Gran bel romanzo, con un protagonista, Martin Bora, molto molto controverso, ma assai affascinante, come del resto lo sono alcuni dei personaggi che lo accompagnano in questa storia.
Certo, il periodo storico è tra i più infausti.
Cracovia, 1939: l’esercito tedesco della Wehrmacht, affiancato dalle SS, ha invaso la Polonia, la repressione delle agitazioni polacche ricadono sui cittadini riottosi, ma ancor più sui poveri contadini e le loro masserie, le esecuzioni sono all’ordine del giorno, si scavano fosse comuni, il sangue viene lavato e si passa oltre... per non parlare poi delle persecuzioni razziali a scapito degli Ebrei, per i quali a Varsavia è prevista la chiusura nel Ghetto.
È anche strano leggere una storia ambientata “dall’altra parte”, è come essere scaraventati oltre un muro e vivere ciò che succede nel mondo di quello che abitualmente pensiamo come “nemico”. A volte è molto crudo, e crudele, si fa fatica a credere a tanta cattiveria, a tanta efferata violenza senza provare rabbia e risentimento. Difficile.
Spesso tali azioni passano sotto silenzio o sono secretate, molto più facile che montagne di dossier scomodi diventino cenere.
Difficile anche per Bora che sa, che vede, che osserva, che ad un certo punto registra solo nella sua mente, sempre più assillato dai dubbi sulla missione del suo esercito, sempre più combattuto tra la dura disciplina militare e la propria coscienza e la propria educazione: di uomo, di persona, di cattolico.
Difficile, dicevo. Ma si va avanti, perché è in questo assurdo contesto che si snoda la vicenda di Madre Kazimierza, una suora in odore di santità, uccisa con un colpo di pistola nel chiostro del suo convento. Bora, che in un recente passato ha dimostrato doti investigative, viene incaricato delle indagini. Inoltre, poco tempo dopo, un altro mistero si aggiunge al primo: il suicidio, molto sospetto, del coinquilino di Bora, Richard Retz, anche lui militare, dissoluto, amante della bella vita, donnaiolo incallito, dedito all’alcool quanto basta.
Bora troverà la soluzione per entrambi, in parte aiutato da Padre Malecki, sacerdote americano ma di origini polacche, inviato dalla Santa Sede per provare le azioni e le opere della Madre uccisa, e da Nowotny, medico della Wehrmarcht, capace, lucido e cinico quanto schietto e simpatico.
Ci sono anche personaggi assurdi come il colonnello Schenck, subdolo e ficcanaso, ossessionato dalla procreazione reiterata della razza pura (mi pare sia al quarto figlio!), attento a che anche gli altri non sprechino invano il proprio liquido seminale. E, badate!, bisogna che la donna, la moglie in primis, ma - in caso di necessità - anche altre donne vanno bene, sia/siano razzialmente compatibile/i. Mah! Secondo me è malato... o forse all’epoca si sarebbe detto un “purista”.
Peccato che verso la fine del racconto l’autrice riveli già qualcosa sul futuro, militare e personale, del protagonista (e non solo), come se avesse deciso di fare di questo volume un’opera autoconclusiva, mentre si sa... la serie continua, ed io ci sarò per leggerla.
# LdM: Polonia 🇵🇱
✍️ BP