“Soltanto, se lo scherzo diventava insopportabile, quando gli urtavano il braccio impedendogli di lavorare, diceva: – Lasciatemi in pace! Perché mi offendete? – E qualcosa di strano era contenuto in quelle parole e nella voce con cui erano pronunciate. Vi risuonava qualcosa di tanto pietoso, che un giovane di recente entrato in servizio, il quale, sull’esempio degli altri, s’era fatto lecito di beffarlo, si fermò a un tratto, come se tutto fosse cambiato ai suoi occhi o si mostrasse sotto altro aspetto: una forza soprannaturale lo staccò dai colleghi che aveva presi per gente ammodo. E a lungo di poi, nel bel mezzo delle sue ore più allegre, gli si ripresentò l’immagine del piccolo impiegato dalla fronte calva, colle sue parole penetranti: «Lasciatemi in pace! Perché m’offendete?», e in queste parole penetranti risuonavano altre parole: «Io sono tuo fratello». E si copriva la faccia colle mani, il povero giovane, e molte volte, in seguito, durante la sua vita, tremò vedendo quanta inumanità“sia nelle creature umane, quanta feroce volgarità si nasconda nella mondanità raffinata e illuminata, e, Dio mio! persino negli uomini che il mondo tiene per nobili e onesti.”
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Nikolai Gogol,
I racconti di Pietroburgo