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Practicalities
"It's the women who upset the applecart. Between themselves they talk only about the practicalities of life", declares Duras in this collection of her transcribed conversations with friend Jerome Beaujour. Some of her free-ranging meditations are short and deceptively simple, while many are autobiographical and reveal her most intimate thoughts about motherhood, her struggle with alcohol, her love for a younger man, and more.
143 pages, Paperback
First published January 1, 1987
About the author
Marguerite Duras
373 books3,544 followersMarguerite Germaine Marie Donnadieu, (4 April 1914 -3 March 1996) known as Marguerite Duras, was a French novelist, playwright, screenwriter, essayist, and experimental filmmaker.
Her script for the film Hiroshima mon amour (1959) earned her a nomination for Best Original Screenplay at the Academy Awards.
Her script for the film Hiroshima mon amour (1959) earned her a nomination for Best Original Screenplay at the Academy Awards.
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Community Reviews
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
July 28, 2025
La verità viene raccontata attraverso schegge impazzite di lucidità, ma le loro traiettorie – apparentemente senza un senso, senza una strada vera da seguire o una direzione da prendere – sono, in realtà, sempre mediate, controllate dallo sguardo vigile di Duras, che si concede e – allo stesso tempo – si nasconde, quasi ad alimentare il suo stesso mistero.
Il racconto orale, un flusso continuo e ininterrotto di parole che si affastellano una sull’altra, una dentro l’altra fino a creare immagini vivide e dolorose, si tramuta in scrittura e la scrittura viene limata, riletta, pronunciata nuovamente nella mente, come se ora Duras parlasse solo a sé stessa, senza nessuno ad ascoltarla, a leggerla.
Dalle sue parole, è facile immaginare Marguerite Duras seduta a un tavolo, da qualche parte in una delle sue case (forse a Parigi, forse a Trouville, forse a Neauphle) o forse in un luogo senza tempo e senza spazio in cui si può solo esistere, solo parlare fino a dire tutto, tutto il possibile su sé stessi, sugli altri, sull’amore, sulla scrittura, sugli uomini, sulle case e sulle donne che le abitano. Parla a noi, al suo interlocutore, alla sua anima sofferente, ripercorre le sue crisi con una semplicità che ha qualcosa di inevitabile, come l’esistenza.
Continuiamo a parlare, a pensare, a scrivere, perché speriamo di poter riempire il vuoto, perché abbiamo paura del silenzio che si deposita sulle cose, sulla nostra stessa mente, che la intorpidisce e la rende pesante, stanca, incapace di lottare ancora, presa com’è da tutto quello che ci sembra impossibile raccontare. Le storie, i libri, e la vita vera si intrecciano, la finzione è solo l’altra faccia della verità, ci permette di credere che ci possa essere sempre un altro modo per ricordare, per tornare al passato.
Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Il racconto orale, un flusso continuo e ininterrotto di parole che si affastellano una sull’altra, una dentro l’altra fino a creare immagini vivide e dolorose, si tramuta in scrittura e la scrittura viene limata, riletta, pronunciata nuovamente nella mente, come se ora Duras parlasse solo a sé stessa, senza nessuno ad ascoltarla, a leggerla.
Dalle sue parole, è facile immaginare Marguerite Duras seduta a un tavolo, da qualche parte in una delle sue case (forse a Parigi, forse a Trouville, forse a Neauphle) o forse in un luogo senza tempo e senza spazio in cui si può solo esistere, solo parlare fino a dire tutto, tutto il possibile su sé stessi, sugli altri, sull’amore, sulla scrittura, sugli uomini, sulle case e sulle donne che le abitano. Parla a noi, al suo interlocutore, alla sua anima sofferente, ripercorre le sue crisi con una semplicità che ha qualcosa di inevitabile, come l’esistenza.
Continuiamo a parlare, a pensare, a scrivere, perché speriamo di poter riempire il vuoto, perché abbiamo paura del silenzio che si deposita sulle cose, sulla nostra stessa mente, che la intorpidisce e la rende pesante, stanca, incapace di lottare ancora, presa com’è da tutto quello che ci sembra impossibile raccontare. Le storie, i libri, e la vita vera si intrecciano, la finzione è solo l’altra faccia della verità, ci permette di credere che ci possa essere sempre un altro modo per ricordare, per tornare al passato.
Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
November 18, 2024
Nella Autobiografia in movimento di Deborah Levy, che ho letto da poco e che mi ha aiutato ad uscire da una fase di lettura stagnante, questo libriccino di Duras è citato spessissimo. Stralci brevissimi ma densi e magnetici che mi hanno spinto a cercarlo e, poco dopo, a scoprire che da anni non è più dato alle stampe.
La cosa, ovviamente, mi ha motivato ancora di più a leggerlo. E così, una telefonata ad una collega bibliotecaria più tardi, eccomi qua.
Ci sono arrivato decisamente troppo presto.
È un libro "dentro" Duras in maniera assoluta, indigeribile per chi come me ha letto - forse? Non ne sono neanche più sicuro, anche perché risale alla mia era di lettore precedente a GR - solo L'amante. Ci sono riflessioni acute e spunti vibranti, gli stessi che ho trovato nella trilogia di Levy, ma il resto è comprensibile solo a chi questa autrice la conosce molto meglio di me.
Non ho colto i riferimenti e non avevo riscontri biografici su cui puntellarmi: cosa puoi dire, dunque, di un'egomaniaca come Duras, se non che non deve essere stata una persona particolarmente amabile da avere vicino?
Lontano dalla sua produzione, e quindi da lei, mi sono ritrovato sprovvisto di quella famigliarità tenera che ti permette di chiudere un occhio, o due, sui difetti altrui. Così, tolte alcune illuminazioni improvvise, come le pagine dolorose sull'alcolismo, mi è rimasto poco - pur riconoscendo in questo volume un palese antesignano di molti altri, arrivati più tardi, che ho amato moltissimo.
Non mi ha neanche spinto, in tutta sincerità, a recuperare altro di Duras. Ma non si può dare per certo il futuro. Se mai succederà, prometto di tornare anche qua per capirla meglio.
La cosa, ovviamente, mi ha motivato ancora di più a leggerlo. E così, una telefonata ad una collega bibliotecaria più tardi, eccomi qua.
Ci sono arrivato decisamente troppo presto.
È un libro "dentro" Duras in maniera assoluta, indigeribile per chi come me ha letto - forse? Non ne sono neanche più sicuro, anche perché risale alla mia era di lettore precedente a GR - solo L'amante. Ci sono riflessioni acute e spunti vibranti, gli stessi che ho trovato nella trilogia di Levy, ma il resto è comprensibile solo a chi questa autrice la conosce molto meglio di me.
Non ho colto i riferimenti e non avevo riscontri biografici su cui puntellarmi: cosa puoi dire, dunque, di un'egomaniaca come Duras, se non che non deve essere stata una persona particolarmente amabile da avere vicino?
Lontano dalla sua produzione, e quindi da lei, mi sono ritrovato sprovvisto di quella famigliarità tenera che ti permette di chiudere un occhio, o due, sui difetti altrui. Così, tolte alcune illuminazioni improvvise, come le pagine dolorose sull'alcolismo, mi è rimasto poco - pur riconoscendo in questo volume un palese antesignano di molti altri, arrivati più tardi, che ho amato moltissimo.
Non mi ha neanche spinto, in tutta sincerità, a recuperare altro di Duras. Ma non si può dare per certo il futuro. Se mai succederà, prometto di tornare anche qua per capirla meglio.
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July 16, 2026sollievo di aver finito questa immersione di dolore
April 8, 2024
"Non sanno che il disordine, vale a dire l'accumulazione dei beni, deve essere risolto in un modo estremamente doloroso, con la separazione da quei beni. Credo che tutte le donne soffrano di questo, di non saper gettare, separarsi. Ci sono famiglie che, quando hanno una casa grande, conservano tutto per tre secoli, i bambini, il signor conte, sindaco del villaggio, i vestiti, i giocattoli.
Io ho buttato e l'ho rimpianto. Si rimpiange sempre di aver buttato via le cose in un certo momento della vita. Ma se non si butta niente, se non ci si disfa di qualcosa, se si vuol serbare il tempo, si può passare tutta la vita a riordinare, ad archiviare la vita. Accade di frequente che le donne conservino le bollette del gas e della luce per vent'anni, senz'altra ragione che quella di archiviare il tempo, archiviare i loro meriti, il tempo vissuto e di cui non resta niente."
"Non ci sono fotografie della nostra bisnonna. Possiamo cercare per mare e per terra, non ce n'è una. Se appena vi si pensa, l'assenza di fotografia diventa una mancanza essenziale e perfino un problema. Come hanno vissuto senza foto? Non c'è niente che resti dopo la morte, del volto e del corpo. Nessuna precisa testimonianza del sorriso. E se alla gente avessero detto che ci sarebbe stata la fotografia, ne sarebbe stata turbata, spaventata. Io credo che, contrariamente a ciò che la gente avrebbe pensato e che ancora si pensa, la fotografia favorisca l'oblio. Nel mondo moderno essa ha tendenzialmente questa funzione. Il volto fisso e piatto, a portata di mano, di un morto o di un bambino piccolo è sempre soltanto un'immagine su un milione d'immagini che abbiamo nella mente. E la pellicola del milione di immagini sarà sempre la stessa pellicola. Il che conferma la morte. Non so a che cosa sia servita la fotografia all'inizio, nella prima metà dell'Ottocento, che senso avesse per l'individuo, al fondo della sua solitudine, se era per rivedere i morti o per vedersi lui. Vedersi lui, ne sono certa. Si è sempre sconcertati o meravigliati, sempre stupiti, davanti alla propria fotografia. Si è sempre più irreali dell'altro. È noi stessi che vediamo di meno, nella vita, compreso nella falsa prospettiva dello specchio, rispetto all'immagine compassata di sé che si vuol fissare, la migliore, quella del volto agguerrito che si tenta di mettere insieme quando si posa per la fotografia."
Io ho buttato e l'ho rimpianto. Si rimpiange sempre di aver buttato via le cose in un certo momento della vita. Ma se non si butta niente, se non ci si disfa di qualcosa, se si vuol serbare il tempo, si può passare tutta la vita a riordinare, ad archiviare la vita. Accade di frequente che le donne conservino le bollette del gas e della luce per vent'anni, senz'altra ragione che quella di archiviare il tempo, archiviare i loro meriti, il tempo vissuto e di cui non resta niente."
"Non ci sono fotografie della nostra bisnonna. Possiamo cercare per mare e per terra, non ce n'è una. Se appena vi si pensa, l'assenza di fotografia diventa una mancanza essenziale e perfino un problema. Come hanno vissuto senza foto? Non c'è niente che resti dopo la morte, del volto e del corpo. Nessuna precisa testimonianza del sorriso. E se alla gente avessero detto che ci sarebbe stata la fotografia, ne sarebbe stata turbata, spaventata. Io credo che, contrariamente a ciò che la gente avrebbe pensato e che ancora si pensa, la fotografia favorisca l'oblio. Nel mondo moderno essa ha tendenzialmente questa funzione. Il volto fisso e piatto, a portata di mano, di un morto o di un bambino piccolo è sempre soltanto un'immagine su un milione d'immagini che abbiamo nella mente. E la pellicola del milione di immagini sarà sempre la stessa pellicola. Il che conferma la morte. Non so a che cosa sia servita la fotografia all'inizio, nella prima metà dell'Ottocento, che senso avesse per l'individuo, al fondo della sua solitudine, se era per rivedere i morti o per vedersi lui. Vedersi lui, ne sono certa. Si è sempre sconcertati o meravigliati, sempre stupiti, davanti alla propria fotografia. Si è sempre più irreali dell'altro. È noi stessi che vediamo di meno, nella vita, compreso nella falsa prospettiva dello specchio, rispetto all'immagine compassata di sé che si vuol fissare, la migliore, quella del volto agguerrito che si tenta di mettere insieme quando si posa per la fotografia."
June 27, 2023
Il caos di questo libro, ma anche la sua sincerità, la sua crudezza e la sua purezza. Non dimenticherò certe sue pagine, in particolare quelle legate all'alcool e alle visioni notturne.
December 24, 2018
La scrittura frammentaria della Duras ci trascina all'interno della vita materiale, nel quotidiano, che soffoca la nostra esistenza e da cui nascono diversi spunti di riflessione. Un libro che parla di tutto: dal femminismo all'orientamento sessuale, dall'amore all'alcool, dalla dipendenza alla scrittura, dalla fama alle allucinazioni. Un'autostrada, da cui l'auto imbocca diverse direzioni che la Duras vuole affrontare tutte assieme ma, a causa dei limiti materiale, può indagare solo una alla volta.
Un racconto estremamente intimo, che fa riferimenti ad altri suoi libri, ad eventi della sua vita (come sempre, nei romanzi della Duras. Il contesto autobiografico è centrale), raccontati a Jérôme Beaujour, che sono stati raccolti in un unico volume.
La Duras ha questa capacità di superare l'apparenza e penetrare all'interno delle cose, tentando di svelare i meccanismi che l'hanno portata ad essere ciò che è, attraverso un resoconto più o meno confusionario e astratto della sua vita, di cui, più che riportare gli eventi o pretendere di raccontarli in modo realistico, ci fa testimoni di sentimenti e pensieri che offuscavano la sua mente in quel particolare periodo della sua esistenza.
Un racconto estremamente intimo, che fa riferimenti ad altri suoi libri, ad eventi della sua vita (come sempre, nei romanzi della Duras. Il contesto autobiografico è centrale), raccontati a Jérôme Beaujour, che sono stati raccolti in un unico volume.
La Duras ha questa capacità di superare l'apparenza e penetrare all'interno delle cose, tentando di svelare i meccanismi che l'hanno portata ad essere ciò che è, attraverso un resoconto più o meno confusionario e astratto della sua vita, di cui, più che riportare gli eventi o pretendere di raccontarli in modo realistico, ci fa testimoni di sentimenti e pensieri che offuscavano la sua mente in quel particolare periodo della sua esistenza.
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March 8, 2024Non il miglior libro per cominciare Duras, forse... la scrittura è indubbiamente splendida, ma, trattandosi di una raccolta di pensieri/aneddoti, non ha molto da offrire. Inoltre, tutti le riflessioni che fa sulla propria scrittura sono funzionali solo se si ha una minima conoscenza pregressa. Magari lo rileggerò dopo aver approfondito meglio il repertorio
November 12, 2018
Ottima serie di racconti che fanno entrare dentro la mentre dell'autrice e delle sue ossessioni e insicurezze.
April 24, 2024
come invidio gli intellettuali
April 4, 2013
Marguerite Duras per me ha sempre qualcosa di speciale. La vita materiale, con L’Amante della Cina del Nord e Scrivere, è entrato a far parte dei miei preferiti di quest’autrice.
Non è un romanzo. Si tratta di trascrizioni di conversazioni tra l’autrice e Jérôme Beaujour successivamente rivedute e corrette dalla stessa Duras. Ci sono cose dette sui suoi libri,, sulla scrittura e sui suoi riti, sulla famiglia e sulla scrittura che convive con la famiglia, sugli uomini e sugli amanti.
La scrittura si rapporta anche al luogo in cui si scrive, la casa. Duras parla delle sue case quasi senza descriverle ma facendocele intuire dalle loro ombre, dalle storie che hanno contenuto, dai tavoli pieni di manoscritti poi gettati nel caminetto a uscita del libro avvenuta. Case e luoghi in cui ha vissuto più o meno bene, tra cui Parigi. Parigi riemerge anche con il problema dell’alcolismo, combattutto più volte e altrettante volte uscito vittorioso su di lei. Le ultime pagine sono molto dure, mi hanno fatto quasi paura. La Duras narra di quei periodi di disintossicazione dall’alcool accompagnati da allucinazioni. Personaggi che non la abbandonavano neppure quando i trattamenti terminavano. Il libro si chiude con un senso d’impotenza dopo che una di queste allucinazioni se ne va (un uomo dai capelli grigi crespi e gli occhi azzurri) e l’autrice pur sollevata si rammarica di non averlo compreso.
Non è un romanzo. Si tratta di trascrizioni di conversazioni tra l’autrice e Jérôme Beaujour successivamente rivedute e corrette dalla stessa Duras. Ci sono cose dette sui suoi libri,, sulla scrittura e sui suoi riti, sulla famiglia e sulla scrittura che convive con la famiglia, sugli uomini e sugli amanti.
La scrittura si rapporta anche al luogo in cui si scrive, la casa. Duras parla delle sue case quasi senza descriverle ma facendocele intuire dalle loro ombre, dalle storie che hanno contenuto, dai tavoli pieni di manoscritti poi gettati nel caminetto a uscita del libro avvenuta. Case e luoghi in cui ha vissuto più o meno bene, tra cui Parigi. Parigi riemerge anche con il problema dell’alcolismo, combattutto più volte e altrettante volte uscito vittorioso su di lei. Le ultime pagine sono molto dure, mi hanno fatto quasi paura. La Duras narra di quei periodi di disintossicazione dall’alcool accompagnati da allucinazioni. Personaggi che non la abbandonavano neppure quando i trattamenti terminavano. Il libro si chiude con un senso d’impotenza dopo che una di queste allucinazioni se ne va (un uomo dai capelli grigi crespi e gli occhi azzurri) e l’autrice pur sollevata si rammarica di non averlo compreso.
November 16, 2021
La scrittura frammentaria della Duras ci trascina all'interno della vita materiale, nel quotidiano, che soffoca la nostra esistenza e da cui nascono diversi spunti di riflessione. Un libro che parla di tutto: dal femminismo all'orientamento sessuale, dall'amore all'alcool, dalla dipendenza alla scrittura, dalla fama alle allucinazioni. Un'autostrada, da cui l'auto imbocca diverse direzioni che la Duras vuole affrontare tutte assieme ma, a causa dei limiti materiale, può indagare solo una alla volta.
Un racconto estremamente intimo, che fa riferimenti ad altri suoi libri, ad eventi della sua vita (come sempre, nei romanzi della Duras. Il contesto autobiografico è centrale), raccontati a Jérôme Beaujour, che sono stati raccolti in un unico volume.
La Duras ha questa capacità di superare l'apparenza e penetrare all'interno delle cose, tentando di svelare i meccanismi che l'hanno portata ad essere ciò che è, attraverso un resoconto più o meno confusionario e astratto della sua vita, di cui, più che riportare gli eventi o pretendere di raccontarli in modo realistico, ci fa testimoni di sentimenti e pensieri che offuscavano la sua mente in quel particolare periodo della sua esistenza.
Un racconto estremamente intimo, che fa riferimenti ad altri suoi libri, ad eventi della sua vita (come sempre, nei romanzi della Duras. Il contesto autobiografico è centrale), raccontati a Jérôme Beaujour, che sono stati raccolti in un unico volume.
La Duras ha questa capacità di superare l'apparenza e penetrare all'interno delle cose, tentando di svelare i meccanismi che l'hanno portata ad essere ciò che è, attraverso un resoconto più o meno confusionario e astratto della sua vita, di cui, più che riportare gli eventi o pretendere di raccontarli in modo realistico, ci fa testimoni di sentimenti e pensieri che offuscavano la sua mente in quel particolare periodo della sua esistenza.
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