Sono rimasta un po' delusa da questo libro: di sicuro non è quello che mi aspettavo. Io speravo in una serie di racconti, magari anche fantasiosi, sulle proprietà afrodisiache di alcuni cibi, corredati delle ricette presenti nel racconto in fondo allo stesso.
Invece Afrodita non è nient'altro che un saggio sul cibo e la sensualità e su tutti i possibili cibi afrodisiaci del mondo, corredato qua e là dei disegni di Robert Shekter - che non ho trovato particolarmente erotici, malgrado l'ispirazione spesso boteriana - e da aneddoti relativi alle varie pietanze, a volte tratti dalla vita dell'autrice e dei suoi amici, altri già noti, perché appartenenti alla storia o alla letteratura. Sì, certo, raccontati dalla grande zia affabulatrice che è Isabel Allende hanno tutto un altro sapore, ma forse avrei preferito meno completezza e più storie, vere o false che fossero.
A volte l'ho trovata un po' contraddittoria, come quando nell'introduzione delle carni rosse afrodisiache scrive:
Molti dei vegetariani di questo mondo, nonostante il colore livido e l'anima tormentata, sopravvivono e si riproducono più che bene. D'altro canto c'è chi crede ciecamente che un pezzo di carne, se possibile al sangue, sia l'unico alimento sicuro. I popoli la cui dieta è povera di carne sono i detentori del record di esplosione demografica nonché quelli che hanno coltivato più diligentemente l'arte dell'erotismo; per questo motivo nutro seri dubbi sul vero potere afrodisiaco della carne di mammifero. Ma devo includerla, visto che molti testi seri dimostrano l'infondatezza delle mie perplessità. Ad ogni modo, questi piatti sono pesanti e con lo stomaco sazio e in piena digestione sono in pochi a poter vantare prodezze amatorie.
Ma non aveva parlato poco prima del grande potere afrodisiaco di mammelle di vacca, vulve di pecora e palle di toro? Non aveva parlato di cervella di ogni genere di animale, mammiferi in particolare - uomo incluso - con descrizioni truculente? Perché questo improvviso pudore?
Certo, sono interessanti alcune curiosità legate alle nostre tradizioni, come quella che riguarda il riso.
Riso. È il simbolo della fertilità. Quando con la più serena innocenza si butta il riso agli sposi all'uscita della chiesa, sono in pochissimi a sapere che il gesto rappresenta l'eiaculazione e il seme. Meno male. A proposito delle potenzialità afrodisiache del riso abbiamo sostenuto con Robert e Panchita discussioni bizantine simili a quelle relative al sesso degli angeli. C'era chi asseriva che è impossibile eccitare qualcuno con un piatto di riso, ma mia madre argomenta che la prova schiacciante dell'efficacia di questi granelli sta nella sovrappopolazione in Cina.
In fondo sono poi presenti diverse ricette - organizzate secondo i criteri di un qualsiasi libro di cucina: salse fredde, salse calde, antipasti, zuppe calde e fredde, ecc. - la gran parte delle quali sono state realizzate da Panchita Llona, l'ottuagenaria madre (all'epoca in cui è stato scritto il libro) di Isabel Allende, che a suo parere è la cuoca migliore che esista al mondo. Come sempre, quando si tratta di ricette, confesso di avere la puzza sotto al naso, soprattutto quando mi vedo presentati dei classici della cucina italiana stravolti secondo il gusto sudamericano. Scusate, ma spacciare come ricetta base del pesto (specificando però - per fortuna - che si chiama Pesto Amaranta e chiarendo che ci sono moltissime varianti) un'abominio con dentro paprika, brodo e uvetta bionda per me è un'eresia, anche se Isabel chiarisce che "Fare il pesto è un po' come fare l'amore: bastano i rudimenti, tutto il resto è pura improvvisazione.". Sì, OK, ma questi che rudimenti sono?
E poi, con tutto quell'aglio e quella cipolla per me queste ricette sono tutt'altro che afrodisiache!