Lettori sui generis discussion

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Intorno ai libri > Reading books by people even if they’re “monsters”

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message 1: by Francesca (new)

Francesca (oedipa_drake) | 2107 comments Mod
Dal momento che per il GdL di questo mese leggeremo un romanzo di Roald Dahl, prendo spunto da due articoli pubblicati su BookRiot (No, I Won’t Read Your Book if I Think You’re a Monster e Why It’s Important to Keep Reading Books By People Even If They’re Monsters), per proporvi uno spunto di discussione, se vi va, su un tema che personalmente trovo alquanto spinoso, ovvero la lettura di romanzi di autori la cui “moralità” è alquanto discutibile.

Per me è stata scioccante la notizia degli abusi (presunti?) subiti dalla figlia di Marion Zimmer Bradley da parte del padre e della madre, tanto più che sinceramente ero del tutto all’oscuro dei risaputi trascorsi del marito della scrittrice.
Lo shock maggiore è stato non solo nella notizia in sé, ma forse per il fatto che un paio di romanzi della Bradley che lessi attorno agli 11 anni mi piacquero molto – quasi mi sentissi in colpa per questo di fronte ad accuse così spregevoli.

Leggendo i succitati articoli, oltre ai fatti che vedono coinvolta la Bradley, ho scoperto che Dahl appoggiava tesi antisemite, mentre ero a conoscenza dell’omofobia di Orson Scott Card, dell’infelice uscita sul movimento “Occupy” di Frank Miller, delle idee politiche di Dan Simmons – e si potrebbe continuare (solo perché è legati ai prossimi premi Hugo, ricordo anche Larry Correia e Vox Day, dalle note posizioni sessiste/omofobe/razziste).

Per l’ennesima volta mi sono soffermata a chiedermi se leggere testi scritti da autori “riprovevoli”, quanto conoscere prima (o dopo, a volte) alcune loro posizioni deprecabili possa condizionare la mia opinione sulla loro opera, e anche quanto queste idee si riflettano nei loro romanzi (se ne sente sempre l’influenza oppure a volte può sfuggire? oppure volutamente l’autore non le mette in evidenza).

Personalmente mi sento alquanto combattuta.
Da un lato c’è il rigetto verso idee che assolutamente non condivido (o peggio, ripudio fortemente) e d’istinto mi verrebbe da dire che non voglio aver nulla a che fare con autori e loro libri simili.
D’altra parte, non tutti i loro romanzi sono un manifesto ideologico, anzi, non si nota nulla se non se ne è a conoscenza prima (come è accaduto a me).
Inoltre, penso che la lettura sia sempre anche un modo di confrontarsi – non sempre ci si trova davanti qualcosa di piacevole oppure in linea con il proprio pensiero e a volte uno spunto di riflessione (o anche di rigetto) può essere utile per allargare le proprie vedute e conoscenze, misurarsi più da vicino con un tema specifico.

Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra posizione?
La scelta di un romanzo è legata anche alle idee dell’autore? Oppure preferite comunque esplorare e valutare un’opera a sé?


message 2: by Chicco (new)

Chicco Padovan | 462 comments Mah,salvo casi estremi, in cui boicottare un autore può essere un modo per muovere le coscienze su qualche episodio in particolare, io valuto solo quello che leggo.
Mi è venuto in mente il caso della Mzzucco, che è un po' una situazione speculare a questa. Sappiamo benissimo come il tutto sia stato strumentalizzato, quindi direi che bisogna andarci con i piedi di piombo prima di segnare qualcuno con il marchio dell'infamia.
E sono altresì convinto che nel momento in cui un autore dà il suo libro alle stampe, il romanzo smette di essere suo e diventa del lettore, che è libero di interpretarlo come vuole.


message 3: by Elisabetta (new)

Elisabetta | 1694 comments ..è un argomento alquanto spinoso, ma sinceramente non mi è mai capitato di sentirmi in colpa se un libro mi è piaciuto e poi scopro che l'autrice/autore ha idee o atteggiamenti che non approvo. così come non mi sento in colpa per aver disprezzato un libro anche se lo scrittore è un esempio di bontà e di comportamento.
è anche vero che tendo a evitare di conoscere tutte le notizie sugli autori che prediligo in quanto preferisco concentrarmi sulle loro opere..
Mi è capitato di leggere da poco "Le Streghe" di Roald Dahl e non mi è assolutamente sembrato che dal testo trasparissero le sue idee antisemite.. tutt'altro, a mio avviso...


message 4: by Francesca (new)

Francesca (oedipa_drake) | 2107 comments Mod
A me piace sapere qualcosa anche dell'autore, a volte anche dopo aver letto il romanzo.

Come dice Elisabetta, a volte, tuttavia, nulla traspare (oppure sono stata io a non coglierlo) di alcune idee dello scrittore - da qui un certo senso di straniamento...

Anch'io non penso di rinunciare a leggere certi romanzi solo per le idee dei loro autori. Primo perché comunque è interessante farsene un'idea personale, secondo perché non sempre i testi sono da scartare o pessimi.
Questo, ovvio, salvo i casi eccezionali - come dice Chagall.


message 5: by Chicco (new)

Chicco Padovan | 462 comments Poi di Dahl la cosa mi giunge assolutamente nuova. Inoltre, alcuni dei suoi racconti per adulti sono ambientati nel periodo della guerra, e non ho colto nessun accenno fascista o nazista.
Comunque, anche se fosse la peggiore delle persone, nei libri non c'è traccia di tutto questo, e per me rimangono capolavori della letteratura per l'infanzia.


message 6: by Francesca (new)

Francesca (oedipa_drake) | 2107 comments Mod
Poi ci sono anche i casi di polemica infinita e sterile (vedi Tolkien, ancor oggi qualcuno dibatte sulle sue idee travisando anche senso delle sue opere).

Su Dahl sono d'accordo, non me ne ero mai accorta.
Ma per quello nemmeno della Bradley - un certo tipo di "femminismo" molto spiccato (che non ho mai gradito) sì, ma non altro.


message 7: by Chicco (new)

Chicco Padovan | 462 comments Poi, ripeto, dipende dai casi.
Se un autore si espone pubblicamente per un movimento o un qualche partito politico, ed è il primo a strumentalizzare il proprio romanzo, boicottare quel libro può essere un modo per prendere una posizione rispetto al suo atteggiamento.
Ti faccio un esempio: c'è un'autrice che io amo moltissimo che da quando qualche anno fa approdò in rete espone senza mezze misure le sue idee politiche e religiose. Un suo discorso frequente è che pur rispettando il popolo gay, la famiglia può essere formata solo da un uomo e una donna. E per sostenere questo chiama spesso in causa i suoi libri.
Ora, io sono gay dichiarato e per me la famiglia è dove c'è amore. Ho preso le distanze dal suo blog, ma i suoi libri (almeno i primi) continuo a leggerli e consigliarli.


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