Oltre mille anni fa, in un passato remoto e nebuloso, prima che finisse il Vecchio Mondo e iniziasse il Nuovo Mondo, c'è stata un'epoca meravigliosa e dimenticata, il XXI secolo: un periodo in cui la vita dell'uomo sulla Terra era profondamente diversa da oggi, un'era dominata dagli Stati Uniti d'America, una nazione basata sul capitalismo, sul benessere, sul consumismo e sullo sviluppo tecnologico, capace di tenere a bada l'eterno rivale, la Russia comunista. Questo passato non è sopravvissuto alla guerra atomica che ha coinvolto le due superpotenze, ma per fortuna i lettori di oggi possono conoscerlo grazie ad un libro, “Il viaggio di Joenes”, che raccoglie le più attendibili testimonianze orali sulle avventure del mitico, ma realmente esistito, Joenes, e sugli usi e costumi degli uomini del 2000, tramandate dai suoi seguaci, insieme ad alcuni episodi tratti dall'edizione ortodossa del “Libro di Figi”, opera maggiormente incentrata sulla figura dell'amico di Joenes, Lum.
Dopo la chiusura, da parte della Pacific Power Company, dell'impianto elettrico sito sull'isola di Manituatua, nell'Oceano Pacifico, che forniva energia alla maggior parte della Polinesia, il disoccupato Joenes decide di lasciare la terra natia e la dolce, bella ed intelligente compagna Tondelayo per andare alla scoperta del paese di origine dei suoi defunti genitori, quella favolosa America di cui tutti gli isolani parlano, ma che nessuno ha mai visto. Sbarcato a San Francisco, Joenes inizierà con ingenuità una serie di peripezie che lo vedranno non solo vagare per i quattro angoli della nazione a stelle e strisce, ma anche andare in giro per il mondo, con l'obiettivo di intraprendere quell'improbabile Viaggio che lo renderà un uomo saggio e disincantato, fino al ritorno alla sua isola. Joenes incontrerà personaggi eccezionali e bizzarri, tra cui Lum, che diventerà suo amico, nonostante le divergenze. I due condivideranno numerose esperienze, si perderanno, si rincontreranno, si separeranno di nuovo, in un turbine di avventure stralunate e picaresche.
Scritto nel 1962, “Il viaggio di Joenes” è ambientato in un futuro molto lontano che guarda al passato remoto, che per il lettore di oggi è il presente, ma che l'autore concepiva come un futuro imminente. Un futuro che però viene descritto come se fossimo nei favolosi anni Sessanta, in una società che si sente felice ma che è sull'orlo del precipizio, vista dai posteri con curiosità e stupore, ma non con nostalgia. In effetti, non possono passare inosservati i numerosi riferimenti agli anni '60 del XX secolo, dalla controcultura hippie e beatnik alla paranoica caccia alle streghe, dalle tensioni della Guerra Fredda ai primordi dell'era spaziale. Sheckley costruisce un'opera originale, smaliziata e satirica, giocando sull'ambiguità e sul capovolgimento, tratteggiando con ironia una carrellata di folli, fanatici, esaltati, ossessi, paranoici, idioti, filosofi della strada, truffatori e millantatori, e mettendo a nudo con il proprio genio dissacrante i lati più assurdi e paradossali del presente.
Nessun aspetto dell'“american way of life” viene risparmiato da Sheckley: dal luogo comune dei paradisi polinesiani, in realtà influenzati dall'ingerenza americana e resi dipendenti dal cibo in scatola e dall'alcol, all'inettitudine dei giovani beatnik di San Francisco; dalle paranoiche forze dell'ordine alle incompetenti cariche politiche e giudiziarie; dall'ignoranza storica, che confonde gli antichi greci con i padri fondatori americani, all'utilizzo improprio delle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche; dal Messico, paradossale paese dove si muore di fame, che porta i suoi cittadini a delinquere per farsi mantenere in prigione, alla distorta concezione della Natura nella società industrializzata; dai dolori della guerra alle contraddizioni delle religioni; dall'inadeguatezza delle arti, dell'istruzione e della medicina, all'ignoranza del mondo accademico; dagli spregiudicati criminali posseduti dalla smania di controllo, che si celano dietro sedicenti utopisti creatori di neolingue e culti neopagani, alla disumanità dell'industria automatizzata; dagli incapaci cartografi addetti alla sicurezza nazionale alle problematiche spie; dalla labirintica burocrazia governativa al terribile abuso delle armi; dai goffi tentativi di eroismo da parte di pericolosi fanatici alla guerra atomica che si propaga nello spazio, distruggendo pianeti e satelliti solo per mostrare il potenziale bellico; dagli incidenti militari e diplomatici, che a partire da futili motivazioni sono responsabili di guerre catastrofiche, all'idolatria delle macchine, una vera e propria dipendenza che porterà all'apocalisse. Dietro le numerose risate che scatenano queste pagine si cela un amaro pessimismo, che si conferma nel finale. Da novello Candido, Joenes perderà progressivamente la sua ingenuità ed acquisirà lungo il Viaggio una disillusione sempre maggiore, tornerà alla sua isola, fonderà una propria dottrina e arriverà (forse) alla presa di coscienza di essere incapace di spiegarsi l'assurdità dell'essere umano.
Ho trovato molto gustosi i numerosi riferimenti letterari disseminati nel testo, dal ciclo arturiano (i dirigenti della Pacific Power Company si chiamano come i Cavalieri della Tavola Rotonda) al romanzo d'avventura (un personaggio incontrato da Joenes in America si chiama Edmond Dantes), dalla filosofia illuminista (un altro personaggio che espone la sua visione della Natura si chiama Rousseau) al mito greco (Teseo e Minotauro, due rivali all'interno di quell'immenso labirinto che è l'Ottagono, edificio che ha sostituito il Pentagono). Inoltre, si percepiscono chiaramente le influenze dei capisaldi della satira moderna, da Swift a Voltaire, fino a Mark Twain. Negli stessi anni in cui Sheckley raggiungeva l'apice della sua produzione, si stava affermando un altro scrittore, la cui opera mostra numerose affinità: Kurt Vonnegut. In particolare, ho notato molti punti di contatto tra “Il viaggio di Joenes” (1962) e “Ghiaccio-nove” (1963).
Con quest'opera divertente e scettica, Sheckley si conferma uno dei più originali scrittori di fantascienza sociologica della sua epoca. Potente satira antimilitarista, tragicomica parabola dell'uomo del XX secolo, critica corrosiva di una civiltà giunta al capolinea, pungente derisione di ogni sogno utopico: “Il viaggio di Joenes” è una lettura spassosa, ma che non manca di far riflettere sulle infinite declinazioni della nostra idiozia.