Se si passa sopra alla mania di tanta manualistica americana di dare del tu al lettore, e infarcire i testo di battute e storielle che vorrebbero essere divertenti, questo libro è alquanto interessante. Il software fa schifo sostanzialmente perché viene progettato da persone che vivono in una dimensione completamente loro - quelli che una cattiva traduzione definisce “secchioni”, ma penso che il termine originale fosse “nerds” o “geeks” - e che, essendo completamente scollegati dalla realtà, danno importanza a cose che non ne hanno nessuna e, peggio, viceversa. E��� una cosa di cui io stesso mi sono spesso reso conto: lasciando da parte prodotti ormai universali, come i sistemi operativi Microsoft o Office che un certo qual sforzo di venire incontro all’utente - con grande fatica - lo hanno fatto (e Platt non gli fa sconti, pur essendo un collaboratore strapagato di Microsoft), nel campo dei grandi sistemi gestionali sviluppati per aziende od enti pubblici ormai è un dato di fatto che le modalità operative costringano gli utenti ad appiattirsi su progetti sviluppati dai “secchioni”, capovolgendo completamente il rapporto cliente/fornitore: non è il fornitore che deve dare il prodotto che il cliente vuole, ma al contrario è il cliente che deve modificare comportamenti e scelte in funzione di quello che il fornitore gli da. Con dovizia di esempi questo libro parla di software, usabilità di siti web, sicurezza, e, con umorismo, di “secchioni”, delle loro abitudini completamente scollegate dalla comune dimensione relazionale e sociale, dell’ilare paradosso per cui spesso e volentieri sono proprio loro, quelli che preferiscono passare le notti al computer anziché con le ragazze (che peraltro probabilmente li schiferebbero), per i quali qualsiasi capo d’abbigliamento che vada oltre jeans e maglione è pura superfluità, per i quali spesso l’igiene personale è un optional, a tenere in pugno l’intero sistema economico.