N.B. (Questo commento si riferisce a tutti e sette i romanzi)
SPECIALE: Il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov - 23/02/2019
Quello della Fondazione è uno dei pochi (ma solo per ora!) cicli letterari di fantascienza che abbia completato. Nell’insieme è costituito di sette volumi, in ordine di pubblicazione: Fondazione, tradotto anche con il titolo Cronache della galassia o Prima Fondazione (Foundation, 1951), Fondazione e Impero o Il crollo della galassia centrale (Foundation and Empire, 1952), Seconda Fondazione o L’altra faccia della spirale (Second Foundation, 1953), L’orlo della Fondazione (Foundation’s Edge, 1982), Fondazione e Terra (Foundation and Earth, 1986), Preludio alla Fondazione (Prelude to Foundation, 1988) e Fondazione anno zero (Forward the Foundation, 1993, postumo). All’interno del più ampio Universo della Fondazione è preceduto, secondo la cronologia interna, dal Ciclo dei Robot e dal Ciclo dell’Impero. Le vicende narrate nelle tre serie si situano in un periodo lungo ben 40 000-50 000 anni…
Si nota un significativo scarto temporale tra la pubblicazione dei primi tre romanzi e quella dei restanti quattro. La saga in principio era una trilogia, ampliata successivamente da due sequel (L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra) e due prequel (Preludio alla Fondazione e Fondazione anno zero). Tale distanza ha delle forti ripercussioni stilistiche: i primi tre libri sono delle sequenze di racconti legati da un filo conduttore, mentre gli altri, in virtù della loro coesione interna, sono romanzi nel senso più proprio del termine. Le storie della Trilogia erano precedentemente comparse sulla rivista Astounding Science-Fiction.
Ma di cosa parla questo classico della fantascienza?
Prima di rispondere intendo chiarire quale sarà il mio modus operandi. Innanzitutto, la Trilogia sarà trattata separatamente dal resto. Inoltre, mi sembra giusto introdurre con maggiori dettagli il primo libro, cosicché il lettore inesperto possa avere delle coordinate chiare da cui partire. In più, vorrei evitare, nei limiti del possibile, il rischio di spoiler.
LA TRILOGIA
Ci troviamo in un Impero Galattico ormai al tramonto. Il suo declino riflette quello dell’Impero Romano, così come descritto nell’opera dello storico inglese Edward Gibbon (1737-1794). Il cuore della narrazione è una parola,
psicostoria
, una scienza capace di predire statisticamente il futuro riducendo a complicatissime funzioni matematiche il comportamento delle grandi masse, come quelle che popolano lo sterminato impero.
Il primo volume, Fondazione, è formato da cinque parti, originariamente racconti pubblicati tra il 1942 e il 1944, a parte la prima, scritta appositamente per l’edizione in volume del 1951. Si apre così:
Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che non aveva mai visto prima d’allora Trantor. Cioè, non l’aveva vista di persona. Ne conosceva però il panorama per averlo visto sullo schermo dell’ipervideo e sugli enormi trasmettitori tridimensionali quando diffondevano le notizie dell’Incoronazione Imperiale o dell’apertura del Consiglio Galattico. Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Sinnax, che ruotava intorno a una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era affatto tagliato fuori dalla civiltà. A quel tempo, nessuno nella Galassia lo era.
Gaal Dornick è un giovane matematico arrivato sul pianeta Trantor, la capitale imperiale, per incontrare Hari Seldon, l’inventore della psicostoria. Grazie ai suoi studi, Seldon è giunto alla conclusione che l’impero crollerà nel giro di pochi secoli e che sarà seguito da un periodo di caos e barbarie lungo trentamila anni. Tuttavia, è riuscito a trovare uno spiraglio di speranza: poter ridurre questo interregno a soli mille. Ciò si rivelerebbe possibile solo se l’imperatore permettesse l’istituzione di una comunità di scienziati (la Fondazione del titolo) su un pianeta all’estrema periferia della galassia, il cui nome non a caso è Terminus. Inizialmente pare che il suo obiettivo sia la redazione di un’Enciclopedia galattica, un immenso volume ideato per preservare l’intero scibile umano. In realtà, la costituzione della Fondazione altro non è che uno dei numerosi passaggi, previsti dal Piano Seldon, necessari per la nascita di una nuova entità imperiale più solida. Alcune di queste fasi si configurano come crisi politiche e sociali superabili attraverso una sola linea d’azione dalle conseguenze irreversibili. Piccola, subitanea osservazione: il significato originario della parola crisi è privo della connotazione negativa a cui siamo abituati, poiché deriva dal greco κρίσις, che vuole dire «scelta, decisione» (fonte: Treccani).
Degno di nota il progressivo passaggio dal sistema di datazione imperiale (Era Galattica, E.G.) a uno nuovo (Era della Fondazione, E.F.). La Fondazione viene ufficialmente costituita nel 12 068 E.G., che quindi coincide con l’anno 0 E.F. Anche se i potenti, in primo luogo l’imperatore, paiono non accorgersene, una nuova epoca ha avuto inizio.
Tre delle otto Crisi Seldon previste nei primi cinquecento anni dell’interregno avvengono in Fondazione. Vale la pena di sottolineare che la prima, avvenuta in seguito alla dichiarazione d’indipendenza dei Quattro Regni nel 50 E.F., viene risolta dal Sindaco di Terminus Salvor Hardin, il personaggio a cui Asimov ha messo in bocca le indimenticabili parole: «La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.»
Fondazione e Impero e Seconda Fondazione, entrambi composti da due parti, seguono questa falsariga. Tuttavia, gli ultimi rigurgiti della forza imperiale, oscure minacce, nuovi colpi di scena e misteri (Un circolo non ha un capo…) arricchiscono e complicano sempre di più l’intreccio.
La prima volta che lessi la Trilogia, ricordo che all’inizio rimasi un po’ perplessa. In fin dei conti, sembra priva di elementi che la possano rendere “avvincente”. L’azione è poca: apparentemente un grosso svantaggio per una storia fantascientifica. Le battaglie stellari ogni tanto avvengono, ma sono raccontate sempre con un certo distacco. Gli intrighi sono onnipresenti, gli omicidi rari, gli scontri in prevalenza verbali.
Lo stile di Asimov è asciutto e preciso. Egli stesso dichiarò: “Mi sono deciso molto tempo fa a seguire un solo punto cardinale in tutta la mia attività di scrittore: essere chiaro. Ho rinunciato a ogni pretesa di scrivere in maniera poetica o simbolica o sperimentale o in qualunque altro modo che potrebbe (se ne fossi capace) farmi vincere il premio Pulitzer. Vorrei scrivere solamente in modo chiaro e in questo modo stabilire una calorosa relazione tra me e i miei lettori, e i critici… beh, facciano quello che vogliono.” (fonte: introduzione a Nemesis). Questa affermazione si può spiegare in virtù del fatto che, prima ancora che uno scrittore, Asimov era un biochimico e un divulgatore scientifico. Il rischio, però, è quello di apparire freddo, quasi astratto o meccanico. Non sorprende che chi non lo apprezza come autore definisca la sua scrittura con questo aggettivo: arida.
Inoltre, parlare di “personaggi” nel senso vero del termine è improprio. Se i momenti di crisi sono tappe obbligate verso la formazione di un nuovo impero, i personaggi sono i meccanismi che permettono al piano di funzionare (ancora un’analogia meccanica). Affezionarsi a essi, o detestarli, è pressoché impossibile, dato che sono privi di profondità psicologica, sembrano dotati solo di razionalità (non tanto diversa da quella dei robot asimoviani) e in genere compaiono per breve tempo. Non sono altro che pedine su una scacchiera politico-diplomatica assai complicata. Buona parte della storia è basata sui dialoghi, che di solito non brillano per espressività e sono incentrati su questioni politiche, sociali o tecnologiche. Altra osservazione: i robot, protagonisti indiscussi di tanti racconti di Asimov e del ciclo a cui danno il nome, qui sembrano scomparsi. Perché? Che ne è stato di loro? Per scoprirlo, occorre avventurarsi nelle altre serie…
Eppure, ho amato la Trilogia. Quelli che a prima vista sembrano dei difetti possono riservare delle sorprese. O vengono sovrastati dalle qualità. Personalmente, ritengo che sia un insieme di fattori. Le trasformazioni a cui la società galattica va incontro sono estremamente verosimili e ricalcano per molti versi quelle vissute dall’umanità europea e mediterranea dopo la disgregazione dell’Impero Romano. È una poderosa riflessione sulla Storia e su un suo eventuale fine ultimo, concetto che i filosofi chiamano “teleologia”. Sembra presente un ottimismo fideistico nel progresso umano un po’ sconcertante, considerato che i racconti erano stati scritti durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale. Forse all’epoca Asimov era convinto che, dopo un disastro simile, la specie umana avrebbe avuto l’accortezza di non ripetere errori così marchiani. In questo caso, con il senno di poi ci rendiamo conto della portata e dell’ingenuità della sua illusione…
Dal punto di vista stilistico, la chiarezza della narrazione e la sua logica ferrea aiutano a seguire il complesso sviluppo degli eventi. Mi viene addirittura da pensare che un tema così astratto come la psicostoria non possa essere raccontato in altro modo. Lo stile rispecchia il soggetto. Come minimo, una scelta coerente.
PREQUEL E SEQUEL
Il discorso cambia radicalmente con gli altri romanzi. Sebbene siano stati scritti prima i sequel dei prequel, per quanto riguarda l’ordine di lettura consiglio di invertirli.
L’opinione degli appassionati di Asimov su questi libri è molto variegata. Alcuni amano solo la Trilogia. Altri apprezzano anche i prequel. Ad altri ancora, magari con intensità variabile, piacciono pure i sequel. Forse c’è chi gradisce i sequel, ma non i prequel. Come sostengono i puristi, tutti e quattro sono stati pubblicati perché Asimov era incalzato dai fan che volevano arrivare alla fine del millennio e perché aveva bisogno di soldi. Fatti veri, nessun dubbio. I risultati ottenuti, però, non mi inducono a pensare che ciò sia per forza un difetto. La Trilogia, per temi e stile, è una pietra miliare nella storia della fantascienza: basti pensare al rifiuto dei luoghi comuni degli anni ’20 e ’30, come gli alieni, che oltretutto venivano generalmente rappresentati come esseri orrendi e malvagi. Tuttavia, con ciò non considero i suoi ampliamenti carta straccia.
Tutti e quattro sono veri romanzi, abitati da personaggi degni di questo nome, dotati almeno di un barlume di profondità. Fondamentale l’interesse sociologico e antropologico per classi sociali e popoli di altri pianeti; i loro nomi sono inventati, ma le loro caratteristiche in qualche modo ricordano quelle riscontrate nelle società umane. Lo stile è sempre limpido e preciso, ma meno scarno e minimalista, aperto a una maggiore introspezione psicologica. I puristi con ogni probabilità parlerebbero di una mera svolta “mainstream”…
I prequel hanno il merito di scavare nell’avventurosa vita di Hari Seldon, sia sul versante professionale che su quello privato. Oltre ad assistere all’elaborazione della nuova scienza fin dal primo momento, si apprende che il matematico ha un figlio, Raych, e una compagna di vita, Dors Venabili. Una famiglia assai singolare…
Nei sequel la psicostoria esce di scena. Di sicuro è uno stravolgimento del senso della saga, ma al tempo stesso può essere un’opportunità per capire fin dove possa spingersi la creatività dell’autore. In entrambi i romanzi il protagonista è Golan Trevize, che dubita dell’esistenza del Piano Seldon perché un progetto così perfetto, secondo lui, non può funzionare. Arrestato dal Sindaco di Terminus Harla Branno (una lady di ferro), viene mandato in esilio con il pretesto di trovare informazioni sul pianeta che antiche leggende definiscono “la culla dell’umanità”, ovvero la Terra. Curioso osservare come in Fondazione questo nome fosse caduto nell’oblio. Nonostante ciò, il cosiddetto “problema delle origini” appassionava ancora qualcuno, per esempio il cancelliere imperiale Lord Dorwin, il quale ipotizzava che il pianeta nativo del genere umano ruotasse intorno ad Arturo, benché nei suoi testi di riferimento fosse citato anche il Sole. In ogni modo, Trevize parte in compagnia dello storico Janov Pelorat a bordo della modernissima astronave Far Star. Gli incontri che li aspettano saranno sorprendenti…
CONCLUSIONI
Asimov non è riuscito ad arrivare dove avrebbe voluto, anzi: si è fermato a metà. Il finale, pur essendo diverso da quello che la psicostoria prospettava, conclude degnamente il ciclo, sebbene rimanga sostanzialmente aperto: secoli e secoli di storia giacciono in lontananza e nessuno più ne scoprirà i segreti…
Mi rendo conto che questa serie possa non piacere a tutti. Probabilmente è una questione di prospettive. In ogni caso, si tratta di un affresco di storia futura accurato e potenzialmente verosimile che vale la pena almeno di provare, anche solo in parte.
Se l’avete letto o l’avete iniziato, quali sono le vostre impressioni?