«Ho tentato di rimettere insieme la storia della famiglia Manzoni; volevo ricostruirla, ricomporla, allinearla ordinatamente nel tempo. Avevo delle lettere e dei libri. Non volevo esprimere commenti, ma limitarmi a una nuda e semplice successione di fatti. Volevo che i fatti parlassero da sé. Volevo che le lettere, accorate o fredde, cerimoniose o schiette, palesemente menzognere o indubitabilmente sincere, parlassero da sé [...]. Il protagonista di questa lunga storia famigliare, non volevo fosse Alessandro Manzoni. Una storia famigliare non ha un protagonista; ognuno dei suoi membri è di volta in volta illuminato e risospinto nell'ombra. Non volevo che egli avesse più spazio degli altri; volevo che fosse visto di profilo e di scorcio, e mescolato in mezzo agli altri, confuso nel polverio della vita giornaliera. E tuttavia egli domina la scena; è il capo-famiglia; e gli altri certo non hanno la sua grandezza. E d'altronde egli appare piú degli altri strano, tortuoso, complesso...» (Natalia Ginzburg)
Natalia Ginzburg (née Levi) was an Italian author whose work explored family relationships, politics during and after the Fascist years and World War II, and philosophy. She wrote novels, short stories and essays, for which she received the Strega Prize and Bagutta Prize. Most of her works were also translated into English and published in the United Kingdom and United States. An activist, for a time in the 1930s she belonged to the Italian Communist Party. In 1983 she was elected to Parliament from Rome as an Independent.
rispetto alle alterne vicende della famiglia allargata manzoni-beccaria-verri-imbonati, il plot dei promessi sposi è uno sceneggiato tv senza troppi sommovimenti. e molto (ma molto) meno disinibito anche. lucia coi suoi spilloni in testa e renzo, già fermo, montano tutto quell'ambaradàn per convolare in modo lecito, mentre giulia beccaria e carlo imbonati quando manzoni è ancora un ragazzino convivono lieti nel peccato, frequentando il bel mondo letterario di parigi. lei è finalmente innamorata, lui suggellerà nelle accorate parole del testamento quanto delle convenzioni e della forma ben poco gli calasse. anni dopo, poi, alessandro ancorché imparentato con monsignori sposerà la calvinista enrichetta blondel con rito protestante, facendo molto mormorare gli ambienti bene di milano. e certo i promessi sposi sono collocati due secoli prima, e scritti dopo la sentita conversione di AM, e in generale la disinvoltura relazionale in un romanzo di quel tipo non era contemplata. fatto sta che a far girare le pagine una via l'altra, muovendo da quel ramo del lago di como dove il piccolo alessandro fu mandato prestissimo a balia - poiché la volitiva giulia, quand'anche lecitamente coniugata, tutto aveva in testa fuor che d'esser costretta nel ruolo di madre - è la vita vera dell'autore più ancora della cantafavola (come manzoni chiamò il suo romanzo, con lievemente affettata modestia, inviandone una copia fresca di stampa a vincenzo monti). natalia ginzburg, dopo una ricerca immane, traccia ben più della storia di quel tal sandro, autor d'un romanzetto ove si tratta di promessi sposi. racconta di grandi entusiasmi e forse ancor più grandi tristezze, e lo fa splendidamente con la sua usuale scrittura, pulita e ricca insieme. lessico familiare, sì, ma di un'ottima stirpe letteraria. una, cento, mille natalia!
Testo dalla difficile classificazione, semmai fosse necessario classificare sempre tutto. Non una biografia in senso stretto, non una biografia romanzata, tutt’al più una biografia indiretta e perché basata su copioso materiale epistolare e perché il polifonismo generato da siffatta corrispondenza è vergata da molteplici voci, tutte protagoniste. É come se la Ginzburg facesse di questo lavoro tardivo una summa della sua narrativa dalla complessa memoria familiare imbevuta e nutrita. Una famiglia intesa in senso lato che fa perno su un suo protagonista, in questo caso il più grande romanziere della letteratura italiana, per irradiare nella fitta rete di relazioni che l’esistenza regala a tutti noi, non solo i membri della genealogia: nonni, figli, nipoti, generi e nuore con i rispettivi nuclei familiari, ma anche, necessariamente, amici, conoscenti, servitù, compaesani, e per finire gli italiani tutti.
Manzoni insomma è qui un ritratto da ricostruire, da assemblare, incrociando la rappresentazione di sé che le sue lettere rimandano alla rappresentazione che ne scaturisce dalle varie lettere che i suoi familiari e amici e conoscenti scrivono al pari di lui.
In sostanza, terminata la lettura, ci si ritrova arricchiti da tante informazioni spicciole, quotidiane che scandiscono l’esistenza in un naturale susseguirsi di gioie e dolori, predominano in realtà questi ultimi e per chi incline a certa malinconia, i più interessanti. Affascina leggere della sopportazione del dolore, dell’indifferenza che si accompagna alla lontananza, del ricercare e quasi inseguire un’amicizia sfumata senza motivo apparente (leggi C. Fauriel, una delle parti più affascinanti della narrazione traslata), del convivere infine con le proprie disillusioni. Una vita lunga, quella del Manzoni, che lo vede sopportare tanti lutti e l’imperfezione delle relazioni umane, lui stesso padre a metà e figlio rifiutato. Affascinante la restituzione dell’epoca, quasi l’intero XIX secolo, e anche oltre perché il libro si chiude con il congedo al figliastro Stefano , morto nei primi del ‘900, un’epoca in cui il peggior disagio è la convivenza con il proprio corpo che si ammala e produce sofferenza in un susseguirsi di rimedi che passando per gli inevitabili e ripetuti salassi, porta sempre ad inevitabile morte. L’aspetto strettamente connesso al concetto di salute e di malattia è trasversale a tutte le corrispondenze e quindi all’intero testo, è portatore di curiosità che rasentano l’alchimia se non la superstizione condita dalla rassegnazione al volere divino, rappresentano una fonte preziosa del sentimento del tempo e in certi casi riescono a stemperare l’eterna tensione che tale groviglio epistolare ricama. Sapevate voi che Teresa Borri Stampa, la seconda moglie di Manzoni, in odor di menopausa, ma eternamente malata immaginaria, fu alle soglie dei suoi cinquant'anni, prossima al limitare della vita in una tremenda notte che invece la portò a sgravarsi delle due gemelle che portava in grembo? Pur trovandosi a leggere della morte dei due piccoli, quella che subentra è una sottile ironia, non voluta da nessuno, tanto meno dalla nostra Natalia che scompare nel testo come nella migliore “eclissi dell’autore” di stampo verista, ma prodotta forse solo dallo stridere dei tempi, è solo un attimo ma il sentimento che genera è quello, presto incanalato da nuove tensioni, nuovi lutti, eterne minacce. Affascinante.
ناتالیا گیتزبورگ از همان اولین تجربه ام (کتاب شهر و خانه) ،فهمیدم که دنیایش خیلییی نزدیک به دنیای خودم است ولی خیلی بزرگ تر. برایم قلم گرم اش پر از حس امنیت است. این که سعی می کند شبیه مرد ها بنویسد را حس می کردم و دوستش داشتم چون واقعا متوجه جنسیت نویسنده نمی شدم . ذوق می کردم از این که نثرش مقداری چخوف وار است. و در این کتاب "خانه ی لب دریا" بیشتر از خودش می گوید، از این که چه قدر شیفته ی نوشتن است و چطور این مسیر کلمه ها را پیدا کرده تا بتواند خوشحال تر بنویسد. خیلیی لذت بخش بود قبلا چند تجربه ی این چنینی داشتم و خوشحالم "ناتالیا گینزبورگ "این حس قشنگ ِجدید را برایم ساخت. فیلم نیمه شب در پاریس (وودی الن)، کتاب مجموعه مصاحبه ها و آخرین با بورخس( نشر ثالث) و کتاب رمان فاخر معطر من (ایان مک ایون) ، این ها مجموعه هایی اند که شادیِ نوشتن ،خوب و عالی نوشتن، عشق به نوشتن و خود نوشتن را در من جوانه می زنند.
Il materiale epistolare è il cardine di quest'opera di recupero della memoria familiare di casa Manzoni, nel suo più intimo scorrere quotidiano. La scelta di affidare alle lettere lo svolgersi delle vicende di questa numerosa famiglia mi è sembrata scorrevole anche se a tratti un po' ripetitiva per il succedersi delle varie malattie e disgrazie, comunque meritevole per aver riportato alla luce non solo il Manzoni nel suo contesto familiare ma l'intero periodo storico dell'Ottocento italiano.
Un libro sicuramente molto impegnativo: per la maggior parte si tratta di stralci di lettere scritte da Manzoni o dai suoi familiari. Attraverso queste lettere Natalia Ginzburg ripercorre la vita di Manzoni e della sua famiglia. Una famiglia tormentata da malattie e tragedie, tanto che in alcuni punti sembra essere un bollettino medico. Molte volte risulta noioso, e altre volte interessante (soprattutto, per quanto mi riguarda, i capitoli che parlano della vita dei figli, dei quali di solito non si parla). Alla fine l'ho trovata un po' deprimente: non per il modo in cui è scritta, ma proprio per la vicenda in sé stessa. Ammetto di non avere mai avuto la minima idea delle tragedie toccate a Manzoni; ma io non sono molto per leggere di morti e malanni a ripetizione continua. Ho trovato molto interessante la descrizione dei metodi "curativi" (le virgolette sono d'obbligo) dell'epoca: salassi anche per il raffreddore e il mal di gola. Anche in questo caso, non sapevo che nell'800 si usassero ancora. Non si finisce mai d'imparare.
«Vi sono quadri molto passabili che non hanno alcun difetto di rilievo e nulla di gradevole neppure, e in quella famiglia in cui vari individui vi rapiscono il cuore con uno sguardo, chi non ha una vera grazia ha poca fortuna».
Prima di cominciarlo, non avrei mai creduto che potesse essere così bello. E invece è bellissimo. Quella della famiglia Manzoni è una storia intensa non solo perché è densa di avvenimenti, come le storie di ogni famiglia che si rispetti, ma soprattutto perché ci è spesso narrata senza intermediari proprio dai suoi protagonisti, i membri del nucleo familiare al centro della ricerca della Ginzburg. E, ah, la Ginzburg! I suoi commenti sono pochi, sparsi, ma così precisi, incisivi, mirati e profondi che ho rischiato seriamente di commuovermi. E' un libro che cambierà il vostro modo di pensare riguardo a diverse cose, e la figura di Alessandro Manzoni sarà solo la punta dell'iceberg di questa revisione generale; vi accorgerete ben presto che quel che lo circonda è altrettanto importante.
باید یادداشتهای ناتالیا گینزبورگ عزیز را دوباره بخوانم و بخوانم.. برای من کتابها، یادداشتها و تمام چیزهای مربوط به این نویسنده کلاس درسی است دوست داشتنی..
Il libro è, ovviamente, splendido. NG riesce, nello stesso tempo, a scomparire dietro ai personaggi e a non scadere nella mera cronaca di fatti, nomi e cose; un risultato assolutamente incredibile, trattandosi di oltre un secolo di storia e di intrecci tra vicende d'Italia (e di Milano in particolare), decine di famiglie e personaggi maggiori e minori, e (immagino) migliaia di documenti esaminati. Lo stile di NG è essenziale, asciutto ma compartecipe; non tira per la giacchetta i personaggi, non fa dir loro cose che non hanno detto o pensato; lascia davvero, come nella quinta di copertina afferma di voler fare, che i Manzoni "parlino per se'". Solo dalla bellissima intervista del 1983 stampata nella postfazione dell'edizione che ho letto ho potuto scoprire le simpatie (per Giulia e Enrichetta, e Massimo d'Azeglio) e le antipatie (per Teresa Borri) che NG naturalmente nutriva per i personaggi così chiaramente coltivati e studiati.
Il risultato per il lettore è un'immersione totale nella vita di questa famiglia e nel genio di Manzoni. Molto più di qualsiasi romanzo o saggio sull'argomento, NG consente di "spiare" davvero la famiglia Manzoni, di sedersi a tavola con loro o viaggiare con loro in carrozza. Sappiamo cosa mangiavano, come si chiamavano i servi, come preferivano viaggiare a seconda della stagione, quali amici ricevevano e quali non andavano a trovare volentieri, i loro piani per l'estate e quanto pagavano di legna, fornaio, tappezziere..
Sappiamo tutto, e forse troppo. Perché seguire una famiglia sin dalle origini (ponendo come origine appunto il matrimonio di Giulia con Pietro Manzoni) per oltre un secolo non può che portare tristezza e amarezza, guardando al mesto destino riservato alla gran maggioranza dei famigliari Manzoni. Morti, fallimenti, smarrimenti per la via, lutti, malattie lunghe e dolorose - che dovevano ben essere comuni all'epoca e che solo in questo libro ho finalmente potuto scorgere nella loro realtà, come parte della vita quotidiana di chi quei tempi li ha douti vivere e abitare. Il confronto con la nostra epoca è straniante e sconcertante.
Il libro ruota naturalmente attorno a AM e al suo genio, che traspare in ogni rigo delle sue lettere. Nell'intervista di cui sopra, NG ammette che AM deve essere stato nella vita quotidiana un egoista e un padre molto manchevole. Non indulge però in facili psicologismi, o dietrologie rispetto alla sua vita privata. L'occhio di NG è davvero lieve e neutro, soprattutto nell'affrontare i molti, terribili lutti che AM dovette sopportare in età già avanzata, senza giudizi e senza accuse.
"Ma non sai, risposi io, quant'è che stavo qui appunto pensando a Stefano? ... Che, ripensando a tante cose del passato, mi ero detta: che non avevo più che lui a chi potermi rivolgere per dire: ti ricordi? ..."
Deve ter alguma razão misteriosa para eu ter lido quase 500 páginas de trocas de cartas de uma família italiana do século 18, com a qual eu não tinha relação alguma. Nunca nem passei perto de ler Os Noivos, do Alessandro Manzoni. Ainda não li, por sinal. Mas o que Natalia Ginzburg fez aqui, nessa ordenação epistolar de mais de um século, deve ter dado um trabalhão que você só entende a dimensão – política, poética – quando termina de ler. Um ensaio biográfico cheio de sangrias, sanguessugas, doenças (como se adoecia, duros tempos), mortes, mortes e pequenas tragédias. A exaltação do ponto de vista das mulheres da família é um golaço. Sofremos e comemoramos todos. Enfim, um espanto de livro.
Sicuramente non si tratta di un libro semplice e scorrevole. Non lo è. Ho faticato un poco a portarlo a termine e ci ho messo parecchi giorni, ma ne è valsa la pena. E' un romanzo prevalentemente epistolare, in cui la sapienza narrativa della Ginzburg ricostruisce, con la pazienza e la sottile ironia che la contraddistinguono, la vita dell'intera famiglia di Alessandro Manzoni. La Ginzburg sceglie però di far parlare i diretti interessati attraverso le loro lettere originali, lettere a volte simpatiche, altre tristi, altre ancora struggenti. Leggere "La famiglia Manzoni" è un modo di entrare nella famiglia di Alessandro Manzoni in punta di piedi, di provare a capire in quale situazione vivesse e con chi condividesse la vita. Una lettura consigliata a chi ha la pazienza e la voglia di comprendere una famiglia tutt'altro che semplice, ma davvero affascinante.
A volte mi chiedo come ho fatto a perdermi, per anni, chicche come queste. La Ginzburg (di cui colpevolmente conoscevo solo "Lessico famigliare") raccoglie testimonianze, lettere etc sulla famiglia Manzoni e descrive in maniera incredibile tutte le vicissitudini della famiglia Manzoni (allargata). Si deve leggere per comprendere a pieno tutto quello che è successo ma posso spoilerare un paio di punti: - la famiglia può essere ricca/famosa/nobile... ma i grattacapi ci sono sempre - la trama dei Promessi Sposi, a paragone di tutte le tresche, i maneggi & co. dei manzoni-beccaria-verri-imbonati-d'azeglio è veramente povera e priva di colpi di scena - da grande voglio essere Giulia Beccaria :) Bello, bello, bello (e il Manzoni ora mi risulta meno ingessato)
Col suo tocco fine di osservatrice onesta la Ginzburg ci cala nel mondo della famiglia Manzoni, recuperando le tantissime lettere scritte da tutti i suoi membri. E anche stavolta, pur non essendo protagonista conclamato, emerge con prepotenza Alessandro, uomo per nulla risolto e distante da quell'immagine di sereno religioso propinataci da tanta storia della letteratura. Enigmatico, combattuto,sfuggente, e come si definì in età giovanile:"Poco noto ad altrui, poco a me stesso"; così si compone il vero ritratto del grande scrittore. Ecco perché vale la pena leggere questo libro: per rimettere in discussione i nostri pregiudizi sempre confortati da tanta critica cattolica e per godersi (perché no?) delle ottime ore in compagnia della raffinata Ginzburg.
I've decided that I really like biographies. This was about Alessandro Manzoni, famous Italian novelist, author of I Promessi Sposi. And I love Natalia Ginzburg in any genre I've decided. Of course, she is best in the original Italian! I only gave it three stars because the last 50 pages or so I thought were rather excessive. We were getting into great-grandchildren of Alessandro, and to be honest, it was rather depressing. His surviving children didn't seem to live up to their potential!
Una famiglia numerosa, complessa e dagli equilibri molto delicati...
Una madre (Giulia Beccaria) e soprattutto un nonno dal cognome importante ed ingombrante, due mogli, nove figli (dieci se si considera anche il figlio del primo matrimonio della seconda moglie) e, se non ricordo male, una trentina di nipoti, insomma una famiglia numerosa, complessa e dagli equilibri molto delicati.
Tralasciando la capacità narrativa della Ginzburg, che non si discute per leggerezza e chiarezza, purtroppo qui emerge però ben poco e per brevissimi tratti. Non ho proprio capito tutti i commenti entusiastici su questo volume, che praticamente si presenta per la stragrande maggioranza come una sorta di epistolario della famiglia Manzoni, con lunghissime citazioni da lettere dei vari personaggi, a cui si risponde con altri lunghi stralci di quella che deventa l'emmesima lettera scambiata. E siccome lo stile epistolare di una persona, per quanto curato, è però suo proprio e distintivo, la cosa diventa alla lunga molto ripetitiva. Sarà che arrivo dalle biografie di Irving Stone, che secondo me sono il metro di paragone di una narrazione biografica di alto livello, ma qui in alcuni punti mi sono veramente distratto dalla noia. Mi è piaciuta l'idea di far emergere la persolità di Manzoni attraverso le persone importanti della sua vita, ai quli sono dedicati i capitoli (lasciando comunque una corretta progressione temporale negli avvenimenti), e credo che comunque utilizzare testi di prima mano dei protagonisti aiuti a crearsi un'idea delle loro intime pulsioni e, in definitiva, di quali persone essi fossero. Per questo ho dato una stella in più alla valutazione. Ma credo personalmente che un maggiore intervento da parte dell'autrice, utilizzando più narrativa e meno virgolettato da lettere via via scambiate nel circolo famigliare manzoniano, avrebbe reso la lettura infinitamente meno noiosa.
È una biografia? È un romanzo storico? No, è la Natalia che ci regala una delle più accurate ricostruzioni dell'intera famiglia Manzoni. Perno di questa storia la figura di Alessandro, a cui tutto ruota attorno. Un figlio, marito, padre, nonno che con i suoi romanzi e i suoi studi ha guidato, senza forse rendersene veramente conto, la nascita del nostro paese. Affiancato sempre da parenti, amici o semplici conoscenti quest'uomo ha condotto un'esistenza circondato dalla morte e dalla malattia, gli epitaffi che ha scritto se uniti potrebbero superare il numero di pagine de I promessi sposi.
Non so perché ho deciso di leggere questo romanzo, io che sono una lettrice che segue soltanto l'umore e le sensazioni del momento mi sono ritrovata questo libro in mano per caso. Posso solo ringraziare questo impulso fortuito che mi ha suggerito di dare una chance alla storia. Lascio che altri, molto più abili di me e con conoscenze più approfondite, vi raccontino cosa rappresenti veramente questo romanzo. Io posso soltanto consigliarvi di aprirlo e provare a sfogliarlo se mai voleste approfondire la vita delle famiglie italiane dell'800, quando ancora l'Italia s'avea da fare e quando una volta fatta, s'avea da mantenere.
Minha nota refere-se sempre à minha vivência da leitura, não à qualidade literária da obra e aqui minha experiência não foi boa. O livro é uma espécie de biografia de Alessandro Manzoni, autor do romance "Os Noivos" a partir de sua mãe Giullia Beccaria. A história de suas vidas nos é contada através da publicação da vasta correspondência entre todos os familiares e amigos, praticamente temos aqui uma biografia epistolar e achei essa estrutura muito cansativa. Apesar de já ter ouvido falar nesse livro (Os Noivos) nunca tinha ouvido falar em seu autor, que pelo visto teve grande importância na Itália. Porém sua vida, assim como de seus amigos mais queridos e familiares, não conseguiu me despertar nenhum sentimento, nenhum envolvimento ou empatia, talvez pela forma distante como foi trazida pela autora que praticamente se restringiu a compilar a correspondência, sem tecer muitos comentários.
Histórico de leitura 30/10/2017
"Giulia Beccaria tinha cabelos ruivos e olhos verdes. Nasceu em Milão em 1762; sua mãe, Teresa de Blasco. O pai vinha de uma família nobre; a mãe era filha de um coronel."
Alessandro, come dice Ginzburg, non doveva essere e non è l'Io del suo romanzo - romanzo di vera testimonianza, riscritto in positivo - ma la sua figura diviene un pilastro, solido, forse un po' goffo, sbilanciato, ma stante e immobile mentre tutt'attorno cammina la morte; e l'egoismo giudicato da Ginzburg sta tutto nel suo essere occhio e penna: scrive alle figlie mentre muoiono, osserva l'ennesimo parto della bionda Enrichetta, fino alla cecità e allo stremo.
Solo Natalia poteva scrivere un «Caro Michele» manzoniano, in cui al lessico di famiglia si mescolano i toscanismi, che emenderanno I Promessi Sposi e che verranno ricopiati con meticolosità dalla seconda moglie, Teresa; le sgrammaticature della madre Giulia, che perdeva qualche doppia per la strada; i lamenti sommessi di Matilde che, pur malata e richiedente, trascriveva i suoi sensi di colpa e la sua paura tra un rigo e l'altro.
La famiglia Manzoni, dal suo carteggio corale e dalle molteplici nervature - congiungono Lesa a Milano, a Siena e Pisa, a Massarosa e Genova, a Carrara - si trasfigura in famiglia di romanzo, e si possono quasi sentire i personaggi che, come la famiglia Glass per Salinger, ronzavano attorno a Ginzburg, borbottando, in attesa di essere licenziati in altra forma.
Libro letto grazie al consiglio di Bianca Pitzorno. Che viaggio meraviglioso! Consigliato se vi piace l'idea di leggere per quasi 500 pagine le lettere quotidiane di una famiglia milanese dell'Ottocento alle prese con continui problemi di salute. E una prospettiva del tutto umana su Manzoni, le sue opere rimangono sullo sfondo, affrontate solo rispetto all'effetto che ebbero su di lui e sugli equilibri familiari. Tutti i personaggi escono nella loro veracità, compresa Enrichetta Blondel che in genere sembra solo una figura eterea (e che mise al mondo più di una dozzina di figli). Ormai che conoscete il mio interesse per quel periodo storico, potrete immaginare quanto sia stato interessante guardarlo così da vicino. Una grande opera di Ginzburg, per me.
Leggere questo libro è stata una sofferenza, in generale l'ho trovato spesso molto noioso, la divisione in capitoli e in parti mi sembra molto arbitraria e casuale e anche lo stile non mi ha per nulla aiutata. A volte l'autrice usa frasi brevi e spezzate, mettendo di seguito informazioni che non sembrano legate tra loro, altre volte invece ci sono paragrafi lunghissimi. Nota positiva: l'albero genealogico all'inizio, ci sono così tanti nomi e parentele che è davvero molto utile averlo lì e guardarlo ogni 20 pagine.
Davvero istruttivo questo quadro della famiglia Manzoni. La Ginzburg con grande maestria incolla pezzi di vita, di respiri 'famigliari' per farne un grande riassunto, a volte un po' ripetitivo forse, ma dalla grande carica emotiva.
Excellent - another way to learn about history. I'm quite happy that I am living in the 21st century with modern comforts….otherwise I might have died while being cured from indigestion….
This is one of the most interesting family portraits I ever read. Some parts are compelling, some are dull, but they follow the characters’ persobality traits. Totally worth it!
Le persone buone come Natalia Ginzburg hanno lo stesso difetto della Croce rossa nel famoso proverbio: criticarle significa essere costretti a un’esagerata cattiveria. E per quanto mi dispiaccia essere, e non solo apparire, cattivo, non posso esimermi dal giudicare malamente questo libro.
L’idea di base è interessante. La scrittrice prova a ricostruire non la biografia di Alessandro Manzoni (1785-1873) bensì una sorta di racconto familiare, mediante la raccolta di un buon numero di lettere e scritture private degli interessati. La vita del sommo autore de ‘I promessi sposi’ (1827-42) viene così inquadrata nella più ampia cornice degli affetti, delle gioie e dei dissidi che caratterizzano ogni vita domestica. La madre Giulia Beccaria, le mogli, i figli e gli amici ci passano davanti come i personaggi d’una saga degna di un romanzo. Si tratterebbe peraltro di un lavoro in teoria adattissimo alle corde di Ginzburg, la quale da ‘Lessico familiare’ (1963) in poi ha fatto della famiglia il tema cardine di tutte le sue riflessioni artistiche. Ed è proprio la speciale sensibilità dell’autrice verso questo tema a rendere imperdonabile la superficialità del libro.
Ginzburg avrebbe infatti dovuto compiere una scelta: o basare il suo lavoro solo sulle fonti a sua disposizione, oppure aggiungervi qualcosa di suo. Nel primo caso, avrebbe dovuto rinunciare all’ipotesi di realizzare la sospirata biografia familiare. È semplicemente assurdo pensare di raccontare i segreti domestici solo mediante un collage, per quanto ricco, di lettere; la scrittura su carta non è immediata né sincera. È come se qualcuno pensasse di raccontare la storia della mia famiglia usando come fonti le lettere (o gli sms) scambiate fra i suoi membri; nessuno potrebbe pensare una cosa simile e ritenersi credibile.
Se quindi la sua intenzione era davvero di realizzare questo tipo di racconto, Ginzburg avrebbe dovuto stendere un lavoro completamente diverso e fare capolino nel bel mezzo della materia narrativa. Inventare e interpretare laddove mancano i dati. Avrebbe dovuto fare la scrittrice, insomma, e non solo la redattrice.
La succitata bontà è stata purtroppo un freno per questa donna; troppo timida per metterci del suo, raccontando la storia di un gigante della nostra letteratura.
“Le faccende di Stato possono essere e scabrose e penose; ma non credo che abbiano nel fondo l’amaritudine delle cose private, quando sono triste per ogni verso” (Alessandro Manzoni, lettera a Massimo D’Azeglio)
Italy: The life of a singular Italian family unfolds across four generations, from 1762 to 1907, revolving around Alessandro Manzoni, a figure revered even in his lifetime for creating the modern historical novel with “I promessi sposi” (The Betrothed). Manzoni lived an unusually long life for his era, outliving many of his children, grandchildren, friends, and both of his wives. Although he is not at the center of the narrative, his presence is a constant thread throughout. Ginzburg’s “novel,” constructed almost entirely as a collage of letters spanning decades—interweaving voices that express joy and sorrow, success and hardship, births, illnesses, and deaths—offers glimpses into everyday life, religiosity, customs, family intrigues, and a politically charged backdrop of fervent national causes. It spans from the Manzoni’s zenith during its prime years to its decline and eventual fading into oblivion, as if once vibrant voices had ultimately fallen silent with the passage of time.
• Resenha [PT BR]
Itália: A vida de uma singular família italiana contada ao longo de quatro gerações, de 1762 a 1907, girando em torno da pessoa de Alessandro Manzoni, autor reverenciado ainda em vida pela criação do romance histórico moderno com "I promessi sposi" (Os Noivos). Manzoni viveu muito para sua época, e enterrou vários de seus filhos, netos e amigos, além de suas duas esposas. Ele não está no centro do relato, mas sua presença é constante. O "romance" de Ginzburg, montado quase que integralmente como uma colagem de cartas que atravessam os anos, e cujas vozes entrecruzam-se — entre alegrias e tristezas, sucessos e provações, nascimentos, doenças e mortes, o vislumbre do cotidiano, da religiosidade e dos custumes, além de intrigas familiares e um cenário político de causas nacionais efeverscentes —, apresenta a vida de uma família, do auge de seus melhores anos a seu arrefecimento e esquecimento no tempo, como vozes silenciadas.