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La Sfida dei desideri > GDL: Stabat mater di T. Scarpa

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message 2: by Gaglioz (last edited May 30, 2018 08:32AM) (new)

Gaglioz | 1619 comments Che libro strano! Ero partita con un po' di soggezione, perché mi pareva contornato di un'aura di difficoltà elevata, se non di spocchia.
Devo dire che mi è piaciuto molto e che tante idee mi ronzano in testa, in modo disordinato.

Prima di tutto, l'orfanotrofio come luogo per santificare la ricchezza, esercitare una filantropia culturale, canalizzare la curiosità morbosetta o per lo meno pettegola: le orfanelle pagano lo scotto della generosità con l'immersione totale nella musica, di cui diventano vestali. Dalla musica sono arricchite (la musica è compensazione alla vita ritirata, alla restrizione degli affetti; è tampone alla solitudine, ma anche il suo specchio), dalla musica sono congelate in scimmiette ammaestrate, virtuose senza nome, sempre pronte a soddisfare le richieste di protettori esigenti, sempre lontane dalla vita che fluisce intorno.
Mi ha colpito molto infatti il tema della privazione: non, come la letteratura insegna in tanti esempi, di cibo e di tepore -ché anzi il luogo è descritto come frugalmente protettivo - ma di esperienze, di esclusione. Le musiciste vivono appartate, ignorando sia le loro origini sia usanze, paesaggi, situazioni: parlano lingue non del tutto collimanti con quelle delle signorine a cui tengono lezioni; dell'esterno vedono solo percorsi guidati, velate da maschere; devono sposare vecchi danarosi senza sapere nulla dell'amore.
Benché istruite in modo specialistico, sono dei paria: paria di alto livello, ma paria.

La parte più straziante è la ridda di domande che arrovellano Cecilia, il dialogo a senso unico, eppure sempre aperto alla speranza, con la "signora madre", un'entità imprecisata e imprescindibile, nel quale si insinua la Morte, unico dono sicuro che qualsiasi madre lascia in eredità.

Questa storia si svolge a Venezia, città grassa di denaro, di fasto, di compiacimento, di bizzarrie e di meraviglie. Tuttavia durante la lettura io, che solo un mese fa ho visitato lo Spedale degli Innocenti di Firenze, sentivo risuonare le voci e le immagini di quello straordinario, commovente e irrinunciabile museo umano, testimone di vite più comuni, cittadella nella città.


message 3: by Acrasia (new)

Acrasia | 4354 comments Gaglioz, molto bello il tuo commento.
La tua riflessione sull'orfanotrofio è veramente esaustiva, tanto che non posso aggiungere molto. :)

Dico soltanto che all'inizio tutto lo strazio di Cecilia mi ha ricordato Storia di una capinera di Verga, anche per l'affinità della scelta narrativa in forma epistolare, ma non mi ha dato le stesse emozioni; mentre leggevo sono rimasta indifferente a quanto raccontava, unica nota positiva è stato l'intervento della morte che con un po' di ironia ha smorzato i toni lamentosi.
Poi è stato un crescendo, soprattutto quando ha fatto la sua comparsa don Antonio, i cui modi bruschi mi hanno un po' lasciata interdetta (e chi se la dimentica più la scena dell'agnello? :O).
Cecilia non mi ha suscitato grande simpatia, ragazzina sensibile e sveglia che a volte assume quasi una atteggiamento presuntuoso e insolente, tanto da sentirsi quasi superiore rispetto all'ambiente in cui è costretta a vivere.
Ho apprezzato lo stile asciutto ma il giudizio è tiepido.


message 4: by Gaglioz (new)

Gaglioz | 1619 comments Dovrò leggere "Storia di una capinera", dunque!

I toni lamentosi effettivamente alla lunga diventavano molesti e Cecilia, di conseguenza, non brillava per simpatia: sono d'accordo con te.
Tuttavia credo che di per sè questa formula epistolare/diaristica con un interlocutore muto debba far trapelare la frustrazione di chi si pone tante domande per le quali trova solo risposte provvisorie e palliative.
Anche l'orgoglio di chi sa di aver raggiunto l'eccellenza e di poter ancora migliorare porta all'autocompiacimento (ogni tanto Cecilia ammette questa debolezza) e alla contemplazione del proprio ombelico.
Credo che sia un personaggio più onesto di altre orfanelle buone, umili, docili, poco verosimili, insomma.

Anche a me è piaciuto il personaggio di Vivaldi, entrato a sparigliare le carte in un ambiente statico, più avanti rispetto ai suoi tempi.
I suoi metodi didattici, inizialmente progressisti, diventano davvero scioccanti (la scena dell'agnello è truce: dove vuole andare a parare? nessuno è innocente, anche una candida violinista dell'orfanotrofio è involontaria complice di massacri, e dopo questa imposizione finalmente ne è consapevole? Vuole chiederci fino a che punto si può spingere l'amore per l'arte? Dirci che anche la pura bellezza ha il suo volto oscuro?).


message 5: by Acrasia (new)

Acrasia | 4354 comments Sì, te lo consiglio :)
Lì sì che si percepisce tutta l'angoscia e il dolore della protagonista, è la classica pugnalata al cuore.

Sul fatto che Cecilia sia un personaggio vero, onesto mi trovi d'accordo, effettivamente non è stereotipata nel ruolo di orfanella buona e amica di tutti, anche perché con le altre ragazze non riesce nemmeno a legare, non ha un'amica vera all'interno dell'orfanotrofio, quasi le danno fastidio i loro comportamenti.

Mi piacerebbe approfondire la figura di Vivaldi, nelle ultime pagine dell'edizione che ho letto c'è tutta una bibliografia che lo riguarda, vediamo se riesco a trovare qualcosa di interessante e di non troppo pesante. :)


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