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Mathilda

Mary Shelley's Matilda—suppressed for more than a century—tells the story of a woman alienated from society by the incestuous passion of her father.

94 pages, Paperback

First published January 1, 1959

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About the author

Mary Wollstonecraft Shelley

2,305 books9,301 followers
Mary Shelley (née Mary Wollstonecraft Godwin, often known as Mary Wollstonecraft Shelley) was an English novelist, short story writer, dramatist, essayist, biographer, travel writer, and editor of the works of her husband, Romantic poet and philosopher Percy Bysshe Shelley. She was the daughter of the political philosopher William Godwin and the writer, philosopher, and feminist Mary Wollstonecraft.

Mary Shelley was taken seriously as a writer in her own lifetime, though reviewers often missed the political edge to her novels. After her death, however, she was chiefly remembered only as the wife of Percy Bysshe Shelley and as the author of Frankenstein. It was not until 1989, when Emily Sunstein published her prizewinning biography Mary Shelley: Romance and Reality, that a full-length scholarly biography analyzing all of Shelley's letters, journals, and works within their historical context was published.

The well-meaning attempts of Mary Shelley's son and daughter-in-law to "Victorianise" her memory through the censoring of letters and biographical material contributed to a perception of Mary Shelley as a more conventional, less reformist figure than her works suggest. Her own timid omissions from Percy Shelley's works and her quiet avoidance of public controversy in the later years of her life added to this impression.

The eclipse of Mary Shelley's reputation as a novelist and biographer meant that, until the last thirty years, most of her works remained out of print, obstructing a larger view of her achievement. She was seen as a one-novel author, if that. In recent decades, however, the republication of almost all her writings has stimulated a new recognition of its value. Her voracious reading habits and intensive study, revealed in her journals and letters and reflected in her works, is now better appreciated. Shelley's recognition of herself as an author has also been recognized; after Percy's death, she wrote about her authorial ambitions: "I think that I can maintain myself, and there is something inspiriting in the idea". Scholars now consider Mary Shelley to be a major Romantic figure, significant for her literary achievement and her political voice as a woman and a liberal.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,549 reviews2,588 followers
August 30, 2018
EDIPO STA PER MORIRE

description
Johann Heinrich Füssli: Incubo (1781) Detroit Institute of Arts. Füssli realizzò diverse versioni di questa sua celebre opera.

Edipo sta per morire.
Così si legge a pagina 2 (almeno nella mia edizione, che non sono riuscito a ritrovare in rete: Edizioni delle Donne).
La storia inizia con Mathilda che vive isolata dal mondo, e in punto di morte scrive al suo amico poeta (il Poeta) una lunga lettera, lunga quanto questo breve romanzo, per raccontargli la verità della sua vita.
Nella prima parte racconta i fatti, nella seconda quello che seguì ai fatti. La prima parte è azione, la seconda riflessione, contemplazione, passività.

description
Johann Heinrich Füssli: Mad Kate (anche Crazy Kate).

Per complicazioni in seguito al parto, la madre morì dandola alla vita.
Il Padre (che rimane senza nome, e quindi sempre e solo il Padre) per il dolore della perdita della sua amata moglie (Diana), non vuole neppure vedere la neonata, che rinnega e abbandona alla sorellastra. Si sente incapace di esercitare il suo ruolo di genitore, e fugge, scompare dalla vita della figlia per dedicarsi a un molto romantico vagabondaggio.
Fino all’età di 16 anni. Quando Mathilda ha sedici anni, e per sedici anni si è sentita abbandonata (dal Padre, dalla madre, da tutti) e non amata, il Padre ritorna finalmente pronto ad accogliere sua figlia e a prendersi cura di lei, a svolgere il suo ruolo.
Se non che, Mathilda è la copia perfetta, addirittura perfezionata, della madre-moglie morta, tanto somigliante che il Padre s’innamora della figlia e la vorrebbe in moglie. Incesto!
Si potrebbe definire lo scioglimento del complesso di Edipo.
Si confessa con Mathilda, ma solo per poi immediatamente suicidarsi: gesto irreparabile che la figlia non riesce a impedire.
E quindi, l’amore si trasforma da forza unificante a fattore di distruzione e separazione.


Johann Heinrich Füssli: La solitudine all’alba.

[Fin qui, per restare in zona di analogie, la storia di Mathilda ricorda molto anche quella della favola di Pelle d’Asino.]

A questo punto inizia la seconda fase del breve romanzo: Mathilda fa credere al mondo d’essere morta, suicida (laudano), e si ritira in completa solitudine. In questi due anni conosce il Poeta, e prima di morire di tisi, gli scrive questa lettera confessione.

Ora, anche se io non sono un teorico dell’autobiografia dietro ogni parola scritta, non sono un fan di chi cerca un fatto vero dietro ogni fatto narrato, è difficile non notare le analogie tra il destino di Mathilda e quella della sua ‘creatrice’ (tra virgolette, perché termine che mi fa subito pensare al dottor Frankenstein).

description
Johann Heinrich Füssli. Mary Wollstonecraft, la mamma di Mary Shelley, ebbe una relazione con Johann Heinrich Füssli, che però era già sposato: Wollstonecraft propose un ménage à trois, ma Füssli rifiutò. Qualche anno dopo incontrò il padre di Mary, William Godwin.

Mary Shelley perse sua madre Mary Wollstonecraft proprio nascendo: la donna si ammalò partorendo e morì di febbre dieci giorni dopo.
Il padre di Mary Shelley era una personalità dell’epoca (così come lo era la madre, antesignana del movimento femminista), intellettuale radicale rinomato. Non abbandonò la figlia: ma era comunque figura per la quale provare amore più che filiale.

Da questo evento viene da pensare che Mary Shelley abbia ricavato quella sua tendenza fisiologica alla depressione, quella sua malinconia costituzionale, che la spinsero a scrivere opere di struggente (talvolta un po’ troppo sopra le righe, a rischio di pacchianeria) romanticismo.

description
Johann Heinrich Füssli: Lady Macbeth afferra i pugnali (1812). Tate Gallery, Londra.

La Shelley si riteneva responsabile della morte di sua madre, e al contempo se ne sentiva abbandonata.
Altrettanto succede a Mathilda.

Per massima ironia della sorte, Mary Shelley pensò bene di far leggere il manoscritto a suo padre, William Godwin, che lo trovò disgustoso e detestabile, e per evitare che venisse pubblicato, sequestrò il manoscritto rifiutandosi di restituirlo alla figlia. Fu infatti pubblicato molto postumo, nel 1959 (oltre un secolo dopo la morte dell’autrice).

description
Caspar David Friedrich: Donna all’alba (1809). Folkwang Museum di Essen. È l’immagine sulla copertina dell’edizione che ho letto.
Profile Image for Gwynplaine26th .
730 reviews77 followers
May 31, 2020
Le premesse di “Mathilda” sono quelle comuni a molte altre storie a cavallo tra epoca vittoriana e edoardiana.

Sedicenne ricca di nascita ma orfana di madre, abbandonata da un padre che le dà la colpa per la scomparsa dell'amata sposa, costretta a crescere con una zia arida e poco empatica.

La vicenda ha un proseguo poi abbastanza inquietante, intriso dall’ossessione, in un’opera struggente e complessa che racconta molto dell’ultimo triste periodo della Shelley. Sicuramente da leggere in un momento in cui non si è particolarmente giù di morale.
Profile Image for Sara Staffolani.
Author 14 books40 followers
November 25, 2018
Mary Shelley è un'autrice che mi ha sempre affascinata e intimorita al contempo, pur non conoscendo molto della sua vita. Tra le sue opere, avevo letto solo Frankenstein tempo fa e alcune delle sue lettere. La sua intensità emotiva scandaglia profondamente le innumerevoli e tormentate sfumature dell'animo umano.
Dopo aver visto il film biografico che le hanno recentemente dedicato, mi sono messa alla ricerca delle sue opere perché desideravo conoscerla meglio e così sono giunta alla lettura di Matilda.
Matilda è un libro di Mary Shelley, in parte autobiografico, pubblicato postumo solo nel 1959. Mary lo scrisse tra il 4 agosto e il 12 settembre 1819, in un periodo assai oscuro e doloroso della sua vita. Due mesi prima era infatti morto il figlio William, di poco più di tre anni, a causa della malaria, mentre si trovavano a Roma, in Italia.
Il suo legame con il marito, il famoso poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley, già turbato per la morte della figlioletta Clara Evelina avvenuta alcuni mesi prima e dall’infedeltà di Percy, si raffredda ancora di più. Mary lo ritiene infatti responsabile della morte della figlia.
Nell’estate del 1819 Mary ha ventidue anni e nonostante sia nuovamente incinta dell’unico figlio che le sopravvivrà, ella cade in una profonda depressione. Solamente la scrittura le dona conforto.
Sembra che inizialmente il titolo del libro dovesse essere "The fields of Fancy", in riferimento ad un’opera incompiuta della madre, Mary Wollstonecraft, ma alla fine Mary scelse come titolo Matilda.
Il romanzo è una lunga lettera- confessione a un famoso amico poeta di nome Woodville, nella quale la giovane Matilda, che vive da anni da sola in una landa desolata sperduta in mezzo alla brughiera, ammalata di tubercolosi e in punto di morte, decide di raccontare tutta la sua storia e di rivelare finalmente il suo oscuro segreto, da tempo celato nel suo animo tormentato, al suo fidato amico. Scopriremo così ogni cosa, ogni passaggio della sua vita.
Nella prima parte del libro Matilda racconta del felice incontro dei suoi genitori, profondamente innamorati, della prematura morte della madre Diana durante la sua nascita e del successivo allontanamento del padre, disperatamente sofferente per la perdita dell’amata moglie.
Matilde trascorre i suoi primi sedici anni di vita in compagnia di una zia fredda e assente, ma poi accade qualcosa di inaspettato. Dopo aver tanto vagato inconsolabile per il mondo, il padre desidera finalmente incontrarla e conoscere la sua unica figlia. A Matilda, da sempre carente di affetto e di tenere attenzioni, sembra un sogno magnifico. Trascorrono tre mesi felici e armoniosi nei quali padre e figlia sembrano comprendersi vicendevolmente e godere l’uno della compagnia dell’altra. Ma all’improvviso accade qualcosa che raffredda l’atteggiamento del padre nei suoi riguardi. Da tenero, gentile e protettivo, l’uomo diviene freddo, implacabile e crudele. Perché mai? Matilda non sa darci pace. Soffre terribilmente. Dal paradiso è passata all’inferno.
Avrà la sua risposta qualche mese dopo. Il padre infatti la ama, ma non come un padre dovrebbe amare una figlia. Si tratta di un amore ben diverso. Egli vede in lei la sua amata moglie defunta. Scriverà a Matilda un’ultima, intensa lettera di addio e poi partirà. Intuendo dalle quelle parole il suo progetto suicida, Matilda tenterà di salvarlo, ma arriverà troppo tardi. Matilda si sentirà doppiamente in colpa. In primis per il suicidio del padre ma anche perché si sente contaminata e partecipe della sua colpa, di quell’amore proibito.
La seconda parte del libro si apre con il finto suicidio di Matilda. Ella decide infatti di isolarsi in una landa desolata in mezzo alla brughiera, lontano dal mondo e dalle persone, come se dovesse espiare una pena. Sente che il suo cuore è colpevole. Il suo unico conforto proviene dalla bellezza della natura e dalla compagnia degli animali.
Due anni dopo incontrerà per caso un uomo di nome Woodville e diverranno amici. Anch’egli ha sofferto per la perdita di una persona cara, ma tenta di mantenere intatto il suo innato ottimismo nei confronti della vita. Matilda sarà in parte rigenerata dalla sua presenza e dalle sue confortanti parole, ma le sue ferite sono troppo profonde per essere rimarginate, come timidi raggi solari che tentano disperatamente di emergere dall’oscurità, si dibattono in essa, ma alla fine vengono inghiottiti dalle tenebre. Dopo la partenza di Woodville per far visita alla madre, Matilda si ammalerà di tubercolosi e deciderà di scrivere al suo amico prima di morire, rivelandogli il suo segreto che aveva sempre taciuto al mondo. Non ha paura della morte, anzi la aspetta a braccia aperte perché solo con la morte ritroverà il suo amato padre.
C’è molto di Mary Shelley nella emotivamente complessa Matilda, eroina tragica e romantica in tutti i sensi, lacerata tra la vita e la morte. Matilda è al contempo fragile e coraggiosa, dolce e appassionata, innocente e colpevole.
Lo stile letterario di Mary, così poetico, lirico e intenso, avvince totalmente il lettore, turbandolo con la profonda sofferenza che palpita da ogni parola.
Una cosa è certa: l’autrice ha sicuramente conosciuto la vera solitudine e il dolore e li ha saputi descrivere alla perfezione nelle sue opere. Probabilmente, parlando di essi, tentava di esorcizzarli dalla sua vita, mitizzandoli.
Impossibile restare indifferenti a questa tragica storia che offre diversi spunti di riflessione molto attuali, fra i quali la solitudine dell’uomo, fisica ma soprattutto mentale, e la naturale indole egoista dell’essere umano.
Profile Image for Le cercatrici di libri.
1,906 reviews48 followers
July 20, 2019
Recensione: 
Mathilda è un romanzo semi-autobiografico di Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein.
La scrittrice ha avuto una vita travagliata, costellata da lutti che l’hanno fatta precipitare in diverse occasioni nella depressione.
E proprio in uno di questi periodi, dovuto alla morte del figlioletto William a Roma per malaria, Mary Shelley ha scritto quest’opera.
Per comprenderla appieno, è necessario conoscere alcuni aspetti della vita dell’autrice. Mary Shelley era figlia di Mary Wollestonecraft e William Godwin. La madre era una protofemminista, mentre il padre era un filosofo radicale, uno dei primi teorizzatori anarchici.
Purtroppo, la madre morì pochi giorni dopo la nascita di Mary e la ragazza fu educata dal padre secondo la sua visione filosofica. 
E qui già si può cogliere la prima somiglianza tra Mathilda e Mary. Entrambe hanno perso la madre subito dopo la loro nascita. 
Ma Mathilda, se vogliamo, è ancora più sfortunata di Mary, perché il padre fugge via, distrutto dal dolore, e l’affida a una zia, che la cresce senza affetto.
Pagina dopo pagina, con un linguaggio profondo, intriso di emozioni forti, la Shelley racconta dell’amore tenace tra il padre di Mathilda e la sua adorata Diana, di come si è sentito perso dopo la morte di lei. Di come è stato costretto a fuggire, pur di non rivivere ogni giorno la morte della sua amata sul volto della figlia. 
Racconta le vicissitudini di Mathilda, il modo in cui è cresciuta, l’amore per la natura e per la musica, che la tramutano in una perfetta eroina del periodo romantico.
E poi, nella parte centrale, c’è il colpo di scena: il ritorno del padre dopo sedici anni. Questa ragazzina, cresciuta senza affetti, si attacca a lui, pensando di aver ritrovato il senso vero di una famiglia. Ma la vita spesso è ingiusta. E così l’amore di un padre si tramuta in qualcosa di più: in ossessione. 

Domani sera lo stesso tetto potrebbe non coprirci; lui o io dobbiamo partire. Il legame reciproco dei nostri destini è spezzato; dobbiamo essere divisi da mari, da terre. Le stelle e il sole non devono sorgere nello stesso momento per noi: n on deve dire, guardando la mezzaluna della luna: «Mathilda ora guarda la sua discesa.» No, tutto deve essere cambiato. Sia luce per lui quando è buio per me! Che senta il sole dell’estate mentre sono gelata dalle nevi dell’inverno! Che ci sia la distanza degli antipodi tra noi!

E per non cadere in fallo, l’uomo scappa nuovamente e stavolta l’epilogo sarà terribile.
Quando penso a questa parte, mi metto nei panni del povero Godwin. La figlia, concluso il romanzo, lo diede al padre per sottoporlo a revisione, ma William Godwin, sebbene avesse delle idee radicali riguardo al matrimonio e ad altri aspetti della vita, rimase di sasso. Lo definì “disgustoso e detestabile” e si rifiutò di ridarlo alla figlia, tant’è che venne pubblicato postumo nel 1959. Di certo temeva che i lettori potessero identificarlo con il padre del romanzo e accusarlo delle peggiori atrocità. 
Nell’ultima parte Mathilda finge il suicidio per poter vivere in completa solitudine. Dentro di sé nutre una profonda sofferenza e un forte senso di colpa. Riuscirà in parte a lenire il suo dolore grazie alla compagnia di Woodville, un giovane anch’egli vittima di un lutto.
Ma la morte incombe su di lei e Mathilda, dopo tutti i patimenti accumulati, l’attende quasi con un senso di liberazione.
A differenza delle altre recensioni che ho scritto, qui è stato necessario raccontare qualcosa di più della trama. Questo perché la ricchezza del romanzo non consiste tanto nell’intreccio, ma nella scrittura profonda ed evocativa della Shelley. 
Ho adorato il modo in cui mi ha reso partecipe dei suoi stati emotivi, di come ha tramutato la natura in uno specchio dei suoi sentimenti. Ho trovato tra le pagine l’idea di Sublime, tipica del Romanticismo.
Così dice Schiller:
Solo mediante la rappresentazione della natura sofferente si raggiunge il sublime.
Ed è proprio questa l’abilità maggiore dell’autrice. 

Perciò vi consiglio di leggere questo romanzo senza dare troppo peso alle vicende narrate, ma lasciandovi incantare dal modo “sublime” di Mary Shelley di raccontare ogni più piccolo stato d’animo. Solo così potrete cogliere la grandezza di questa scrittrice.

Rose

Profile Image for Cherry Pie.
930 reviews20 followers
July 25, 2019
Un grazie speciale ad Alessandra Micheli del blog Les Fleurs Du Mal per la collaborazione.

Certi autori vengono definiti eterni proprio perché capaci di fissare su carta emozioni, sensazioni e accadimenti che riguarderanno bene o male tutti noi, a prescindere dal secolo, dalla diversa società e dalle differenze culturali.

I classici non sono altro che meravigliosi specchi per trovare noi stessi, appuntare le verità morali e etiche, affrontare i difficili e ingarbugliati nodi della nostra società così solitaria, e soprattutto comprendere cosa distingue e cosa rende un libro un capolavoro.

La Darcy editore lo sa benissimo e ci regala piccole indispensabili chicche letterarie che possono servire ai lettori a ricordare un senso della bellezza ormai perduto, a causa della troppa pubblicità e del consumismo esasperato che divora anche il mondo letterario, e dell’autore che spesso si perde preda di mille voci contraddittorie che tentano di educarne il gusto, di livellare gli stili e di offuscare la voce tonante di signora fantasia.

Eppure è solo quella capace di portarci attraverso differenti piani esistenziali, in quel regno delle idee in cui ritroviamo i semi che, un giorno felice, diventeranno libri.

Quello che mi accingo a recensire è un testo “perduto” e dimenticato della grande Mary Shelley conosciuta (spero) per il capolavoro horror di Frankstein. Un libro molto contraddittorio, un libro a tratti scabroso, dai temi arditi e moderni, capaci di scioccare per la “brutalità” dello stile le menti venate di perbenismo della buona società vittoriana.

Con Mathilda, Mary continua la sua innovativa opera letteraria, proponendo con una grazia venata di una certa propensione alle atmosfere tenebrose, un tema infuocato e quasi assurdo da ritrovare in quell’epoca apparentemente così chiusa, ossia l’incesto.

Un amore malato che turba gli animi quello descritto con immagini forti, tratte da scenari naturali che sembrano seguire perfettamente i moti anemici della protagonista, individuo assetato di amore, incolpevole eppure così fragile da caricarsi di un’inesistente responsabilità verso il pernicioso corso degli eventi che la magia dello stile della Shelley ci mostra in tutta la sua affranta crudezza.

Partecipi di un dolore che oggi reputiamo assurdo, come se il diritto di essere amato, conosciuto, rispettato e protetto dai propri genitori fosse un lusso concesso solo ai rampolli delle famiglie perbene.

description

Ecco che, lungi dal reputare responsabile della pazzia il padre, reo di considerarla solo immagine sfuocata di un amore lontano e illusorio, Mathilda diventa essa stessa, perché educata in tal modo, il capro espiatorio del destino folle di un uomo che ha accettato ogni dono della vita come dovuto, fino a perdersi in strane e assurde congetture. Colpe inesistenti dunque, legate però alla concezione dell’epoca e forse della nostra, del suo sesso.

Lei donna, lei animo romantico e passionale, troppo per quei tempi costretti e improntati a un perbenismo di facciata, che riversa su un padre assente e profondamente egoista ogni suo afflato di tenerezza. Ed è questa la sua colpa: l’eccesso di tenerezza considerata la somma tentazione per un uomo fintamente perbene che tende a nascondersi e nascondere le proprie pulsioni più oscure.

Ecco che la fanciulla, tanto evanescente sulla carta da sembrare un’ombra essa stessa, concepisce il suo bisogno di amore non come un diritto, ma come un mero regalo del destino, beffardo e crudele, che dietro il paradiso nasconde spade acuminate. Una felicità quindi non considerata dovere e diritto, ma concessione compassionevole. Come se Mathilda non fosse “umana”.Un’anima angosciata perché, come spiega perfettamente ai suoi ascoltatori attoniti:

Quasi dall’infanzia sono stata privata di tutte le testimonianze di affetto che i bambini generalmente ricevono. Ho dovuto contare interamente sulle mie risorse, e ho gioito di ciò che potrei quasi chiamare piaceri innaturali, perché erano sogni e non realtà. La terra era per me una magica lanterna e io un’osservatrice e un’ascoltatrice ma non attrice.


Una bambina non cresciuta, con l’anima marchiata a fuoco dall’impronta del dolore, della colpa, rea di aver pagato la sua vita con la morte della madre, adorata e idealizzata come donna perfetta. Eppure è la sua bambina che si fa strada con vagiti forti e con un mondo interiore ricco e variegato che però, ahimè, resta non compiuto e che la rende poco avvezza ai fatti umani naturali e “normali” e più vicina a un regno delle ombre che l’epilogo sembra restituirle pietoso:

Non mi avete mai considerata parte di questo mondo, ma piuttosto un essere, che per una penitenza è stato inviato dal Regno delle Ombre e che trascorresse alcuni giorni piangendo sulla terra desiderosa di tornare nella sua patria natia.


Mathilda non è stata mai considerata una persona. Educata all’invisibilità, a scomparire lentamente giorno dopo giorno, fino all’attimo in cui comprende di non essere neanche per l’amato padre soggetto quanto piuttosto ricordo, o oggetto vano e lontano di rimpianti dolorosi.

E così Mathilda non è mai stata davvero viva perché nessuno si è mai preso la briga di farla nascere davvero. Perché per essere una bambina, una donna ha bisogno di concretezza, non solo di ideali e di idee. Non solo di immaginari scenari. Le idee dolorose e lievi come il vento hanno bisogno di movimento e di azione per non perdersi nel vento. In questo libro Wodville rappresenta la concretezza che a Matilde manca.

Rappresenta l’uomo che impara dal dolore, e lo rende uno stimolo per migliorare la vita di chi come lui è stato toccato dalle sue gelide dita. Ecco che forse ho l’ardire di asserire che Mathilda non è altro che il simbolo di una femminilità distrutta e annullata da una perniciosa mancanza di rispetto, quello che si deve non solo alla sua natura idealizzata ma alla materialità di un essere che prima di essere spirituale, evanescente, dolce angelo del focolare, consolazione degli afflitti, è carne e sangue, impegno e personalità.

Anche scomoda, anche infarcita di elementi meno paradisiaci. Ancora una volta un autore classico, con quella dicitura che sa quasi di sdegnoso disinteresse, ci dimostra di essere non solo più maturo intellettualmente di noi, ma anche di avere il coraggio di andare laddove anche gli angeli esitano.

Alessandra Micheli.
https://thedirtyclubofbooks.it/mathil...
Profile Image for Ali.
114 reviews4 followers
January 7, 2021
Ho letto questo libro in lingua originale per un gruppo di lettura e devo dire di provare sentimenti contrastanti: da un lato una storia morbosa, a tratti inquietanti, tra padre e figlia che non mi ha convinto del tutto, dall'altro uno degli stili più belli che abbia mai incontrato. Mary Shelley sapeva scrivere, non c'è dubbio. Molto melodrammatico, molto Romantico e molto gotico. Non lo rileggerei ma devo dire che mi ha intrigato parecchio. Alas!
Profile Image for Stefania Ultraviolet.
302 reviews7 followers
April 25, 2020
2.5 ⭐️
Decisamente troppo prolisso e sì, è un racconto di poco più di 100 pagine. La trama però si può davvero riassumere in due righe e per raccontarla certo non servivano 110 pagine. Una storia originale di cui ho comunque apprezzato il finale.
Profile Image for Sara Petrolini.
Author 12 books8 followers
December 31, 2022
Un libro prezioso per conoscere più a fondo l'opera e la personalità della grande autrice
Profile Image for Mariapple_93.
261 reviews3 followers
January 25, 2026
ENORME 🥺😍
Dolore, risentimento,paura, tristezza un tomo minuscolo ma PIENO di cose, si meriterebbe di essere più conosciuto
Profile Image for Elisa Belotti.
183 reviews20 followers
January 5, 2021
"Più volte ho ripercorso con la memoria le varie scene della mia breve vita; se il mondo è un palcoscenico e io sono solo un'attrice che vi recita, la mia parte è stata ben strana e, ahimè, tragica!".
Profile Image for cristiianclemente.
141 reviews5 followers
October 15, 2023
3.25⭐️/5
questo è un libro totalmente inaspettato, l’ho comprato esclusivamente per avere un primo approccio all’autrice e prima di leggere frankestein, la scrittura è a dir poco fantastica, il problema sta nella storia stessa che in alcuni punti è TROPPO prolissa. Ho apprezzato il finale tragico e scritto in maniera molto poetica. Inoltre il padre della protagonista e il tema trattato mi fanno vomitare, ma questa è un’altra storia lol
Profile Image for Sabrina.
Author 15 books138 followers
September 23, 2021
Oggi sono qui per parlarvi di un'opera firmata Darcy Edizioni, una di quelle che si abbina perfettamente al nome della casa editrice e al suo riportare a tempi antichi.
La figura di Mary Shelley mi ha sempre affascinata. Quando tempo fa lessi Frankenstein e mi venne raccontata in parte la sua storia privata, non potei non desiderare di conoscere meglio questa autrice dalla vita tormentata come fosse lei stessa un romanzo.
Così informati di qua, informati di là, sono arrivata alla conoscenza di Mathilda, un'opera che ho subito desiderato stringere tra le mani: che dire se non che la sua lettura mi ha del tutto stregata, così come la bellezza estetica con cui viene presentata l'edizione Darcy.
Ma andiamo a scoprire di cosa parla.
Mathilda (che inizialmente doveva chiamarsi The fields of Fancy -come l'opera mai completata dalla madre di Mary-) è un libro che in parte è autobiografico e chi conosce bene l'autrice se ne accorge subito, già dai primi "capitoli": metto tra parentesi capitoli perché altri non è, questo breve libro, che una lunga lettera che la nostra protagonista scrive a Woodville, un suo caro amico.
In questa lettera che narra tutta la sua vita, Mathilda racconta dapprima dei suoi genitori, del loro incontro e del loro amore, di quanto sia cresciuta felice sino a quando però, la madre non li lascia e il padre, profondamente ferito dal dolore della sua perdita, si allontana dalla figlia stessa.
Cresce con la zia fino a quando il padre, a sedici anni, vuole finalmente rivederla.
Quando ciò accade, però, qualcosa di scabroso coglie la vita della giovane: suo padre che si rende conto di amarla come un padre non dovrebbe amare una figlia, si toglie la vita.
Questo è ciò che porterà tantissimo altro dolore nella sua vita, tanto da spingerla a fingere la propria morte e isolarsi da tutti.
 
" Che senta il sole dell’estate mentre sono gelata dalle nevi dell’inverno! Che ci sia la distanza degli antipodi tra noi! "
 
Non vi parlerò anche della seconda parte del libro poiché mi piacerebbe lo scopriste da soli.
Questo è un libro che ti lacera l'anima, che ti dona così tante emozioni che a volte ti fanno persino male.
Se siete amanti del genere e se adorate l'autrice, quest'opera è una chicca che nella vostra libreria non deve mancare.
Super consigliato!
Profile Image for Gwen.
532 reviews12 followers
December 5, 2012
Una piacevole scoperta

"Mathilda" è un romanzo breve rimasto per molto tempo inedito. Il padre, nonché editore, di Mary Shelley si rifiutò non solo di pubblicare il manoscritto, ma addirittura di restituirlo alla figlia. Probabilmente ciò dipese dalla tematica scabrosa su cui si basa la storia della protagonista, in parte affine alle vicissitudini dell'autrice: Mathilda, rimasta orfana di madre e cresciuta da una zia poco incline all'affettuosità, incontra per la prima volta suo padre all'età di 16 anni. L'uomo, che l'aveva abbandonata neonata perché sconvolto dalla perdita della moglie, rivede nella figlia le fattezze e il temperamento della giovane sposa che tanto aveva amato. Questo sentimento diventa ben presto innaturale e cessa di essere amore paterno, fino a portare nella vita di Mathilda solitudine, morte e sciagure, oltre all'amara consapevolezza di essere un "mostro" per gli altri esseri umani proprio perché oggetto di una passione così insana. Eppure l'incesto non si consuma mai, riuscendo a distruggere le esistenze delle persone coinvolte già nella sua elaborazione teorica prima che pratica.
A raccontarci questa storia è Mathilda stessa, che ci conduce pagina dopo pagina nella ricerca di una personale redenzione da un destino tanto tragico:

I will begin my tale: it is my last task, and I hope I have strength sufficient to fulfil it. I record no crimes; my faults may easily be pardoned; for they proceeded not from evil motive but from want of judgement; and I believe few would say that they could, by a different conduct and superior wisdom, have avoided the misfortunes to which I am the victim. My fate has been governed by necessity, a hideous necessity. It required hands stronger than mine; stronger I do believe than any human force to break the thick, adamantine chain that has bound me [...]. But I forget myself, my tale is yet untold. I will pause a few moments, wipe my dim eyes, and endeavour to lose the present obscure but heavy feeling of unhappiness in the more acute emotions of the past.
This entire review has been hidden because of spoilers.
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