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Foucault’s Pendulum
International bestselling and award-winning author Umberto Eco's Foucault's Pendulum is "an intellectual adventure story, as sensational, thrilling, and packed with arcana as Raiders of the Lost Ark or The Count of Monte Cristo" (The Washington Post Book World).
Bored with their work, three Milanese editors cook up "the Plan," a hoax that connects the medieval Knights Templar with other occult groups from ancient to modern times. This produces a map indicating the geographical point from which all the powers of the earth can be controlled — a point located in Paris, France, at Foucault’s Pendulum. But in a fateful turn the joke becomes all too real, and when occult groups, including Satanists, get wind of the Plan, they go so far as to kill one of the editors in their quest to gain control of the earth.
Orchestrating these and other diverse characters into his multilayered semiotic adventure, Eco has created a superb cerebral entertainment.
Bored with their work, three Milanese editors cook up "the Plan," a hoax that connects the medieval Knights Templar with other occult groups from ancient to modern times. This produces a map indicating the geographical point from which all the powers of the earth can be controlled — a point located in Paris, France, at Foucault’s Pendulum. But in a fateful turn the joke becomes all too real, and when occult groups, including Satanists, get wind of the Plan, they go so far as to kill one of the editors in their quest to gain control of the earth.
Orchestrating these and other diverse characters into his multilayered semiotic adventure, Eco has created a superb cerebral entertainment.
623 pages, Paperback
First published October 4, 1988
About the author
Umberto Eco
912 books12.4k followersUmberto Eco was an Italian medievalist, philosopher, semiotician, novelist, cultural critic, and political and social commentator. In English, he is best known for his popular 1980 novel The Name of the Rose, a historical mystery combining semiotics in fiction with biblical analysis, medieval studies and literary theory, as well as Foucault's Pendulum, his 1988 novel which touches on similar themes.
Eco wrote prolifically throughout his life, with his output including children's books, translations from French and English, in addition to a twice-monthly newspaper column "La Bustina di Minerva" (Minerva's Matchbook) in the magazine L'Espresso beginning in 1985, with his last column (a critical appraisal of the Romantic paintings of Francesco Hayez) appearing 27 January 2016. At the time of his death, he was an Emeritus professor at the University of Bologna, where he taught for much of his life. In the 21st century, he has continued to gain recognition for his 1995 essay "Ur-Fascism", where Eco lists fourteen general properties he believes comprise fascist ideologies.
Eco wrote prolifically throughout his life, with his output including children's books, translations from French and English, in addition to a twice-monthly newspaper column "La Bustina di Minerva" (Minerva's Matchbook) in the magazine L'Espresso beginning in 1985, with his last column (a critical appraisal of the Romantic paintings of Francesco Hayez) appearing 27 January 2016. At the time of his death, he was an Emeritus professor at the University of Bologna, where he taught for much of his life. In the 21st century, he has continued to gain recognition for his 1995 essay "Ur-Fascism", where Eco lists fourteen general properties he believes comprise fascist ideologies.
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September 26, 2017
«Io dico che esiste una società segreta con ramificazioni in tutto il mondo, che complotta per diffondere la voce che esiste un complotto universale.»
Il Vero, l'Ignoto e il Falso.
Dopo "il Nome Della Rosa" dove le necessarie e dilaganti divagazioni sulle storia, credenze e la filosofia medioevali servono al lettore per calarsi nel contesto quindi giudicare senza senno di poi, Eco pubblica il secondo romanzo come classe generale delle contese culturali, il primo essendo solo un caso particolare. Da vero raffinato bastardo che scrisse il primo come esca, non solo non include le utilissime spieghe ma annida l'intero plot in un contesto che pochi lettori hanno incontrato direttamente: le aziende culturali, una casa editrice, intellettuali, università e librerie.
Crescendo alcuni cercano di imparare, e c'è chi poi insegna, pochissimi possono imparare cose nuove, cercandole e scovandole: la maggioranza del sapere è Tradizione o Accademia. Puoi indirizzare le tue capacità dove vuoi, entro le cose per le quali sei un minimo portato.
Una cosa però è obbligatorio saperla: come sai che ciò che sai è vero?
Per il discente è un sano interesse egoistico, per il docente diventa addirittura la sua legittimazione. Falso profeta, non c'è insulto peggiore! Il Pendolo è una colossale metafora del Sapere, per "fissare" il quale bisogna prima trovare un criterio di verità. Per la scienza fu arduo ma lo si trovò: la falsificabilità. Una cosa è vera finché non si prova che è falsa. Ciò che non si può provare se sia vero o falso è fuori dalla scienza, ma non è che per questo cessi di esistere o sia meno importante: dato che per quasi tutta la nostra vita siamo impegnati in faccende non scientifiche che abbisognano pure loro di un criterio oppure brancoleremmo nel buio. Un criterio che dev'essere fisso, ed ecco la perfezione della metafora col Pendolo di Foucault: «insieme ruotavamo sotto il Pendolo che in realtà non cambiava mai la direzione del proprio piano, perché lassù, da dove esso pendeva, e lungo l'infinito prolungamento ideale del filo, in alto verso le più lontane galassie, stava, immobile per l'eternità, il Punto Fermo. La terra ruotava ma il luogo ove il filo era ancorato era l'unico punto fisso dell'universo.»
Salvo che la soluzione è ancora debole perché quel punto immobile, il centro dell'universo cui attorno tutto ruota, si dimostra che può essere ovunque (l'Universo infatti, secondo il teorema di Dante-Einstein-Borges, è un'ipersfera, ha cioè infiniti centri, e l'universo culturale umanistico non è dissimile). Bene il punto fisso l'abbiamo trovato, ma qual è il privilegiato? È un enigma mica da ridere, la ricerca del quale può far sorgere (da I a IV, i rischi intrinseci della ricerca):
I - sicumera pericolosa: «Ora penso invece che il mondo sia un enigma benigno, che la nostra follia rende terribile perché pretende di interpretarlo secondo la propria verità»
II - o scoramento: «Ma allora, se l'essere è così vuoto e fragile da sostenersi solo sull'illusione di coloro che cercano il suo segreto, davvero - come diceva Amparo la sera nella tenda, dopo la sua sconfitta - allora non c'è redenzione, siamo tutti degli schiavi, dateci un padrone, ce lo meritiamo...» perché: «L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli. La sinarchia svolge la stessa funzione su dimensioni più ridotte». Il cervello umano infatti, evolutosi per cacciare il cinghiale o raccogliere bacche, è naturalmente finalistico. Ci vogliono anni di duro addestramento e inflessibile disciplina per non applicare il finalismo dov'è inappropriato: in tutti quei problemi che il cacciatore raccoglitore non dovette affrontare.
III - o lamento sterile: «Eppure - non mi prenderà mica sul serio, vero Casaubon? No, posso stare tranquillo, siamo gente che non prende sul serio... Eppure, dicevo, la sensazione è che uno nella vita ha attaccato il Pendolo da tante parti, e non ha mai funzionato, e là, al Conservatoire, funziona così bene... E se nell'universo ci fossero punti privilegiati? Qui sul soffitto di questa stanza? No, non ci crederebbe nessuno. Ci vuole atmosfera. Non so, forse stiamo sempre cercando il punto giusto, forse è vicino a noi, ma non lo riconosciamo, e per riconoscerlo bisognerebbe crederci...»
IV - o cinismo sofista-nichilista «Credo non ci sia più differenza, a un certo punto, tra abituarsi a fingere di credere e abituarsi a credere.» Ma nei secoli un altro criterio soccorrevole lo si è trovato: se i punti fissi sono infiniti, invece di cercare il privilegiato, cerchiamo relazioni plausibili tra i punti che sono fissi – ognuno per la propria disciplina – «Il criterio era rigoroso, e credo sia lo stesso seguito dai servizi segreti: non ci sono informazioni migliori delle altre, il potere sta nello schedarle tutte, e poi cercare le connessioni. Le connessioni ci sono sempre, basta volerle trovare.»
Se si parla di servizi segreti si chiama dossieraggio, ma nella cultura ha il nome di Enciclopedia: l'ipertesto relazionale.
È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Nel mezzo ci sono (da 1 a 5, i rischi esterni: i nemici):
1 - Illusi: «è un filone d'oro. Io mi son reso conto che quelli mangiano di tutto, purché sia ermetico, come diceva lei, purché dica il contrario di quel che han trovato sui libri di scuola. E credo che sia anche un dovere culturale: non sono un benefattore per vocazione, ma in questi tempi così bui offrire a qualcuno una fede, uno spiraglio sul sovrannaturale...»
2 - Cialtroni sincretistici: «…mi ha detto che lei viene dal Brasile e ha assistito a dei riti satanici di quei selvaggi di laggiù... Va bene, poi mi dirà esattamente che cosa erano, ma fa lo stesso. Il Brasile è qui, signori. Sono entrato l'altro giorno in prima persona in quella libreria, come si chiama, fa lo stesso, era una libreria che sei o sette anni fa vendeva dei testi anarchici, rivoluzionari, tupamari, terroristi, dirò di più, marxisti.... Ebbene? Come si è riciclata? Con le cose di cui parlava Bramanti. È vero, oggi siamo in un'epoca di confusione e se andate in una libreria cattolica, che una volta c'era solo il catechismo, adesso vi trovate anche la rivalutazione di Lutero, ma almeno non venderebbero un libro in cui si dice che la religione è tutta una truffa. Invece in queste librerie che dico io si vende l'autore che ci crede e quello che ne dice corna, purché tocchino un argomento come dire...»
3 - Tronfi ignoranti: «forse gli autori universitari non li ha mai incontrati, ma li ha letti, e li ha letti come se fossero uguali a lui. Quella è gente che qualsiasi cosa gli diciate pensano che si riferisca al loro problema, come la storia del gatto che i due coniugi litigavano per il divorzio e lui pensava che discutessero sulle frattaglie per la sua colazione.»
4 - Falliti totali: «Ma se vuole un'interpretazione più terra terra, è come la storiella del balbuziente che dice che non l'hanno assunto come annunciatore alla radio perché non è iscritto al partito. Bisogna sempre attribuire a qualcuno i propri fallimenti, le dittature trovano sempre un nemico esterno per unire i propri seguaci. Come diceva quel tale, per ogni problema complesso c'è una soluzione semplice, ed è sbagliata.»
5 - Vicoli ciechi: «Il dottor Wagner - un austriaco che da anni professava a Parigi, da cui la pronuncia "Wagnère" per chi voleva millantarne la consuetudine - da circa dieci anni veniva invitato regolarmente a Milano da due gruppi rivoluzionari dell'immediato post-sessantotto. Se lo disputavano, e naturalmente ciascun gruppo dava una versione radicalmente alternativa del suo pensiero. Come e perché quest'uomo famoso avesse accettato di farsi sponsorizzare dagli extraparlamentari non ho mai capito. Le teorie di Wagner non avevano colore, per così dire, e lui se voleva poteva essere invitato dalle università, dalle cliniche, dalle accademie. Credo che avesse accettato l'invito di costoro perché era sostanzialmente un epicureo, e pretendeva rimborsi spese principeschi. I privati potevano mettere insieme più soldi delle istituzioni, e per il dottor Wagner questo significava viaggio in prima classe, albergo di lusso, più le parcelle per conferenze e seminari, calcolate secondo il suo tariffario di terapeuta. Perché poi i due gruppi trovassero una fonte di ispirazione ideologica nelle teorie di Wagner era un'altra storia. Ma in quegli anni la psicoanalisi di Wagner appariva abbastanza decostruttiva, diagonale, libidinale, non cartesiana, da suggerire spunti teorici all'attività rivoluzionaria. Risultava complicato farla digerire agli operai, e forse per questo i due gruppi, a un certo punto, furono costretti a scegliere tra gli operai e Wagner, e scelsero Wagner. Fu elaborata l'idea che il nuovo soggetto rivoluzionario non fosse il proletario ma il deviante. «Invece di far deviare i proletari meglio proletarizzare i devianti, ed è più facile, dati i prezzi del dottor Wagner,» mi disse un giorno Belbo. Quella dei wagneriani fu la rivoluzione più costosa della storia.»
Insomma è dura ma, come provano gli ultimi 7500 anni di storia, a fatica si va avanti: c'è però un nemico ancora più subdolo. Il costruttore di Enciclopedie alternative, non c'è modo di sfuggirgli. Il semplice fatto che tentiamo di costruirne una "vera e giusta", libera le forze necessarie per costruirne altre "col materiale di scarto", enciclopedie inferiori. E se pure ne facessimo una completamente farlocca, con solo una valenza favolistica, le forze si scatenerebbero lo stesso, che la natura aborre il vuoto. Per cui se una voce di Enciclopedia è dossieraggio, allora un'intera Enciclopedia è un complotto, sia se buona: «Un complotto, se complotto dev'essere, è segreto. Ci dev'essere un segreto conoscendo il quale noi non saremmo più frustrati, perché o sarebbe il segreto che ci porta alla salvezza o il conoscere il segreto si identificherebbe con la salvezza. Esiste un segreto così luminoso? Certo, a patto di non conoscerlo mai. Svelato, non potrebbe che deluderci.» sia se cattiva.
Il libro è soprattutto la storia di quella cattiva, anzi pessima.
Tre persone affascinate dal Falso, ne creano un'Enciclopedia. Tra Cabala, Templari, Ermetismo, Politica, Amore e Sesso, Editoria e Storia, vengono presi sul serio, il falso viene creduto vero «Se temi un complotto organizzalo, così tutti quelli che potrebbero aderirvi cadono sotto il tuo controllo.» e si passa all'azione sfrenata. Il meccanismo per il quale il falso piace, sembra l'azione di certi letali veleni enzimatici che si accoppiano all'enzima come se fossero la sostanza prevista per somiglianza, rovinandolo; inoltre il falso è desiderato, e la soddisfazione del desiderio vince sul bisogno di verità. Un po', un po' tanto, come certi amori sbagliati. Il desiderio va sorvegliato, specie in prossimità della verosimiglianza più brillante.
Da questi ultimi due impasse come se ne esce? (breve elenco degli attrezzi, ferramenta, armi per la "kulturkampf").
a) Col riduzionismo più sfrenato, tipo il Rasoio di Occam: «perché su entrambi i lati dell'Atlantico si trovano piramidi?» «Perché è più facile costruire piramidi che sfere. Perché il vento produce le dune a forma di piramidi e non di Partenone.» "Odio lo spirito dell'Illuminismo," disse Diotallevi.»
b) Il rasoio di Eva: «Pim,» mi aveva detto Lia, «ho visto le tue schede, perché le debbo riordinare io. Qualsiasi cosa i tuoi diabolici scoprano è già qui, guarda bene,» e si batteva la pancia, i fianchi, le cosce e la fronte. Seduta così, le gambe larghe che tendevano la gonna, frontalmente, sembrava una balia solida e florida - lei così esile e flessuosa - perché una saggezza pacata la illuminava di autorità matriarcale.» (Peccato non allegare tutte le pagine della grandiosa arringa di Lia, l'unico genio del Pendolo di Foucault è una donna, femminile seppur granitica, è una delle poche spieghe palesi del libro ma dura pagine. Le altre donne sono meno cospicue, Amparo se la racconta alla grande e Lorenza Pellegrini è l'Allumeuse per Nerd, ma sempre essenziali: sono le donne qui - giustamente - che sparigliano i giochi.)
c) Un'ipotesi di studio, ma meritevole «È possibile che la realtà non solo superi la finzione, ma la preceda, ovvero corra in anticipo a riparare i danni che la finzione creerà?»
d) Accettando che mentre si fa ordine si generi una parte di caos, e limitandosi: che oltre un certo punto l'azione genera sempre più caos di quanto lo riduca.
e) La volontà: non c'è una macchina o un dio o una cultura che ci salveranno in sé, occorre agire.
Ah, se vi sembra aver trovato riferimenti o addirittura anticipazioni alla storia, alla religione, alla politica (segnatamente gli anni '70 ma se penso al deviante, agli uno vale uno, al cazzipropri, ai tutto tranne quello che si è imparato a scuola... è puro contemporaneo), alla filosofia e ad altri accidenti umani, non sono in genere esplicitamente voluti. È che questo problema millenario ed i suoi tentativi di soluzione, non sono altro che la storia della cultura (e dei suoi reciproci, ignoranza e falsità), che si ripete nei secoli e innerva molto, seppur come ben sa Lia, non tutto.
Non il Corpo che è preculturale e quasi tutte le rivoluzioni che al Corpo si rifanno, demoliscono tutta la cultura che qualcuno ci ha costruito sopra. Il Corpo è zona culturalmente sismica.
Il Vero, l'Ignoto e il Falso.
Dopo "il Nome Della Rosa" dove le necessarie e dilaganti divagazioni sulle storia, credenze e la filosofia medioevali servono al lettore per calarsi nel contesto quindi giudicare senza senno di poi, Eco pubblica il secondo romanzo come classe generale delle contese culturali, il primo essendo solo un caso particolare. Da vero raffinato bastardo che scrisse il primo come esca, non solo non include le utilissime spieghe ma annida l'intero plot in un contesto che pochi lettori hanno incontrato direttamente: le aziende culturali, una casa editrice, intellettuali, università e librerie.
Crescendo alcuni cercano di imparare, e c'è chi poi insegna, pochissimi possono imparare cose nuove, cercandole e scovandole: la maggioranza del sapere è Tradizione o Accademia. Puoi indirizzare le tue capacità dove vuoi, entro le cose per le quali sei un minimo portato.
Una cosa però è obbligatorio saperla: come sai che ciò che sai è vero?
Per il discente è un sano interesse egoistico, per il docente diventa addirittura la sua legittimazione. Falso profeta, non c'è insulto peggiore! Il Pendolo è una colossale metafora del Sapere, per "fissare" il quale bisogna prima trovare un criterio di verità. Per la scienza fu arduo ma lo si trovò: la falsificabilità. Una cosa è vera finché non si prova che è falsa. Ciò che non si può provare se sia vero o falso è fuori dalla scienza, ma non è che per questo cessi di esistere o sia meno importante: dato che per quasi tutta la nostra vita siamo impegnati in faccende non scientifiche che abbisognano pure loro di un criterio oppure brancoleremmo nel buio. Un criterio che dev'essere fisso, ed ecco la perfezione della metafora col Pendolo di Foucault: «insieme ruotavamo sotto il Pendolo che in realtà non cambiava mai la direzione del proprio piano, perché lassù, da dove esso pendeva, e lungo l'infinito prolungamento ideale del filo, in alto verso le più lontane galassie, stava, immobile per l'eternità, il Punto Fermo. La terra ruotava ma il luogo ove il filo era ancorato era l'unico punto fisso dell'universo.»
Salvo che la soluzione è ancora debole perché quel punto immobile, il centro dell'universo cui attorno tutto ruota, si dimostra che può essere ovunque (l'Universo infatti, secondo il teorema di Dante-Einstein-Borges, è un'ipersfera, ha cioè infiniti centri, e l'universo culturale umanistico non è dissimile). Bene il punto fisso l'abbiamo trovato, ma qual è il privilegiato? È un enigma mica da ridere, la ricerca del quale può far sorgere (da I a IV, i rischi intrinseci della ricerca):
I - sicumera pericolosa: «Ora penso invece che il mondo sia un enigma benigno, che la nostra follia rende terribile perché pretende di interpretarlo secondo la propria verità»
II - o scoramento: «Ma allora, se l'essere è così vuoto e fragile da sostenersi solo sull'illusione di coloro che cercano il suo segreto, davvero - come diceva Amparo la sera nella tenda, dopo la sua sconfitta - allora non c'è redenzione, siamo tutti degli schiavi, dateci un padrone, ce lo meritiamo...» perché: «L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli. La sinarchia svolge la stessa funzione su dimensioni più ridotte». Il cervello umano infatti, evolutosi per cacciare il cinghiale o raccogliere bacche, è naturalmente finalistico. Ci vogliono anni di duro addestramento e inflessibile disciplina per non applicare il finalismo dov'è inappropriato: in tutti quei problemi che il cacciatore raccoglitore non dovette affrontare.
III - o lamento sterile: «Eppure - non mi prenderà mica sul serio, vero Casaubon? No, posso stare tranquillo, siamo gente che non prende sul serio... Eppure, dicevo, la sensazione è che uno nella vita ha attaccato il Pendolo da tante parti, e non ha mai funzionato, e là, al Conservatoire, funziona così bene... E se nell'universo ci fossero punti privilegiati? Qui sul soffitto di questa stanza? No, non ci crederebbe nessuno. Ci vuole atmosfera. Non so, forse stiamo sempre cercando il punto giusto, forse è vicino a noi, ma non lo riconosciamo, e per riconoscerlo bisognerebbe crederci...»
IV - o cinismo sofista-nichilista «Credo non ci sia più differenza, a un certo punto, tra abituarsi a fingere di credere e abituarsi a credere.» Ma nei secoli un altro criterio soccorrevole lo si è trovato: se i punti fissi sono infiniti, invece di cercare il privilegiato, cerchiamo relazioni plausibili tra i punti che sono fissi – ognuno per la propria disciplina – «Il criterio era rigoroso, e credo sia lo stesso seguito dai servizi segreti: non ci sono informazioni migliori delle altre, il potere sta nello schedarle tutte, e poi cercare le connessioni. Le connessioni ci sono sempre, basta volerle trovare.»
Se si parla di servizi segreti si chiama dossieraggio, ma nella cultura ha il nome di Enciclopedia: l'ipertesto relazionale.
È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Nel mezzo ci sono (da 1 a 5, i rischi esterni: i nemici):
1 - Illusi: «è un filone d'oro. Io mi son reso conto che quelli mangiano di tutto, purché sia ermetico, come diceva lei, purché dica il contrario di quel che han trovato sui libri di scuola. E credo che sia anche un dovere culturale: non sono un benefattore per vocazione, ma in questi tempi così bui offrire a qualcuno una fede, uno spiraglio sul sovrannaturale...»
2 - Cialtroni sincretistici: «…mi ha detto che lei viene dal Brasile e ha assistito a dei riti satanici di quei selvaggi di laggiù... Va bene, poi mi dirà esattamente che cosa erano, ma fa lo stesso. Il Brasile è qui, signori. Sono entrato l'altro giorno in prima persona in quella libreria, come si chiama, fa lo stesso, era una libreria che sei o sette anni fa vendeva dei testi anarchici, rivoluzionari, tupamari, terroristi, dirò di più, marxisti.... Ebbene? Come si è riciclata? Con le cose di cui parlava Bramanti. È vero, oggi siamo in un'epoca di confusione e se andate in una libreria cattolica, che una volta c'era solo il catechismo, adesso vi trovate anche la rivalutazione di Lutero, ma almeno non venderebbero un libro in cui si dice che la religione è tutta una truffa. Invece in queste librerie che dico io si vende l'autore che ci crede e quello che ne dice corna, purché tocchino un argomento come dire...»
3 - Tronfi ignoranti: «forse gli autori universitari non li ha mai incontrati, ma li ha letti, e li ha letti come se fossero uguali a lui. Quella è gente che qualsiasi cosa gli diciate pensano che si riferisca al loro problema, come la storia del gatto che i due coniugi litigavano per il divorzio e lui pensava che discutessero sulle frattaglie per la sua colazione.»
4 - Falliti totali: «Ma se vuole un'interpretazione più terra terra, è come la storiella del balbuziente che dice che non l'hanno assunto come annunciatore alla radio perché non è iscritto al partito. Bisogna sempre attribuire a qualcuno i propri fallimenti, le dittature trovano sempre un nemico esterno per unire i propri seguaci. Come diceva quel tale, per ogni problema complesso c'è una soluzione semplice, ed è sbagliata.»
5 - Vicoli ciechi: «Il dottor Wagner - un austriaco che da anni professava a Parigi, da cui la pronuncia "Wagnère" per chi voleva millantarne la consuetudine - da circa dieci anni veniva invitato regolarmente a Milano da due gruppi rivoluzionari dell'immediato post-sessantotto. Se lo disputavano, e naturalmente ciascun gruppo dava una versione radicalmente alternativa del suo pensiero. Come e perché quest'uomo famoso avesse accettato di farsi sponsorizzare dagli extraparlamentari non ho mai capito. Le teorie di Wagner non avevano colore, per così dire, e lui se voleva poteva essere invitato dalle università, dalle cliniche, dalle accademie. Credo che avesse accettato l'invito di costoro perché era sostanzialmente un epicureo, e pretendeva rimborsi spese principeschi. I privati potevano mettere insieme più soldi delle istituzioni, e per il dottor Wagner questo significava viaggio in prima classe, albergo di lusso, più le parcelle per conferenze e seminari, calcolate secondo il suo tariffario di terapeuta. Perché poi i due gruppi trovassero una fonte di ispirazione ideologica nelle teorie di Wagner era un'altra storia. Ma in quegli anni la psicoanalisi di Wagner appariva abbastanza decostruttiva, diagonale, libidinale, non cartesiana, da suggerire spunti teorici all'attività rivoluzionaria. Risultava complicato farla digerire agli operai, e forse per questo i due gruppi, a un certo punto, furono costretti a scegliere tra gli operai e Wagner, e scelsero Wagner. Fu elaborata l'idea che il nuovo soggetto rivoluzionario non fosse il proletario ma il deviante. «Invece di far deviare i proletari meglio proletarizzare i devianti, ed è più facile, dati i prezzi del dottor Wagner,» mi disse un giorno Belbo. Quella dei wagneriani fu la rivoluzione più costosa della storia.»
Insomma è dura ma, come provano gli ultimi 7500 anni di storia, a fatica si va avanti: c'è però un nemico ancora più subdolo. Il costruttore di Enciclopedie alternative, non c'è modo di sfuggirgli. Il semplice fatto che tentiamo di costruirne una "vera e giusta", libera le forze necessarie per costruirne altre "col materiale di scarto", enciclopedie inferiori. E se pure ne facessimo una completamente farlocca, con solo una valenza favolistica, le forze si scatenerebbero lo stesso, che la natura aborre il vuoto. Per cui se una voce di Enciclopedia è dossieraggio, allora un'intera Enciclopedia è un complotto, sia se buona: «Un complotto, se complotto dev'essere, è segreto. Ci dev'essere un segreto conoscendo il quale noi non saremmo più frustrati, perché o sarebbe il segreto che ci porta alla salvezza o il conoscere il segreto si identificherebbe con la salvezza. Esiste un segreto così luminoso? Certo, a patto di non conoscerlo mai. Svelato, non potrebbe che deluderci.» sia se cattiva.
Il libro è soprattutto la storia di quella cattiva, anzi pessima.
Tre persone affascinate dal Falso, ne creano un'Enciclopedia. Tra Cabala, Templari, Ermetismo, Politica, Amore e Sesso, Editoria e Storia, vengono presi sul serio, il falso viene creduto vero «Se temi un complotto organizzalo, così tutti quelli che potrebbero aderirvi cadono sotto il tuo controllo.» e si passa all'azione sfrenata. Il meccanismo per il quale il falso piace, sembra l'azione di certi letali veleni enzimatici che si accoppiano all'enzima come se fossero la sostanza prevista per somiglianza, rovinandolo; inoltre il falso è desiderato, e la soddisfazione del desiderio vince sul bisogno di verità. Un po', un po' tanto, come certi amori sbagliati. Il desiderio va sorvegliato, specie in prossimità della verosimiglianza più brillante.
Da questi ultimi due impasse come se ne esce? (breve elenco degli attrezzi, ferramenta, armi per la "kulturkampf").
a) Col riduzionismo più sfrenato, tipo il Rasoio di Occam: «perché su entrambi i lati dell'Atlantico si trovano piramidi?» «Perché è più facile costruire piramidi che sfere. Perché il vento produce le dune a forma di piramidi e non di Partenone.» "Odio lo spirito dell'Illuminismo," disse Diotallevi.»
b) Il rasoio di Eva: «Pim,» mi aveva detto Lia, «ho visto le tue schede, perché le debbo riordinare io. Qualsiasi cosa i tuoi diabolici scoprano è già qui, guarda bene,» e si batteva la pancia, i fianchi, le cosce e la fronte. Seduta così, le gambe larghe che tendevano la gonna, frontalmente, sembrava una balia solida e florida - lei così esile e flessuosa - perché una saggezza pacata la illuminava di autorità matriarcale.» (Peccato non allegare tutte le pagine della grandiosa arringa di Lia, l'unico genio del Pendolo di Foucault è una donna, femminile seppur granitica, è una delle poche spieghe palesi del libro ma dura pagine. Le altre donne sono meno cospicue, Amparo se la racconta alla grande e Lorenza Pellegrini è l'Allumeuse per Nerd, ma sempre essenziali: sono le donne qui - giustamente - che sparigliano i giochi.)
c) Un'ipotesi di studio, ma meritevole «È possibile che la realtà non solo superi la finzione, ma la preceda, ovvero corra in anticipo a riparare i danni che la finzione creerà?»
d) Accettando che mentre si fa ordine si generi una parte di caos, e limitandosi: che oltre un certo punto l'azione genera sempre più caos di quanto lo riduca.
e) La volontà: non c'è una macchina o un dio o una cultura che ci salveranno in sé, occorre agire.
Ah, se vi sembra aver trovato riferimenti o addirittura anticipazioni alla storia, alla religione, alla politica (segnatamente gli anni '70 ma se penso al deviante, agli uno vale uno, al cazzipropri, ai tutto tranne quello che si è imparato a scuola... è puro contemporaneo), alla filosofia e ad altri accidenti umani, non sono in genere esplicitamente voluti. È che questo problema millenario ed i suoi tentativi di soluzione, non sono altro che la storia della cultura (e dei suoi reciproci, ignoranza e falsità), che si ripete nei secoli e innerva molto, seppur come ben sa Lia, non tutto.
Non il Corpo che è preculturale e quasi tutte le rivoluzioni che al Corpo si rifanno, demoliscono tutta la cultura che qualcuno ci ha costruito sopra. Il Corpo è zona culturalmente sismica.
June 14, 2012
La prima impressione, rileggendo Il Pendolo di Foucault, questa “Zoticodorsofrazione erudita”, è quella di un grande divertissement, Eco si diverte a prendere in giro i creduloni di ogni sorta e gli intellettualoidi paranoici; quanto a noi lettori, come ci si sente ignoranti, arrivati alla fine, con le nostre letture pilotate dai social e del mercato… e “quanti bei libri ci sono al mondo, che nessuno legge più”. Non mi ricordavo nulla della trama di questo libro, di una bellezza stupefacente, erudito, giocoso, mi ricordavo solo l'aura di mistero e lo stupore che mi lasciò una volta finito. Rileggerlo dopo tanti anni ha fatto sì che mi trovassi di fronte un libro nuovo. Nel senso vero. La prima lettura, diversi anni fa, mi rivelò un giallo, dottissimo, divertente, molto intelligente. Metà anni '90, allora non si disponeva di Ipad o Iphone, tutti i libri stranissimi citati li davo per inventati, ora che mi sono presa la briga di controllare, lo stupore lascia il posto all'ammirazione: solo il prof. Eco, nella sua immensa erudizione di bibliofilo, poteva conoscere certi libri: cabalistici, gnostici, templari, occultisti, rosacrociani, alchemici, alcuni inclusi nell'elenco di Libri Proibiti, proibiti un po' da tutti, Chiese in primis.
Il Pendolo è un giallo esoterico cabalistico, dove con dotto, gradevole umorismo, Eco riesce a raccontarci la storia dei Templari (quella vera e il mito), dei Rosa Croce, della Massoneria, delle sette gnostiche, dei miti della città di Agarttha e della Sinarchia che governerebbe – da sempre – il mondo della Torah e della Kabbalah. Ce ne parla a suo modo, in modo giocoso, dissacrante e insinuante. Sì, perché da un lato, prendendo in giro massoni, sedicenti rosacroce, cabalisti e gnostici senza tralasciare complottisti e occultisti (deliziosa la scenetta alla casa editrice, dove si sta per lanciare una nuova collana occultista: sedicenti maghi e diavolacci che sbuffano, sbraitano, uno dice, più o meno: io non ci credo ai diavolacci, ma loro credono a se stessi, infatti gli ho fatto il cerchio magico e loro stanno fuori) prendendoli in giro ci narra anche la storia vera dei movimenti segreti che nei secoli si sono avvicendati e chi sa che un fil rouge non li leghi tutti.
Non esclusi dal dissacrante umorismo, anche gli studiosi, i dotti che sposano una tesi e la portano avanti per pura affezione, come anche i semiologi, uomini dalla mente medievale … che scorgono in tutto un segno, e nel rapporto tra i segni, un Piano... Emblematica qui è la manomissione della Torah da parte dei tre protagonisti, tre eruditi dipendenti di una casa editrice che come tre Sherlock Holmes delle scienze occulte, stravolgono il testo sacro degli ebrei creando un dal nulla un Piano templare e un cortocircuito nelle loro vite reali (anche nel corpo fisico di uno di loro)... “che a cercar segreti sotto la superficie si riduceva il mondo a un cancro immondo”.
Perché sarà anche vero che i complotti non esistono se non nella mente di chi li vede, ma a giocare col fuoco o col Sacro non si fa mai un buon affare.
Insomma un libro dotto e stimolante, mentre Eco ci mette in guardia sul sapere e le sue incongruenze, a me sembra che ci inviti ad avere una mente meno dogmatica, più critica, dubitativa, non consequenzialmente googoliana, ma piuttosto una mente deduttiva ma al tempo stesso probabilistica, una mente, direi, quantistica. E dietro le pagine, tra le righe, ci vedo un Eco un po' sornione: e tu, lettore, che ne pensi? Da che parte stai, in che cosa credi? Cosa pensi di aver dedotto, nella tua vita da detective da strapazzo quotidiano? Il consiglio che io ti posso dare è di non credere nemmeno alla tua stessa credenza, insomma, di stare in campana, o in Pendolo, che dir si voglia. “Dubitare, dubitare sempre!”. Miglior consiglio, un grande intellettuale, io credo non ci poteva dare.
Il Pendolo è un giallo esoterico cabalistico, dove con dotto, gradevole umorismo, Eco riesce a raccontarci la storia dei Templari (quella vera e il mito), dei Rosa Croce, della Massoneria, delle sette gnostiche, dei miti della città di Agarttha e della Sinarchia che governerebbe – da sempre – il mondo della Torah e della Kabbalah. Ce ne parla a suo modo, in modo giocoso, dissacrante e insinuante. Sì, perché da un lato, prendendo in giro massoni, sedicenti rosacroce, cabalisti e gnostici senza tralasciare complottisti e occultisti (deliziosa la scenetta alla casa editrice, dove si sta per lanciare una nuova collana occultista: sedicenti maghi e diavolacci che sbuffano, sbraitano, uno dice, più o meno: io non ci credo ai diavolacci, ma loro credono a se stessi, infatti gli ho fatto il cerchio magico e loro stanno fuori) prendendoli in giro ci narra anche la storia vera dei movimenti segreti che nei secoli si sono avvicendati e chi sa che un fil rouge non li leghi tutti.
Non esclusi dal dissacrante umorismo, anche gli studiosi, i dotti che sposano una tesi e la portano avanti per pura affezione, come anche i semiologi, uomini dalla mente medievale … che scorgono in tutto un segno, e nel rapporto tra i segni, un Piano... Emblematica qui è la manomissione della Torah da parte dei tre protagonisti, tre eruditi dipendenti di una casa editrice che come tre Sherlock Holmes delle scienze occulte, stravolgono il testo sacro degli ebrei creando un dal nulla un Piano templare e un cortocircuito nelle loro vite reali (anche nel corpo fisico di uno di loro)... “che a cercar segreti sotto la superficie si riduceva il mondo a un cancro immondo”.
Perché sarà anche vero che i complotti non esistono se non nella mente di chi li vede, ma a giocare col fuoco o col Sacro non si fa mai un buon affare.
Insomma un libro dotto e stimolante, mentre Eco ci mette in guardia sul sapere e le sue incongruenze, a me sembra che ci inviti ad avere una mente meno dogmatica, più critica, dubitativa, non consequenzialmente googoliana, ma piuttosto una mente deduttiva ma al tempo stesso probabilistica, una mente, direi, quantistica. E dietro le pagine, tra le righe, ci vedo un Eco un po' sornione: e tu, lettore, che ne pensi? Da che parte stai, in che cosa credi? Cosa pensi di aver dedotto, nella tua vita da detective da strapazzo quotidiano? Il consiglio che io ti posso dare è di non credere nemmeno alla tua stessa credenza, insomma, di stare in campana, o in Pendolo, che dir si voglia. “Dubitare, dubitare sempre!”. Miglior consiglio, un grande intellettuale, io credo non ci poteva dare.
May 21, 2021
Anche per il lettore più devoto, i romanzi di Eco comportano sempre il rischio di essere soggetti ad un water-boarding di erudizione, riferimenti intertestuali colti e strizzate d'occhio accademiche. Dopo aver letto il Cimitero di Praga, e soprattutto vista la mole del libro, ho iniziato Il Pendolo con cautela: conscio che Eco ha il vizio di creare trame immersive - spesso un pretesto per snocciolare teorie fantasiose sulla poietica della realtà mediante il linguaggio - per poi abbandonare frettolosamente sia i personaggi che il lettore, quando, una volta giunto alla cinquecentesima (e passa) pagina, gli sembra di aver detto tutto quello che voleva dire.
Il Pendolo non si discosta troppo da questo modus operandi anche se il soggetto del libro e l'espediente narrativo del flashback permettono di strutturare il romanzo in modo plausibile ed organico.
Attraverso le speculazioni farsesche dei suoi tre protagonisti, Eco si abbandona ad una cavalcata onanistica che include tutte le sue manie per le teorie del complotto e la loro capacità di creare delle realtà alternative. Il tutto é corredato di gustosi dettagli che si suppongono autobiografici sul mondo dell'editoria e l'impressione generale é che Eco, con questa miscela, accolga il lettore nell'intimità delle sue riflessioni, mantenendolo sempre ad un'appropriata e sabauda distanza di sicurezza.
Quanto al soggetto del romanzo, non posso che riportare uno zibaldone di impressioni e annotazioni visto che la densità di suggestioni e l'erudizione bulimica di Eco mi rendono impossibile un'analisi strutturata.
Principalmente Il Pendolo impressiona perché con il suo umorismo brillante, Eco anticipa di 40 anni il discorso sul potenziale escatologico del cospirazionismo: sfotte le saghe di Dan Brown e Assassin's Creed prima delle rispettive pubblicazioni. Tuttavia, su una nota più seria, fornisce delle interpretazioni affilate sull'immanenza di fenomeni come il LARPing sui forum di svalvolati con cappellini di carta stagnola in cerca della Verità, e i più sinistri Pizzagate e QAnon.
L'impressione è quella di essere immersi nella stessa acqua di coltura che ha generato "Libra" di Don Delillo e visto che entrambi i libri sono stati pubblicati nell'88 c'é da chiedersi cosa ci fosse nell'aria quell'anno.
I protagonisti del libro si baloccano con presunzione nell'esercizio intellettuale di creare una teoria del Tutto che riunisca Templari, Rosacroce, Massoni, Hashish'in, Cabala, Gesuiti, Druidi, Nazisti, Illuministi e Teoria della terra cava creando una cospirazione totale e olistica che includa ogni branca dell'occulto e ogni setta misterica. Tuttavia, Eco, pur riversando inizialmente il suo scetticismo nei protagonisti, li accompagna mentre costoro si lasciano consumare da quest'operazione di poiesi ironica.
Servendosi forse di teorie di semiologia camuffate da rimandi alla Cabala, Eco mette in scena il modo in cui la ricerca del Demiurgo, del "Loro" onnipotente dietro le pieghe della Storia, della teleologia degli avvenimenti, finisce per alterare la trama della realtà per il solo fatto che ci sarà sempre qualcuno disposto a crederci pur di non credere alla casualità degli eventi.
Forse Eco fornisce la chiave per decrittare il suo libro quando descrive l'umanità che affolla il Bar da Pilade: dapprima ritrovo di militanti antagonisti, sessantottardi e indiani metropolitani negli anni '70; poi abbeveratoio per yuppies emergenti, cultori di filosofie orientali, macrobiotica e yoga sacrificati sull'altare del self-improvement negli anni 80.
Tracciando questo scarto culturale, Eco sembra suggerire che le più folli teorie olistiche sbocciano nel terreno dell'umana ricerca di Senso, fertilizzato dalle religioni monoteistiche e dissodato dalle ideologie materialiste del 900.
Magari attraverso le bifocali di Eco, queste tendenze erano visibili già nell'88, certo è che Il Pendolo nell'era di QAnon si legge come un monito.
Il Pendolo non si discosta troppo da questo modus operandi anche se il soggetto del libro e l'espediente narrativo del flashback permettono di strutturare il romanzo in modo plausibile ed organico.
Attraverso le speculazioni farsesche dei suoi tre protagonisti, Eco si abbandona ad una cavalcata onanistica che include tutte le sue manie per le teorie del complotto e la loro capacità di creare delle realtà alternative. Il tutto é corredato di gustosi dettagli che si suppongono autobiografici sul mondo dell'editoria e l'impressione generale é che Eco, con questa miscela, accolga il lettore nell'intimità delle sue riflessioni, mantenendolo sempre ad un'appropriata e sabauda distanza di sicurezza.
Quanto al soggetto del romanzo, non posso che riportare uno zibaldone di impressioni e annotazioni visto che la densità di suggestioni e l'erudizione bulimica di Eco mi rendono impossibile un'analisi strutturata.
Principalmente Il Pendolo impressiona perché con il suo umorismo brillante, Eco anticipa di 40 anni il discorso sul potenziale escatologico del cospirazionismo: sfotte le saghe di Dan Brown e Assassin's Creed prima delle rispettive pubblicazioni. Tuttavia, su una nota più seria, fornisce delle interpretazioni affilate sull'immanenza di fenomeni come il LARPing sui forum di svalvolati con cappellini di carta stagnola in cerca della Verità, e i più sinistri Pizzagate e QAnon.
L'impressione è quella di essere immersi nella stessa acqua di coltura che ha generato "Libra" di Don Delillo e visto che entrambi i libri sono stati pubblicati nell'88 c'é da chiedersi cosa ci fosse nell'aria quell'anno.
I protagonisti del libro si baloccano con presunzione nell'esercizio intellettuale di creare una teoria del Tutto che riunisca Templari, Rosacroce, Massoni, Hashish'in, Cabala, Gesuiti, Druidi, Nazisti, Illuministi e Teoria della terra cava creando una cospirazione totale e olistica che includa ogni branca dell'occulto e ogni setta misterica. Tuttavia, Eco, pur riversando inizialmente il suo scetticismo nei protagonisti, li accompagna mentre costoro si lasciano consumare da quest'operazione di poiesi ironica.
Servendosi forse di teorie di semiologia camuffate da rimandi alla Cabala, Eco mette in scena il modo in cui la ricerca del Demiurgo, del "Loro" onnipotente dietro le pieghe della Storia, della teleologia degli avvenimenti, finisce per alterare la trama della realtà per il solo fatto che ci sarà sempre qualcuno disposto a crederci pur di non credere alla casualità degli eventi.
Forse Eco fornisce la chiave per decrittare il suo libro quando descrive l'umanità che affolla il Bar da Pilade: dapprima ritrovo di militanti antagonisti, sessantottardi e indiani metropolitani negli anni '70; poi abbeveratoio per yuppies emergenti, cultori di filosofie orientali, macrobiotica e yoga sacrificati sull'altare del self-improvement negli anni 80.
Tracciando questo scarto culturale, Eco sembra suggerire che le più folli teorie olistiche sbocciano nel terreno dell'umana ricerca di Senso, fertilizzato dalle religioni monoteistiche e dissodato dalle ideologie materialiste del 900.
Magari attraverso le bifocali di Eco, queste tendenze erano visibili già nell'88, certo è che Il Pendolo nell'era di QAnon si legge come un monito.
January 10, 2011
Il pendolo di Foucault non è un romanzo che si legge distrattamente. È un libro che pretende attenzione, tempo, concentrazione. E soprattutto pretende il lettore giusto, nel momento giusto.
Umberto Eco qui non racconta una storia: costruisce un dispositivo. Un meccanismo narrativo complesso, stratificato, colto fino quasi all’eccesso, in cui il sapere diventa materia narrativa e la conoscenza stessa diventa il vero protagonista. È una lettura affascinante e ostica insieme, che può risultare respingente se affrontata con l’atteggiamento sbagliato, ma che sa essere profondamente appagante per chi decide di abbandonarsi al suo gioco.
Il romanzo ruota attorno a tre redattori editoriali che, per gioco e per ironia, iniziano a costruire un piano segreto che dovrebbe spiegare la storia del mondo: complotti, società esoteriche, templari, cabala, massoneria, simboli antichi e connessioni forzate. Un divertissement intellettuale che, pagina dopo pagina, perde il suo carattere ludico e diventa ossessione, vertigine, abisso.
Ed è qui che Eco è spietato e geniale allo stesso tempo: non prende in giro il complotto, prende in giro il bisogno umano di credere al complotto. La fame di senso, l’ansia di trovare un ordine nascosto dietro al caos, la tentazione di leggere significati ovunque, anche dove non ce ne sono. Il pendolo di Foucault è un romanzo sull’intelligenza che si autoinganna, sulla cultura che si trasforma in superstizione, sulla conoscenza che smette di essere strumento critico e diventa fede.
La difficoltà del libro non è solo stilistica o concettuale, è anche morale. Eco chiede al lettore di distinguere continuamente tra sapere e delirio, tra interpretazione e paranoia. Non a caso, durante la lettura ci si ritrova spesso a deviare: a cercare riferimenti, a studiare la Cabala, l’Albero della Vita, le Sefirot, i simboli. È un libro che contagia, che trascina fuori dal testo, che invita all’approfondimento continuo. E allo stesso tempo ti mette in guardia dal farlo senza misura.
Non è un romanzo per tutti, e non c’è nulla di elitario in questa affermazione. È semplicemente un libro che va letto quando si è pronti ad accettare di non capire tutto subito, di perdersi, di tornare indietro, di rileggere. È un libro che non fa concessioni e non semplifica. E proprio per questo resta impresso.
Il pendolo di Foucault è una riflessione potentissima sulla modernità, sull’ossessione per il senso, sul confine fragile tra intelligenza e follia. Un’opera ambiziosa, esigente, a tratti estenuante, ma anche straordinariamente stimolante.
Non è un libro da consigliare a cuor leggero. Ma è un libro che, quando arriva nel momento giusto, lascia un segno profondo e duraturo. Uno di quelli che non si dimenticano. Uno di quelli che ti cambiano, anche solo un poco, il modo di leggere il mondo.
Umberto Eco qui non racconta una storia: costruisce un dispositivo. Un meccanismo narrativo complesso, stratificato, colto fino quasi all’eccesso, in cui il sapere diventa materia narrativa e la conoscenza stessa diventa il vero protagonista. È una lettura affascinante e ostica insieme, che può risultare respingente se affrontata con l’atteggiamento sbagliato, ma che sa essere profondamente appagante per chi decide di abbandonarsi al suo gioco.
Il romanzo ruota attorno a tre redattori editoriali che, per gioco e per ironia, iniziano a costruire un piano segreto che dovrebbe spiegare la storia del mondo: complotti, società esoteriche, templari, cabala, massoneria, simboli antichi e connessioni forzate. Un divertissement intellettuale che, pagina dopo pagina, perde il suo carattere ludico e diventa ossessione, vertigine, abisso.
Ed è qui che Eco è spietato e geniale allo stesso tempo: non prende in giro il complotto, prende in giro il bisogno umano di credere al complotto. La fame di senso, l’ansia di trovare un ordine nascosto dietro al caos, la tentazione di leggere significati ovunque, anche dove non ce ne sono. Il pendolo di Foucault è un romanzo sull’intelligenza che si autoinganna, sulla cultura che si trasforma in superstizione, sulla conoscenza che smette di essere strumento critico e diventa fede.
La difficoltà del libro non è solo stilistica o concettuale, è anche morale. Eco chiede al lettore di distinguere continuamente tra sapere e delirio, tra interpretazione e paranoia. Non a caso, durante la lettura ci si ritrova spesso a deviare: a cercare riferimenti, a studiare la Cabala, l’Albero della Vita, le Sefirot, i simboli. È un libro che contagia, che trascina fuori dal testo, che invita all’approfondimento continuo. E allo stesso tempo ti mette in guardia dal farlo senza misura.
Non è un romanzo per tutti, e non c’è nulla di elitario in questa affermazione. È semplicemente un libro che va letto quando si è pronti ad accettare di non capire tutto subito, di perdersi, di tornare indietro, di rileggere. È un libro che non fa concessioni e non semplifica. E proprio per questo resta impresso.
Il pendolo di Foucault è una riflessione potentissima sulla modernità, sull’ossessione per il senso, sul confine fragile tra intelligenza e follia. Un’opera ambiziosa, esigente, a tratti estenuante, ma anche straordinariamente stimolante.
Non è un libro da consigliare a cuor leggero. Ma è un libro che, quando arriva nel momento giusto, lascia un segno profondo e duraturo. Uno di quelli che non si dimenticano. Uno di quelli che ti cambiano, anche solo un poco, il modo di leggere il mondo.
August 26, 2011
In uno dei cablogrammi rilasciati da Wikileaks (non ricordo esattamente quale) v'era scritto che gli italiani sono un popolo con una tendenza un po' paranoide di vedere complotti e poteri forti nascosti un po' dappertutto. Un parziale riscatto a tale frase era presente nella susseguente: "è anche vero che tale convinzione è fondata storicamente".
Il che la dice lunga sul popolo italico, costretto a vivere all'ombra di grosse masse d'influenza come il Vaticano, la Mafia (la m maiuscola non è casuale), Berlusconi o chi fa per voi. E' vero anche, però, che queste storture della nostra nazione hanno fatto sì che proliferassero come funghi figuri se non proprio loschi, sicuramente non cristallini. Gente che, anche grazie ai mezzi attuali come la rete (e qua invece è la r minuscola ad essere voluta), hanno creato un vero e proprio network di para-informazione. Para-informazione perché, prendendo spunto da notizie vere circolanti e non nel mainstream informativo, con un misto di ottusità e insinuazione "fabbricano" complotti che non hanno alcuna fondatezza. Ed è anche vero che gente di tale risma, ahimè, fa anche parte di quella che potremmo chiamare "classe dirigente". Penso ai deliri del nostro (?) europarlamentare Borghezio contro il "mondialismo" e la "massoneria", oppure le farneticazioni di Giulietto Chiesa contro l'"ordine delle banche".
Tutto questo per dire che a queste persone bisognerebbe far leggere e rileggere, in maniera imperitura, Il pendolo di Foucault di Eco. Infatti questo romanzo, opera seconda del maestro, tratteggia quel fare morboso, prendendo spunto dalle vicende dei templari, per cui si tende a costruire una para-storia nella quale le ombre la fanno da padrone e di luce non ve n'è alcuna. Ovvio che stiamo parlando di persone la cui componente psicopatologica è superiore a quella razionale. Al di là di tutto quello che si è detto di questo romanzo (ed io sono l'ultima voce in capitolo, figurarsi), Eco tratteggia benissimo all'interno di esso questo spirito. Per cui ci si rende conto alla fine come un divertissment come quello del congetturare su quello che non è dato sapere possa diventare pericoloso nelle mani (o menti) sbagliate, anche se si rivela completamente infondato. Benché quindi tutto il romanzo sia volto alla costruzione di una para-storia (dove ovviamente non possono mancare gli amati Rosacroce), il finale è una condanna di questa. O meglio, del voler prendere sul serio la stessa (non casuale che lo smantellamento delle congetture sia ad opera di una donna).
Concludo dicendo che se da un lato il libro ha un valore pedagogico (per chi abbiamo detto manca di giudizio critico e si "beve" qualsiasi cosa) dall'altro rappresenta un'inesauribile fonte di spunti storici e filosofici (a patto che si abbia un giudizio critico molto sviluppato).
E' quindi un romanzo per il quale, bisogna dirlo, si deve essere "attrezzati". Evasa questa premessa, letteralmente si vola sulle pagine (non proprio sulle prime cinquanta ;-) ).
Buona lettura.
Il che la dice lunga sul popolo italico, costretto a vivere all'ombra di grosse masse d'influenza come il Vaticano, la Mafia (la m maiuscola non è casuale), Berlusconi o chi fa per voi. E' vero anche, però, che queste storture della nostra nazione hanno fatto sì che proliferassero come funghi figuri se non proprio loschi, sicuramente non cristallini. Gente che, anche grazie ai mezzi attuali come la rete (e qua invece è la r minuscola ad essere voluta), hanno creato un vero e proprio network di para-informazione. Para-informazione perché, prendendo spunto da notizie vere circolanti e non nel mainstream informativo, con un misto di ottusità e insinuazione "fabbricano" complotti che non hanno alcuna fondatezza. Ed è anche vero che gente di tale risma, ahimè, fa anche parte di quella che potremmo chiamare "classe dirigente". Penso ai deliri del nostro (?) europarlamentare Borghezio contro il "mondialismo" e la "massoneria", oppure le farneticazioni di Giulietto Chiesa contro l'"ordine delle banche".
Tutto questo per dire che a queste persone bisognerebbe far leggere e rileggere, in maniera imperitura, Il pendolo di Foucault di Eco. Infatti questo romanzo, opera seconda del maestro, tratteggia quel fare morboso, prendendo spunto dalle vicende dei templari, per cui si tende a costruire una para-storia nella quale le ombre la fanno da padrone e di luce non ve n'è alcuna. Ovvio che stiamo parlando di persone la cui componente psicopatologica è superiore a quella razionale. Al di là di tutto quello che si è detto di questo romanzo (ed io sono l'ultima voce in capitolo, figurarsi), Eco tratteggia benissimo all'interno di esso questo spirito. Per cui ci si rende conto alla fine come un divertissment come quello del congetturare su quello che non è dato sapere possa diventare pericoloso nelle mani (o menti) sbagliate, anche se si rivela completamente infondato. Benché quindi tutto il romanzo sia volto alla costruzione di una para-storia (dove ovviamente non possono mancare gli amati Rosacroce), il finale è una condanna di questa. O meglio, del voler prendere sul serio la stessa (non casuale che lo smantellamento delle congetture sia ad opera di una donna).
Concludo dicendo che se da un lato il libro ha un valore pedagogico (per chi abbiamo detto manca di giudizio critico e si "beve" qualsiasi cosa) dall'altro rappresenta un'inesauribile fonte di spunti storici e filosofici (a patto che si abbia un giudizio critico molto sviluppato).
E' quindi un romanzo per il quale, bisogna dirlo, si deve essere "attrezzati". Evasa questa premessa, letteralmente si vola sulle pagine (non proprio sulle prime cinquanta ;-) ).
Buona lettura.
August 1, 2017
Dopo un lungo quanto vergognoso digiuno letterario, decido che ho voglia di leggere un libro serio: che sia coinvolgente ma che non abbia il sapore commerciale di certe operazioni alla "Angeli e demoni".
E invece mi ha deluso. Esattamente come "L’isola del giorno prima", per il quale non mi sono nemmeno data la briga di scrivere due righe. Dal basso della mia ignoranza riconosco che è ottimamente scritto, le ricostruzioni storiche sono di indescrivibile precisione, e sempre l'ignoranza mi impedisce di stabilire quali di queste siano quelle vere e quali siano quelle inventate. Ma è quanto di più lontano ci possa essere dall'aggettivo "avvincente".
I personaggi principali restano male abbozzati, sospesi tra il realistico e il fantasioso. Numerosi passaggi e personaggi risultano superflui in rapporto all’economia del romanzo, e mi sono quindi apparsi unicamente finalizzati a fornire pretesti per il turbinio di nomi e nozioni che riesce a soffocare il fascino della lieve trama e a rendere la lettura tribolata. Il finale decolla ma si sgonfia in un nulla, un soufflé mal riuscito. Gli aspetti positivi della lettura sono la sterminata cultura dell’autore, i buoni spunti di riflessione su templari e tutto quello che attorno ad essi è stato messo in moto nel corso dei secoli, la chiara critica a questo gusto per l’esoterismo che l’umanità si trascina dietro fin nel ventesimo secolo, la piacevole ironia e nonchalance con cui antichità e modernità si mescolano nel corso della narrazione, ma non bastano a risollevare il tutto, ed anche le pagine migliori arrivano ad interessare ma non ad emozionare.
Nell’occhio di cotanto ciclone, l’interpretazione sull’affannarsi dell’umanità è a maggior ragione notevole per sintesi e semplicità: “L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.”
Le tre stelle sono il minimo sindacale per Eco, ad indicare che resterò della mia idea iniziale: il miglior Eco, quello davvero emozionante, è quello di Baudolino.
E invece mi ha deluso. Esattamente come "L’isola del giorno prima", per il quale non mi sono nemmeno data la briga di scrivere due righe. Dal basso della mia ignoranza riconosco che è ottimamente scritto, le ricostruzioni storiche sono di indescrivibile precisione, e sempre l'ignoranza mi impedisce di stabilire quali di queste siano quelle vere e quali siano quelle inventate. Ma è quanto di più lontano ci possa essere dall'aggettivo "avvincente".
I personaggi principali restano male abbozzati, sospesi tra il realistico e il fantasioso. Numerosi passaggi e personaggi risultano superflui in rapporto all’economia del romanzo, e mi sono quindi apparsi unicamente finalizzati a fornire pretesti per il turbinio di nomi e nozioni che riesce a soffocare il fascino della lieve trama e a rendere la lettura tribolata. Il finale decolla ma si sgonfia in un nulla, un soufflé mal riuscito. Gli aspetti positivi della lettura sono la sterminata cultura dell’autore, i buoni spunti di riflessione su templari e tutto quello che attorno ad essi è stato messo in moto nel corso dei secoli, la chiara critica a questo gusto per l’esoterismo che l’umanità si trascina dietro fin nel ventesimo secolo, la piacevole ironia e nonchalance con cui antichità e modernità si mescolano nel corso della narrazione, ma non bastano a risollevare il tutto, ed anche le pagine migliori arrivano ad interessare ma non ad emozionare.
Nell’occhio di cotanto ciclone, l’interpretazione sull’affannarsi dell’umanità è a maggior ragione notevole per sintesi e semplicità: “L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.”
Le tre stelle sono il minimo sindacale per Eco, ad indicare che resterò della mia idea iniziale: il miglior Eco, quello davvero emozionante, è quello di Baudolino.
August 17, 2017
Troppa fatica per simulare un apprezzamento totale. Tuttavia lo spessore della cultura di Eco era davvero spaventoso; una erudizione "vittima" del troppo sapere, che esonda di riga in riga, che un po' respinge molto affascina. Quello di Eco è il trionfo della finzione, anzi della Finzione, quella che può permettersi di spaziare e giocare col materiale storico in lungo e in largo senza tema. Perfino un argomento dal quale ho sempre preso le distanze, quel pastone subculturale di esoterismo, numerologia, scienze occulte, Templari, Rosacroce e chi più ne ha più ne metta, trasmette una inimmaginabile forza evocativa grazie alla straordinaria padronanza dello scrittore. Che poi, c'è un delizioso equilibrio tra la gigantesca presa in giro (tutto regge su un fantomatico Piano cosmico inventato di sana pianta) e l'insondabile arcano, un po' come il numero di un prestigiatore del quale per quanto si sia certi del trucco non se ne venga a capo. Così è tutta la incredibile tessitura delle combinazioni, di quelle sorprendenti misteriose connessioni delle quali tutti - scettici e creduloni - siamo prima o poi scopritori incuriositi: "il mondo, infero e supero, è un sistema di corrispondenze dove tout se tient". La grandezza de Il Pendolo di Foucault sta qui: una materia facile preda di vaniloqui, retaggio dei peggiori cialtroni e cibo quotidiano dei più creduloni ("quelli mangiano di tutto, purchè sia ermetico), emana nonostante tutto il suo irresistibile fascino riuscendo a sua volta a mettere alla berlina ogni granitico razionalismo. Eco, autore davvero onnisciente, gioca su questo confine labile spingendo i suoi avvedutissimi protagonisti verso il sottile paradosso: "credo non ci sia più differenza, a un certo punto, tra abituarsi a fingere di credere e abituarsi a credere".
October 6, 2018
Il peso della cultura nel 2° romanzo di Eco si è fatto sentire tutto sulla mia prima articolazione metacarpofalangea sinistra, su cui è gravata con i suoi settecentotre grammi almeno due ore al giorno per un numero di giorni che non saprei dire: in alcune parti due pagine richiedevano il tempo dedicato in altre a un intero capitolo.*
[avviso spoiler]
Chi l’ha letto sa a cosa mi riferisco :
- Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? - chiede quasi sornione Belbo sapendo che gli altri due avrebbero afferrato al volo il suo dubbio che si faceva certezza, specie dopo averli messi a parte della ricerca del suo tempo perduto, nel ‘43 sui colli piemontesi, tra le due avverse bande che facevano fischiare i loro proiettili sulla sua testa dodicenne e anche su quella della nonna settantenne. Roba epica, roba mitica. L’avrebbe ritrovato? Si chiedeva mentre aspettava una risposta. Poveraccio non poteva sapere che sì, ma non gli sarebbe servito a nulla.
- Come antifurto, per esempio - si affretta ad assertire Casaubon che da quando si è associato ai due editing sente di pensarla come loro, anzi di essere loro, alla faccia della prammatica compagna Lia, tutta concentrata sulla sua pancia.
- Pàstene soppaltate secondo l'articolo 12, abbia pazienza. - precisa scettico Diotallevi evitando di citare per una volta la Torah e ignaro del contagio a cui stava esponendo il suo corpo fatto banalmente di poca ciccia e tante ossa - Sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura.
- Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco. Antani, come se fosse antani - ribadisce Belbo sottolineando il suo granitico convincimento con lo sventolio dell’indice e il pollice destri uniti a occhiello - anche per il direttore - aggiunge enfatico all’ inattesa comparsa di Garaumond.
- La supercazzola con scappellamento. A destra, per due. – Non è da meno il direttore megagalattico che non aveva capito nemmeno una minicazzola ma, visto il suo ruolo apicale, non voleva essere da meno.
[Fine spoiler]
Raccomando vivamente la (ri)lettura del pendolo a tutti i quadripiloctomisti eruditissimi ma dotati di autoironia: come lo fu certamente la buonanima che, se fosse venuto a conoscenza di questo mio scherzo, penso vi avrebbe dedicato uno di quei sorniosissimi sorrisetti sotto i baffi che vanitosamente si tinse in tarda età.
E soprattutto rimando per commenti seri, appropriati, eruditi a tutto ciò che gira sul web: da Asor Rosa a i WU- Ming dell’altro ieri, per festeggiare il trentennale dell’uscita del libro. Con l’arte combinatoria si può legare tutto e chissà non venga fuori da ognuno di voi una finzione talmente vera da far rivoltare rabbioso nella bara il bonario coltissimo Umberto: - “potevo pensarci ioooo” - potremmo sentire gridare da una voce cavernosa nel Cimitero di Praga,
*Forse l’ho letto altre due volte come vado dicendo e nell’altra edizione, quella Bompiani, comprata all’uscita del libro e andata dispersa tra gli scaffali ( sicuramente non prestata perché giudico come opero: sono una ladra di libri). Dubito che in giovane età, nella quale versavo, abbia avuto la pazienza di finirlo: mi bastava, per abbattermi, la confusione di chi volesse, dei miei due quasi gemelli, il biberon con latte” caddo caddo” o “frecco frecco”: una corsa a sterilizzare tettarelle per lo scambio mi toglieva tutte le forze disponibili in una giornata ( fino a quando mi limitai allo scambio diretto tra idue, in nome dell’induzione immunitaria).
[avviso spoiler]
Chi l’ha letto sa a cosa mi riferisco :
- Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? - chiede quasi sornione Belbo sapendo che gli altri due avrebbero afferrato al volo il suo dubbio che si faceva certezza, specie dopo averli messi a parte della ricerca del suo tempo perduto, nel ‘43 sui colli piemontesi, tra le due avverse bande che facevano fischiare i loro proiettili sulla sua testa dodicenne e anche su quella della nonna settantenne. Roba epica, roba mitica. L’avrebbe ritrovato? Si chiedeva mentre aspettava una risposta. Poveraccio non poteva sapere che sì, ma non gli sarebbe servito a nulla.
- Come antifurto, per esempio - si affretta ad assertire Casaubon che da quando si è associato ai due editing sente di pensarla come loro, anzi di essere loro, alla faccia della prammatica compagna Lia, tutta concentrata sulla sua pancia.
- Pàstene soppaltate secondo l'articolo 12, abbia pazienza. - precisa scettico Diotallevi evitando di citare per una volta la Torah e ignaro del contagio a cui stava esponendo il suo corpo fatto banalmente di poca ciccia e tante ossa - Sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura.
- Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco. Antani, come se fosse antani - ribadisce Belbo sottolineando il suo granitico convincimento con lo sventolio dell’indice e il pollice destri uniti a occhiello - anche per il direttore - aggiunge enfatico all’ inattesa comparsa di Garaumond.
- La supercazzola con scappellamento. A destra, per due. – Non è da meno il direttore megagalattico che non aveva capito nemmeno una minicazzola ma, visto il suo ruolo apicale, non voleva essere da meno.
[Fine spoiler]
Raccomando vivamente la (ri)lettura del pendolo a tutti i quadripiloctomisti eruditissimi ma dotati di autoironia: come lo fu certamente la buonanima che, se fosse venuto a conoscenza di questo mio scherzo, penso vi avrebbe dedicato uno di quei sorniosissimi sorrisetti sotto i baffi che vanitosamente si tinse in tarda età.
E soprattutto rimando per commenti seri, appropriati, eruditi a tutto ciò che gira sul web: da Asor Rosa a i WU- Ming dell’altro ieri, per festeggiare il trentennale dell’uscita del libro. Con l’arte combinatoria si può legare tutto e chissà non venga fuori da ognuno di voi una finzione talmente vera da far rivoltare rabbioso nella bara il bonario coltissimo Umberto: - “potevo pensarci ioooo” - potremmo sentire gridare da una voce cavernosa nel Cimitero di Praga,
*Forse l’ho letto altre due volte come vado dicendo e nell’altra edizione, quella Bompiani, comprata all’uscita del libro e andata dispersa tra gli scaffali ( sicuramente non prestata perché giudico come opero: sono una ladra di libri). Dubito che in giovane età, nella quale versavo, abbia avuto la pazienza di finirlo: mi bastava, per abbattermi, la confusione di chi volesse, dei miei due quasi gemelli, il biberon con latte” caddo caddo” o “frecco frecco”: una corsa a sterilizzare tettarelle per lo scambio mi toglieva tutte le forze disponibili in una giornata ( fino a quando mi limitai allo scambio diretto tra idue, in nome dell’induzione immunitaria).
September 16, 2017
Questo libro ha dimostrato che Umberto Eco romanziere non era una meteora: bravissimo a coniugare scienza, storia e fantasia e a creare un altro caposaldo della letteratura mondiale
January 15, 2017
L'ho divorato. Ho trovato il Pendolo un libro veramente divertente, carico di ironia a tratti sottilissima ed affilata altre volte totalmente sfacciata. Ho sorriso spesso, riso qualche volta, riflettuto ancor di più . Il libro è attualissimo ed oggi, nell'epoca della post-verità, bisognerebbe che tutti gli diano una letta. La maniera grottesca in cui vengono descritti i complotti e coloro che ne sono artefici, ma soprattutto coloro che li seguono in maniera quasi religiosa è una finestra spalancata sulla realtà odierna, ed è una finestra terribile quando ci si accorge che questi personaggi occupano ad oggi posti di potere.
Cerco di parlarne meglio qui: https://armadiodikirillov.wordpress.c...
Non ottiene il massimo dei voti perché, nonostante siano un espediente usato per arrivare al cuore del problema, le storie di Templari e di occultismo non fanno per me.
Cerco di parlarne meglio qui: https://armadiodikirillov.wordpress.c...
Non ottiene il massimo dei voti perché, nonostante siano un espediente usato per arrivare al cuore del problema, le storie di Templari e di occultismo non fanno per me.
August 25, 2017
Un romanzo troppo "grande" per me, troppi avvenimenti, troppi personaggi, troppe nozioni, troppe citazioni, che è un peccato averne usufruito per un solo libro, perchè (almeno nel mio caso) tante di queste sono andate nel dimenticatoio. Forse io ho un "cervello" troppo piccolo, ma per me se questo romanzo fosse stato pubblicato come una "trilogia", magari, dico magari, lo si poteva apprezzare ancora di più... ma questa è un'altra storia.
January 27, 2019
recensione in haiku de "Il pendolo di Foucault"
Intertestuale
storia della menzogna -
Radicale Eco

Intertestuale
storia della menzogna -
Radicale Eco

September 17, 2012
Quando è uscito il romanzo di Dan Brown, Il codice da Vinci, circolò un'intervista a Umberto Eco, in cui lo scrittore accusava Dan Brown di aver ripescato materiale vecchio di secoli appartenente alla tradizione ermetica, avergli dato un'apparenza verosimile e averlo usato per irretire il lettore ingenuo. Può essere.
Ad ogni modo, nel pendolo di Foucault, c'è lo stesso IDENTICO materiale misterosofico, però Eco lo offre al lettore per quello che è realmente: FUFFA. Aggiungi una trama intricata, aggiungi i rimandi alle teorie sull'interpretazione, aggiungi le strizzate d'occhio al feuilleton, quello che ne risulta è un gran romanzo, ricco, stratificato, anche se disorganico.
Per alcuni è derivativo, made in Pincholand. Per me, Pinchon ed Eco sono due esperienze di lattura quasi agli antipodi.
Ad ogni modo, nel pendolo di Foucault, c'è lo stesso IDENTICO materiale misterosofico, però Eco lo offre al lettore per quello che è realmente: FUFFA. Aggiungi una trama intricata, aggiungi i rimandi alle teorie sull'interpretazione, aggiungi le strizzate d'occhio al feuilleton, quello che ne risulta è un gran romanzo, ricco, stratificato, anche se disorganico.
Per alcuni è derivativo, made in Pincholand. Per me, Pinchon ed Eco sono due esperienze di lattura quasi agli antipodi.
October 15, 2017
Molto complesso e ricco di termini complicati... Un libro erudito, anche troppo... Stancante!
March 11, 2016
Doveva arrivare questo momento.
E’ innegabile che l’emozione per la scomparsa di un grande della nostra letteratura abbia costituito la spinta decisiva, ma ti giuro – ho dei testimoni oculari – che nei profondi recessi dei miei hard disk risiedono una serie di tentativi non riusciti di recensire “il-mio-libro-preferito” (è un’etichetta, non si può smontare in alcun modo). Tentativi tutti falliti per un motivo o un altro, recensione mai portata a compimento.
Ma il momento è arrivato, e dopo aver tratto un profondo respiro provo a spiegarti perché ho adorato, adoro e sempre adorerò “Il pendolo di Foucalt“.
Ora, ammettiamolo, la spiegazione scientifica della dimostrazione della rotazione terrestre tramite l’oscillare di un pendolo, con cui si apre il libro, rischierebbe di provocare un immediato rifiuto alla lettura, che tu sia stato o meno al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi.
Ma…
Casaubon, il più bel protagonista di un romanzo negli ultimi cinquanta anni / il suo amore / Belbo e la sua inadeguatezza esistenziale / Diotallevi e i sogni di essere altrui / le schifezze dell’Editoria A Pagamento / la genialità di una Università che non è mai stata / la storia dei Templari raccontata come quella di un amico che ti fa sorridere, arrabbiare, commuovere / l’avida spietatezza di Agliè / “Da un sistema di divieti si può capire quel che la gente fa di solito,” disse Belbo, “e se ne possono trarre bozzetti di vita quotidiana.”/ Abulafia, il pc e il word processor di Belbo, così simile a tante mie Moleskine / Ferdinando Camon che scrive “Da quando ho cominciato a leggere Il Pendolo di Foucault non sono più uscito di casa: ho, per così dire, sospeso la vita” e ha detto tutto del romanzo e della grande letteratura in generale / l’ultimo giorno del romanzo: 25 giugno 1984 / “Uno che fa la tesi sulla sifilide finisce per amare anche la spirocheta pallida” / Il pendolo di Foucalt scritto in giallo sulla copertina / le idiozie numerologhe e complottiste /
Vedi, ancora una volta non sono riuscito a scrivere davvero una recensione. Ho fatto soltanto fluire la penna (e poi la tastiera) appuntandomi le prime (giuro, sole le prime) cose che mi sono venute in mente ripensando alle infinite letture del Pendolo, alle lettere quasi scolorite della prima edizione Bompiani che conservo a Monfalcone.
Però, si, insomma, anche se a me queste cose un po’ “facile commozione” mi urtano un filo, volevo dirtelo. Grazie, Umberto, per aver scritto il mio libro preferito.
Alfonso
http://capitolo23.com/2016/03/11/il-p...
E’ innegabile che l’emozione per la scomparsa di un grande della nostra letteratura abbia costituito la spinta decisiva, ma ti giuro – ho dei testimoni oculari – che nei profondi recessi dei miei hard disk risiedono una serie di tentativi non riusciti di recensire “il-mio-libro-preferito” (è un’etichetta, non si può smontare in alcun modo). Tentativi tutti falliti per un motivo o un altro, recensione mai portata a compimento.
Ma il momento è arrivato, e dopo aver tratto un profondo respiro provo a spiegarti perché ho adorato, adoro e sempre adorerò “Il pendolo di Foucalt“.
Ora, ammettiamolo, la spiegazione scientifica della dimostrazione della rotazione terrestre tramite l’oscillare di un pendolo, con cui si apre il libro, rischierebbe di provocare un immediato rifiuto alla lettura, che tu sia stato o meno al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi.
Ma…
Casaubon, il più bel protagonista di un romanzo negli ultimi cinquanta anni / il suo amore / Belbo e la sua inadeguatezza esistenziale / Diotallevi e i sogni di essere altrui / le schifezze dell’Editoria A Pagamento / la genialità di una Università che non è mai stata / la storia dei Templari raccontata come quella di un amico che ti fa sorridere, arrabbiare, commuovere / l’avida spietatezza di Agliè / “Da un sistema di divieti si può capire quel che la gente fa di solito,” disse Belbo, “e se ne possono trarre bozzetti di vita quotidiana.”/ Abulafia, il pc e il word processor di Belbo, così simile a tante mie Moleskine / Ferdinando Camon che scrive “Da quando ho cominciato a leggere Il Pendolo di Foucault non sono più uscito di casa: ho, per così dire, sospeso la vita” e ha detto tutto del romanzo e della grande letteratura in generale / l’ultimo giorno del romanzo: 25 giugno 1984 / “Uno che fa la tesi sulla sifilide finisce per amare anche la spirocheta pallida” / Il pendolo di Foucalt scritto in giallo sulla copertina / le idiozie numerologhe e complottiste /
Vedi, ancora una volta non sono riuscito a scrivere davvero una recensione. Ho fatto soltanto fluire la penna (e poi la tastiera) appuntandomi le prime (giuro, sole le prime) cose che mi sono venute in mente ripensando alle infinite letture del Pendolo, alle lettere quasi scolorite della prima edizione Bompiani che conservo a Monfalcone.
Però, si, insomma, anche se a me queste cose un po’ “facile commozione” mi urtano un filo, volevo dirtelo. Grazie, Umberto, per aver scritto il mio libro preferito.
Alfonso
http://capitolo23.com/2016/03/11/il-p...
January 6, 2022
Umberto Eco era un intellettuale geniale, su questo penso non ci piova.
Non avevo, mea culpa, mai letto un suo romanzo prima d'ora, e come sempre coi cosiddetti mostri sacri continuavo a ritardare il mio battesimo con mille scuse, non ultima quella di sentirmi eternamente in difetto, di non essere preparata, tanto psicologicamente quanto dal punto di vista della mia confusa educazione letteraria.
Poi l'anno scorso mi è capitato di leggere La Q di Qomplotto di Wu Ming 1, appassionante saggio sul complottismo, che non solo indicava in Eco il proprio nume tutelare (cosa peraltro già vera e conclamata un po’ per tutta l'opera dei collettivi Luther Blissett e Wu Ming), ma in particolare sceglieva di avvalersi dei protagonisti del Pendolo di Focault per intavolare una sorta di simposio che facesse da filo conduttore e meccanismo letterario per portare avanti l'esplorazione di quel pozzo nero che sono e sono state le fantasie di complotto nel corso della storia.
Alla luce di quella lettura, affrontare il Pendolo è stata un'esperienza ancora più soddisfacente e rivelatrice. Il romanzo - sembra banale dirlo - fra le altre cose è anche un giallo appassionante, una storia di intrighi e di erudita perdizione, ma come tutta la grande letteratura ha soprattutto il pregio di rivelare tanto di noi stessi quanto di fornirci chiavi di lettura fondamentali per affrontare l'attualità e il presente, non perché Eco fosse dotato di chissà quale chiaroveggenza, ma perché le risposte alle grandi domande della storia sono sempre in bella mostra, la parte difficile è farsi le domande giuste.
Voglio ripetermi, però, questo è prima di tutto un romanzo pazzesco, fruibile a più livelli, con personaggi da amare e odiare in egual misura, pienamente consapevoli della loro sapienza e altrettanto ciechi di fronte alle responsabilità che derivano dal maneggiare un materiale prezioso e infiammabile come il proprio intelletto. Ci sarebbero altri milioni di cose da dire, ma confido nel fatto che le più interessanti siano già state dette, scritte e largamente dibattute in sedi ben più autorevoli di questa, quindi mi limito a concludere le mie sconclusionate osservazioni con un gioco:
Se Umberto Eco ha la fama di erudito, il merito è in parte anche dell'estensione quasi leggendaria del suo vocabolario. Quindi ecco qui le parole più belle che ho imparato leggendo il Pendolo di Foucault:
Agnizione
Ambulacro
Automedonte
Biffatura
Borborigmo
Canèa
Catafratto
Esicasta
Fanfaluca
Fantasmare
Fòrnice
Preconizzare
Scrofola
Sicofante
Zimarra
Non avevo, mea culpa, mai letto un suo romanzo prima d'ora, e come sempre coi cosiddetti mostri sacri continuavo a ritardare il mio battesimo con mille scuse, non ultima quella di sentirmi eternamente in difetto, di non essere preparata, tanto psicologicamente quanto dal punto di vista della mia confusa educazione letteraria.
Poi l'anno scorso mi è capitato di leggere La Q di Qomplotto di Wu Ming 1, appassionante saggio sul complottismo, che non solo indicava in Eco il proprio nume tutelare (cosa peraltro già vera e conclamata un po’ per tutta l'opera dei collettivi Luther Blissett e Wu Ming), ma in particolare sceglieva di avvalersi dei protagonisti del Pendolo di Focault per intavolare una sorta di simposio che facesse da filo conduttore e meccanismo letterario per portare avanti l'esplorazione di quel pozzo nero che sono e sono state le fantasie di complotto nel corso della storia.
Alla luce di quella lettura, affrontare il Pendolo è stata un'esperienza ancora più soddisfacente e rivelatrice. Il romanzo - sembra banale dirlo - fra le altre cose è anche un giallo appassionante, una storia di intrighi e di erudita perdizione, ma come tutta la grande letteratura ha soprattutto il pregio di rivelare tanto di noi stessi quanto di fornirci chiavi di lettura fondamentali per affrontare l'attualità e il presente, non perché Eco fosse dotato di chissà quale chiaroveggenza, ma perché le risposte alle grandi domande della storia sono sempre in bella mostra, la parte difficile è farsi le domande giuste.
Voglio ripetermi, però, questo è prima di tutto un romanzo pazzesco, fruibile a più livelli, con personaggi da amare e odiare in egual misura, pienamente consapevoli della loro sapienza e altrettanto ciechi di fronte alle responsabilità che derivano dal maneggiare un materiale prezioso e infiammabile come il proprio intelletto. Ci sarebbero altri milioni di cose da dire, ma confido nel fatto che le più interessanti siano già state dette, scritte e largamente dibattute in sedi ben più autorevoli di questa, quindi mi limito a concludere le mie sconclusionate osservazioni con un gioco:
Se Umberto Eco ha la fama di erudito, il merito è in parte anche dell'estensione quasi leggendaria del suo vocabolario. Quindi ecco qui le parole più belle che ho imparato leggendo il Pendolo di Foucault:
Agnizione
Ambulacro
Automedonte
Biffatura
Borborigmo
Canèa
Catafratto
Esicasta
Fanfaluca
Fantasmare
Fòrnice
Preconizzare
Scrofola
Sicofante
Zimarra
March 18, 2013
Ora che copio e incollo su GR, ricordo...letto in un lungo viaggio in treno da Roma a casa, quando ancora esistevano gli Intercity e l'Alta Velocità era di là a vedersi...tempi da lupi, da tregenda ma tempi in cui, alla fine della fiera, ero anche contento...
Eco è un genio, e lo si è capito. Come tutti (quasi tutti) i geni, ama specchiarsi nella sua genialità e nella sua smisurata cultura. Molti riferimenti alla cabala ebraica o ai riti esoterici sono di difficilissima comprensione per noi esseri umani qualunque e, in realtà, non è nemmeno così importante comprenderli davvero. A parere mio, sono messi lì apposta per far girare la testa del lettore, per perdersi e non capire più dov'è il limite fra scemenza e verità. Detto questo, trovo che questo romanzo, come Il nome della rosa, possieda la sua forza nella morale finale, ovvero nell'assunto che che volendo si può credere a tutto e finire per convincersi che tutto quadra quando in realtà non quadra nulla. E' un j'accuse coltissimo in risposta ai romanzacci mistico-scandalistici tipo Il codice Da Vinci e se non fosse tanto colto e complicato perderebbe parte del suo significato.
Pur nella sua complessità, quindi, l'ho trovato davvero affascinante e intelligente. Lo trovo almeno alla pari de Il Nome della rosa , il che è tutto dire.
Eco è un genio, e lo si è capito. Come tutti (quasi tutti) i geni, ama specchiarsi nella sua genialità e nella sua smisurata cultura. Molti riferimenti alla cabala ebraica o ai riti esoterici sono di difficilissima comprensione per noi esseri umani qualunque e, in realtà, non è nemmeno così importante comprenderli davvero. A parere mio, sono messi lì apposta per far girare la testa del lettore, per perdersi e non capire più dov'è il limite fra scemenza e verità. Detto questo, trovo che questo romanzo, come Il nome della rosa, possieda la sua forza nella morale finale, ovvero nell'assunto che che volendo si può credere a tutto e finire per convincersi che tutto quadra quando in realtà non quadra nulla. E' un j'accuse coltissimo in risposta ai romanzacci mistico-scandalistici tipo Il codice Da Vinci e se non fosse tanto colto e complicato perderebbe parte del suo significato.
Pur nella sua complessità, quindi, l'ho trovato davvero affascinante e intelligente. Lo trovo almeno alla pari de Il Nome della rosa , il che è tutto dire.
September 17, 2025
Bello, bello, bello.
Vero o falso?
I 3 protagonisti creano una storia alternativa dei Cavalieri Templari mischiando storia vera, credenze, Cabala, Politica, Resistenza, Santeria, Editoria, un gran mischione condito con una dose di ironia.
E' più facile credere al complottismo del mischione.
Lettura difficile: tanti riferimenti dotti, parole sconosciute, personaggi storici veri, ma sconosciuti ai più. Il nostro Eco un po' puzzone ha creato un libro per pochi adepti, ma che può essere apprezzato anche da noi "persone sani".
Vero o falso?
I 3 protagonisti creano una storia alternativa dei Cavalieri Templari mischiando storia vera, credenze, Cabala, Politica, Resistenza, Santeria, Editoria, un gran mischione condito con una dose di ironia.
E' più facile credere al complottismo del mischione.
Lettura difficile: tanti riferimenti dotti, parole sconosciute, personaggi storici veri, ma sconosciuti ai più. Il nostro Eco un po' puzzone ha creato un libro per pochi adepti, ma che può essere apprezzato anche da noi "persone sani".
February 2, 2025
Ok Umberto. Credevo di essere preparata su varie teorie del complotto, ma devo inchinarmi davanti a un maestro.
Romanzo eccellente. Il problema è che mi sarebbe servita un'enciclopedia a corredo per capire tutto. Sono arrivata alla fine abbastanza confusa.
Però gran libro.
Romanzo eccellente. Il problema è che mi sarebbe servita un'enciclopedia a corredo per capire tutto. Sono arrivata alla fine abbastanza confusa.
Però gran libro.
January 17, 2020
Questo è il più bel romanzo di Umberto Eco, nonché uno dei romanzi più belli della letteratura del Novecento. Riassumere la trama sarebbe impossible, oltre che stupido. Ovviamente, qualora ce ne fosse bisogno, aggiungo che, per quanto bello e intelligente possa essere, Il Pendolo di Foucault non è per tutti: se riuscite a resistere per le prime cinquanta pagine, magari finite per amarlo e a rileggerlo più volte, come il sottoscritto; se no, andate a leggervi Dan Brown sotto l'ombrellone e amen.
Ciò detto, vorrei aggiungere la mia opinione personale sul parallelismo fra Eco e il post-modernismo americano. Parallelismo particolarmente discusso da certi italiani, che per mostrare il loro apprezzamento verso un'opera italiana devono per forza paragonarla alle opere americane, come se le opere americane fossero il Canone e noi, sudditi culturali, dovessimo per forza adeguarci. Alcuni lettori italiani, presumendosi arguti, arrivano al punto da affermare che Il Pendolo di Foucault non sarebbe altro che un astuto riciclaggio in salsa nostrana dei romanzi di Thomas Pynchon, i quali comunque non erano manco ancora stati tradotti in Italiano negli anni in cui Umberto Eco affrontava la stesura del suo secondo romanzo. Parlare di alcune somiglianze tematiche e stilistiche fra Il Pendolo di Foucault e romanzi come V. e L'Arcobaleno della Gravità (che io reputo un capolavoro assoluto) è sicuramente un'operazione molto interessante. Sarebbe inopportuno, tuttavia, ridurre Il Pendolo di Foucault a un remake italiota dei romanzi di Thomas Pynchon, e per almeno due motivi.
Primo: se tutti i romanzi che affrontano i temi della paranoia, del complotto e della reinterpretazione della Storia, fossero 'copie' degli 'originali' di Pynchon, allora che dovremmo dire dei romanzi di Don De Lillo, Martin Amis e David Foster Wallace? Altro che Umberto Eco! Eppure, io non me la sentirei di definire Infinite Jest come una semplice variazione sul modello Pynchonesco (sebbene, sia chiaro, io preferisca Pynchon a Wallace).
Secondo: perché Umberto Eco affronta sì i temi della paranoia (eccetera), ma lo fa attraverso un punto di vista così particolare e soggettivo (il protagonista sembra la versione 'sfigata' dell'autore stesso), con un'erudizione talmente vasta e con una 'italianità' deliziosamente sfacciata, che nonostante il suo Pendolo possa avere delle similitudini con l' Arcobaleno Pynchoniano, alla fine lo si apprezza di più nei momenti in cui è più dissimile dai romanzi di Pynchon. Il quale avrà pure avuto il grande merito di avere 're-inventato' il postmodernismo (così come Eco ha avuto il grande merito di averlo 'creato' in Italia - ricordiamoci che questo romanzo l'ha pubblicato quarant'anni fa, ed è tutt'oggi un romanzo molto più 'avanti' di tutta la più recente robetta editoriale), però le ultime cento pagine del Pendolo di Foucault Pynchon non le avrebbe mica potute scrivere!
Ciò detto, vorrei aggiungere la mia opinione personale sul parallelismo fra Eco e il post-modernismo americano. Parallelismo particolarmente discusso da certi italiani, che per mostrare il loro apprezzamento verso un'opera italiana devono per forza paragonarla alle opere americane, come se le opere americane fossero il Canone e noi, sudditi culturali, dovessimo per forza adeguarci. Alcuni lettori italiani, presumendosi arguti, arrivano al punto da affermare che Il Pendolo di Foucault non sarebbe altro che un astuto riciclaggio in salsa nostrana dei romanzi di Thomas Pynchon, i quali comunque non erano manco ancora stati tradotti in Italiano negli anni in cui Umberto Eco affrontava la stesura del suo secondo romanzo. Parlare di alcune somiglianze tematiche e stilistiche fra Il Pendolo di Foucault e romanzi come V. e L'Arcobaleno della Gravità (che io reputo un capolavoro assoluto) è sicuramente un'operazione molto interessante. Sarebbe inopportuno, tuttavia, ridurre Il Pendolo di Foucault a un remake italiota dei romanzi di Thomas Pynchon, e per almeno due motivi.
Primo: se tutti i romanzi che affrontano i temi della paranoia, del complotto e della reinterpretazione della Storia, fossero 'copie' degli 'originali' di Pynchon, allora che dovremmo dire dei romanzi di Don De Lillo, Martin Amis e David Foster Wallace? Altro che Umberto Eco! Eppure, io non me la sentirei di definire Infinite Jest come una semplice variazione sul modello Pynchonesco (sebbene, sia chiaro, io preferisca Pynchon a Wallace).
Secondo: perché Umberto Eco affronta sì i temi della paranoia (eccetera), ma lo fa attraverso un punto di vista così particolare e soggettivo (il protagonista sembra la versione 'sfigata' dell'autore stesso), con un'erudizione talmente vasta e con una 'italianità' deliziosamente sfacciata, che nonostante il suo Pendolo possa avere delle similitudini con l' Arcobaleno Pynchoniano, alla fine lo si apprezza di più nei momenti in cui è più dissimile dai romanzi di Pynchon. Il quale avrà pure avuto il grande merito di avere 're-inventato' il postmodernismo (così come Eco ha avuto il grande merito di averlo 'creato' in Italia - ricordiamoci che questo romanzo l'ha pubblicato quarant'anni fa, ed è tutt'oggi un romanzo molto più 'avanti' di tutta la più recente robetta editoriale), però le ultime cento pagine del Pendolo di Foucault Pynchon non le avrebbe mica potute scrivere!
February 27, 2020
Templari e complotti massonici raccontati e miscelati da Umberto Eco, cosa si può volere di più?
Lo stile è immenso, non si può dire nulla e ne rimango sempre più impressionato.
Oltre che una passeggiata attraverso le varie teorie cospirazioniste (ce ne sono davvero di ogni, dai Rosa-Croce agli Assassini), è soprattutto un grande viaggio nella Storia.
L'unica nota stonata di questo romanzo, almeno ai miei occhi, è quella fastidiosa sensazione che ti lascia di non essere abbastanza intelligente; è tipo i film di Kubrick, avverti che c'è qualcosa d'altro, ma ti rendi conto che forse non ne verrai mai a capo.
Lo stile è immenso, non si può dire nulla e ne rimango sempre più impressionato.
Oltre che una passeggiata attraverso le varie teorie cospirazioniste (ce ne sono davvero di ogni, dai Rosa-Croce agli Assassini), è soprattutto un grande viaggio nella Storia.
L'unica nota stonata di questo romanzo, almeno ai miei occhi, è quella fastidiosa sensazione che ti lascia di non essere abbastanza intelligente; è tipo i film di Kubrick, avverti che c'è qualcosa d'altro, ma ti rendi conto che forse non ne verrai mai a capo.
September 13, 2017
Letto su consiglio del grande Gianroberto Casaleggio, mi struggo nell'affermare che non ho trovato appagante la lettura.
Purtroppo non ho modo di dire né a lui né a Umberto Eco quanto ho trovato pesante questo romanzo, sudando sette camiciole per giungere, stremato, alla conclusione.
Però, capisco perché a Gianroberto sia piaciuto così tanto: forse perché, a lui, i templari non sono mai andati a genio.
Consigliato comunque a chi ha amato il celebre - e molto più riuscito - "La pasta al Bohr" di Aldemiro Masonelli.
October 11, 2014
Il libro comincia male, con uno stile ampolloso, difficile da leggere, con salti che non si seguono.
Impiega un bel po' a ingranare e a mostrare una trama vera e propria, e a quel punto anche lo stile diventa più chiaro, più fruibile.
La storia parla dei miti moderni, delle teorie del complotto, degli ordini segreti, dei grandi Misteri.
E parla di un gruppo di amici, colleghi in un paio di redazioni quantomeno dubbie, che oltre a fornirci uno scorcio della prima editoria a pagamento ci mostrano anche un passo successivo.
L'occultismo e il complottismo stanno diventando di moda? Allora giochiamo al loro gioco, e diamogli ciò che vogliono. Non sarà tanto difficile tirare fuori una teoria che copra tutto, un Piano come i tanti che spopolano nelle sette esoteriche, ma ben ancorato a tutti i fatti reali, no?
Un cabalista, un editor e un umanista, con una tesi sui templari alle spalle e un lavoro di cacciatore di biblioteche.
Uniti poco a poco nel creare il grande Piano.
Un Piano ineccepibile, talmente ancorato alla realtà da diventare esso stesso reale, da alimentare i miti stessi che lo avevano generato.
Una morale sull'animo umano e su come nascano certi complottismi.
La storia è interessante, il problema di fondo è che anche dopo che l'ampollosità degli inizi scompare, molto spesso restano nel ilbro tante, troppe parti in cui l'autore si perde in descrizioni metafisiche che rischiano spesso di addormentare il lettore e che in alcuni punti si arriva a saltare a piè pari.
Non avevo apprezzato molto lo stile di Eco con Il nome della rosa, ma all'epoca lo avevo letto per obbligo al liceo e pensavo potesse essere quello il motivo dell'antipatia.
Adesso è passato parecchio tempo, ho letto questo libro per scelta personale e posso confermare le impressioni di allora: ottimi spunti, ottima conoscenza storica a supportare la trama, grande capacità di intrattenere quando decide di mettersi, ma stile troppo pesante, spesso indigeribile.
Malgrado ciò, la storia ha toccato le corde giuste per quanto mi riguarda, al punto da farmi passare sopra allo stile senza troppe lamentele.
Impiega un bel po' a ingranare e a mostrare una trama vera e propria, e a quel punto anche lo stile diventa più chiaro, più fruibile.
La storia parla dei miti moderni, delle teorie del complotto, degli ordini segreti, dei grandi Misteri.
E parla di un gruppo di amici, colleghi in un paio di redazioni quantomeno dubbie, che oltre a fornirci uno scorcio della prima editoria a pagamento ci mostrano anche un passo successivo.
L'occultismo e il complottismo stanno diventando di moda? Allora giochiamo al loro gioco, e diamogli ciò che vogliono. Non sarà tanto difficile tirare fuori una teoria che copra tutto, un Piano come i tanti che spopolano nelle sette esoteriche, ma ben ancorato a tutti i fatti reali, no?
Un cabalista, un editor e un umanista, con una tesi sui templari alle spalle e un lavoro di cacciatore di biblioteche.
Uniti poco a poco nel creare il grande Piano.
Un Piano ineccepibile, talmente ancorato alla realtà da diventare esso stesso reale, da alimentare i miti stessi che lo avevano generato.
Una morale sull'animo umano e su come nascano certi complottismi.
La storia è interessante, il problema di fondo è che anche dopo che l'ampollosità degli inizi scompare, molto spesso restano nel ilbro tante, troppe parti in cui l'autore si perde in descrizioni metafisiche che rischiano spesso di addormentare il lettore e che in alcuni punti si arriva a saltare a piè pari.
Non avevo apprezzato molto lo stile di Eco con Il nome della rosa, ma all'epoca lo avevo letto per obbligo al liceo e pensavo potesse essere quello il motivo dell'antipatia.
Adesso è passato parecchio tempo, ho letto questo libro per scelta personale e posso confermare le impressioni di allora: ottimi spunti, ottima conoscenza storica a supportare la trama, grande capacità di intrattenere quando decide di mettersi, ma stile troppo pesante, spesso indigeribile.
Malgrado ciò, la storia ha toccato le corde giuste per quanto mi riguarda, al punto da farmi passare sopra allo stile senza troppe lamentele.
December 16, 2014
Bello bello bello :)
Da leggere a capitoli alterni.
I saggi sono molto più interessanti della storia in sé.
Da leggere a capitoli alterni.
I saggi sono molto più interessanti della storia in sé.
September 28, 2018
Piú trattato che romanzo, la storia é solo una traccia.
May 30, 2021
4 stelle e mezzo/5.
Un’opera che esordisce narrando di una “sfera che descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà”: tutto un programma di quello che accadrà.
Infiniti livelli di cultura che lasciano senza fiato, storditi e sbigottiti. Eppure questa sorprendente erudizione non è fine a se stessa, non è masturbazione mentale o autocompiacimento; si intreccia alla mistica e si mette al servizio della storia e del lettore con un’ironia incredibilmente leggera e presente in tutte le pagine.
Il romanzo sale e scende dai piani celesti agli inferi, conservando la meraviglia dell’intreccio delle nozioni e delle culture che si dipanano attraverso la storia, ma senza mai abbandonare l’intrattenimento, l’intrigo.
È un romanzo per eccellenza, un’avventura cerebrale ma anche fisica, Indiana Jones e Francis Bacon che incontrano Tin Tin e Cagliostro.
Inchìnati Dan Brown, insomma.
Umberto Eco gioca, si diverte e diverte, mette al servizio del lettore la sua estesissima ricerca, la cultura multiforme, tentacolare, enciclopedica, per portare mistica e mistero, complotto, profondità e la saggezza religiosa di tutte le culture del Mediterraneo.
È una lettura impegnativa ma impossibile da abbandonare, capita di rileggere pagine e cercare di capire che cosa si è perso per strada. A volte ci si abbandona semplicemente, consapevoli che non potremo mai arrivare a raggiungere e abbracciare tutte le trame e le nozioni.
Rimane un senso di divertimento, sorpresa, ammirazione. Splendide le discese nell’individualità e nella storia personale dei protagonisti, i riferimenti all’infanzia e alla Resistenza.
E, come scritto anche da altri commentatori, straordinariamente attuale la consapevolezza e il sarcasmo sulla potenza della cospirazione e il fascino del complotto, che muove le menti illustri e gli ignoranti perché - in fin dei conti - tanto più interessante della semplice realtà e della logica.
Mastodontico eppure leggerissimo, complesso e basilare allo stesso tempo.
Un’opera che esordisce narrando di una “sfera che descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà”: tutto un programma di quello che accadrà.
Infiniti livelli di cultura che lasciano senza fiato, storditi e sbigottiti. Eppure questa sorprendente erudizione non è fine a se stessa, non è masturbazione mentale o autocompiacimento; si intreccia alla mistica e si mette al servizio della storia e del lettore con un’ironia incredibilmente leggera e presente in tutte le pagine.
Il romanzo sale e scende dai piani celesti agli inferi, conservando la meraviglia dell’intreccio delle nozioni e delle culture che si dipanano attraverso la storia, ma senza mai abbandonare l’intrattenimento, l’intrigo.
È un romanzo per eccellenza, un’avventura cerebrale ma anche fisica, Indiana Jones e Francis Bacon che incontrano Tin Tin e Cagliostro.
Inchìnati Dan Brown, insomma.
Umberto Eco gioca, si diverte e diverte, mette al servizio del lettore la sua estesissima ricerca, la cultura multiforme, tentacolare, enciclopedica, per portare mistica e mistero, complotto, profondità e la saggezza religiosa di tutte le culture del Mediterraneo.
È una lettura impegnativa ma impossibile da abbandonare, capita di rileggere pagine e cercare di capire che cosa si è perso per strada. A volte ci si abbandona semplicemente, consapevoli che non potremo mai arrivare a raggiungere e abbracciare tutte le trame e le nozioni.
Rimane un senso di divertimento, sorpresa, ammirazione. Splendide le discese nell’individualità e nella storia personale dei protagonisti, i riferimenti all’infanzia e alla Resistenza.
E, come scritto anche da altri commentatori, straordinariamente attuale la consapevolezza e il sarcasmo sulla potenza della cospirazione e il fascino del complotto, che muove le menti illustri e gli ignoranti perché - in fin dei conti - tanto più interessante della semplice realtà e della logica.
Mastodontico eppure leggerissimo, complesso e basilare allo stesso tempo.
November 15, 2010
È stata una discreta fatica arrivare fino all'ultima pagina, ma ero curioso di sapere dove Eco volesse andare a parare. E sono rimasto deluso, anche se la cosa era prevedibile.
Si tratta di un giallo, ma anche di un saggio che mostra come l'uomo sia propenso a costruire smisurati castelli dalle fondamenta di sale per compiacere il proprio desiderio di trovare un perché ad ogni cosa, procedendo attraverso un'incredibile catena di associazione di idee e di fatti.
Riassumere la trama è abbastanza improbabile e sarebbe davvero semplice svelare il finale, anche se potrei averlo già fatto :)
Tuttavia, non essendoci nemmeno una quarta di copertina che lo introduca, vi posso dire che la vicenda narrata ruota intorno a tre amici, Casaubon, Belbo e Diotallevi, che, lavorando per una casa editrice, si trovano a dover analizzare testi di ogni tipo riguardanti l'occulto, il mistero, la cabala e tutte quelle fesserie che vengono trattate in modo ambiguo e senza contraddittorio in trasmissioni come Voyager o Mistero, per capirci.
Il tutto ha inizio quando viene loro consegnato un manoscritto riguardante i Templari, che sembra nascondere un loro piano il quale risulta svilupparsi nel corso di centinaia di anni e coinvolgere il mondo intero. Se iniziano per gioco a rivedere la Storia dell'umanità con il filtro delle notizie apprese dal manoscritto, ben presto sono così presi dal Piano, come lo battezzano, da auto-convincersi di quanto stanno ricostruendo.
Ed è qui che Eco riversa un fiume inarginabile di nomi e fatti che rendono la narrazione maledettamente lenta e noiosa e costituiscono un limite di questo romanzo. Il ritmo è lievemente sollevato dal fatto che i tre amici, per reperire informazioni che giustifichino il loro Piano, sono costretti ad entrare in contatto con ambienti poco raccomandabili e pericolosi. E qui mi fermo.
È inevitabile cercare un confronto con "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown e ritengo che la più notevole differenza risieda nel fatto che il protagonista del romanzo di Dan Brown è la storia stessa, mentre per Eco sono le evoluzioni grottesche dei personaggi ad essere il centro della narrazione.
Sarebbe curioso sapere quanti di quelli che lo hanno comprato, probabilmente sulla scia de "Il Nome della Rosa", che ho davvero apprezzato molto, ne abbiano raggiunta la fine.
Tutto sommato, che sollievo terminarlo!
La recensione è presso http://www.jhack.it/blog/2011/01/16/i...
Si tratta di un giallo, ma anche di un saggio che mostra come l'uomo sia propenso a costruire smisurati castelli dalle fondamenta di sale per compiacere il proprio desiderio di trovare un perché ad ogni cosa, procedendo attraverso un'incredibile catena di associazione di idee e di fatti.
Riassumere la trama è abbastanza improbabile e sarebbe davvero semplice svelare il finale, anche se potrei averlo già fatto :)
Tuttavia, non essendoci nemmeno una quarta di copertina che lo introduca, vi posso dire che la vicenda narrata ruota intorno a tre amici, Casaubon, Belbo e Diotallevi, che, lavorando per una casa editrice, si trovano a dover analizzare testi di ogni tipo riguardanti l'occulto, il mistero, la cabala e tutte quelle fesserie che vengono trattate in modo ambiguo e senza contraddittorio in trasmissioni come Voyager o Mistero, per capirci.
Il tutto ha inizio quando viene loro consegnato un manoscritto riguardante i Templari, che sembra nascondere un loro piano il quale risulta svilupparsi nel corso di centinaia di anni e coinvolgere il mondo intero. Se iniziano per gioco a rivedere la Storia dell'umanità con il filtro delle notizie apprese dal manoscritto, ben presto sono così presi dal Piano, come lo battezzano, da auto-convincersi di quanto stanno ricostruendo.
Ed è qui che Eco riversa un fiume inarginabile di nomi e fatti che rendono la narrazione maledettamente lenta e noiosa e costituiscono un limite di questo romanzo. Il ritmo è lievemente sollevato dal fatto che i tre amici, per reperire informazioni che giustifichino il loro Piano, sono costretti ad entrare in contatto con ambienti poco raccomandabili e pericolosi. E qui mi fermo.
È inevitabile cercare un confronto con "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown e ritengo che la più notevole differenza risieda nel fatto che il protagonista del romanzo di Dan Brown è la storia stessa, mentre per Eco sono le evoluzioni grottesche dei personaggi ad essere il centro della narrazione.
Sarebbe curioso sapere quanti di quelli che lo hanno comprato, probabilmente sulla scia de "Il Nome della Rosa", che ho davvero apprezzato molto, ne abbiano raggiunta la fine.
Tutto sommato, che sollievo terminarlo!
La recensione è presso http://www.jhack.it/blog/2011/01/16/i...
December 10, 2015
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
È stato più forte di me: mentre leggevo Il Pendolo di Foucault, continuavo a immaginarmi il povero Umberto Eco “costretto” a sorbirsi Il codice Da Vinci perché tutti si ostinavano a paragonare i due romanzi, mettendoli sullo stesso piano. Avrà prevalso il fastidio o la scrollata di spalle? Per me si è fatto delle grasse risate – e si è riletto Il Pendolo di Foucault alla faccia di Dan Brown!
Sì perché Il Pendolo di Foucault è il romanzo degli scettici, quelli che quando sentono gridare al complotto non possono fare a meno di alzare le sopracciglia; quelli che guardano con sgomento alla credulità condivisa sui social; quelli che cercano le fonti delle notizie e fanno gentilmente notare ai creduli il loro diffondere scemenze – e che spesso vengono poco gentilmente liquidati da questi ultimi.
Il Pendolo di Foucault è un campionario di teorie sul Grande Piano e sul Disegno Intelligente che guida le genti verso un destino glorioso, ancorché sconosciuto ai più. Sono ammirata dalla vastità delle conoscenze di Umberto Eco, ma ancora di più dalla sua ironia, che attraversa più o meno sottilmente l'intero romanzo ed è in definitiva l'arma principale da opporre ai creduli.
Allo stesso tempo, però, Eco ci mette in guardia dalla pericolosità del Piano, dal rischio che diventi reale. Infatti, il mondo pare pieno di tizi pronti a credere alle teorie più strampalate pur di continuare a campare tranquilli al riparo della verità, che, guarda un po', non offre alcuna consolazione.
Eco ha scritto un gran bel romanzo: l'unica pecca, per quanto mi riguarda, è che ho iniziato a cedere verso pagina quattrocento. Insomma, cinquecento pagine di Piano e Oscuri Segreti Potenzialmente Mortali sono troppe per la mia povera mente e ho iniziato a desiderare una lavanda cerebrale per tutti. Il finale, però, è grandioso: quindi se come me date segno di cedimento, reggete fino alla fine e godetevi il botto. Ve lo sarete meritato.
---
Ciao, Umberto. Grazie di tutto.
È stato più forte di me: mentre leggevo Il Pendolo di Foucault, continuavo a immaginarmi il povero Umberto Eco “costretto” a sorbirsi Il codice Da Vinci perché tutti si ostinavano a paragonare i due romanzi, mettendoli sullo stesso piano. Avrà prevalso il fastidio o la scrollata di spalle? Per me si è fatto delle grasse risate – e si è riletto Il Pendolo di Foucault alla faccia di Dan Brown!
Sì perché Il Pendolo di Foucault è il romanzo degli scettici, quelli che quando sentono gridare al complotto non possono fare a meno di alzare le sopracciglia; quelli che guardano con sgomento alla credulità condivisa sui social; quelli che cercano le fonti delle notizie e fanno gentilmente notare ai creduli il loro diffondere scemenze – e che spesso vengono poco gentilmente liquidati da questi ultimi.
Il Pendolo di Foucault è un campionario di teorie sul Grande Piano e sul Disegno Intelligente che guida le genti verso un destino glorioso, ancorché sconosciuto ai più. Sono ammirata dalla vastità delle conoscenze di Umberto Eco, ma ancora di più dalla sua ironia, che attraversa più o meno sottilmente l'intero romanzo ed è in definitiva l'arma principale da opporre ai creduli.
Allo stesso tempo, però, Eco ci mette in guardia dalla pericolosità del Piano, dal rischio che diventi reale. Infatti, il mondo pare pieno di tizi pronti a credere alle teorie più strampalate pur di continuare a campare tranquilli al riparo della verità, che, guarda un po', non offre alcuna consolazione.
Eco ha scritto un gran bel romanzo: l'unica pecca, per quanto mi riguarda, è che ho iniziato a cedere verso pagina quattrocento. Insomma, cinquecento pagine di Piano e Oscuri Segreti Potenzialmente Mortali sono troppe per la mia povera mente e ho iniziato a desiderare una lavanda cerebrale per tutti. Il finale, però, è grandioso: quindi se come me date segno di cedimento, reggete fino alla fine e godetevi il botto. Ve lo sarete meritato.
---
Ciao, Umberto. Grazie di tutto.
September 2, 2018
E niente.
Il primo capitolo è difficile da seguire.
Superato quello mi è cominciato a piacere, ma dalla metà in poi mi ha annoiato.
Finale... Boh, non sono neanche sicura di averlo capito.
Lettura deludente.
Il primo capitolo è difficile da seguire.
Superato quello mi è cominciato a piacere, ma dalla metà in poi mi ha annoiato.
Finale... Boh, non sono neanche sicura di averlo capito.
Lettura deludente.
August 17, 2025
In assoluto il libro più difficile mai affrontato, perché è un libro che si affronta, non si legge…
Eco è stato un vero Sapiente. Un onore leggere le sue parole.
Eco è stato un vero Sapiente. Un onore leggere le sue parole.
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