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Clay #1

Less Than Zero

Set in Los Angeles in the early 1980s, this coolly mesmerizing novel is a raw, powerful portrait of a lost generation that experienced sex, drugs, and disaffection at too early an age, growing up in a world shaped by casual nihilism, passivity, and too much money.

Clay comes home for Christmas vacation from his Eastern college and re-enters a landscape of limitless privilege and absolute moral entropy, where everyone drives Porches, dines at Spago, and snorts mountains of cocaine. He tries to renew feelings for his girlfriend, Blair, and for his best friend from high school, Julian, who is careering into hustling and heroin. Clay's holiday turns into a dizzying spiral of desperation that takes him through the relentless parties in glitzy mansions, seedy bars, and underground rock clubs, and into the seamy world of L.A. after dark.

208 pages, Paperback

First published May 1, 1985

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About the author

Bret Easton Ellis

35 books13.1k followers
BRET EASTON ELLIS is the author of Less Than Zero, The Rules of Attraction, American Psycho, The Informers, Glamorama, Lunar Park, and Imperial Bedrooms. His works have been translated into twenty-seven languages. Less Than Zero, The Rules of Attraction, American Psycho, and The Informers have all been made into films. He lives in Los Angeles.

source: Amazon

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1 star
3,715 (3%)
Displaying 1 - 30 of 388 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,550 reviews2,593 followers
December 12, 2021
AL DI LÀ DI TUTTI I LIMITI



Mi chiedo quando è stato che noi lettori – o, almeno io, e qualcun altro – abbiamo avuto bisogno che chi scriveva i libri che leggevamo chiamasse le cose col proprio nome. Che poi, spesso, quasi sempre da allora, significa: con le etichette. Che ci dicesse esattamente, scrivendolo, che musica ascoltava, quali band e album, e quali brani lo smuovevano dentro, che vestiti scegliesse, quali scarpe, vini, whiskey, palline da tennis…
E di sentir parlare i personaggi sulle pagine come si parlava per strada, o al bar, o in discoteca.
E se non eravamo noi a parlare in quel modo, lo erano i nostri amici.



Riconoscersi. Parteggiare. Identificarsi…
Mai stato il modo giusto di leggere. Quello per capire cosa si stava leggendo. Ancora meno per valutarlo, esprimere giudizio.
Eppure…
Eppure quel confine a un certo punto s’è oltrepassato.
E prima, a lungo, c’eravamo tenuti dentro il bisogno di raggiungerlo, e andare oltre.
Ma dove è cominciato, chi è stato il primo…?



Mi è difficile rispondere.
Ma mi viene da mettere questo Less Than Zero in buona posizione iniziale.
Tra l’altro, titolo azzeccatissimo.
Ovviamente, ripreso da un brano musicale (di Elvis Costello).
Naturalmente, è seguito film.
Naturalmente, il protagonista del film (Robert Downey jr) è finito – o veniva già – da situazioni e storie simili a quelle del romanzo.
E tutti gli sbrodolamenti italici (italioti?) sul minimalismo, di BEE & Co. E sul minimalismo in genere, quando a me questo suo esordio suona invece alquanto massimalista.



La scrittura sembra minima, un po’ come per molti l’arte contemporanea (del tipo: “quella roba lì sarebbe capace di farla anche mio figlio di sette anni”). Ma ovviamente così non è: oggettiva, fredda, distante, emotivamente indifferente, martellante nel suo tempo presente, racconta un mondo che mette paura come un film distopico post-apocalittico, ma è invece presente reale tangibile. Un mondo di giovani, belli, magri, ricchi, la generazione MTV che beve TAB, la cocacola meno-di-zero. Generazione under che si rispecchia in quella over: gli adulti non sono certo meglio dei loro figli.

Esordio bomba: BEE aveva ventuno anni, scriveva almeno da quando ne aveva diciotto, baciato subito dal successo. Che diventò pazzesco con Le regole dell’attrazione e ancora di più, a dismisura, con America Psycho. per molti la domanda è: s’è perso per eccesso di successo arrivato troppo presto, o per polverine varie descritte come se fossero esperienza diretta e personale?



In seguito, BEE è tornato su quei personaggi con una specie di sequel di questa storia (Imperial Bedrooms).
In seguito, BEE è tornato a spremere le storie che scriveva prima dell’esordio.
In seguito, BEE è diventato Mr Tweet. Qualcosa tipo Bret “Twitter” Easton Ellis. E sono perlopiù tweet acidi.
In seguito, BEE ha detto in un’intervista:
Non avrei mai scritto ‘Meno di zero’ se mio padre non avesse fatto tutti quei soldi. Sono finito nelle scuole private, ho incontrato tutti i ragazzini ricchi di Hollywood. Sì, è tutto venuto fuori dai soldi di mio padre. Poi il college, un posto molto interessante, dove metà erano poveri molto intelligenti con borse di studio, e l’altra metà miliardari. Ho sempre scritto tanto, fin da piccolo: fumetti, diari, racconti. Però la prima cosa vera è stata Meno di zero, ragazzini che fingono di essere adulti ai party a Beverly Hills, diciottenni che vanno al ristorante. Entrare in discoteca anche se minorenni, avere i genitori fuori città, con le grandi case libere…

Profile Image for piperitapitta.
1,066 reviews493 followers
January 12, 2024
Sparire qui



Quando l'ho letto la prima volta, nel 1986, ero di un anno più piccola di quando BEE lo aveva scritto, e avevo letto subito prima Le mille luci di New York, che fu l'esordio, altrettanto deflagrante in quegli anni, di Jay McInerney. Che poi si sia trattato di esordi molto differenti, nonostante a lungo siano stati accomunati dalla definizione di post minimalisti, ce lo spiega molto bene Fernanda Pivano nella preziosissima postfazione al romanzo: gli anni di differenza fra McInerney (che è del 1955) e Ellis (1964) sono identificativi di un salto che se non è generazionale lo è sicuramente da un punto di vista identificativo, perché se il primo è, suo malgrado, rappresentante sulla East Coast della generazione yuppie degli anni Ottanta, l’altro appartiene, invece, per scrittura e vissuto, a quella che viene definita la MTV generation e cresce e scrive (ma studia in Vermont, così come Clay, il suo protagonista, frequenta l’università in New Hampshire) dalla parte opposta degli USA, in California.
All’epoca fu una folgorazione, quella che mi portò a leggere, nell’arco di tre anni, seguendo le pubblicazioni della nostra editoria, “Le mille luci di New York-Meno di zero-Le regole dell'attrazione”, fascinazione che poi proseguì con la lettura di altri autori accomunati dalla stessa definizione di post-minimalisti, da Susan Minot a David Leavitt.
Perché rileggerlo oggi, dopo che è trascorsa praticamente una vita?
Perché leggerò Le Schegge con LIT, il gruppo di lettura della McMusa, che ci ha detto che aver letto prima questo sarebbe stato meglio, e dunque eccoci qua.
Mi è piaciuto? Onestamente non tanto quanto la prima volta, segno che si tratta di un’opera forse più generazionale (e non per questo di minor valore) che non di un classico, ma di cui si riesce a percepire ancora oggi, a distanza di quasi quarant’anni, la forza d’urto, l’impatto che Meno di zero deve avere avuti in quegli anni sia negli Stati Uniti che da noi.
In tal senso, torno a Fernanda Pivano, la sua postfazione è davvero un valore aggiunto, perché non si tratta di una paginetta di accompagnamento, ma di un vero e proprio saggio sugli autori americani di quell’epoca, di un excursus su quella letteratura agli albori e di uno strumento di comparazione con quelli che l’hanno preceduta, influenzata, formata, sia a livello letterario che generazionale.

Una nota aggiuntiva sull’edizione d’epoca - Tullio Pironti Editore con traduzione di Francesco Durante - che ho letto comparandola a quella nuova di Einaudi, con traduzione di Marisa Caramella - che mostra più di qualche problema, evidenziato dalla lettura contemporanea di quella successiva: in alcuni passaggi non solo si mostrano evidenti i limiti della prima (eppure Durante è stato - non solo, anche professore universitario - un traduttore importante anche dell’opera di John Fante!), ma anche differenze sostanziali (per fortuna non decisive nella comprensione del romanzo) che fanno venire voglia di andare a controllare sulla versione originale chi dei due avesse ragione, e la sensazione che a tratti la versione di Durante, seppur datata, aiutasse a comprendere meglio la situazione. In ogni caso, a Pironti va senz’altro il merito di aver portato in Italia un’opera dirompente e l’attenzione e la curiosità che gli ho riservato questa volta (ma anche i mezzi, visto che all’epoca non esisteva ancora Internet per togliersi ogni curiosità) di avermi fatto scoprire grazie alla dedica iniziale di editore e traduttore, Annibale Ruccello che ”era entusiasta di questo romanzo e aveva deciso di farne una riduzione teatrale, alla quale, anzi, aveva già incominciato a lavorare pochi giorni prima di incontrare la sua tragica fine.”
Annibale Ruccello, attore, regista, drammaturgo napoletano, a soli trent’anni, il 12 settembre 1986 muore in un incidente stradale sulla Roma-Napoli: tornava da Roma, insieme all’attore Stefano Tosi, dove presso il Ministero aveva ottenuto la sospirata qualifica di Stabile d’innovazione per il Teatro Nuovo di Napoli.

Riguardo alla copertina, poi, c'è un aneddoto interessante: nelle primissime pagine del romanzo il protagonista descrive il poster del tour Trust di Elvis Costello appeso nella sua camera, nel quale indossa un paio di occhiali da sole con le lenti una blu e l'altra rossa, che poi sono gli stessi che compaiono sulla copertina del romanzo.



Sparire qui, dunque, come il desiderio recondito, di Clay, suo malgrado incapace di sottrarsi a privilegi e meccanismi distorti, come il titolo del libro di Marta Ciccolari Micaldi: tutto torna, il mio cerchio si chiude.

Tre stelline oggi, quattro allora.

”Dice solo «Sparire qui» e anche se probabilmente è soltanto la pubblicità di qualche villaggio vacanze, quella scritta mi fa sballare, così picchio sull’acceleratore e la macchina schizza via stridendo oltre il semaforo. Mi metto gli occhiali da sole anche se fuori è ancora quasi buio e continuo a guardare nello specchietto retrovisore, con la strana sensazione che qualcuno mi stia seguendo.” (Marisa Caramella)

“Dice soltanto «Scomparite qui», e anche se probabilmente si tratta della pubblicità di qualche posto di villeggiatura, devo dire che mi fa un certo effetto, cosicché pigio duro sul gas e la macchina sgomma ripartendo. Mi metto gli occhiali da sole anche se fuori è ancora buio e continuo a guardare nello specchietto retrovisore, con la strana sensazione che qualcuno mi stia seguendo.” (Francesco Durante)
Profile Image for Sara (Sbarbine_che_leggono).
572 reviews169 followers
October 31, 2018
La prima volta che ho letto Bret Easton Ellis (per gli amici Bret-Ellis) l'ho odiato a morte, cioè proprio detestato come se fosse l'Isis, la forma sulla pasta al ragù, la morosa del mio migliore amico. La conclusione che ho tratto, dopo aver letto lo spietato "Meno di zero", che è spietato sì, ma in maniera diversa da quella di "American Psycho", è che se anche io posso capire l'insensatezza di vivere, ancora non posso dire lo stesso della psicosi (e spero mai mai).

I protagonisti di "Meno di zero" sono vuoti, non trovo una parola migliore per descriverli. Vuoti come delle volte ci auguriamo di essere, quando soffriamo tanto ma proprio tanto, che ci sentiamo a terra che più in basso non si può andare, e vorremmo sentirci svuotati di tutto quel sentimento doloroso. Dobbiamo invece ricordarci di Clay e degli altri, che hanno superato quel fondo che si chiama umanità e sono arrivati fin qui.
Mentre leggevo questo romanzo, che Ellis ha scritto a soli 21 anni, pensavo a come ci si può sentire così giovani e così vuoti. Cavolo, Guccini ci ha raccontato che a 20 anni si è tutti ancora interi. Cavolo, se non ci innamoriamo a 20 anni, se non ci disperiamo a 20 anni, se non sogniamo a 20 anni, se non vogliamo cambiare il mondo a 20 anni. Io lo giuro, lo giuro, se mai mi dovessi sentire così, m'ammazzo. E invece poi penso che è proprio quando si perde quel briciolo di umanità, che non ci si ammazza neanche più.

Dio santo, salvate Clay e salvate Blair!

Comunque ecco che hanno scritto di qualcosa che mi spaventa ancora di più delle guerre, dei terroristi e della dittature.
Profile Image for Sergio.
1,454 reviews197 followers
March 9, 2026
Questo è il primo libro pubblicato nel 1985 di Brett Easton Ellis ed è un ampliamento della sua tesi di Laurea in scrittura creativa: si racconta la vita caratterizzata da un profondo senso di insoddisfazione, di vuoto interiore e dal rifiuto di rapporti umani propositivi di un gruppo di giovani americani appena maggiorenni, figli di genitori abbienti e ricchi, dediti alla ricerca di nuove ed inesplorate emozioni con un consumo quotidiano di droghe sempre più pesanti; emblematica l’affermazione di un amico del protagonista che afferma: “Cos’è giusto? Se si vuole una cosa è giusto prendersela, se si vuol fare una cosa è giusto farla”. Romanzo dalla lettura veloce che si affida quasi esclusivamente ai dialoghi e attraverso le voci dei giovani protagonisti racconta la confusione e il disorientamento degli anni ’80.
Profile Image for Leonardo Di Giorgio.
141 reviews313 followers
November 16, 2023
Avevo cominciato a leggere Le schegge di Ellis, libro che, visto l'hype gigante, mi ha incuriosito molto, anche se mi ero ripromesso di leggerlo solo dopo altri dell'autore (di cui non ho mai letto nulla).
Dopo aver letto 70 pagine mi sono reso conto che non mi stava comunicando molto, che, per quanto si lasciasse leggere con piacere, mi aveva incuriosito solo la cornice pseudo-autobiografica. Il resto mi sembrava appartenere a un filone di letture che ora come ora non ho interesse a fare.
Ma
Ho deciso di cominciare Meno di zero. L'ho già finito e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Scrivere un romanzo del genere a vent'anni è veramente difficile. L'Ellis ventenne ha una gestione del ritmo pazzesca: i periodi lunghi sono perlopiù in paratassi (scelta azzeccatissima) e si alternano benissimo a quelli brevi, il discorso diretto è alternato a quello indiretto (per non farci mai dimenticare che esiste un narratore in prima persona), i momenti di tensione, disagio e caoticità sono bilanciati (e questa davvero non me l'aspettavo) da momenti di respiro in cui il protagonista si guarda attorno e si lascia andare a brevi descrizioni degli spazi aperti. Densità e rarefazione, così si fa. E poi, soprattutto, riesce a fare una cosa che a vent'anni è difficile: Ellis non dice, mostra. Il classico show don't tell (che classico un cavolo perché mica è scontato usarlo, e in particolare così bene).

Tra l'altro quanto sono inquietanti i messaggi, così evocativi, in cui incappa il protagonista, come se stesse, attraverso le parole degli altri, chiedendo continuamente aiuto (per esempio l'iniziale "La gente ha paura di buttarsi"), quanto è resa bene la necessità di toccare il fondo e quanto riesce il sovvertimento dell'idea per cui chi è ricco ha solamente da perdere. Qui i personaggi hanno tutto, ma non rischiano di perdere nulla. Come si viene a patti con questo?
Profile Image for Erica.
133 reviews29 followers
February 20, 2021
“Nessuno parla di niente in particolare e nessuno sembra preoccupato per questo, io almeno no. Mio padre racconta che uno dei suoi soci in affari è appena morto di cancro al pancreas e mia madre racconta che una sua conoscente, una con cui gioca a tennis, ha avuto una mastectomia. Mio padre ordina un’altra bottiglia - la terza? La quarta? - e parla di un affare che sta concludendo. La più grande delle mie sorelle sbadiglia, tormenta l’insalata. Penso a Blair tutta sola nel suo letto ad accarezzare quello stupido gatto nero e al cartellone con la scritta Sparire Qui, e allo sguardo di Julian, e chissà se Julian è in vendita. Penso alla gente che ha paura di buttarsi, e alla piscina di notte, con l’acqua luminosa che brilla in giardino.”

Sei un genio, Bret.
Profile Image for Denise Cosentino.
87 reviews8 followers
April 24, 2024
Scritto molto molto bene ma decisamente non il mio genere
Profile Image for roberto.
71 reviews27 followers
May 5, 2019
It's Christmas morning and I'm high on coke

Avendo già letto e amato Le regole dell'attrazione, successivo, temevo di rileggere lo stesso libro scritto peggio. Il tema in effetti è il medesimo: adolescenti degli anni '80 vuoti, senza emozioni o aspirazioni, totalmente indifferenti a tutto e a tutti, alla ricerca del brivido, dell'orrore, dello shock. O di una qualunque altro spiraglio che possa, almeno apparentemente, salvarli. Anche la scrittura è già inconfondibile, in effetti. Eppure non mi ha mai dato quel senso di déjà-vu che temevo.

Perché, ecco, questo romanzo per me ha un grandissimo merito, inevitabilmente raro: coniuga argomento, stile e struttura. Il vuoto siderale dei personaggi, infiniti (manichini con un nome, totalmente vuoti però di un carattere reale: il carattere s'è ormai prosciugato) e la monotonia ossessionante delle loro azioni (party, canna, sesso, party, canna, Mc, repeat) si riflettono nella scrittura, che è asciutta, tendente al polisindeto ("[...] so I turn the radio off and stare out across the Valley and look at the canvas of neon and the fluorescent lights lying beneath the purple night sky and [...]"), istericamente monocorde. La monotonia dei gesti di questo ciclo infernale, che dura solo un mese ma che pare non finire mai, diventa monotonia della voce narrante, cantilena grottesca. La struttura anche fa parte di questo gioco: nessuna divisione in capitoli ma un unico grande spazio, dove però troviamo paragrafi spesso molto brevi, dalle coordinate spazio-temporali sempre distinti ma concretamente privi di una reale continuità. Una trama nel senso tradizionale, infatti, è sostanzialmente assente: non c'è uno sviluppo, non c'è un aiutante, un antagonista, un momento di massima tensione, uno scioglimento ecc. Perché non può che essere così.
Profile Image for Ferliegram.
271 reviews70 followers
May 16, 2020
"C'era una canzone che avevo sentito quando ero a Los Angeles, una canzone di un gruppo del posto. La canzone si intitolava Los Angeles e le parole e le immagini erano così crude e amare che il testo mi sarebbe ritornato in mente per giorni. Le immagini, lo scoprii soltanto dopo, erano personali e nessuno che conoscessi le condivideva con me. Le immagini che avevo io erano di gente impazzita per via della vita della città. Immagini di genitori così affamati e insoddisfatti da divorare i loro stessi figli. Immagini di persone, ragazzi della mia stessa età, che alzavano lo sguardo dall'asfalto restando accecati dal sole. Queste immagini restarono con me anche dopo che lasciai la città. Immagini così violente e malvagie che sembrarono essere il mio unico punto di riferimento anche molto tempo dopo. Dopo che me ne fui andato."

Datemi un libro ambientato a Los Angeles, dove i protagonisti si muovono tra le celebri Mulholland Drive, Sunset Boulevard, Hollywood bvd, fanno shopping in Rodeo Drive, partecipano ai party a Bel Air con ogni tipo di alcol e droghe, passano le vacanze a Palm Springs e me ne sarò già innamorato.
Se poi a scrivere è un genio come Bret Easton Ellis che con la sua penna riesce a farti volteggiare fino a farti perdere il senso dell'orientamento e darti un senso di stordimento ed estraniamento, lo stesso che provano i personaggi sotto effetto di coca e valium, allora le 5 stelle sono assicurate.
Profile Image for wutheringhheights_.
585 reviews213 followers
December 3, 2024
Meno di zero, di Bret Easton Ellis, ti spinge nella stessa voragine allucinata di Le schegge. Solo che Meno di zero è molto più breve, e pare sia stato il romanzo d’esordio dell’autore. In germe contiene tutti gli spunti che sono stati così intensamente espressi nel suo romanzo più recente.

Chi ha letto l’autore sa com’è il suo stile: pungente, senza filtri, anche ironico e satirico. Ma la parte che preferisco è la qualità della malinconia made in Los Angeles. Quello che preferisco sono le descrizioni dei protagonisti che vagano per le varie strade della città, di notte, al tramonto e all’alba, con la sensazione di sparire. Sunset Boulevard, Mullholland Drive, Rodeo Drive, Bel Air, Beverly Hills.
Leggendo senti di cadere lentamente in un tramonto che non finisce mai, e di essere avvolto da un senso di disperazione e solitudine crescenti. Questo perché i protagonisti di Ellis sono giovanissimi e ricchi figli di papà. Hanno tutto ma non gli basta niente. Sì lasciano andare quindi alle droghe, al sesso e alle feste, raccontandosi sempre gli stessi discorsi e rimanendo indifferenti a tutto.

L’indifferenza di Clay, il protagonista diciottenne, si espande fino a diventare nociva per tutti i rapporti che ha e per se stesso. Diventa indifferente davanti a situazioni malsane, e tremende, e rimane a guardare. Rimane proprio a guardare, mentre un suo amico si prostituisce, e non fa niente davanti ad uno stupro di gruppo. Ai suoi amici sembra giusto prendersi le cose che si vuole, ma anche se per lui forse non è così quello che pensa non basta a scuoterlo.

Dei romanzi di Ellis mi piace anche la presenza di musica perfetta per accompagnare la lettura.
Di meno di zero ho ascoltato:
• Crimson and clover, Joan Jett & the Blackhearts
• Do you really wand do hart me
• Hungry like the wolf, Duran Duran
• Somebody got murdered, The Clash
Profile Image for Linoleum.
263 reviews17 followers
July 31, 2021
Il romanzo di una generazione, il mia, quella degli anni ‘80, con tanta cocaina, sesso e una tristezza che annichilisce. Secondo me, però, Less Than Zero non riesce ad essere incisivo ed equilibrato quanto Bright Lights, Big City di Jay McInerney, che resta dunque il mio preferito fra gli scrittori del cosiddetto “Brat Pack”.
Profile Image for Leti lo yeti.
288 reviews
May 29, 2023
3.5 stelline ☆
Se doveste bere un sorso ogni volta che viene descritto un personaggio biondo, abbronzato, che si fa una pista e guarda Mtv, finireste in coma etilico dopo una decina di pagine. E se anche vi prendeste solo una sbronza, forse non cambierebbe niente: del resto, in questo libro sembra che non succeda niente. Ma è solo un'impressione: tutte le feste, il sesso, la droga, la noia, la noia, la noia, dipingono uno scenario sconsolato in cui l'apparenza scintillante lascia spazio a un nulla cosmico di relazioni umane. Una volta levata la patina, di quella vita apparentemente invidiabile resta ben poco.
Profile Image for Marina.
276 reviews102 followers
December 18, 2024
Clay frequenta un college sulla costa orientale e torna a casa per le vacanze di Natale, in una Los Angeles vuota e maledetta. I ricordi degli anni passati riaffiorano e così pure quel senso di soffocamento che l’ha spinto, a fine liceo, a lasciarsi tutto alle spalle, in cerca di una nuova vita…
 
“Meno di zero” è il romanzo d’esordio di Bret Easton Ellis, scritto come parte della tesi di laurea e diventato presto un cult. Il motivo è semplice: Ellis ha saputo delineare perfettamente il ritratto della generazione degli anni ’80, quella che è stata definita generazione MTV - una generazione vuota, apatica, superficiale e materialista. Il romanzo è pressoché privo di trama - si limita a descrivere alcuni momenti delle vacanze di Natale di Clay, momenti trascorsi tra feste, giri in auto, alcol e droghe - e ha uno stile estremamente minimalista - con frasi semplici, spesso dialogate, che rispecchiano il vuoto delle vite dei personaggi.
Un ruolo fondamentale è occupato, nel romanzo, da un cartellone pubblicitario con la scritta “sparire qui”. Questo cartellone, oltre a simboleggiare il desiderio del protagonista di scomparire, lasciandosi per sempre alle spalle una vita priva di senso, è un chiaro riferimento al cartellone pubblicitario presente nel “Grande Gatsby” - un cartellone che denuncia una società che confonde la fotografia con la realtà e in cui il denaro, la pubblicità e il commercio trionfano su tutto.
 
Tenendo conto che si tratta di un romanzo d’esordio, scritto a vent’anni, “Meno di zero” è sicuramente un ottimo romanzo. Se confrontato con romanzi successivi di Ellis, però, si percepisce che si tratta di un romanzo acerbo: sia “American Psycho” che l’ultimo romanzo dell’autore, “Le schegge”, affrontano il tema del vuoto e dell’”intorpidimento esistenziale” degli anni ’80 in modo molto più profondo.
“Meno di zero” è, quindi, il libro giusto per approcciarsi a Ellis, per poi passare a opere più mature.
Profile Image for Tittirossa.
1,092 reviews366 followers
February 17, 2020
Sono certa di averlo letto quando è uscito (1986? 87?) ma non me ne è rimasta memoria alcuna. Fa parte del lotto dei "giovani autori americani" che la Pivano traghettò e incensò ravvisandovi tanti nuovi piccoli Hemingway. Abbaglio non indifferente, visto che poi ci hanno ammorbato tanti altri autori della medesima taglia del titolo.

Anyway, riletto (anzi mollato a metà) incuriosita dalla lettura di una pseudo-autobiografia dello stesso BEE (a sua volta lettura risibile, se non per qualche passaggio meglio riuscito).

Rientra nel novero (con la pseudo bio) delle robe che leggo quando mi sveglio insonne alle 4 della mattina e pesco a caso dal kindle.
Profile Image for Sabrinaderrico.
55 reviews33 followers
December 7, 2023
Non avevo mai letto meno di zero e ho deciso di farlo dopo aver finito Le schegge. Probabilmente se non fosse andata così, ne avrei avuto un parere decisamente più attendibile e obiettivo. E invece non faccio altro che ripensare a quanto sia grande e riuscito Le schegge, che mi sembra rappresenti quel culmine che meno di zero è sempre lì lì per raggiungere.
Profile Image for Sabrina ☾.
75 reviews
July 27, 2021
Tre stelle non perché sia un brutto libro, ma perché la sottoscritta ha una soglia di sopportazione del dolore sotto le scarpe.
Meno di zero è il ritratto di una generazione silenziata, alienata, che non sente niente, non prova niente, non vuole niente (come quella vecchia canzone dei Linkin Park, I've become so numb... ). Il nulla emotivo assoluto regna per l'intero libro, ma è ovvio che sotto ci sia una sofferenza disperata e insopportabile, che finisce per non trovare altra valvola di sfogo che non nella violenza più esagerata.
Il finale apertissimo leggo che a molti non è piaciuto: in effetti lascia insoddisfatti, ma per me è l'unico finale sensato, nient'altro funzionerebbe.
Lo stile è immacolato, la narrazione è evocativa, diretta, empatica: come in ogni degno libro, ti sembra di essere ognuno dei personaggi, Clay in primis. Per questo metto tre stelle e non di più, perché non ci tengo ad "essere Clay" un altro secondo di più e perché è scritto talmente bene che mi ha messo la nausea.

Tra l'altro la mia edizione (vecchissima, del 96) era piena di refusi e la traduzione era artefatta e innaturale, cosa che un po' ha rovinato la lettura.
Profile Image for Marcello S.
674 reviews291 followers
May 14, 2026
Metà anni ’80. Clay studia in un college del New Hampshire e torna a L.A. per le vacanze di Natale. Rivede Blair, nonostante la loro relazione sembri ormai finita. Ritrova gli amici, va alle feste, guarda MTV. Tira cocaina, fa qualche vasca in piscina o si rilassa nella jacuzzi. Guida sull’immancabile Mulholland Drive, tra canyon e vento caldo del deserto. Tutti hanno occhiali da sole, abbronzature perfette e un'analoga apatia. Lo stile è essenziale, piatto, volutamente anestetizzato: frasi brevi, dialoghi smozzicati e ripetitivi. Esordio fulminante, pubblicato a 21 anni. Ci sono libri di Ellis che preferisco, ma il valore storico di questo — come ritratto di una generazione sospesa tra consumo, eccesso e indifferenza — non mi pare in discussione.

[79/100]
Profile Image for Benzo.
176 reviews60 followers
December 6, 2025
Ellis: Mi piace un sacco scrivere di giovani americani degli anni ‘80 ricchi sfondati che si ammazzano di feste, droga e sesso

Io: Sì, ma che altro?

Ellis: Che altro?

Io: È solo questo che conta per te?

Ellis: Che altro c’è?
Profile Image for EleonoraF.
153 reviews40 followers
March 23, 2026
Ho letto American Psycho oltre venti anni fa, e non l'avevo capito; per me era così violento, osceno e disturbante che pensavo non avrei più letto nulla di Bret Easton Ellis.
E invece, oggi ho davvero apprezzato questo breve romanzo.
Clay mi ha ricordato un Holden Caufield che invece di vagare per New York si muove in una Los Angeles disperata, una città in cui la maggior parte degli adulti sono assenti e lontani, sia fisicamente che emotivamente, dai giovani rappresentati; la nostalgia per l'infanzia finita e la tristezza per una giovinezza vuota trovano risonanza nei luoghi - la casa dei nonni nel deserto e la scuola elementare -, così come anche per Holden riverbera dalla scuola elementare e dal Museo di Storia naturale e lo scuote nel profondo.
Qui però non c'è la presentazione di un nuovo linguaggio a raccontare la generazione di Clay, perché lo stile dell'autore rappresenta invece il vuoto, l'incomunicabilità e l'impossibilità di creare connessioni con l'altro, al punto che quando i personaggi si parlano spesso la risposta a una domanda è la ripetizione della domanda stessa, come se non ci fosse la possibilità di aprirsi e raccontarsi.

Recensione sintetica: sì!
Profile Image for Daniele.
337 reviews68 followers
February 11, 2025
Romanzo d'esordio per Ellis, che con una scrittura minimalista e dialoghi ridotti all'osso, mette in luce l'alienazione e l'incapacità di comunicare tra loro dei giovani (ma anche dei familiari) di questa Los Angeles anni 80
Decadenza morale e sociale della gioventù benestante, apatia , uso di droghe e sesso come mezzi per affrontare il dolore e incapacità di trovare un vero scopo nella vita.
Personaggi vuoti, intrappolati in un ciclo di piaceri effimeri e insoddisfacenti.
Ha sicuramente reso bene l'idea di quel tipo di società, ma tutto questo vuoto ha disturbato anche me, comunque un ottimo esordio letterario.


- Voglio tornare indietro, - dice Daniel, piano, a fatica.

- Dove? - gli chiedo, incerto.

C'è una lunga pausa che mi manda in paranoia, poi Daniel finisce di bere, tormenta gli occhiali da sole che non si è mai tolto e dice: -Non so. Indietro e basta.

Profile Image for LuLú.
167 reviews19 followers
March 21, 2024
Eccomi di fronte a un chiaro caso di sdoppiamento interiore mio personalissimo tra quello che erano le mie alte aspettative, in quanto uno dei libri di rottura per un’intera generazione l’avevo innalzato a lettura essenziale ed esistenziale, e quello che effettivamente si è rivelata questa esperienza di lettura.
Ne capisco e sottoscrivo il valore in quanto creatore di precedenti e distruttore di dighe ma allo stesso tempo non capisco.
Quante volte sarà stata ripetuta la parola cocaina all’interno di questo libro? E impossibile contarle… c’era davvero bisogno di ripetere e ripetere sempre le stesse cose? Forse si, forse sta proprio in quello il senso di questa narrazione, descrivendoci un mondo giovanile piatto, svuotato, annoiato, senza uno scopo e in balia degli eventi Ellis ha fatto proprio questo ha creato un libro piatto, svuotato, annoiato e senza scopo quindi inevitabilmente ripetitivo.
Nell’ultima manciata di pagine accelera inserendo la quota finale di depravazione e facendo toccare ai suoi personaggi il fondo del barile.
Il finale però rappresenta anche, d’altro canto, qualcosa di più scontato, un finale aperto e pieno di speranza per il protagonista perché infondo.. non è tutto bene ciò che finisce bene?
Profile Image for Filippo Lonardi.
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January 21, 2022
droga, sesso, Los Angeles, musica rock, ragazzi senza niente da perdere. Tutto perfetto se non per la scrittura, una prosa che non ha saputo emozionarmi e coinvolgermi come quella di Ryū Murakami in “blu quasi trasparente”, libro che tratta le stesse tematiche ma in maniera molto più cruda e al tempo stesso poetica.
Profile Image for Camilla tra le righe.
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October 24, 2024
L'ho adorato. Divorato.
Voglio recuperare tutto quello che esiste di Ellis perché un cazzo di mostro della letteratura.
Spaziale.
Profile Image for ⋆ noctïluca ⋆.
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November 15, 2023
La recensione giunge tardiva, complice il dente che ho dovuto farmi smantellare ieri con conseguenti scosse al viso (e la perdita di ispirazione, ahimè). Meno di Zero lo si termina in un soffio; lo lessi a pomeriggio inoltrato, sprofondata dentro il letto, per schermarmi da un freddo indeciso, ancora troppo parco per definirlo nettamente gelo. La Sicilia di questo autunno corallino, col suo sonnolento - innaturale - torpore, mi è parsa conio della rovente Los Angeles, ambientazione e sfondo del libro, che terminai stipata in un angolo dello studio dentistico, in attesa del mio turno.

L.A., qui, ha un'esistenza a parte, abbastanza ingombrante, cui, pure, condiziona quella di coloro che la abitano - è mercurio liquido, riluce e inganna. A lungo andare, ti infetta l'organismo, appannandoti la mente. Ribolle nei neon accesissimi dei locali, è possibile coglierne il fulgore a bordo piscina, col sole diluito sullo specchio d'acqua come una soluzione di Coca, la trasportano, polverizzata, i granuli sferzanti delle correnti desertiche - è una città perpetuamente febbrile. Ellis comunica senza orpelli: non ha bisogno di calcare eccessivamente la penna per trasmetterti la bassezza dei fondali umani, l'orrore velato di melassa appiccicosa che avvolge l'Occidente - si serve giusto di qualche marchio, accenna alla musica in voga, alle pratiche e ai riti quotidiani di un contesto alienato. Addentrandosi nella lettura, risulta quasi impossibile liberarsi dall'amarognola sensazione di anedonia, la quale s'impossessa di tutta l'alta società californiana, senza eccezioni: ci troviamo di fronte a una crasi, una discrasia per cui, ciò che appare importante e desiderabile svuota le anime, cova una violenza inaudita - la cronaca satura di omicidi, le carcasse dissacrate, abbandonate e osservate con curiosità morbosa, uno Snaff Movie particolarmente cruento, ricercato al fine di indursi stimoli forti, sordidi (il sospetto che le scene girate possano essere reali, tormenta ancora di più l'eccitamento dei ragazzi), ne sono spie.

L'esordio letterario dello scrittore già enumera una sequela di temi caratteristici della produzione a venire, molti dei quali trasposti in maniera efficiente - acerba, senza ombra di dubbio, se guardiamo ad uno dei frutti più maturi di questa computazione: American Psycho (classico post-moderno da recuperare immancabilmente, se si vuole condurre un'introspezione della civiltà attuale). La tregua natalizia di Clay cui, esule dal New Hampshire dove ha intrapreso gli studi universitari, fa ritorno nella terra degli angeli, diviene il pretesto perfetto per soppesare e calibrare questo squilibrio composto di gente indifferente, aggrappato alla realtà solo tramite il filo sottile dell'apparenza. Citiamo direttamente dal testo, non nuoce mai alla salute; d'altronde questi si esprime bene da sé:

"- Ma non ti manca niente. Hai tutto, - dico a Rip.
Lui mi guarda. - No. Non è vero.
- Come?
- Non è vero.
C'è un attimo di silenzio poi gli chiedo: - Oh, merda, Rip, che cosa ti manca?
- È che non ho niente da perdere."

Se siete tipi uguali a me e avete bisogno di più stimoli contemporanei - o se avete semplicemente bisogno di qualcosa da ascoltare, qualcosa che vi ricordi le atmosfere di Meno di Zero - vi lascio la playlist che ho riempito di tutte le canzoni contenute nel testo (alcune sono palesemente dichiarate; ad altre è difficile risalirvi, quindi le ho aggiunte arbitrariamente, a intuito - l'importante, mi son detta, è che riscostruiscano il giusto spirito del romanzo). Il link lo trovate qua sotto:

🎶 https://open.spotify.com/playlist/30a...
Profile Image for Samuele Petrangeli.
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January 16, 2022
Con una certa frequenza sul mio Instagram tengo dei sondaggi in cui chiedo alla quarantina di persone che mi seguono consigli su come campare. Se è ok mangiare un panino all'olio scaduto da qualche giorno; se una pianta è ancora viva; così via. Più che un profilo Instagram, è un esperimento sociale sulla genitorialità diffusa. Qualche giorno fa, ero indeciso se leggere "Meno di zero" o uno di Vargas Llosa, quindi ho fatto un sondaggio. Per non saper né leggere né scrivere, ho descritto "Meno di zero" basandomi unicamente sul fatto che ci sta Robert Downey Junior in copertina e che l'ha scritto Bret Easton Ellis, deducendo quindi che parlasse di ragazzi che si drogano come zucchine. Tutta questa premessa per dire che la trama di "Meno di zero" può essere effettivamente riassunta in: ragazzi che si drogano come zucchine. Racconta, infatti, di Clay, un ragazzo 18enne, che torna a Los Angeles per le vacanze natalizie e qua passa delle giornate interminabili con i suoi amici fra droghe e feste.
Fin da questa descrizione è evidente la centralità del tempo. Ma è una centralità ambigua: infatti, da una parte è un tempo ben preciso e ristretto - i trenta giorni delle vacanze natalizie -, dall'altra fin dalle primissime pagine, Ellis è ben attento a farci percepire come il tempo sia una cazzata, come non esista più, per i suoi personaggi, un passato o un futuro, o un qualsiasi ordine temporale. Esiste, infatti, soltanto un infinito, insensato presente. Il libro è diviso in brevissimi paragrafi di pochissime pagine, come se fossero del flash, o dei videoclip di Mtv, senza alcun legame l'uno dall'altro, anche se formalmente dovrebbero averlo, eppure il nesso di causa ed effetto è così labile da scomparire. Proprio come i videoclip di MTV, cioè, che si susseguono a ruota continua - o almeno lo facevano -, così le immagini dei giorni di Clay a LA si susseguono, senza alcun vero e proprio legame l'uno rispetto l'altro. E', appunto, come se fosse un eterno presente che viene presto dimenticato. Ellis insiste molto, infatti, su questa labilità della memoria: Clay e i suoi amici non ricordano quasi nulla del passato, di ciò che è accaduto. Il loro vuoto esistenziale è un vuoto che si rispecchia anche nella loro storia, completamente privi di qualsiasi radice o senso. In questo la scrittura di Ellis riesce a rendere formale il carattere sostanziale dell'esistenza dei suoi protagonisti, facendo sì che noi per primi esperiamo il loro stesso vuoto: il testo è frammentato, in un continuo presente, privo di un qualsiasi climax, costante, monotono e disorientante. Proprio come la vita di Clay.
Come per "Le regole dell'attrazione", dove Ellis raccontava della vita dell'upper class in un college, anche per "Meno di zero" ho sentito uno stranissimo senso di identificazione. Sono cresciuto in un piccolo paese umbro di manco 30mila abitanti all'inizio degli anni 2000, allora perché sento una così forte identificazione con i personaggi descritti da Ellis, nonostante il distantissimo stile di vita e lo scarto temporale? La mia ipotesi è che su Ellis sia stato preso un fortissimo abbaglio. Viene descritto, spesso, come il narratore della generazione degli anni '80, del loro vuoto esistenziale. E, per carità, Ellis descrive in modo ossessivo e minuzioso tutti quegli status symbol degli anni '80 californiani, ma si corre il rischio di guardare il dito e non la Luna - e in tutta sincerità non so quanto consapevolmente lo faccia Ellis stesso. Quello che voglio dire è che leggendo "Meno di zero" si tende a dimenticare che sia stato scritto negli anni '80 finché non compare qualcosa di anacronistico a ricordarcelo, come per esempio vhs pirati di Indiana jones e il Templio Maledetto a 400 dollari. "Meno di zero", sia per la scrittura, che soprattutto per i temi, non è invecchiato. Potrebbe essere stato scritto 10 anni fa come uscito l'anno scorso. Ellis - di nuovo: non so quanto consapevolmente - descrive minuziosamente una generazione, anzi, una fetta molto specifica di una generazione molto specifica, che però finisce per essere universale, sia per qualsiasi luogo che per qualsiasi anno. Se questo dice più sui nostri anni o su Ellis non lo so e non mi importa. Da dove deriva questa universalità? Secondo me, dal fatto che "tutto si riduce a un ragazzo di diciott'anni con le mani tremanti e i capelli biondi e un velo di abbronzatura, un po' fatto, seduto da Chasen's, tra Doheny e Beverly, i attesa che suo padre gli chieda cosa vuole per Natale".
Profile Image for eleonora -.
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June 27, 2011
Che. noia. Come fa questo libro ad essere considerato un classico della letteratura moderna? No, non me lo sto inventando, è pure nel mio libro d'inglese di quinta liceo. Ellis è bravo a scrivere. Ellis vuole rendere partecipe il lettore della vita dei protagonisti. Sì, ma a me non me ne frega niente di essere resa partecipe della vita noiosissima e vuota di Clay. E' questo lo scopo di Ellis, e c'è perfettamente riuscito: mi ha fatta annoiare e sentire vuota. Peccato che non mi sia piaciuto affatto.
Per carità, se volete sentire cosa si prova a sentirsi meno di zero fate pure, non sto assolutamente negando la bravura, impareggiabile bravura, di Ellis, che traspare anche da questo libro. Eppure no, non è il mio genere: preferisco decisamente libri che sappiano lasciare altri tipi di emozioni, sarà che sono troppo empatica nei confronti dei personaggi, non so.
Profile Image for Simona.
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September 7, 2013
"Niente mi rende felice, niente mi interessa".

Sesso, droga, rock and roll è il leit motif di questo libro, che non si può definire romanzo, in quanto è uno spaccato delle vite di Clay, la voce narrante e il protagonista, Blair, Julian, Daniel, ecc.
Clair, Blair, Julian, Daniel sono giovani ricchi, viziati, abbronzatissimi che trascorrono le loro giornate bighellonando, fumando bidi, ubriacandosi e scorrazzando in macchina per le strade assolate di Los Angeles.
Bella vita, direte voi! Può essere, ma se si gratta sotto la superficie, si scoprono giovani depressi, infelici, insoddisfatti, senza una meta.
Un ritratto della generazione perduta americana e non, con una storia a tratti ripetitiva, che confina nel già visto e rivisto.
Profile Image for Giuliano.
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April 5, 2019
[marzo 2023]
Una quieta malinconia, senza lacrime. Anche alla quarta lettura è sempre questo ciò che riesce a farmi provare Ellis.
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