West

  • #2
    Alberto Manguel
    “...the point, the essential quality of the act of reading, now and always, is that it tends to no foreseeable end, to no conclusion. Every reading prolongs another, begun in some afternoon thousands of years ago and of which we know nothing; every reading projects its shadow onto the following page, lending it content and context. In this way, the story grows, layer after layer, like the skin of the society whose history this act preserves.”
    Alberto Manguel, Into the Looking-Glass Wood: Essays on Books, Reading, and the World

  • #3
    Fabrizio Acanfora
    “E' un meccanismo di sopravvivenza che chi è come me conosce anche troppo bene: quando si comincia a comprendere che la maggior parte dei problemi e degli ostacoli percepiti come insormontabili sono il risultato di una dissonanza tra sé e il resto del mondo, nella maggior parte dei casi si comincia a imitare gli altri, a conformarsi.
    Nell'autismo questo tentativo frequente di conformità al gruppo di appartenenza viene definito masking, indossare una maschera che copre interamente il volto. Col tempo ne crei una per il lavoro, un'altra per le uscite con gli amici, una per le relazioni affettive. Osservi quello che fanno gli altri, cerchi di imitarne i comportamenti, quel modo di ridere a battute che a te sembrano insignificanti, oppure l'andatura, la prosodia. Ma il discorso vale anche se da adolescente scopri che invece delle ragazze ti piacciono i compagni di scuola, quegli stessi ragazzi che invece manifestano la loro eterosessualità con esuberanza spesso facendo in tua presenza commenti terribili contro chiunque abbia un orientamento differente dal loro.
    Indossi la maschera se percepisci il tuo genere diverso da quel lo che la società si aspetta tu debba sentire, oppure se non se felice della vita che hai. Quando sei con gli altri, sei gli altri.
    Poi torni nella solitudine della tua camera e a volte quella maschera si è talmente appiccicata sul tuo volto che non viene via del tutto; col tempo nemmeno ricordi più chi sei, cosa ti faceva emozionare.”
    Fabrizio Acanfora, In altre parole. Dizionario minimo di diversità

  • #4
    Fabrizio Acanfora
    “Quando ho capito che le differenze che vedevo nascere in me rappresentavano (incomprensibilmente) solo problemi, ho deciso che forse sarebbe stato più saggio non mostrarle al mondo. Con grande dolore, perché erano parte di me.
    È proprio lì che è nata l'ambivalenza del mio sentimento verso l'idea di diversità: da un lato l'ho sempre considerata come la cosa più naturale del mondo, siamo tuttə diversə, le differenze sono quello che rendono il mondo un posto in cui valga la pena vivere e per questo vanno tutelate e rispettate. D'altra parte ho cominciato a soffrire al pensiero che proprio questa varietà, questa idea così complessa e quasi indefinibile, dovesse essere a sua volta infilata in una categoria e, secondo i metodi utilizzati per definire la normalità, suddivisa in tante altre piccole categorie.
    Oggi so che questa mia insofferenza verso la tassonomizzazione della diversità nelle sue molteplici espressioni ha a che fare con la convinzione - che fino a poco tempo fa era un'idea senza nome - che la diversità sia intersezionale; non mi è mai piaciuto dover definire la diversità solo in quanto opposta alla normalità, perché utilizzando questo sistema sarà sempre qualcosa di inferiore. Se non siamo in grado di definire la diversità come un concetto autonomo e non necessariamente come contrario di normalità, non riusciremo a liberarla dallo stigma sociale. Altrimenti l'inclusione resterà sempre un processo che parte dalla normalità - percepita come la cosa giusta - e investe una diversità tutto sommato passiva, desiderosa di entrare a far parte del club delle persone sane, normali, di quelle che non vengono additate come difettose o strane. È questa l'idea di diversità che non mi piace, una diversità dipendente dall'idea di una normalità che, paradossalmente, è inesistente in natura.”
    Fabrizio Acanfora, In altre parole. Dizionario minimo di diversità

  • #5
    Fabrizio Acanfora
    “Bisogna vigilare attentamente, porsi domande, informarsi; è necessario comprendere il significato delle parole che utilizziamo perché, non mi stancherò mai di ripeterlo, esse contribuiscono a formare la realtà nella quale viviamo tanto nel bene come nel male.
    La diversità, quando intesa come naturale varietà dell'esperienza umana, è in realtà un vaccino che, inoculato in una cultura, la protegge dal conformismo e dalle ideologie repressive, dalla censura e dal pensiero unico.”
    Fabrizio Acanfora, In altre parole. Dizionario minimo di diversità

  • #6
    Fabrizio Acanfora
    “E si rimane per sempre quello che, a un dato momento, si è deciso che dovevi essere. Non c'è rielaborazione possibile: le persone devono essere ben catalogate, marchiate a vita.
    Almeno, però, fatemi un favore: non venitemi a dire che non è possibile; perché il dolore, la solitudine, la difficoltà nel sentirmi diverso da voi, li ho portati dentro da solo, quasi sempre in silenzio. La fatica di sembrare normale in modo che voi poteste stare tranquilli, l'ho fatta da solo.
    Adesso sono stanco, mi sono reso conto che non c'è bisogno di vergognarsi, nel sentirsi diverso. Ora ho deciso che io, tutto sommato, a questa normalità che distrugge il pianeta in cui vive, che odia chiunque manifesti delle differenze; a questa normalità che tenta di annientare il pensiero critico e aspira a una beata mediocrità, non voglio più assomigliarci.”
    Fabrizio Acanfora, Eccentrico: Autismo e Asperger in un saggio autobiografico

  • #7
    “I am not so weak as to submit to the demands of the age when they go against my convictions. I spin a cocoon around myself; let others do the same. I shall leave it to time to show what will come of it: a brilliant butterfly or a maggot.”
    William Vaughan, Friedrich

  • #8
    Mia Couto
    “Listen, and you will realize that we are made not from cells or from atoms. We are made from stories.”
    Mia Couto

  • #9
    Zaman Ali
    “Books have the power to create, destroy or change civilizations.”
    Zaman Ali, HUMANITY Understanding Reality and Inquiring Good

  • #10
    Naja Marie Aidt
    “But you were also withdrawn, remote, shy. But you were also full of joy. But you were also sensitive, perceptive. But you were also strong. But you were also enquiring. But you were also deeply rooted.”
    Naja Marie Aidt, When Death Takes Something From You Give It Back



Rss