Unter Hoffmanns Werken hat Der Sandmann das weitaus größte Interesse gefunden. Sein Grundproblem ist die Selbstverfallenheit des Menschen, der aus dem Gefängnis seines Ichs nicht mehr herausfindet, deshalb in seinen Lebensbeziehungen, vor allem in seiner Liebesbindung tragisch scheitert und am Ende sich selbst zerstören muß.
Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, better known by his pen name E. T. A. Hoffmann (Ernst Theodor Amadeus Hoffmann), was a German Romantic author of fantasy and horror, a jurist, composer, music critic, draftsman and caricaturist. His stories form the basis of Jacques Offenbach's famous opera The Tales of Hoffmann, in which Hoffman appears (heavily fictionalized) as the hero. He is also the author of the novella The Nutcracker and the Mouse King, on which the famous ballet The Nutcracker is based. The ballet Coppélia is based on two other stories that Hoffmann wrote, while Schumann's Kreisleriana is based on Hoffmann's character Johannes Kreisler.
Hoffmann's stories were very influential during the 19th century, and he is one of the major authors of the Romantic movement.
Forse, caro lettore, allora penserai che non vi è nulla di più meraviglioso e di più folle della vita reale e che il poeta solo questo può fare: afferrarla come un pallido riflesso di uno specchio opaco.
Non conoscevo nemmeno l'argomento di questo racconto ed è stato un bene perché così ho potuto godermelo al cento per cento. È stata un'esperienza più che positiva e ho molto apprezzato il fatto che il racconto non avesse un'interpretazione univoca. In futuro leggerò sicuramente altro di Hoffmann.
La prima parte del racconto è costituita da tre lettere che Nathaniel invia a Lotario e Clara. Nathaniel è uno studente universitario che, in quel momento, non vive in casa con la madre ma vive in un’altra città per completare gli studi universitari di tipo scientifico e segue le lezioni del professor Spallanzani. Lotario e Clara, rimasti orfani in giovane età, vivono con la madre di Nathaniel che era una lontana parente che li ha accolti in casa. E Nathaniel è fidanzato con Clara. Il padre di Nathaniel è morto quando lui era piccolo. E, in questa lunga lettera con cui inizia il racconto, Nathaniel scrive a Lotario (in realtà vorrebbe inviarla a Lotario ma sbaglia a indirizzar la lettera e la manda a Clara) per raccontargli un fatto avvenutogli recentemente che lo ha profondamente scosso e turbato. “Qualcosa di spaventoso è entrato nella mia vita! Presentimenti oscuri di minaccia da parte di un destino crudele gravano sulla mia testa, simili a nuvole nere, che nessun raggio di sole amico può penetrare. Devo ben dirti che cosa mi è successo: lo devo e lo capisco; ma che io vi pensi ed ecco una folle risata scoppia irrefrenabile in me. O mio carissimo Lotario! come devo cominciare, per farti anche solo in parte comprendere e sentire che quello che giorni fa mi è successo ha poi davvero spezzato nel modo più ostile la mia vita!” Nathaniel sta scrivendo all’amico, dice chiaramente che è avvenuto qualcosa di tragico e, da un punto di vista degli elementi narratologici, degli strumenti del narrare, sta continuando a differire il racconto di questo evento terribile, creando anche aspettativa nel lettore. “Il 30 ottobre, a mezzogiorno, un venditore di barometri è entrato nella mia stanza e mi ha offerto la sua merce.” In apparenza sembra sia successa una cosa banale. E Nathaniel l’ha mandato via insultandolo ed in maniera brusca, e questa vista l’ha sconvolto. Lo ha sconvolto perché questo venditore di barometri aveva secondo lui una somiglianza impressionante con un vecchissimo amico di famiglia, l’avvocato Coppelius, che Nathaniel associava, nella sua infanzia, alla figura fiabesca dell’orco in sabbia. Nathaniel ci racconta nel proseguo della lettera che, quando era piccolo, la sera prima di andare a letto, salire con la mamma nello studio dove lavorava il padre, e il padre gli raccontava delle storie, degli aneddoti, oppure gli leggeva dei libri, era un momento particolarmente piacevole. E, quando era il momento, di andare a letto, la mamma con un’aria molto preoccupata, secondo il racconto di Nathaniel, lo invitava ad uscire dalla stanza e di andare in camera sua sotto le coperte perché altrimenti sarebbe arrivato l’orco in sabbia, che tira ai bambini che non vogliono andare a letto la sabbia negli occhi. Nathaniel rimane profondamente turbato da questo racconto, anche perché tutte le sere, una volta a letto, comunque sentiva su per le scale dei passi che lui associava a questo mago sabbiolino che veniva a far visita ai bambini che non si erano addormentati. Nathaniel chiede anche a sua mamma di dirle qualcosa in più su quest’orco, ma la mamma risponde che è una creatura di fantasia, che non esiste ed è una cosa che si dice ai bambini per farli andare a letto. Ma Nathaniel non ne è affatto convinto, perché secondo lui quest’orco esiste ed è convinto di averne sentito i passi, allora chiede conferma anche alla governante, che invece fa un racconto molto più colorito e, non solo dice che quest’orco butta la sabbia negli occhi dei bambini, ma che poi questi occhi cominciano a bruciare e poi cadono via. Il racconto fantastico ha anche queste caratteristiche di orrore. E il piccolo Nathaniel rimane impaurito dal racconto della governante e decide che vuole capire la verità. Una sera, quando la mamma lo sospinge fuori dalla stanza del padre per farlo andare a letto, si mette nel suo letto ed, aspetta che la madre vada via, e sgattaiola fuori dalla sua cameretta, apre la porta della stanza del padre e si nasconde in un armadio. Dopo poco sente arrivare dei passi, che aveva sentito arrivare tutte le sere, e qualcuno apre la porta della stanza, questo qualcuno è una figura sinistra, inquietante, paurosa, con un grande mantello e in questa persona Nathaniel riconosce un volto noto: quello dell’avvocato Coppelius, avvocato che era un frequentatore della loro famiglia, spesso si tratteneva con loro a pranzo e a cena e venivano trattato dai suoi genitori come un ospite di riguardo, ma questo avvocato era un personaggio particolarmente ripugnante, faceva paura ai bambini, era cattivo e sgarbato. Nathaniel ha paura della figura che vede perché questa figura è uguale a quella dell’avvocato, che è una figura paurosa, sgradevole, antipatica. Ad un certo punto, Nathaniel vede che il padre e l’avvocato Coppelius aprono l’armadio, evidentemente in questo armadio sono contenuti degli strumenti per gli esperimenti alchemici. Un’altra cosa che è molto presente in quello scorcio di secolo, siamo nel 1817, è il riferimento a questo mondo dell’alchimia, degli sperimenti alchemici, della magia, che compare in molti romanzi fantastici, o nei romanzi gotici di ambito anglosassone. Il padre e Coppelius aprono questo armadio dove si nasconde una sorta di laboratorio alchemico, e Nathaniel ha così tanta paura che inizia a gridare e viene scoperto, e Coppelius vuole, per il loro esperimento alchemico, strappargli gli occhi, proprio come l’orco in sabbia della favola. A questo punto Nathaniel sviene e noi lo ritroviamo a letto. Questo racconto lo fa sempre Nathaniel a Lotario, ma sbaglia ad indirizzare la lettera ed arriva a Clara. “Ma tutto intorno a me diventò buio e nero, un crampo improvviso mi attraversò i nervi e le ossa, non sentii più niente. Un dolce e tiepido soffio mi sfiorò il volto e fu come se mi svegliassi da sonno di morte: mia madre stava china su di me: "E' ancora qui l'uomo della sabbia?" chiesi a fatica. "No, bambino mio, è via, lontano lontano da qui e non ti può più fare male!". Così parlò mia madre e baciò e accarezzò il suo povero bimbo salvato. […] Il terrore, la paura mi avevano procurato un'altissima febbre nervosa a causa della quale rimasi infermo per molte settimane.” Abbiamo questo episodio terribile del bambino che scopre l’avvocato Coppelius nei panni dell’orco in sabbia mentre fa gli esperimenti alchemici col padre, che ne rimane terrorizzato e sviene e cade preda della febbre. Però in realtà chi sta parlando è Nathaniel, il narratore non interviene, ma in questo racconto abbiamo che fa Nathaniel vi è un passaggio piuttosto brusco, “tutto attorno a me diventò buio e nero, un crampo improvviso mi attraversò i nervi e le ossa, non sentii più niente. […]” vi è il passaggio da uno stato di sonno-sogno, a uno di veglia. Abbiamo quello che viene definito in termini narratologici come un passaggio di soglia, dal mondo onirico alla mondo della veglia. Questo passaggio non ci viene spiegato con chiarezza, abbiamo soltanto questo racconto di Nathaniel, che possiamo interpretare in due modi: possiamo dare fede alle sue parole e credere a ciò che lui racconta, credere all’incontro con Coppelius/orco in sabbia, e al fatto che abbia tentato di strappargli gli occhi, oppure possiamo non credere al suo racconto e, appoggiandoci a questo brusco passaggio, pensare che si sia solo trattato del sogno di un bambino facilmente suggestionabile. Rimaniamo in questo stato di dubbio ed incertezza, si viene proposto qualcosa che ci pare incredibile, e rimaniamo nell’indecisione su come interpretare questo fatto. Nathaniel prosegue nel suo racconto e ricorda l’ultima tragica visita dell’avvocato Coppelius. Ricorda come quest’ultima visita di Coppelius, in realtà, non fosse per niente gradita ai suoi genitori, e ricorda come i suoi genitori si siano in qualche sottomessi al dovere di quest’ultima visita e ricorda come Coppelius sia di nuovo salito su nella stanza del padre di notte per uno di questi esperimenti che, stavolta, finisce in tragedia perché finisce con una esplosione, la stanza del padre va a fuori, Coppelius riesce a fuggire ma il padre, purtroppo, muore e la morte del padre è ricondotta da Nathaniel all’avvocato Coppelius che infatti si dà alla fuga. Dunque Nathaniel, quando ha la sensazione di riconoscere nel venditore di barometri l’avvocato Coppelius, viene colto da terrore ed ha un presentimento di sventura per la sua vita. Questa lettera, che era indirizzata a Lotario, alla fine viene destinata a Clara. Clara, una volta letta le lettere, ne scrive una in risposta. Finora il punto di vista è stato quello di Nathaniel, che è anche il protagonista della vicenda. Adesso si inserisce il punto di vista di Clara, che fa le sue riflessioni. La prima cosa che fa Clara è tranquillizzare Nathaniel e lo rassicura dicendo che il venditore di Barometri, Giuseppe Coppola non è Coppelius, non sono la stessa persona e lo invita a stare tranquillo. “E ora voglio confessare, solo a te, che secondo me tutto il terribile e lo spaventoso di cui tu parli non accade che nell'interno del tuo animo; il mondo esterno e la sua realtà vera hanno in tutto questo ben poca parte. Il vecchio Coppelius era sicuramente un individuo sinistro, ma era appunto il fatto che vi odiasse, a suscitare in voi bambini quella estrema ripugnanza. Nel tuo infantile sentire lo spaventoso uomo della sabbia della favola si riallacciava naturalmente al vecchio Coppelius che, anche se tu non avessi creduto all'esistenza dell'uomo della sabbia, sarebbe sempre rimasto per te uno spirito maligno particolarmente dannoso ai bambini, assimilabile ad uno spirito cattivo. Lo spiacevole e faticoso lavoro notturno con tuo padre, non consisteva tuttavia in altro, se non in ricerche alchimistiche che i due praticavano in segreto e che tua madre non poteva vedere di buon occhio, poiché in primo luogo erano senza dubbio causa di grande inutile dispendio di denaro:” Clara esercita la funzione del senso comune che riporta un evento che va fuori dall’ordinario, nel recinto della consuetudine. Nathaniel ci ha raccontato un evento che è un evento che va al di là della logica razionale, Clara lo sta riconducendo alla norma e alla razionalità. Accostato al punto di vista di Nathaniel, vi è quello di Clara, che interpreta ciò che diceva Nathaniel riconducendolo alla realtà e al piano della razionalità. Poi segue una lettera che Nathaniel scrive e spedisce realmente a Lotario, in cui continua ad assicurare la veridicità di ciò che ha raccontato, dopodiché vi è il testo narrativo propriamente detto. Poi prende la parola il narratore che si pone come testimone, questi ha evidentemente conosciuto i personaggi, decidendo di iniziare con ciò che accadde a Nathaniel pubblicando queste lettere. Questo testimone si rivolge direttamente al lettore “Niente potrà sembrare più strano e più fantastico di quello che capitò al mio povero amico lo studente Nathaniel, e che io, o cortese lettore, inizio a raccontarti.” addirittura è indeciso su qualche strategia narrativa adottare. Sempre rivolgendosi al lettore, prova tre diversi incipit, tre diversi modi della narrazione. “"C'era una volta...": l'inizio più bello di ogni favola era troppo freddo. "Nella piccola città di provincia di ... viveva...": ecco, questo era già meglio, almeno dava subito il tono. Oppure entrare subito "in medias res". E per questo il narratore decide di pubblicare le tre lettere e va avanti nel fornirci le indicazioni relative a queste lettere, ci dice che Nathaniel è il fidanzato di Clara, e così via, e prosegue nelle storia, Nathaniel rimane impressionato dalla vista di questo venditore di barometri che si chiama Coppola, Clara cerca di calmarlo e di ricondurlo alla ragione perché Nathaniel passa alcuni giorni con Clara e Lotario nella sua casa. Quando però torna nella città universitaria dove studia, Coppola si ripresenta e bussa alla sua porta e questa volta Nathaniel lo fa entrare e Coppola gli propone di comprare degli occhi (ritorna l’elemento degli occhi), poi comprendiamo che Coppola è un piemontese che si trova in Germania e non si esprime tanto bene, in realtà si tratta di occhiali e di apparecchi ottici. Alla fine Nathaniel, anche per far vedere che non vuole soggiacere alle suggestioni di Coppola/Coppelius fa accomodare il signor Coppola e, alla fine, acquista anche un piccolo binocolo. Compra questo binocolo che utilizza per guardare nella stanza di fronte. Da notare che, mentre Nathaniel è stato assente, l’appartamento in cui viveva era andato a fuoco, a causa di un esperimento scientifico-alchemico al piano sottostante. Di nuovo ritorna l’elemento del fuoco che distrugge, già visto nella morte del padre. Quando arriva, Nathaniel si rende conto che i suoi compagni universitari gli avevano trovato un nuovo appartamento nello stesso stabile. Questo nuovo appartamento ha le finestre da cui si vede l’appartamento del suo professore, il professor Spallanzani, che ha una figlia di nome Olimpia che si diceva tenesse nascosta perché considerata deficiente. Nel senso che aveva un ritardo psichico. E Nathaniel comincia a guardare questa Olimpia con il binocolo e si rende conto che è bellissima, “ha una bellissima figura, un vitino di vespa, capelli splendidi, un bellissimo viso ed ha questi strani occhi, però, che sembra quasi non abbiano vita” sono sempre fissi. Ad un certo punto, il professore decide di dare una festa per introdurre in società sua figlia Olimpia, dà questa festa a cui è invitato anche Nathaniel e, durante questa festa, passa tutto il tempo con Olimpia, la invita a ballare, la osserva mentre canta, le parla continuamente e da quel momento prenderà a frequentare in maniera abituale la casa del professore e a corteggiare la figlia, a cui parla anche per ore ed ore, ricevendo in cambio un’attenzione costante, e un silenzio attento interrotto solo da qualche esclamazione. Agli altri studenti, però, Olimpia non piace, la trovano un po’ freddina, parla pochissimo, suona in maniera meccanica e a ballare non è molto brava perché non è molto sciolta nei movimenti. Un giorno, Nathaniel sente una gran confusione provenire dall’appartamento del professore e si precipita immediatamente a vedere cosa sta succedendo e vede il professore e Coppola che stanno litigando furiosamente e, addirittura, si contendono, tirandola da una parte e dall’altra, Olimpia, che Coppola si carica sulle spalle e porta via. Il professore, malmenato da Coppola, chiede a Nathaniel di correre dietro a sua figlia Olimpia e di riportarle gli occhi perché Olimpia non era una figlia, era un automa. Era l’automa più perfetto che fino a quel momento fosse stato creato, che era costituito da un meccanismo raffinatissimo che le consentiva di muoversi, sebbene in maniera un po’ meccanica, non ballava molto sciolta, che le consentiva di suonare e di dire qualche parola. Olimpia era una bambola, caratterizzata dagli occhi che rimangono attenti. Nathaniel di nuovo ha una crisi nervosa, cade svenuto in preda alle convulsioni, viene ricoverato in un ospedale psichiatrico, il professor Spallanzani viene allontanato perché, e questo è un punto interessantissimo, Spallanzani fu allontanato dall’università e dalla città perché aveva ingannato tutti con la realizzazione di questo automa, nessuno si era accorto del trucco. “La storia dell’automa li aveva colpiti profondamente e nei loro animi si insinuò davvero un abominevole senso di sospetto e di sfiducia nei confronti di ogni figura umana. Per potere essere pienamente convinti di non amare una bambola di legno, ma una fanciulla viva, molti innamorati pretesero che l'amata cantasse e ballasse con vivacità, che ricamasse e lavorasse a maglia, mentre essi le leggevano qualcosa, che giocasse con il cagnolino, e via dicendo, ma soprattutto che non stesse solo ad ascoltare in silenzio, ma che parlasse e i suoi discorsi fossero una manifestazione del suo pensiero e del suo sentimento. Il legame d'amore di molti si fece attraverso questa esperienza più saldo e allo stesso tempo più divertente; al contrario altri si andarono a poco a poco separando.” Spallanzani dovette fuggire perché aveva introdotto con frode nella società degli uomini un automa, insinuando in tutti coloro che avevano conosciuto Olimpia il germe di un sospetto, dal momento che non si erano accorti che Olimpia fosse un automa, come si poteva essere sicuri che non ce ne fossero altri? Anche a Nathaniel le cose non vanno tanto bene. Dopo questo evento destabilizzante, trascorre un periodo in un ospedale psichiatrico e un tempo a casa con la sua famiglia, si ristabilisce e decide di sposarsi con Clara, e nel frattempo la mamma ha ereditato una cospicua quantità di soldi e una casa in campagna, quindi viene portato da Clara e Lotario in questa casa. Durante il viaggio, si fermano in una cittadina che ha un grosso orologio, e Clara è entusiasta e vuole salire in cima alla torre dell’orologio, per vedere il panorama. Nathaniel decide di accompagnarla e Lotario rimane ai piedi della torre. Quando arrivano su in cima, Nathaniel utilizza questo binocolo che gli era stato dato da Coppola e guardando da quel binocolo, è convinto di riconoscere tra la folla Coppola/Coppelius, viene di nuovo preso da follia, tenta di buttar di sotto Clara ma per fortuna interviene Lotario che riesce a mettere in salvo la sorella, ma Nathaniel si getta di sotto. Da un punto di vista tematico, può essere considerato un testo che tocca alcuni temi di ordine favoloso e meraviglioso, che appartengono al sovrannaturale: questa figura demoniaca dell’avvocato Coppelius che si soprammette alla figura da favola dell’orco della sabbia, questo tema dell’automa e del doppio, il riferimento al mondo alchemico, appartengono al tema del soprannaturale, mentre l’autore non ci conduce per mano in una realtà fittizia e sovrannaturale, il contrario, questi elementi favolosi sono ancorati alla realtà e anzi il lettore si chiede sempre e continuamente dove stia la verità, se alcune cose siano davvero accadute a Nathaniel e semmai, se invece questo cose, non siano avvenimenti psichici di una imminente, e che si dimostra nel testo, follia di Nathaniel. Il lettore è portato all’interno del regno del dubbio, con una sapiente tecnica narrativa che si basa su una focalizzazione variabile, per usare un termine narratologico, cioè sull’adozione di più punti di vista, ed è dall’intersecarsi di questi punti di vista, che il lettore ha modo di riflettere sulla vicenda e girare intorno a questa situazione di incertezza e dubbio che il narratore volutamente crea, per cui non riusciamo a stabilire quanto ci sia di verità nei racconti di Nathaniel, quanto invece sia frutto della sua immaginazione e della sua follia.
Racconto intriso di perturbante, tanto che Freud stesso lo sceglie come esempio all’interno della trattazione “Il perturbante”. Pur conoscendo già la trama, in quanto spiegata sia a lezione dalla mia professoressa sia da Freud, ho trovato il racconto magnetico e in qualche modo vibrante. Esso è costituito all’inizio da tre lettere, due scritte dal protagonista Nataniele all’amico Lotario, e una inviata a Nataniele dalla fidanzata Clara: queste contengono i primi elementi chiave della storia. Successivamente entra un narratore esterno che racconta il prosieguo degli eventi. Ma vediamo ora gli elementi principali del racconto hoffmanniano. In generale un aspetto del perturbante, che aveva rilevato lo psichiatra Jentsch, è il “dubbio che un essere apparentemente animato sia vivo davvero e, viceversa, il dubbio che un oggetto privo di vita non sia per caso animato”: Hoffmann lo traspone magistralmente nella figura di Olimpia. Tuttavia questo non è il fulcro del testo. Perché il cuore del racconto è il motivo del “mago sabbiolino” che strappa gli occhi ai bambini, motivo che porterà Nataniele alla follia. Il perturbante è quindi profondamente legato al “mago”, ossia all’idea di vedersi sottratti gli occhi. E si percepisce un’atmosfera in qualche modo demoniaca. Secondo l’esperienza psicoanalitica, ci troviamo di fronte a un’angoscia infantile causata dalla prospettiva di un danno o della perdita degli occhi. Interessante come, secondo Freud, la paura per gli occhi sia in realtà un sostituto della paura dell’evirazione. Pertanto l’elemento perturbante del mago sabbiolino si potrebbe forse ricondurre all’angoscia propria del complesso di evirazione infantile.
A parte tutte queste considerazioni, ed esulando dal perturbante, il narratore scrive alcune frasi sull’ars poetandi e scribendi che reputo splendide. “Ma se tu riesci da ardito pittore a tracciare con poche linee temerarie i contorni della tua immagine interiore, allora con poca fatica e con ardore sempre crescente vi stendi i colori, e il vivo tumulto delle molteplici figure trascina gli amici, i quali, come te, si vedono vivi dentro l'immagine espressa del tuo spirito”. “Forse, caro lettore, allora penserai che non vi è nulla di più meraviglioso e di più folle della vita reale e che il poeta solo questo può fare: afferrarla come un pallido riflesso di uno specchio opaco”. “Non mi venne in mente nessuna frase che anche vagamente potesse rispecchiare lo splendore dei colori della mia intima immagine poetica”.
Appena finito ! Un libro dalla storia molto intensa e "perturbante". Hoffmann ha davvero creato questo nuovo genere . Mi ha sconvolto nel suo " orrido " . Molte dicotomie tipiche del romanticismo vengono introdotte: ragione e fantasia , sogno e realtà , mistero e evidenza . Le dicotomie esistono anche tra i personaggi : -Clara ( nome derivante da " chiaro) bella dentro, razionale eintelligente e Olimpia ( nome derivante da distaccato)bella fuori ma vuota dentro. È descritta come un' automa , privo di sentimenti e razionalità; -Nataniele , il protagonista visionario, poeta incapace di vedere oltre l' aspetto esteriore che lo porterà poi alla pazzia e Sigismondo il migliore amico di universalità razionale e leale . Il tema della donna come essere umano e non come macchina è inserito a chiare lettere dentro tutto il racconto. Ad enfatizzare il ruolo della dicotomia reale e immaginario abbiamo un continuo e incessante richiamo agli occhi " die Augen " che viene anche ripreso nell' inserimento di strumenti ottici come occhiali e cannocchiali. Come sappiamo dalla mitologia gli occhi erano estremamente legati alla donna e al suo sguardo seguente che serviva ad annichilire l' uomo . Un esempio è Medusa ( il suo sguardo pietrificava chiunque lo incontrasse) o Elena ( definita "boopis" occhi di vacca ) . Non a caso Hoffman in tutto il suo racconto descrive minuziosamente gli occhi dei personaggi ma soprattutto delle 2 donne. Mi è piaciuto molto , molto attuale oserei dire a malincuore .
This entire review has been hidden because of spoilers.
Letto il: 01/04/2024 Lingua: Italiano Tempo di lettura: 1h12'
Commento: Libro che devo leggere per scuola. La trama di questo breve racconto va costantemente in direzioni inaspettate, come un cavallo imbizzarrito che continua a scartare a destra e sinistra quando il cavaliere meno se lo aspetta. Vedo molto materiale grezzo in questa storia, e molti accenni simbolici e allegorici non ben definiti. Speriamo che questo racconto acquisti un po' di senso in più quando lo affronteremo a lezione.
Credo che il paragrafo conclusivo smonti lo slancio della storia, interrompendo la fantasia del lettore. Smonta la tensione delle ultime pagine, rendendole un pungente nulla di fatto.
L'uomo della sabbia, racconto distribuito gratuitamente grazie all'iniziativa "Solidarietà digitale", comincia col uno scambio epistolare tra Nathanael e il suo grande amico, nonchè fratello dell'amata, a cui spiega la sua angoscia quando alla porta si presenta un certo Coppola, venditore di barometri, da lui temuto da bambino. Il racconto prosegue con un cambio di narrazione e di prospettiva: dopo le tre lettere che aprono il libro, si passa a una narrazione "esterna", dove tutto assume i contorni del sogno, o meglio della follia che avvolge il protagonosta. All'interno del libro è presente anche un'introduzione ai Notturni, altra opera realizzata dall'autore.
La figura dell'uomo della sabbia, che fa addormentare i bambini lanciando loro della sabbia dorata negli occhi, è in effetti inquietante, non si capisce se benevola oppure negativa, un uomo nero cui i genitori si appellano per far rispettare ai bambini le regole e i loro orari.
Questo racconto piaceva molto a Freud, che ne ha analizzato le ambivalenze, le proiezioni di angosce infantili e in generale l'effetto perturbante. E' questo concetto del "perturbante", un qualcosa che spaventa senza comprenderne appieno il motivo, fa paura ma appare familiare al tempo stesso (perchè ripropone situazioni dell'infanzia, a noi già note), su cui si baserà tutto il successivo sviluppo della narrativa dell'orrore.
Di questo libro mi erano rimaste una cinquantina di pagine da leggere da mesi. Lo abbandonai sul comodino all'inizio dell'estate e grazie a una challenge l'ho finito. Non mi è dispiaciuta, ma già solo il fatto che a un certo punto ho sentito il bisogno di sospender la lettura non è buon segno. forse sono io che non riesco a comprendere la genialità dell'autore, ma l'ho trovato assolutamente nella media.
Visionario e claustrofobico, troppo corto per essere apprezzato e - per fortuna - sufficientemente corto per non sentirsi soffocare in quell'atmosfera malata.
Storia molto originale. Ho dovuto leggere questo racconto per l’università e credo che se non fossi stato “costretto” non l’avrei mai letto. Mi ha stupito molto.
3,5 🌟 . Racconto tragico alla tedesca però mi è piaciuto il labile confine tra fantasia e realtà, e vedere Clara come la voce della ragione (in cui mi rivedo) e Nathanael il sensibile romantico.
Che dire, perturbante e incantevole. Mi rimarranno sempre impresse le descrizioni degli occhi, così variegate e originali, che danno perfettamente senso all'espressione fatta "gli occhi sono lo specchio dell'anima". In questo caso abbiamo occhi ora vitrei, ciechi, inanimati, ora occhi sanguinanti, brucianti, che fissano ardentemente e con sguardo giudicante il protagonista traumatizzato dalle figure della sua infanzia. Da ultimo, il modo in cui Hoffmann riesce a mescolare realtà e finzione (tra le quali c'è un confine estremamente labile), è sublime. Mannaggia sempre ai Romantici per essere ridondanti, ma fa lo stesso.