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Jerry Cornelius #1

The Final Programme

Jerry Cornelius is a scientist, a rock star, and an assassin. He is the hippest adventurer of them all: tripping through a pop art nightmare in which kidnappings, murder, sex and drugs are a daily occurrence. Along with his savvy and ruthless partner-in-chaos, Miss Brunner, Cornelius is on a mission to control a revolutionary code for creating the ultimate human being, a modern messiah— the final programme.

The first book in the Cornelius Quartet is the groundbreaking introduction to the misadventures and vendettas of Jerry Cornelius, one of modern literature’s most distinctive characters, the product of a bewildering post-modern culture, and an inspiration for generations of characters since.

"Michael Moorcock, rechazando las disputas de límites que han reducido la novela a una confusión de subgéneros en conflicto, recobra en estos cuatro volúmenes una vitalidad y una amplitud proteicas que pudieran llamarse dickensianas si no pertenecieran tan por completo a nustro tiempo volátil. En verdad, ninguna obra reciente de ficción ha manejado mejor las contingencias vertiginosas de la imaginación del medio siglo que esta brava arlequinada de juegos de identidad, realidades falsificadas, historia paródica, y un pobre y ordinario apocalipsis" (W.L. Webb, The Guardian).

"Moorcock ha creado una figura capaz de moverse a través de las versiones míticas de los problemas de hoy, sin intentar situarlas o situarse a sí mismo en contextos simplificados. Una ficción semejante, en un mundo de imaginación escasa, es un don necesario" (Harpers Bazaar)

Michael Moorcock nació en Inglaterra, ha publicado más de 50 libros y fue animador principal de la célebre revista New Worlds, que introdujo el término "ficción especulativa"; una literatura "moderna, coherente y vital".

En EL PROGRAMA FINAL, primera de una serie de cuatro novelas independientes, anticipa la herencia decepcionante y caótica de la década del 60, un dorado presente en el que todo parecía instantáneamente posible.

168 pages, Library Binding

First published March 1, 1968

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About the author

Michael Moorcock

1,243 books3,903 followers
Michael John Moorcock is an English writer primarily of science fiction and fantasy who has also published a number of literary novels.

Moorcock has mentioned The Gods of Mars by Edgar Rice Burroughs, The Apple Cart by George Bernard Shaw and The Constable of St. Nicholas by Edward Lester Arnold as the first three books which captured his imagination. He became editor of Tarzan Adventures in 1956, at the age of sixteen, and later moved on to edit Sexton Blake Library. As editor of the controversial British science fiction magazine New Worlds, from May 1964 until March 1971 and then again from 1976 to 1996, Moorcock fostered the development of the science fiction "New Wave" in the UK and indirectly in the United States. His serialization of Norman Spinrad's Bug Jack Barron was notorious for causing British MPs to condemn in Parliament the Arts Council's funding of the magazine.

During this time, he occasionally wrote under the pseudonym of "James Colvin," a "house pseudonym" used by other critics on New Worlds. A spoof obituary of Colvin appeared in New Worlds #197 (January 1970), written by "William Barclay" (another Moorcock pseudonym). Moorcock, indeed, makes much use of the initials "JC", and not entirely coincidentally these are also the initials of Jesus Christ, the subject of his 1967 Nebula award-winning novella Behold the Man, which tells the story of Karl Glogauer, a time-traveller who takes on the role of Christ. They are also the initials of various "Eternal Champion" Moorcock characters such as Jerry Cornelius, Jerry Cornell and Jherek Carnelian. In more recent years, Moorcock has taken to using "Warwick Colvin, Jr." as yet another pseudonym, particularly in his Second Ether fiction.

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4 stars
373 (32%)
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379 (33%)
2 stars
135 (11%)
1 star
58 (5%)
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Antonio Ippolito.
468 reviews47 followers
October 20, 2018
Eccoci finalmente ad uno dei capitoli delle vicende di Jerry Cornelius, alter ego di Moorcock; che si apre in una Cambogia ancora pre-Khmer Rossi, dove il protagonista visita Angkor e si intrattiene a lungo con un bramino indù parlando dei cicli temporali lunghi milioni di anni presenti nella mitologia dei Veda..
Jerry Cornelius è un dandy, forse un ex asceta decaduto o addirittura un gesuita spretato (si fa riferirmento a un certo “fratello Luigi”), autore di ponderosi tomi sullo sviluppo del cosmo; evoluzione diretta del Faustaff protagonista dei “Riti dell’infinito”, scritto tre anni prima. Siamo però a un tornante storico: la beata spensieratezza dei libertari anni ’60 comincia a mostrare il suo lato oscuro, nello scatenamento di pulsioni distruttive, come “Arancia meccanica” di Burgess e Kubrick mostrerà magnificamente. E quindi anche Cornelius vive i suoi piaceri con intensità violenta, drogandosi e uccidendo, ben lontano dall’epicureismo di Faustaff.
Nella prima parte, insieme ad alcuni complici e con l’aiuto di mercenari belgi (allora famigerati per le loro guerre coloniali) e sudafricani, Cornelius scatena una guerra fratricida contro il fratello, che vive asserragliato in un castello costruito da loro padre in stile “espressionismo tedesco” sulla costa bretone; il primo obiettivo è appropriarsi di certi microfilm, che sarebbero stati suoi di diritto, non fosse stato diseredato per la relazione incestuosa con la sorella.. il secondo obiettivo è proprio “recuperare” lei, che il fratello custodisce “limitandosi” a sperimentare droghe su di lei.
La missione fallisce, ma uno dei superstiti del commando gli salva la vita: è miss Brunner, programmatrice informatica con l’ambizione di scrivere il “Programma finale” che salvi l’umanità dal crollo nell’entropia. L’edonismo compulsivo di Jerry è infatti anche una risposta alle inquietudini sul futuro dell’umanità, minacciata dalla sovrappopolazione ma più ancora dal caos generalizzato; la posizione di Jerry al riguardo è ambigua: sembra un agente del caos, che mira al superamento delle differenze dei sessi verso una piena bisessualità, come nella scena in discoteca (pag.66):
“ecco la gente che avrebbe dovuto governare nel ’70, era proprio un disastro (sic): invertiti, lesbiche e ambivalenti, ormai consapevoli del loro destino, che si sarebbe realizzato quando l’ambivalenza del sesso sarebbe stata riconosciuta completamente, e le parole maschile e femminile avrebbero perso ogni significato.
Jerry camminava fra le più disparate macchinette a gettoni, molte delle quali sarebbero diventate essenziali per l’umanità nel 2000. Luce, colori, musica, flipper, distributori di pillole, fucili, non erano nient’altro che meri sostitutivi del sesso.
Gli studiosi di statistica di tutta Europa consideravano ormai come scontato il fatto che, se la natalità avesse progredito allo stesso ritmo degli anni ’60, avrebbe prodotto, entro il 4000, un pianeta formato, cuore e crosta, di esseri umani. (..)
Soltanto Francia, Svizzera e Svezia, temporali e temporanei bastioni, si attaccavano al passato e stavano in piedi, ma avrebbero ben presto ceduto all’imminente crisi pre-entropica. Non si trattava del cambiamento di un modo di fare, ma di un modo di pensare.
Jerry non si era ancora reso conto se abitasse in un mondo “vero” o “falso”, e questo pensiero continuava a tormentarlo.”
Nella seconda parte, la più confusa, e soprattutto nella terza, si chiarisce quale sia il “Programma finale”, di cui non rivelo i dettagli. Ci arriveremo attraverso azioni di spionaggio, la conquista del Laplab (un laboratorio segreto in Lapponia), l’abbandono di Londra mentre nel palazzo di Cornelius si celebra un party che durerà settimane e mesi!
“Il flusso degli invitati continuava ininterrotto e se, sulle prime, sembravano un poco sospettosi, ben presto si adattavano all’ambiente, sentendosi a loro agio.
C’erano lesbiche turche e iraniane, con enormi occhi da ninfa che assomigliavano a quelli di un triste gatto castrato, sarti francesi, musicisti tedeschi, martiri ebrei, un mangiatore di fuoco del Suffolk, un quartetto di barbieri provenienti dall’ultima base americana in Gran Bretagna: il Columbia Club, in Lancaster Gate, due donne grassocce e manierate, Hans Smith, da Hampstead, l’ultimo intellettuale di sinistra, la Mente dei Microfilm, Shades; quattordici rivenditori di pezzi antichi di Portobello Road, con il capo chianato sotto il peso della consapevolezza delle proprie frodi, un brunitore di metalli francese, disoccupato e trascinato lì da uno degli antiquari, un complesso pop chiamato “Deep Fix”, un altro chiamato “Le Coques Sucrés” (sic), un negro altissimo, un veterinario gobbo che si chiamava Marcus, la ragazza svedese, accompagnata da un ragazzo molto interessante..”
..e così via per una pagina, l’unica di ampio respiro: in generale la scrittura è pop, piena di riferimenti coltissimi ma anche frivoli: all’abito di Corrèges di Jerry, ai whisky Teacher’s e Hall’s che beve generosamente guidando la sua Duesenberg, alla musica dei Beatles ma anche degli Who e Manfred Mann che JC ascolta, con brani di canzoni incorporate (Stephen King scriverà così anni dopo.. oggi sembra incredibile ma allora anche i Beatles erano considerati vagamente peccaminosi). Moorcock non ha ancora l’eleganza e densità di scrittura che raggiungerà vent’anni dopo con, per esempio, “La fortezza della perla” o “La figlia della ladra di sogni”: siamo all’apice della New Wave e, come nei “Riti”, la sua scrittura è famelica, avida di accumulare dettagli dell’incredibile vita di JC, vogliosa di scioccare e sorprendere. Nel mondo anglosassone l’intera serie ha avuto grande successo (in Italia è stato tradotto solo questo primo volume), e ne è stato tratto un film e un fumetto.
Moorcock fa una vera e propria dichiarazione di valori: la morale tradizionale è finita, anzi qualunque morale; attraverso bisessualità, incesti e orge (timidamente accennate peraltro.. a meno che l’edizione originale fosse più esplicita) arrivare a costruire il nuovo Uomo, al di là del bene e del male. Insomma, con questo libro seminale l’autore sta definendo uno dei pilastri della sua futura poetica, il Caos: della Legge ancora non c’è traccia, ma arriverà.
Per quanto la trama sia abbastanza contorta, vale la pena riportare da Goodreads (dove i giudizi sono molto divergenti) un’interessante osservazione di Lucas, un altro lettore:
“Tutto è divenuto molto più facile dopo che mi sono accorto che erano i tre ultimi libri di Elric condensati e trasposti. Fase 1 Parte 2 contiene una trasposizione scena per scena della parte 2 di "The Dreaming City"; si potrebbe ipotizzare anche una trasposizione delle prime parti. Un altro punto dove il “Déjà vu” è evidente è nella Fase 2 parti 8 e 9, che prendono parecchio da “While the Gods Laugh”. Si potrebbe facilmente ipotizzare che l’intera fase 3 sia una versione molto condensata della “Maledizione della spada nera”, con l’eroe che se ne va, si sposa e cerca di rimanere fuori dall’apocalisse.”
Come si è detto, non è una scrittura che renda facile seguire il filo dei ragionamenti dei
personaggi, né particolarmente piacevole a lungo andare; in questo è forse responsabile anche la traduzione, su cui va fatto un discorso a parte. C’è un incredibile campionario di svarioni: Cornelius è ghiotto di “canditi” (candies, dolci in genere?) come i “Mars bars”; un uomo è “rude” con la moglie (sarà nel senso di maleducato?); un complice è considerato “capace di doppia croce” (“double cross”, doppio gioco?); ma il meglio è il malefico fratello che fugge avendo “qualcosa infilato su per la manica” (“something up his sleeve”, cioè con qualche sotterfugio in mente..), forse nascondere “un filo di archivi” (files?)..
Che dire degli “Indiani dell'Ovest” che affollano Londra? non saranno Apaches o Navajo, ma caraibici (delle Indie Occidentali). Posso accettare che di un personaggio che porta gli occhiali da sole anche di notte non venga tradotto il soprannome “Shades” (“occhiali da sole", appunto), ma l’imperiosa miss Brunner che “al risveglio aveva un viso divertente”: sarà “funny”, strano? E la seconda e terza parte si svolgono in buona parte dentro delle “cave”, che essndo naturali saranno piuttosto caverne (“caves”). È bello comunque pensare che questi passaggi sotterranei prefigurino il meraviglioso mondo sotterraneo che troveremo trent’anni dopo nella “Figlia della ladra di sogni”.
La pignoleria è un po’ meschina, ma quando le tòpiche raggiungono questa frequenza (soprattutto in alcuni capitoli, forse perché la traduzione è stata fatta a quattro mani) ci si chiede quanto siano corrette anche le frasi senza errori evidenti. Consiglio quindi di leggere la nuova edizione Fanucci anzichè la vecchia Galassia.
In questa edizione sospetto anche il taglio di alcune decine di pagine.
Profile Image for Tanabrus.
2,009 reviews193 followers
November 25, 2010
Di Moorcock conoscevo solo Elric, il principe albino. L’antieroe per eccellenza, il prode imperatore che provocò la distruzione del suo stesso popolo e dell’intero mondo nel tentativo di non essere come lo avrebbe voluto la sua natura. Il campione eterno.

Mi è finito invece tra le mani questo libro. Fantascienza, verrebbe da dire dopo averlo letto.
Inghilterra degli anni ’60, un eccentrico e ricchissimo Jerry Cornelius si destreggia tra complotti e omicidi con lo scopo di distruggere il castello del padre, sconfiggere il fratello -vero erede della mentalità contorta del padre e suo seguace negli studi sulle droghe- e liberare l’amata sorella dalla schiavitù delle droghe somministrateli dal fratello.
Jerry Cornelius che ha infinite risorse monetarie, sistemi di sicurezza che anche adesso appaiono come futuristici. Jerry Cornelius che è una sorta di vampiro emozionale, un prodotto del suo tempo, un figlio della metropoli. Vive in mezzo alla gente e in mezzo ai palazzi, ne assorbe energia prosperando mentalmente e fisicamente.
Jerry Cornelius, una delle menti più brillanti del suo tempo, un genio assoluto.

E la signorina Brunner, una programmatrice informatica. Spietata e calcolatrice, affascinante e terrorizzante. Una donna che si nutre totalmente delle energie delle altre persone, inglobandole in sé per continuare a vivere. Una sorta di Selene degli X-Men Claremontiani, per intenderci.

Una storia che sembra andare in una direzione, ma che dopo il raid iniziale per il salvataggio desiderato da Jerry prenderà una strada inaspettata, deviando sempre più verso la fantascienza. E verso il programma finale, l’ambiziosa meta che si è prefissa la Brunner e per il quale avrà bisogno di Jerry. E di tutti gli scienziati disponibili, in un mondo che sta scivolando fuori dal tempo e fuori da ogni schema, tra antiche scoperte, vecchie leggende e bunker nazisti.

Non è male, sopratutto considerata l’età del romanzo: 1969. Sarebbe interessante leggere gli altri libri della serie (tre libri e cinque storie più brevi) visto che la fine del libro mi sembrava abbastanza netta, ma in Italia questo è l’unico libro del ciclo pubblicato.
Certi elementi comunque ritornano in queste pagine, direttamente dai libri di Elric di Melniboné e a questo punto immagino siano dei temi ben cari all’autore: l’amore tra consanguinei -sempre tragico e sfortunato-, il protagonsita tenuto lontano dall’amata a causa dell’opposizione di un parente che usurpa i suoi diritti al potere e droga la fanciulla, l’assalto alla fortezza\vecchia dimora del protagonista e lo scontro finale col parente, la presenza di molte droghe.

Non mi è piaciuto quanto il primo libro di Elric, non mi ha preso particolarmente.
Vive dei suoi due protagonisti, e del fascino che dovrebbe avere Jerry -una specie di James Bond, alle volte, mentre altre volte mi sembra quasi un incrocio tra il vampiro Lestat e il vampiro Cassidy di Preacher.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Hex75.
988 reviews63 followers
Read
August 14, 2017
fantascienza lisergica e sixties, tanto che in certi momenti sembra un "blow up" fuori di testa.peccato per la traduzione a tratti zoppicante (ma moorcock anche in originale non è scorrevolissimo) perché sennò arrivava a quattro stelle tonde (non essendoci i mezzi voti non ho potuto dare la mezza stella in più che avrei voluto).
consigliato a chi si nutre dei fumetti di alan moore e -soprattutto- grant morrison (il cui "invisibles" è assai debitore verso il personaggio di jerry cornelius), così come agli amanti delle atmosfere paranoiche dei dischi di cabaret voltaire, primal scream e psychic tv (e chi ha seguito le ultime teorie del loro leader genesis p-orridge troverà il finale di questo libro assai familiare...)
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