Ritratto di signora
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Read between August 24 - September 24, 2024
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“Voi giovani fate troppe battute. Quando le avrete finite, non vi resterà più niente.”
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“Be’, non mi piacciono gli originali; mi piacciono le traduzioni.” Questa era stata spesso la risposta di Ludlow. “Isabel è come fosse scritta con caratteri stranieri. Io non la capisco. Dovrebbe sposare un armeno o un portoghese.” “Ho proprio paura che farà così,”
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La sua fortuna era stata quella di possedere una mente più acuta di quella della maggior parte di coloro tra i quali il caso ebbe a collocarla;
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È vero che tra i suoi contemporanei passava per una ragazza di straordinaria profondità; perché queste brave persone non lesinarono mai la loro ammirazione per un ambito intellettuale che essi neppure sapevano valutare, e parlavano di Isabel come di un prodigio di sapienza, una creatura di cui si diceva che addirittura avesse letto i classici, sia pure tradotti.
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la incoraggiava a un’impazienza che poteva facilmente essere confusa con la superiorità. Si può affermare senz’altro che Isabel era probabilmente molto portata al peccato della presunzione; spesso stava a osservare con compiacenza il campo delle sue doti naturali; viveva nell’abitudine di dare per scontato, sulla base di scarni indizi, di aver sempre ragione; amava molto essere omaggiata.
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Isabel era intelligente e generosa; era una bella e libera natura; ma che cosa avrebbe fatto di se stessa? La domanda era poco pertinente, perché per la maggior parte delle donne nessuno ha occasione di porsela. La donne, in genere, non facevano niente di loro stesse; aspettavano, in atteggiamenti più o meno graziosamente passivi, che un uomo capitasse dalle loro parti, a fornirle di un destino. L’eccezionalità di Isabel era nel dare l’impressione di avere intenzioni sue proprie. “Ove le metta in pratica,” diceva Ralph, “possa essere io lì a vedere!”
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“Be’, per me è una vergogna, quando io devo lavorare come un carrettiere,” rispose la signorina Stackpole. “Mi vien voglia di farglielo notare.” “Sta molto male di salute; non potrebbe proprio lavorare,” si premurò Isabel. “Puah, non credere! Io lavoro anche quando sto male,” esclamò la sua amica.
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Isabel era piena di premesse, di conclusioni, di emozioni.
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“Hai un sacco di amici che io non conosco. Hai tutto un passato dal quale io sono stato perversamente escluso.” “Tu eri messo da parte per il mio futuro. Ricordati che il mio passato è tutto dall’altra parte dell’oceano. Qui a Londra non c’è niente.” “Molto bene, allora, se il tuo futuro è qui seduto al tuo fianco. È una cosa fondamentale avere il futuro così a portata di mano.”
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“In realtà, tu pensi che niente al mondo sia troppo perfetto per te.” “Tu pensi che io valga tanto?” “No, ma sei lo stesso esigente, senza la scusa di ritenerti chissà che.
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“l’uomo forte che soffre” era uno dei luoghi comuni del fascino umano, per scarso che egli potesse farlo valere nel caso specifico.
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“Se per affascinante intende un uomo di brillante intelligenza,” disse Isabel, “e non immagino cos’altro potrebbe intendere, non ho bisogno di un uomo intelligente che mi insegni a vivere. Posso imparare da sola.”
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Non desidero essere una pecora del gregge e basta. Voglio essere arbitra del mio destino, e sapere qualcosa delle cose del mondo al di là di quello che gli altri pensano sia giusto e conveniente farmi sapere.”
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Non stava pregando; stava tremando, tremando tutta. Vibrare le era facile, le era in effetti fin troppo costante, ed ora si sentì ronzare come un’arpa pizzicata con forza.
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Non si possono dare giudizi se non dopo i quarant’anni; prima si è troppo impazienti, troppo intransigenti, troppo crudeli, e per di più troppo ignoranti.
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Questi treni italiani vanno al passo di un funerale americano.”
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Aveva sempre avuto un occhio particolare per l’effetto, e i suoi effetti erano sempre rigorosamente calcolati. Non venivano ottenuti con mezzi volgari, ma la ragione ne era tanto volgare quanto grande ne era l’esecuzione. Mostrare il proprio animo circonfuso di invidiata sacralità, tormentare gli altri creando un senso di esclusione, far credere all’opinione pubblica che la sua casa fosse diversa da ogni altra, improntare la faccia che presentava al mondo a una fredda originalità – questo era l’ingegnoso e faticoso impegno del personaggio cui Isabel aveva attribuito una moralità superiore.
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Egli non faceva altro che assumere pose, pose così attentamente costruite che se uno non stava attento le equivocava per naturali istinti. Ralph non aveva mai visto un uomo così radicato nella terra della considerazione altrui.
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La sua ambizione non era quella di piacere agli altri, ma di piacere a se stesso nell’eccitare la curiosità degli altri e poi rifiutarsi di soddisfarla. Sempre, l’idea di aver truffato il mondo lo aveva fatto sentire grande. La
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La concezione dell’aristocrazia, per Isabel, era semplicemente l’unione di una grande cultura con una grande libertà; la cultura doveva fornire all’individuo il senso del dovere, e la libertà il senso di un gioioso appagamento.
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Appoggiò la sua stanchezza a cose che per secoli avevano subìto crolli e che pure continuavano a stare in piedi;
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“Non potrà mai trovarla più bizzarra di quanto la trovi io. Ma a me è sempre piaciuto andare un po’ sopra le righe,”
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Tu volevi guardare alla vita per te stessa... ma non ti era concesso; e per questo sei stata punita. Stritolata nel mulino stesso del conformismo!”