«Quel gaglioffo di Romeo»
Dovrebbe essere un retelling femminista di Romeo e Giulietta: racconta, infatti, della storia d'amore tra Romeo e Rosalina, cugina di Giulietta, facendo di Romeo un manigoldo di mezza età che insidia le ragazzine. E quando gli riesce si improvvisa pure ladro. Rosalina, sedotta e abbandonata, apre gli occhi sulla vera natura di Romeo e si imbarca in un'avventura per salvare la cuginetta più giovane dalle grinfie di questo molestatore seriale impenitente.
Ultimamente retelling e reinterpretazioni varie di vicende già note, che siano classici, favole o miti, sono di gran moda e io sono del parere che l'autore o autrice sia libero di cambiare le carte in tavola, inventando, tagliando, aggiungendo, modificando come più gli piace. Se il risultato sarà apprezzabile o meno non dipende dal grado di fedeltà alla storia originale. Romeo e Rosalina, però, annienta in modo così assoluto l'opera madre che già durante la lettura sorgono non poche perplessità.
Il problema serio arriva alla fine, con la postfazione dell'autrice. Solomons afferma di aver sempre considerato la tragedia shakespeariana come il trionfo dell'amore, fino a quando non l'ha riletta con sua sorella che si occupa di diritti dei minori. A quel punto, non si capisce bene in che modo, ha realizzato che la vera interpretazione di Romeo e Giulietta è un'altra. Infatti, prosegue, l'età della protagonista è indicata espressamente nel testo, quella di Romeo no. Quindi, dal momento che nulla afferma con chiarezza il contrario, possiamo supporre che «quel gaglioffo di Romeo» abbia più di 30 anni (addirittura nel romanzo lo descrive con ciocche grigie nei capelli!), il che fa di lui, da una prospettiva contemporanea, una specie di pedofilo, poiché Giulietta di anni ne ha 13 e Rosalina solo un paio più di lei.
Ma che modo di ragionare è questo? Allora io posso immaginare che Giulietta sia in realtà una pianta di basilico e Romeo un barboncino, tanto nel testo non viene mai detto esplicitamente il contrario! È vero che non conosciamo l'età precisa di Romeo, ma tutto ciò che lo riguarda fa pensare che sia giovane quanto Giulietta o comunque poco più grande di lei. Le sue parole, i suoi gesti e il suo modo di comportarsi e concepire l'amore sono quelli di un ragazzo. Romeo e Giulietta è considerata dai critici la tragedia dell'amore adolescenziale per eccellenza, perché è il linguaggio dei due protagonisti a farcelo capire, nonché la loro contrapposizione al mondo degli adulti, dominato dalla logica del denaro e dell'interesse. Romeo e Giulietta, invece, giovani e innocenti, seguono la legge del cuore. Forse la Solomons non ne è a conoscenza, ma il contrasto generazionale è un tema cardine delle opere shakespeariane e in Romeo e Giulietta trova una delle sue massime espressioni. Tutto questo non avrebbe senso se Romeo fosse invece un losco figuro di mezza età che si diverte a inseguire le ragazzine. Shakespeare avrebbe scritto qualcosa che contraddice i suoi stessi temi: vi sembra possibile?
Per di più, l'autrice afferma che all'epoca gli uomini si sposavano più tardi delle donne, perciò non deve stupirci che il suo Romeo sia ancora scapolo. Ciò è plausibile, perché gli uomini non avevano il problema della fertilità. Ma è assolutamente irrealistico pensare che un uomo di famiglia nobile come Romeo, erede di suo padre, arrivasse a oltre 30 anni senza sposarsi, perché aveva l'obbligo di generare figli e assicurare la continuità, tramandare il nome e il patrimonio. Lo stesso principe di Verona non lo avrebbe mai consentito e lo avrebbe trascinato all'altare tenendolo per il collo: i Montecchi sono suoi amici e alleati e se Romeo non avrà eredi una delle famiglie più importanti della città si estinguerà, almeno nel suo ramo principale (infatti Romeo ha un cugino, Benvolio). Vi sembra una cosa realistica? È realistico supporre, invece, che i ragazzi si sposassero al più tardi intorno ai 20 anni, quindi è quella l'età massima che possiamo immaginare per Romeo.
Oltretutto, la scrittrice afferma che «non va bene» che Giulietta si sposi a 13 anni. Certo che non va bene, ma è un dramma ambientato nel Rinascimento! Non possiamo giudicarlo con i nostri criteri, se no è chiaro che possiamo soltanto disapprovare. È così difficile capire che bisogna contestualizzare? Ai tempi di Romeo e Giulietta nessuno si sarebbe scandalizzato per un matrimonio tanto precoce: era la norma, perché la vita era molto più breve e fragile di oggi, si moriva prima e più facilmente, quindi per far andare avanti la specie era necessario iniziare a fare figli il prima possibile.
Senza contare che la cara Rosalina in questo libro predica bene e razzola male: si critica la volubilità di Romeo, che passa da una ragazza all'altra, ma lei stessa perde la testa per lui nel giro di un unico incontro e pochi giorni dopo, scoperta la vera natura di Romeo, subito passa a baciare Tebaldo e immaginare un futuro con lui. Queste non sono leggerezza e volubilità? Per non parlare di quanto si sdilinquisce sulla bellezza di Romeo, ribadita e sottolineata con un gran fiorire di luoghi comuni fino alla nausea. Il povero Paride invece viene subito etichettato come un marito inadeguato per Giulietta, ma in realtà né Rosalina né Giulietta lo conoscono minimamente. Non scambiano mai mezza parola con lui e lo reputano inaccettabile solo perché è in sovrappeso e poco avvenente. E meno male che Rosalina dovrebbe essere il personaggio che contesta la superficialità di Romeo.
Ma le sciocchezze proclamate da Solomons non finiscono qui. Sempre nella postfazione, dichiara che Romeo è «aggressivo e violento nello spingere le ragazze a fare sesso» e segue uno «schema di comportamento» che prevede di sedurre ragazzine indifese come Giulietta, come Rosalina e una lunga sfilza prima di loro, per poi abbandonarle addirittura alla morte. Onestamente mi chiedo cosa abbia letto Natasha Solomons credendo di leggere Romeo e Giulietta, perché non riesco proprio a capire quali punti del testo le suggeriscano simili idee. Romeo sarebbe un seduttore seriale solo perché prima di Giulietta era rimasto affascinato dalla cugina di lei? Quindi chiunque passi a un nuovo amore è un disgraziato? Se ti piace una persona sei obbligato ad amarla per tutta la vita? Non è comprensibile che un ragazzo si prenda un'infatuazione? E dove mai vediamo un Romeo violento e aggressivo con una donna dal punto di vista sessuale? Dove mai si citano, nel testo, le altre ragazze che Romeo avrebbe abbandonato prima di Rosalina? Spoiler: da nessuna parte. È un'invenzione di Natasha Solomons, sono tutte discutibilissime opinioni personali, ma lei le presenta come se fossero verità obiettive e inconfutabili che scaturiscono dal dramma di Shakespeare. Chissà quale sostanza alcolica si è abbondantemente scodellata prima di prendere la penna e scrivere certe assurdità.
E qui torno al concetto da cui sono partita: l'autrice era liberissima di modificare la storia a suo piacimento. In questo caso credo che il risultato non mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma lo avrei accettato senza troppi problemi. Far passare i suoi cambiamenti come la lettura autentica dell'opera originale no, è inaccettabile, è disonesto nei confronti dei lettori e mostra soltanto malafede. Scrivi una storia originale, allora, e scrivila come ti pare, invece di sfruttare la risonanza offerta dal rimando a Romeo e Giulietta per poi insultare l'opera originale in questo modo.
Salvo lo stile, che mi è sembrato molto curato e gradevole, anche se a volte usa troppe similitudini (pure un po' troppo fantasiose) e ripete spesso gli stessi concetti. Ma il fastidio e lo sconcerto suscitati dalle affermazioni di Solomons e la noia che ho provato per gran parte della lettura, dato che già conosciamo l'esito della storia, sono quasi tutto quello che mi rimane di questo retelling forzatamente e ridicolmente "femminista".